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giovedì 15 ottobre 2015

Passages, Z: La bambola, l'automa (Walter Benjamin)



Noi pensiamo che i robot siano una novità dell'ultimo secolo, ma in realtà non è proprio così, già nel Medioevo si costruivano queste specie di automi, uno dei più famosi era la canard digérateur di Vaucasson del 1739. Questo automa dava impressione all'esterno di essere un'anatra meccanica capace di digerire il cibo, in realtà se si inseriva un chicco di grano nella bocca, l'anatra defecava, ma le feci non erano il risultato del processo, sembra che fossero già inserite dell'anatra meccanica e il meccanismo dava solo l'illusione che fosse una digestione reale. In passato sono stati costruiti numerosissimi automi delle specie più varie: c'erano automi che giocavano a scacchi, altri sapevano scrivere, ecc... L'automa era caricato in modo tale che si sarebbe mosso in un certo modo così come era stabilito fin dall'inizio, allora due automi potevano giocare una partita a scacchi e quando qualcuno guardava la partita non sapeva chi avrebbe vinto, ma in realtà era tutto già scritto nel meccanismo. In effetti un meccanismo come quello, assieme a quello dell'orologio, hanno posto ai moderni i seri problemi sul determinismo. Per esempio: e se tutto quello che facciamo fosse solo frutto di un meccanismo ad orologeria? il problema del moderno allora era che tipo di libertà può avere l'uomo dato che ogni cosa è già calcolata, ad esempio dalla provvidenza di Dio, oppure è determinata dalle leggi di natura. Leibniz pensava le sue monadi come orologi caricati che interagivano nello stesso mondo per un fenomeno di sincronicità, ma tutto era già scritto; Spinoza pensava che un essere come Dio conoscendo tutti i fenomeni del mondo potesse prevedere quello che avremmo fatto noi nel futuro. Idee di questo tipo avranno avuto un certo credito fino a Kant quando disse che la libertà di Leibniz è solo la libertà del "girarrosto" e a proposito di Spinoza Kant è riuscito a concepire una libertà come inizio di una serie causale, la libertà come origine nel noumeno, completamente indipendente rispetto al mondo dei fenomeno che segue la serie causale necessaria e che può inserirsi in esso per fare modifiche.
Il meccanismo è quello ad orologeria, del resto sono così anche gli automi che non sono altro che bambole meccaniche.

"Ero sempre stata, fra gli esseri umani l'unica bambola con un cuore." (Amelie Winter)

"I bambini possono anche ignorare l'esistenza di giocattoli viventi, ma il malvagio incantesimo di questa via infida ha ancor oggi spesso la forma di grandi bambole che camminano." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.765-766)

Le bambole sono usate, dice Benjamin, come sostitute delle modelle, usate per le creazioni della moda. Quando guardiamo una donna che ci sembra priva di imperfezioni alle volte diciamo "sei come un bambola", l'affermazione contiene una verità: l'indiscernibilità di una macchina dall'uomo, di una bambola dall'uomo. Frankenstein: una bambola mostruosa?.

"Victor Hugo, mentre scrive i Travailleurs de la mer, teneva davanti a sé una bambola vestita nell'antico costume di una signora di Guersney. Qualcuno gliel'aveva procurata, gli servì come modello per Dérouchette." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.767)

Questa volta Victor Hugo aveva scelto un bambola, nei Miserabili si dice che per un personaggio si fosse ispirato al ragazzino con le pistole che compare nel quadro: La liberté guidant di Delacroix. Perché le bambole e gli automi? già Walter Benjamin paragonava la centralina elettrica nella sua moltitudine di fili ai nervi dell'essere umano, il passo verso la robotica è vicino, la tecnica ingloba l'umano. Non siamo più in età moderna con il suo concetto di determinismo e il suo orologio, ma comunque percepiamo sempre di più di essere ingranaggi del sistema, di essere della pedine, percepiamo la morte del soggetto, percepiamo la morte dell'autodeterminazione e della capacità del singolo di essere costruttore del proprio destino, ci muoviamo verso l'era dei computer. La differenza tra l'orologio e il computer sta nel fatto che mentre il primo si basa sul determinismo, il secondo è invece fondato sulla probabilità e il calcolo probabilistico. Secondo Karl Marx le basi materiali per la manifattura sono il mulino e l'orologio, il primo da origine all'idea della macchina e del motore, il secondo invece è il primo oggetto meccanizzato. Aggiunge inoltre Marx che le rivoluzioni industriali si hanno quando le macchine liberano posti di lavoro, l'innovazione tecnologica come sintomo di licenziamenti e forse di uno spostamento del lavoro.

