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venerdì 18 dicembre 2015

Lyotard: la condizione postmoderna (un commento critico)









Questo classico si pone l'obbiettivo di studiare il sapere in età post-moderna. Il sapere in questo caso è costituito dall'informazione. L'informazione è un dato, il dato è contenuto nel data-base (banche-dati), ovvero i dati sono puramente accumulati. Tradizionalmente il sapere si divide in: sapere umanistico, quindi narrativo e sapere scientifico, quindi additivo. Il sapere narrativo segue come forma quella del racconto, mentre quello additivo, caratterizzato per l'accumulazione, funziona secondo un metodo dove una determinata proposizione si inserisce in un sistema di proposizioni dette scientifiche a patto che non le contraddica e che comunque la sua verità sia provabile. Ora, non è detto che non possa avvenire alcuna contraddizione, da Popper in poi è stato messo in evidenza che una rivoluzione scientifica avviene quando un sistema di proposizioni viene messo in discussione, quando cioè piuttosto che salvare quel sistema, si sceglie per questa nuova proposizione che potrà dare avvio a nuovi campi scientifici. Kuhn aveva mostrato che questo fatto avviene assai di rado, perché gli stessi scienziati sono poco propensi al cambiamento, ma questo accadere mette in discussione la concezione secondo la quale la scienza o la sua forma di sapere sarebbero puramente accumulative. È abbastanza chiaro che per Lyotard l'informazione fa cadere la narrazione, ma questa informazione si accumula e basta, i dati possono essere accumulati oppure possono essere connessi per formare nuova conoscenza. La nascita di un mondo informatico e di questa nuova forma di sapere pone nuovi problemi, non solo sul piano gnoseologico, ma anche sul piano politico-economico. Ad esempio Lyotard afferma:

"Ammettiamo per esempio che un'impresa come la IBM sia autorizzata ad occupare un corridoio orbitale attorno alla terra per piazzarvi dei satelliti di comunicazione e/o delle banche dati. Chi avrà accesso? Chi deciderà quali saranno i canali e i dati riservati? Lo Stato? oppure esso sarà un utente come tutti gli altri? Nascono in tal modo nuovi problemi giuridici ed attraverso di essi si pone la domanda: chi saprà?." (Lyotard, François, Jean, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, Feltrinelli, Milano, 1983, p.15)

Il sapere è potere; allora chi avrà accesso all'informazione, avrà accesso al potere?. Perché non è detto che l'informazione arrivi a tutti e nello stesso modo, così Lyotard pensa che così come il denaro segue due vie, quella verso chi decide e quella verso il popolo, allo stesso modo l'informazione potrebbe seguire gli stessi due canali. Se così fosse l'informazione che arriva a chi decide è diversa da quella che arriva a chi obbedisce. L'informazione, e questo è uno degli altri temi importanti sull'argomento in questo libro, di fatto sta rimpiazzando la classe dei produttori, diciamo in primo luogo il secondario. Io posso sostituire una persona con un automa-informatico, per esempio se un insegnante si limita a passare informazioni ai suoi allievi, a quel punto diventa facilmente sostituibile da un computer in cui sono salvate quelle stesse informazioni come dati. Questo fenomeno è quello per il quale una macchina sostituisce un essere umano. Karl Marx spiegava che l'uomo ha cominciato ad essere sostituito dalle macchine solo quando il suo lavoro ha cominciato ad essere meccanico, ovvero quando è cominciata la divisione del lavoro e cioè quando ogni operaio doveva svolgere meccanicamente un determinato compito per la fabbricazione di una merce. Tutto questo presuppone però che le macchine che sostituiranno gli operai saranno costruite da altri operai, fino a quando le macchine non saranno in grado di costruirsi da sole e in quel caso comincerà l'era dei robot. Il robot è particolare perché fa coincidere le due forme di tecnica individuate da Gianni Vattimo, intendo dire la tecnica come assoggettamento della natura e la tecnica come informatica. Di fatto Lyotard si è accorto che il lavoro si sta spostando tutto nel settore del terziario, perché se un computer può sostituire i produttori, ci vuole sempre qualcuno che lo programmi, che sappia usarlo e ripararlo, per questo ci vogliono determinati tecnici, ma forse nella futura era dei robot scomparirà anche il terziario, a quel punto si svilupperà il quaternario come settore gestionale e manageriale del lavoro degli impiegati-robot.

