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mercoledì 23 novembre 2011

un commento all'"Unico e la sua proprietà" di Max Stirner









1 Introduzione



Non potevo non commentare questa grandiosa opera, io che mi definisco anarchico, infatti questa grande opera ha ispirato i maggiori esponenti dell’anarchismo, come ad esempio Bakunin, Enrico Malatesta, italiano. Questa opera è talmente provocante che supera qualunque opera che sia mai stata scritta persino la così detta “filosofia del martello” di Nietzsche e tutti gli aforismi di Cioran. Un opera fondamentale, l’unica dell’autore sembra, ma che è un vero pugno duro contro qualunque regola, forma di morale, questo il vero anarchismo inteso nel senso più radicale possibile. Max Stirner o lo si ama o lo si odia e lo si odia tanto; questo è un libro che ci provoca interiormente che ci crea un diretto rifiuto oppure una grande gioia e ammirazione. Nulla sembra sfuggire al pugno di ferro di Stirner.


2 L’opera

Il filosofo comincia con una interpretazione delle varie fasi della nostra vita ch poi legherà anche alle fasi dell’umanità nella storia. Nella prima fase il bambino cerca le cose e ciò che sta dietro alle cose; dietro la verga il bambino trova la sua ostinazione, quando esso scopre che la sua ostinazione è più forte della stessa verga, allora resiste ai colpi. Il bambino però obbedisce ai genitori, obbedisce ai suoi educatori. Durante l’evoluzione del bambino ad un certo punto, proprio perché questo fa parte della sua evoluzione ad un certo punto si scontrerà contro i genitori, sembra già di sentire echeggiare il complesso di Edipo di Freud, anche se è po’ diverso quello dello psicanalista. Il giovane si eleva al di sopra delle cose e pone un cielo sopra i semplici oggetti; il giovane dunque ha i suoi ideali che vengono posti da lui stesso sopra nel cielo che lui ha posto. Il cielo come dire è il cielo dei pensieri, delle idee, un cielo dove il giovane ama perdersi, proprio perché il giovane si pone sempre questioni, il che lo lega spesso a questo cielo, oltre che l’avere un ideale lo lega al cielo perché l’ideale diventa idea fissa, spesso. L’adulto distrugge questo cielo, per porre se stesso sopra di questo cielo, non ha ideale, ne idea fissa, ma è egoista perché tende a porre se stesso sopra di ogni cosa, anche morale. Ora queste fasi Stirner le applica anche alle fasi storiche dell’uomo, per esempio paragona i greci a dei bambini, perché questi cercavano la realtà nelle cose stesse, perché come i bambini obbedivano a chi era più anziano, i bambini ai genitori , loro ai vecchi di famiglia. In pratica si può dire con un po’ di certezza che Stirner prende la lezione di Feuerbach, suo contemporaneo , quando quest’ultimo diceva:

“Per gli antichi il mondo era una verità, una verità dietro alla cui non verità essi cercavano di arrivare e alla fine ci giunsero effettivamente” ( Feuerbach)