"Aristote déclare que l'esclavage cesserant d'être nécessaire si les navettes et les plectres pouvaient se mettre en mouvement d'eux-mêmes: l'idée s'accorde à merveille avec sa definition de l'esclave, instrument animé... (...)" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.769)

L'automazione libera la schiavitù secondo Aristotele, ma è così nel capitalismo? la tecnologia non ha liberato nessuno, ma perché questo è successo? la tecnica è uno strumento, ovviamente dipende da come è usato; alla fine anche Marcuse era arrivato all'idea che la tecnica potesse essere neutrale in sé stessa, mentre la sua politicizzazione e la sua strumentalizzazione fossero successive e dipendessero da chi ne fa uso. Forse automi, robot, bambole che camminano, tecnica in generale non sono un incubo in sé, la domanda è come lo sono diventati e la risposta parte dal possibile uso strumentale di essi.

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martedì 6 ottobre 2015

Passages, Y: Fotografia (Walter Benjamin)






"Q'on ne pense pas que le daguerréotype tue l'art. Non, il tue l'oeuvre de la patience, il rende ommage à l'oeuvre de la pensée." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.744)

"La riproduzione fotografica di un'opera d'arte come una fase della lotta tra fotografia e pittura." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.745)

L'idea non è che la fotografia distrugga l'arte, forse la fotografia muove contro la pittura, ma certamente la fotografia diventa un nuovo mezzo di arte, una nuova forma di arte. Il vero problema che pone la fotografia è, secondo Benjamin, il rapporto tra arte e tecnica. La fotografia implica una tecnica di riproducibilità infinita del tutto assente nella pittura, perché mentre nella pittura si può copiare un quadro, ma l'esperienza dell'originale e quella della copia sono diverse (la prima ha un'"aura"), nel caso della fotografia difficilmente si può parlare di originale, si parla semmai di infinite copie senza originale. La riproducibilità connette la fotografia con l'industria e quindi con la tecnica. Il fatto stesso che nelle esposizioni universali fossero presenti delle mostre fotografiche dice tutto, il fatto poi che sempre in questi luoghi, oltre alle fotografie si facesse sfoggio di bellezze nude femminili, aggiunge un aspetto pornografico/espositivo, ma non credete che poi la mostra fotografica possa avere altre qualità da quelle pornografiche/espositive. Dopo tutto la pornografia sia ha quando un fatto viene dirette mostrato senza alcun velo, non necessariamente il fatto deve essere un seno, nel nostro mondo dell'informazione, come spiega Byung-Chul Han, attento lettore di Benjamin, le notizie diventano pornografiche (è l'ideologia della trasparenza ad essere pornografica). La storia della fotografia poi è del tutto particolare come si vede in Chul-Han. Infatti le prime foto erano ritratti e a queste Benjamin gli accreditava ancora un valore culturale, quelle successive acquisiscono un valore espositivo/pornografico, ma tutte queste foto fino a che sono stampate e hanno ancora una base materiale hanno comunque una storia e una "narratività", come nota Chul Han. Infatti una foto si ingiallisce con il tempo e non riesce spesso a mantenere sempre la sua stessa qualità. Con la fotografia digitale, afferma Chul Han, questa "storia" della foto scompare completamente, la sua moltiplicabilità aumenta e diventa "additivà": semplicemente fa numero. Tornando al problema iniziale: la fotografia non uccide l'arte, aggredisce la pittura, tanto che i pittori sembrano minacciati dall'avvento della fotografia a colori e si salvano ancora perché all'epoca la fotografia era in bianco e nero. Chiaramente la fotografia mette fine all'idea che l'arte debba essere copia della realtà, quindi esplodono forme artistiche nel 900' che non riproducono la realtà ma la restituiscono ogni volta trasformata come il cubismo e il surrealismo. Oggi basta un programmino come "Gimp" per dare alla foto un effetto "cubista", tuttavia l'artista può sempre prendere delle foto e inserirle sulla tela, così come già i cubisti facevano con i pezzi di giornale. Tutto questo porta sempre di più il marchio del legame tra la tecnica e l'arte. Walter Benjamin individua tre tecniche nell'800': la prima è quella del ferro, la seconda quella dell'arte macchina e la terza è quella dell'arte luce e fuoco; la fotografia mette assieme le ultime due?.