Successivamente a ciò Lyotard introduce il concetto di gioco linguistico di Wittgenstein. Il gioco linguistico ha queste seguenti caratteristiche:

- ogni gioco linguistico ha delle regole e tutto ciò che è fuori di queste regole non fa parte del gioco.

- non c'è fondamento delle regole, esse non sono nemmeno il risultato di un'invenzione dei partecipanti al gioco, semplicemente chi accetta con un patto di stare a queste regole, di fatto si trova nel gioco linguistico.

Ogni persona sembra collocata in un punto, nel preciso punto in cui è collocata è attraversata da determinati messaggi. Il soggetto però è sempre dislocato, nel senso che non si mantiene sempre nella stessa posizione, dal momento che i messaggi mirano ad ottenere delle reazioni, così si redistribuiscono sempre un interrogante ed un interrogato. Il sapere comprende molti giochi linguistici, esso non coincide né con la scienza e tanto meno con la conoscenza. In particolare la conoscenza concerne quegli enunciati denotativi che sono passibili di essere veri oppure di essere falsi, mentre il sapere in realtà non è determinabile solo nel modo del vero o del falso, quanto piuttosto anche secondo la sua efficienza, la bellezza o la giustizia. Il sapere in senso tradizionale è il sapere narrativo, esso si trasmette nella forma del racconto. Il racconto è una storia, molto spesso un mito, che serve a scopo di legittimazione di autorità, istituzioni o simili, oppure serve semplicemente per spiegare delle cose come l'origine dell'uomo. Chi conosce la storia detiene il sapere, quando quindi questa storia viene raccontata, il sapere viene passato ad altre persone. C'è poi oltre a questa forma di sapere quello scientifico, il quale segue ovviamente altri schemi. Nel sapere scientifico i soggetti affermano qualcosa che ritengono vero, che possono dimostrare e difendere di fronte ad obbiezioni. In questa forma di sapere uno dei presupposti della verità è quello del consenso, in fondo c'è sempre il problema di dover confrontare una certa affermazione con quelle già preesistenti e comunemente accettate (ad esempio il caso di uno scienziato che dica qualcosa di completamente nuovo che potrebbe minare alle basi della vecchia scienza tradizionale). Nell'XIX secolo, come spiega Lyotard, si parlava di verificazione come presupposto della scientificità di qualcosa. Se qualcosa è verificabile, quindi per esempio un determinato enunciato, quell'enunciato è scientifico. Il problema quindi allora è quello del darsi di una possibile dimostrazione o di una prova, la fisica classica credeva ancora in una verità universale e necessaria, credeva ancora di più che il suo compito fosse quello di anticipare il futuro, in quanto posta una certa causa, seguendo determinati leggi, non poteva che scaturire uno e uno solo effetto. Nel XX secolo si passa invece al concetto di falsificazione, in particolare con la filosofia della scienza di Karl Popper. Con questo concetto si vuol dire semplicemente che un enunciato si può dire scientifico solo quando questo è falsificabile, quindi cioè se si afferma che in ogni caso ad una causa deve corrispondere un effetto, questo enunciato è scientifico perché si può dare il caso in cui a quella causa non corrisponde quell'effetto. La nostra scienza attuale non cerca di prevedere il futuro o calcolarlo, se mai si basa sul concetto di probabilità ed ha per esempio il movimento browniano come caso limite, laddove i movimenti delle particelle in quel caso hanno tutti uguale probabilità. Il sapere scientifico si scaglia contro quello narrativo perché manca di prove ed argomentazioni, non è quindi ben fondato e le storie che racconta sono solo castelli per aria, che poi era il vecchio discorso dell'illuminismo contro la superstizione. Tuttavia, nota Lyotard, anche la scienza ha bisogno per giustificarsi di racconti, perché ad esempio si trova di fronte al problema di come giustificare la sua prova, ovvero questo problema: come provare la prova?. Ad esempio la scienza usa dei metodi specifici come l'esperimento, ma l'esperimento è osservazione sensibile, se io dimostrassi o in qualche modo affermassi che i sensi sono fallaci, che ci ingannano sempre, allora che tipo di validità potrebbe avere una prova che si basa su osservazione sensibile come l'esperimento?. Una volta a fondare le narrazioni che stanno alla base della scienza ci pensava la filosofia, l'ultimo tentativo in questo senso è la famosa opera di Hegel: Enciclopedia delle scienze filosofiche. Ora, invece, la filosofia ha del tutto rinunciato a questo compito, quindi c'è una totale mancanza di