Dire che  era il mondo stesso la verità, significa proprio affermare che i greci cercavano proprio la verità nelle cose del mondo, dopo di che i greci sono arrivati a superare il mondo e andare oltre; questo passo si può dire che sia stato compiuto con Platone, il quale affermava che vi fosse un mondo delle idee, in cui le idee erano come gli urbild, archetipi della realtà, i modelli, mentre la realtà non è che mimesis di queste idee. Il mondo delle idee non è tanto diverso da quello che Stirner chiama il cielo, questo cielo che poi alla fine non sarebbe che un cielo delle idee e dei pensieri; solo con questa mossa l’umanità sarebbe passata dall’essere ancora in infanzia all’adolescenza e non è l’illuminismo ciò ch segna il passaggio nella maggiore età per Stirner, al contrario di quanto affermava Kant. Il cielo poi viene chiamata anche sede dello spirito o degli spiriti, questa componente spirito, non è posseduta dai greci ma comincia ad avercela solo il cristiano, anche perché si può dire che solo con il passaggio alla fase del cristianesimo si può dire che l’uomo sia passato alla fase dell’adolescenza. L’uomo cristiano è interessato a ciò che è concerne lo spirituale, pone sopra di se idee come quella di umanità e gli da carattere di oggettivo, quindi pone idee sopra lui stesso , regole sopra lui stesso, che alla fine contano più di lui stesso. In fondo Nietzsche ha inserito il cristianesimo tra le morali della rinuncia, c’è infatti una spiegazione, il cristianesimo pone sopra di se regole, pensate ai dieci comandamenti,, pone sopra di se  delle idee quali quella di prossimo, quella di umanità, e si può dire che pur di operare del bene per queste ponendole come oggettivamente esistenti rinuncia al suo bene, per esempio fa il bene dell’umanità , ponendo che l’umanità debba esistere oggettivamente. Queste idee, le regole , acquisiscono la qualità di valenti, anche se Stirner non userebbe mai questo termine, preferirebbe dire sacre. Anche se non si parla di valori in Stirner, anche per quello è un temine usato più da Nietzsche e da Heidegger,  non è diverso se lui usa il termine sacro. Se ci pensiamo bene anche Stirner è nichilista, anche se non usa mai quella parola, che era già in circolazione ai suoi tempi; Stirner alla fine si oppone a ciò che sacro affermando che stiamo considerando troppe cose sacre, tanto è che rimane pochissimo spazio all’individuo. Una svalutazione per così dire del sacro non diversa da una svalutazione dei valori, solo che mentre nella svalutazione del sacro è l’autore stesso Max Stirner che lo svaluta, in Nietzsche invece è la storia che ha portato alla caduta dei valori, il nichilismo è un processo storico, mentre per Stirner lo si può considerare al contrario una sorta di presa di posizione sulla realtà. Ora adesso anche con l’ateismo in realtà non si ancora superata la questione del sacro, anche perché l’ateo pone l’uomo al di sopra di tutto, l’uomo come sacro come ciò che deve essere oggetto dell’azione buona: Qui Stirner sta criticando proprio l’ateismo di Feuerbach, quello che poneva l’uomo sopra di ogni cosa, ma come fa notare Stiner , l’uomo è un’idea, non è un uomo specifico, ma è l’idea di uomo in generale, quindi l’ateo ha sacralizzato un’idea. L’ateo poi giunge sino a santificare le azioni dell’uomo, ma uomo sempre come idea, mai come individuo specifico. Alla fine un ateismo del genere non lo può distinguere dal cristianesimo che poneva come oggettiva l’idea di umanità, l’idea di assoluto; tutte queste idee se mai, come spiegherò più avanti, per Stirner non sono che fantasmi, per cui non ha alcun senso andarci dietro. Le idee , intese come universali diventano più importanti dei singoli, l’anima diventa più importante del corpo stesso, il popolo non è che idea, fare il bene del popolo non significa dunque  fare del bene agli individui che lo compongono, ma se mai ad una idea astratta. Una altra cosa che ha dominato gli uomini per tanto tempo, è proprio la morale con le sue varie regole, questa si trova nella religione con i dieci comandamenti, ma anche in filosofia. La moralità sempre più spesso è un seguire il bene, mentre l’immoralità invece spesso viene legata al male; pensiamo bene però, la morale è fare  il bene a chi, spesso ci viene detto dell’umanità, che non è che solo un idea, oppure essere morali sarebbe anche non bestemmiare mai, non attaccare quindi Dio, un Dio di cui sarebbe data solo l’idea, mai che nessuno pensi al nostro bene singolo, anzi essere morale in realtà vuol dire rinunciare al proprio bene, per Stirner fare una cosa del genere è insensata, non ha senso rinunciare al proprio bene per un idea o per seguire delle regole imposte. Questa idea la si vede bene quando afferma.:


“ Se si alzano le spalle di fronte a questi principi, i “buoni” alzano le mani con un gesto di disperazione e gridano –Ma per l’amor di Dio, se non si danno buoni insegnamenti ai bambini, essi andranno dritti dritti per la via del peccato, fin nell’abisso e diventeranno monelli buoni a nulla-. Calma, profeti di sventura!Buoni a nulla nel vostro senso lo diventeranno certamente, ma appunto il vostro senso è proprio buono a nulla. Quei monelli insolenti non si lasceranno più abbindolare con chiacchiere e piagnistei e non proveranno alcuna simpatia per tutte le scemenze per le quali voi vi esaltate e ci cui vaneggiate sempre: essi aboliranno il diritto ereditario, cioè non vorranno ereditare le vostre cretinate che voi invece avete ereditato dai vostri antenati; essi cancelleranno il peccato originale, che si trasmette anch’esso per via ereditaria” ( Stirner)