"Osservazione su Ludovic Halévy: - On peut m'attaquer sur ce qu'on voudre, mais la photographie, non, c'est sacrée-" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.748)

"Il tentativo di provocare una contrapposizione sistematica fra arte e fotografia è al momento fallito. Essa avrebbe dovuto rappresentare un momento della contrapposizione storica fra arte e tecnica." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.748)

"Ciò che rende incomparabili le prime fotografie è forse il fatto che esse rappresentano l'immagine del primo incontro fra macchina e uomo." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.751)

"Una delle obiezioni, spesso inespresse, contro la fotografia: è impossibile che il volto umano sia colto da una macchina." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.751)

"Napoleone III, passando nel boulevard davanti alla casa di Disderi, ferma il reggimento di cui è a capo, sale e si fa fotografare." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.752)

Un problema della fotografia: qual'è il suo oggetto? se io vengo fotografato, chiaramente io sono io, ma sono anche quello nella foto?. Di fatto, sopratutto per le prime foto, quando si viene fotografati si deve stare fermi; Nadar dichiara la sua impossibilità nel riuscirci. Non è un caso che Benjamin colleghi la fotografia con le catacombe, alla fine non si tratta di altro che di un'arte della morte. Stare immobili vuol dire tornare al cadavere e quello che ci rende vivi è il fatto che ci muoviamo, con il corpo, con le labbra con gli occhi, in quel modo dimostriamo che abbiamo un'anima. Ho sentito tempo fa che certi egiziani sono convinti che la fotografia porti via l'anima, non è un caso. In Benjamin troviamo però una considerazione del tutto diversa, la fotografia avrebbe come oggetto uno spettro. Le due considerazioni non si escludono a vicenda e si può capire perché citando la concezione della fotografia di Balzac, il quale sembra che sia convinto della teoria dell'Idola o del Simulacro di Democrito in fatto di fotografia. In questo caso si può pensare che il soggetto assunta questa posizione fredda e cadaverica del suo corpo relazionandosi con la macchina fotografica rilasci una specie di pellicola sottile (Simulacro o Idola) che si imprime sull'obbiettivo della macchina fotografica, il risultato è veramente spettrale.

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domenica 27 settembre 2015

Passages X: Marx (Walter Benjamin)