fondazione. Inoltre il nichilismo successivamente ha operato nel senso della delegittimazione, in primo luogo dei racconti e in secondo luogo delle scienze. Nietzsche, dice Lyotard, spiega che il sapere scientifico serve solo a riprodurre il professore e non lo scienziato. Tuttavia è da notare come Nietzsche consideri la scienza utile quando è al servizio della vita, in questo senso la scienza è utile quando serve all'uomo per avere dominio sulle cose. Questo modo di vedere fa si che si perda di vista o si elimini completamente il problema della verità. La scienza, del resto, non ha mai realmente fatto riferito alle condizioni di verità che sono state poste in filosofia per esempio da Cartesio, Aristotele e Mill, dice Lyotard, essa si fonda piuttosto su un determinato linguaggio, questo linguaggio è quello dell'aritmetica. Il linguaggio dell'aritmetica sarebbe fondato sulla logica, questo richiede il seguire questi principi: la consistenza, cioè il fatto che non possano darsi sia A che ~ A; completezza sintattica, cioè il sistema perde consistenza se gli aggiunge un assioma; decidibilità, ovvero capire se una proposizione appartiene o meno al sistema. Sembra che rimanga sempre un problema di consistenza ed inoltre ritorna sempre il problema sulla dimostrazione della prova, nella sua legittimazione. Ad esempio, oltre agli argomenti di Cartesio sul fatto che i sensi potrebbero ingannare, che la facoltà della conoscenza potrebbe essere fatta di una natura che si inganna continuamente, c'è una versione molto più moderna, ovvero il problema degli assiomi di Gödel, quando questo dimostra che la matematica non è fondabile, in quanto essa si basa su assiomi che per essenza sono indimostrabili. A questo punto entra in gioco il criterio tecnico/operativo dell'efficienza, secondo il quale qualcosa viene valutato non tanto in base alla sua verità, ma alla sua efficacia, ai suoi risultati e alla utilità. Qui si torna al discorso di Nietzsche e si dovrebbe anche aggiungere il discorso del pragmatismo. Se la scienza è giudicata solo in base alla sua efficacia, in questo caso la scienza si riduce a tecnica. Però non c'è tecnica senza soldi, nel senso che perché si realizzino veramente dei prodotti, ci vuole almeno qualcuno che investa del capitale e al contrario non si fanno profitti se non innovando continuamente nella tecnica. È per questo che si investe denaro nella ricerca, solo che in questo caso la ricerca è chiaramente scientifica, non umanistica e poi non è mai scienza in senso stretto, ma tecnica (ad esempio nessuno investirebbe in un centro di ricerca di fisica quantistica, almeno nessun capitalista, perché non gli porterebbe profitti di alcun genere). Qui, mi sembra di capire dal testo di Lyotard, che il discorso sulla verità cade completamente, non c'è più un problema di legittimazione e la prova consiste semplicemente nell'efficacia dello strumento tecnico. In un certo senso si può dire che solo ciò che da risultati viene qui preso in considerazione e chiaramente non da risultati qualcosa che non è applicabile praticamente e tecnicamente, la scienza quindi è solo ingegneria. C'è ovviamente il problema del caso della bomba atomica che ha visto la collaborazione sia di fisici che di ingegneri. Se il sapere tecnico è il prevalente, la fisica è considerata solo se e in quanto applicabile ad esso, per cui la domanda non è più: è vero?, ma: a che cosa serve? si può vendere? è efficace?. Nel mondo tecnico sono importanti i tecnici e non più gli insegnanti o i professori, in quanto saranno sostituiti da banche dati. Verso la fine del libro si legge: "Quanto all'informatizzazione della società, si vede infine come essa coinvolga questa problematica. Essa può diventare lo strumento "sognato" del controllo e della regolazione del sistema di mercato, esteso fino al sapere stesso, e retto esclusivamente dal principio di performatività. Essa comporta alla inevitabilmente il terrore. Ma essa può anche servire i gruppi di discussione sulle metaprescrizioni dando loro le informazioni di cui per lo più difettano per decidere con cognizione di causa. La linea da seguire perché la biforcazione si risolva in quest'ultimo senso si riduce ad un principio assai semplice: il pubblico deve avere libero accesso alle memorie ed alle banche di dati." (Lyotard, François, Jean, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, Feltrinelli, Milano, 1983, p.121) la biforcazione di cui parla evidentemente è quella tra i decisori e il popolo,  che poi è anche la base del potere e del controllo.

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