La morale impartita nell’educazione viene descritta come un insieme di sciocchezze, da cui i giovani dovrebbero distaccarsi, anzi rifiutare. Tutte queste regole mettono paura ai bambini e servono solo per dominarli e controllarli, per imporre regole, credi anche i figli stessi. Quindi si può ben affermare che Stiner sostenga una forma di libertà assoluta dell’individuo che si libera da idee dominanti che si vedrà saranno definite come delle idee fisse. Critica la morale, in particolare quella di Kant, infatti per Stirner la morale è una cosa come dire impossibile visto che le azioni sono sempre interessate, come dire è impossibile compiere azioni disinteressate, ovvero è impossibile una morale per la morale; anche perché per compiere azioni disinteressate bisognerebbe prima di tutto essere interessati a compiere azioni disinteressate, per cui l’interesse di mezzo c’è sempre, non è possibile invece compiere disinteressatamente azioni disinteressate.

“Non si può certo negare che io sono stato generato da mio padre; ma una volta che sono al mondo; non mi interessano affatto le intenzioni con cui egli mi ha generato; quale che sia la mia vocazione che egli ha voluto affibbiarmi, il motivo per cui mi ha chiamato alla vita, io faccio quello che voglio io.” (Stirner)

Stirner un figlio ribelle che prende le redini della propria vita e che non si lascia influenzare dalle indicazione e scelte del padre che vorrebbe che lui facesse. Ogni genitore vorrebbe che il figlio fosse fatto in un certo modo, vorrebbe che facesse questo e quest’altro nella vita, magari cose che il genitore stesso non è riuscito a fare nella sua stessa vita; Stirner invece afferma la completa libertà del figlio nelle sue scelte e nelle sue decisioni.

“ Noi siamo perfetti e in tutta la terra non c’è un solo peccatore! Ci sono pazzi che si credono di essere Dio padre, dio figlio o l’uomo della luna, e il mondo brulica anche di pazzi che s’ingannano di essere peccatori; ma, come i primi non sono uomini della luna così i secondi non sono peccatori. Il vostro peccato è immaginario.”  ( Max Stirner)

Non esistono i peccatori dunque se non vi è morale se mai ci sono degli individui che compiono libere scelte, che decidono nella propria vita, senza un giusto e uno sbagliato, ognuno compie le proprie scelte secondo i propri interessi, quindi come si può anticipare, qui si sta parlando proprio di egoismo allo stato puro. Un altro punto che è importante per Stirner visto che penso di essere arrivato al punto giusto per poterne parlare,  il filosofo afferma l’esistenza di un essere chiamato l’ossesso, che non che quella persona che ha un idea fissa che lo domina. Stirner come ossessi, fa come esempio Socrate che è morto per le sue idee che seguiva, ma lo stesso vale anche per Lutero, entrambi erano dominati da delle idee fisse e queste seguivano. Le idee come i pensieri non sono che dei fantasmi per Max Stirner, quindi è assurdo porre un carattere oggettivo ad una idea. Chi crede che le idee abbiano un carattere oggettivo, crede nei fantasmi, credere nell’esistenza dell’umanità vorrebbe dire, stando a Stirner porre carattere oggettivo ad una idea, che non è che fantasma, quindi significa credere nell’esistenza di un fantasma. Come non dire a questo punto che Platone era un filosofo che credeva nei fantasmi dal punto di vista di Stirner.


“Chi crede ai fantasmi ammette l’esistenza di un –mondo superiore che si insinua nel nostro-, ma esattamente lo stesso vale anche per chi crede allo spirito: entrambi riconoscono, dietro al mondo sensibile, un mondo sovrasensibile, cioè creano un altro mondo a cui credono e quest’altro mondo, prodotto del loro spirito, è un mondo spirituale: i loro sensi non lo percepiscono né sanno nulla di quest’altro mondo non sensibile, soltanto il loro spirito vi dimora” ( Stirner )


