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mercoledì 24 settembre 2014

Il libertarismo di Onfray



Qui intendo basarmi sull'ultima parte del libro scritto dall'autore, che è La potenza di esistere e la sezione nello specifico si intitola: Una politica Libertarista, nel tentativo di determinare l'idea libertaria di Onfray. Questa parte comincia con un'analisi del nostro tempo e della condizione attuale, confrontandola con quella passata dell'ultimo secolo: qui si pone il problema attuale. Comincia con una curiosa osservazione storiografica, ovvero il fatto che la caduta del muro di Berlino si avvenuta esattamente due secoli dopo l'inizio della rivoluzione francese, ma appunto ciò appare comico se si pensa a cosa abbiano significato nella storia questi due eventi, ovvero due cose completamente diverse, quasi opposte. Da un lato infatti abbiamo una rivoluzione che aveva come obiettivo l'affermazione di valori come l'uguaglianza, la libertà e la fratellanza umana, il secondo evento si riferisce alla vittoria schiacciante dell'ideologia economica liberale, che giustifica il capitalismo e la concorrenza spietata, sistema che crea forti disuguaglianze sociali. Questa vittoria si è pensata addirittura come qualcosa di definitivo, come se tutto ciò non sarebbe mai entrato in crisi o in discussione, perché in fondo da un lato il comunismo aveva perso, era finito ( del resto dall'idea originaria era degenerato in un totalitarismo e sappiamo il resto ), dall'altro non c'erano più nemici  e si era creata una società consumista che generava ricchezza in apparenza per tutti ( ma non è così, se c'erano paesi che ne traevano profitto, altri uscivano dal mercato e si impoverivano di più ). Si è pensato, lo aveva pensato Fukuyama, che la storia fosse finita. Dopo però sono sorti altri problemi, da un lato quello che fa notare Onfray, l'Islam, un mondo a parte, tradizionalista, con la sua religione e la guerra santa, dall'altro altri problemi che mettono in seria discussione il capitalismo stesso come modello economico, che sono da un lato il problema ecologico ( ciò che per Slavoj Žižek farebbe crollare il capitalismo come sistema e che da una chance comunistica se parte una rivolta dal basso a partire da chi è stato escluso dalla società consumista, il cui numero sta aumentando ) oppure un problema collegato che è quello dei rifiuti ( come invece evidenzia nei suoi libri Cuozzo ). In compenso, anche la politica è cambiata più in apparenza, nel senso che ora come ora ci ritroviamo di fronte ad una destra che non si distingue dalla sinistra, anzi la sinistra sembra morta, una sola oligarchia, una sola élite governa, quella che noi in Italia chiamiamo " casta ", ma che Onfray nel suo scritto non sembra che dire che sia molto diverso in Francia. Anche il fascismo, ci insegna Onfray, non dobbiamo credere che sia scomparso, vediamo solo che non si mostra apertamente davanti a tutti ( questo chiama fascismo leonino ), ma dobbiamo sapere che esso si cela nascosto e usa l'astuzia per attaccare, sempre velato ( questo lo chiama fascismo volpino ). Il nostro sistema economico, che ci dicono produca ricchezza, in realtà lo fa solo per quelli che ve ne partecipano, sempre più sono le persone che sono state tagliate fuori da questo sistema, Onfray li elenca uno ad uno:

" Segretari e portinai, agricoltori e disoccupati, piccoli commercianti e insegnanti in località disagiate ( ZEP, Zone d'éducation prioritarie ), abitanti di periferia e immigrati, ragazze-madri e lavoratori precari, buttafuori e gente di spettacolo con contratto a termine, operai metallurgici licenziati e cassintegrati che non trovano più lavoro, vigili di quartiere in uniforme e interinali, tutti questi dimenticati dalla politica liberale, tutti questi emarginati dalla società dei consumi." ( Onfray, Michel, La potenza di esistere, Tea, Milano, 2009, pp. 181 )

Quindi si deve ritrovare la sinistra, o meglio in realtà per Onfray c'è ancora una sinistra buona, quella che sta a sinistra della sinistra, i sinistristi. Ad ogni modo l'ideale libertario deve fare appello al suo passato, a ciò che è stata la sua storia del pensiero. Qui Onfray è sempre in controtendenza rispetto ai dogmi normalmente usati, da un lato questa tradizione non va presa per oro colato, essa del resto poi è incompleta, secondo Onfray, perché manca dei filosofi del 68', per esempio dei filosofi ( che io forse considererei anarchici, ma qui si può sì discutere), che sono Deleuze e Foucault, per esempio, poi si dovrà parlare anche del fatto che consideri Nietzsche come un filosofo di sinistra. Ad ogni modo ciò che mette in discussione l'autore sono anche quelle origini ufficiali della tradizione libertarista, infatti queste possono essere mai prese sempre troppo sul serio, le idee sono evoluzioni e prima di Godwin, Proudhon o Stirner, già si potevano vedere idee di questo tipo o in quella direzione. Nietzsche è stato screditato sia come antisemita, che come di destra o peggio nazista ( accusa che non ha senso, anche solo da un punto di vista storico, visto che Nietzsche precede il nazismo ), dai filosofi di sinistra come per esempio Gystrow, Eugène de Roberty, Charles Andler, Deleuze, Foucault e Emma Goldman. Ripresa questa tradizione, mettiamo che abbiamo riformato la sinistra, nel senso di una vera sinistra che si interessa dei problemi della gente nella miseria, delle classi più basse e così via, come agire poi? Onfray parla di individui che diventano rivoluzionari, di piccole rivoluzioni che resistono a micro-fascismi, non il grande colpo di stato, che sarebbe per lui troppo esposto, ma piccoli laboratori di rivoluzione, auto-gestione, con l'obbiettivo di sabotare e fermare o almeno rallentare il sistema.



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