Chi crede in queste fantasmi pone l’esistenza di un mondo sovrasensibile, che alla fine il cielo, esso sta sopra dell’individuo, anzi lo travalica. Già Nietzsche aveva affermato la non esistenza di questo mondo superiore, mondo sovra sensibile che dovrebbe essere più reale di questo mondo; in modo particolare  Nietzsche ne parla nel “crepuscolo degli idoli”, in cui spiega la storia del mondo reale, quello sovrasensibile che prima era accessibile al saggio, quel saggio che si sarebbe liberato dalle catene, che sarebbe uscito dalla caverna, dopo è diventato solo un privilegio del pio di accedere  a questo mondo sempre più lontano, il mondo diventa poi irraggiungibile in quanto noumeno, non conoscibile e c’è chi alla  fine elimina anche il noumeno, come gli idealisti, così muore il mondo reale e rimane solo il mondo fenomenico. Dopo di che Stirner, inizia a discutere su questioni riguardo le varie forme di governo, di stato; prima di tutto afferma che lo Stato caso mai è un idea, che non può avere realtà oggettiva, credere nello stato non sarebbe che credere ad un fantasma e fare il bene dello stato non sarebbe che fare bene di un idea, o se mai di un classe che si nasconde dietro alla parola stato; lo stesso si può dire per la società , anche la società non è che un idea, fare il bene dello società non è fare il bene degli individui, ma se mai solo di una idea che non è che fantasma e non si può credere che abbia realtà oggettiva. Nello stato liberale, la libertà è solo apparente, chi detiene il potere non è che la classe dei borghesi che difende la sua proprietà tramite la polizia. La polizia dunque non fa che difendere la proprietà dei possidenti, ma i non possidenti ovvero il popolo ridotto in una condizione miserevole non vengono difesi dalla polizia ma malmenati durante le manifestazioni, proprio perché la polizia difende gli interessi della classe borghese spesso costituita anche da capitalisti. L’uguaglianza nello stato liberale è solo formale, mentre in realtà la differenza c’è è la si trova nel possedimento, ovvero tra quelli che hanno molto e gli altri che non hanno nulla. Contrapposti allo stato liberale vi sono quello socialista e quello comunista nei quali viene eliminata la differenza di possidenza per cui, tutti non hanno molto, tutti straccioni dice Stirner.

“ Lo straccione è il suo ideale. Straccione dovremmo diventare tutti” ( Stirner)
Per il comunista noi siamo tutti lavoratori, noi siamo tutti ugualmente straccioni, mentre prima per ilo borghese eravamo tutti ugualmente  nullità  Noi veniamo dunque considerati tutti lavoratori dai comunisti, non però degli individui e il nostro fine finisce per essere la società, che come già detto non è che un fantasma ed essa considera noi solo come uomini, non come individui. Secondo Stirner noi non siamo noi stessi fino a quando non siamo individui veri e non ci identifichiamo con nessun tipo di etichetta, non diciamo mai di essere ebrei, di essere italiani, di essere mariti, ecc… insomma non sono queste etichette che fanno noi stessi, noi siamo noi stessi quando siamo unici, quindi quando siamo l’Unico, solo questo può essere un individuo per Stirner. Stirner sostiene uno stato in cui gli individui sono e non la società che è snaturalizzazione dell’individuo, ma uno stato in cui questi individui seguono i propri interessi personali, quindi non sono soggetti alla morale o a leggi astratte, ma affermano i propri interessi che è l’unico modo di poter affermare se stessi in quanto individui e quindi questi sono egoisti. C’è chi ha detto che quello che intendeva Stirner era un ritorno allo stato di natura, inteso almeno nei termini di quello di Thomas Hobbes, infatti Stirner per esempio sul paino del possesso afferma che le cose sono di chi le prende per primo.

“ Tu hai diritto di essere ciò che hai in potere di essere” ( Stirner)


“Il pensiero è veramente mio proprio solo se io non esisto in nessun momento a metterlo in pericolo di morte, se io non ho da temere, nella sua perdita, una perdita per me, una perdita di me. Un pensiero è veramente mio proprio se io lo posso si sottomettere, ma esso non può mai sottomettere me o rendermi strumento fanatico della sua realizzazione”. (Max Stirner)


Questa affermazione è interessante, perché sembra quasi un metodo per vedere se siamo ossessi o no, è anche un modo per liberarci dal dominio di un pensiero, se noi prendiamo tutti i pensieri e li mettiamo in pericolo di morte se sentiamo morire anche noi stessi, allora siamo legati fin troppo a quel pensiero, in caso contrario se ci rendiamo conto che nessun pensiero ci smuove, siamo liberi, non siamo legati a nulla, siamo unici o siamo l’Unico.


CONCLUSIONE

Certo io non sono d’accordo con questa estrema affermazione dell’egoismo, sostengo poi un anarchismo del tutto diverso dal suo, che si fonda sul principio secondo il quale la negazione rende libera altre idee diverse dalle sue , ma non posso negare che questo libro sia stato fondamentale per la storia dell’anarchismo, che il pugno di ferro di Stirner abbia fatto colpo.