Karl Marx (1818-1883) nato a Treviri in Renania, è considerato il filosofo per eccellenza del pensiero comunista, anche se non è il primo a concepire un'idea comunista, sicuramente il comunismo dopo di lui aveva trovato in lui stesso un punto di riferimento principale. È difficile fare un riassunto veloce del pensiero di Karl Marx prima di incominciare a parlare di quello che ne dice Walter Benjamin, di sicuro nel testo di Benjamin in questa sezione il libro più citato è i Manoscritti, mentre il Capitale compare spesso citato altrove. Brevemente si può dire che il pensiero di Karl Marx mira direttamente a costruire una forma di anti-economia politica mostrando le contraddizioni insite nel sistema capitalistico, le contraddizioni della società dopo la rivoluzione francese, la condizione del proletariato soprattutto in Inghilterra. Il problema principale da capire è perché in una società dove la produzione è aumentata e in molti casi sembra sempre più ridicolo parlare di penuria o di poche risorse, esista ancora la povertà e ci siano delle persone costrette a vendersi per sopravvivere? Il paradosso della società è che il più delle volte la miseria è creata dalla stessa abbondanza di merci, in quanto il fenomeno della sovrapproduzione produce le crisi. Da queste crisi ci guadagnano solo i capitalisti più ricchi che si arricchiscono ancora di più, mentre ci perde la società e lo stesso proletariato; la ricchezza della società è in totale antitesi con quella del capitalista. Si può dire che Marx denunci un sistema per cui il capitalista guadagna quando il proletariato perde e guadagna dal suo più elevato sfruttamento possibile, cioè il profitto del capitalista dipende dal pluslavoro del proletariato che si concretizza in un plusvalore nella merce e quindi poi in profitto da parte del capitalista. È interessante da questo punto di vista, rispetto alla formula Pl=Pv (pluslavoro=plusvalore), il fatto che Henryk Grossmann affermava che l'operaio con il suo stipendio non era in grado di poter acquistare tutti i prodotti che aveva fabbricato in un giorno, ma solo un parte. Questa affermazione andrebbe collegata con quanto sostengono Deleuze e Guattari in Mille piani rifacendosi all'economista Bernard Schmitt sul fatto che il salario reale (w/p=salario nominale/livello medio dei prezzi) è un differenziale ed è sempre minore del salario nominale. Questo è vero perché tra i due avviene una cattura. Produzione, distribuzione e consumo sono tre categorie della schizoanalisi, dal punto di visto economico corrispondono a tre fasi: stampa di moneta da parte della banca centrale, distribuzione di questi soldi tramite stipendio (W=salario nominale), confronto di questi soldi con un sistema di beni che si esprime secondo un valore di scambio e cioè con un prezzo (w/p=salario reale). Il problema non è tanto nella distribuzione del denaro, nel fatto che il proletariato guadagna di meno o che i soldi non sono distribuiti in parti uguali, ma piuttosto nel fatto che c'è una cattura nel confronto tra salario e prezzi visto che con il nostro salario possiamo prendere sempre una quantità inferiore di beni. Quello che dice Grossmann ora si comprende, Deleuze e Guattari possono confermarlo. Comunque, per Marx, non si tratta solo di una questione di stipendio o di basso potere d'acquisto (M/P=offerta di moneta/livello medio dei prezzi), il problema riguarda un sistema disumano e cercare di capire come lo stesso lavoro del proletariato serva per perpetuarlo. Il concetto più essenziale del pensiero marxiano è quello di alienazione, essa consiste nell'oggettivazione di lavoro vivo nella merce che lo stesso operaio non può possedere, in questo caso il lavoro diventa lavoro morto e l'operaio si aliena o estrania in un oggetto. Il concetto di merce in Marx è piuttosto complesso perché la merce, secondo Marx, non poteva esistere prima del sistema capitalista. Come dice anche Pollock la merce comincia solo quando un certo prodotto acquisisce un certo valore di scambio, alcune caratteristiche come il feticismo sono proprie della merce e in particolare il feticismo è lo stesso fenomeno per cui nascosto il processo dietro il prodotto le qualità dell'oggetto appaiono come sue naturali. La merce è il prodotto del lavoro del proletariato, ma la merce dal momento che non è posseduta dal proletariato, ma dal solo capitalista, essa è proprietà privata del capitalista stesso. In pratica è il proletariato che produce la proprietà privata con il suo stesso lavoro, il capitale o profitto che deriva dalla vendita delle merci, se non è tesaurizzato dal capitalista potrà essere investito di nuovo da esso stesso di modo tale da acquistare altra materia prima e avere altre merci prodotte. Questo meccanismo fa si che il capitale prodotto dalla vendita di merci (proprietà privata) crea altro lavoro. In questo modo è lo stesso proletariato che produce se stesso e produce il sistema dello sfruttamento o comunque contribuisce ad esso, fintantoché è dipendente dal capitalista. Così il comunismo di Karl Marx prevede l'abolizione della proprietà privata perché con questo e solo con questo si elimina l'alienazione; Karl Marx infatti sarebbe contrario all'idea di distribuire semplicemente in modo più equo la proprietà privata, anche perché avrebbe lo stesso effetto della famosa "comunione delle donne" che porterebbe solo alla prostitutizzazione generale, nel caso della proprietà privata di parlerebbe di alienazione generalizzata.
"Il consiglio del banchiere...più importante di quello del prete." (Karl Marx in  Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.726)
"Marx si oppone alla concezione secondo cui l'oro e l'argento sarebbero solo valori immaginari." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.727)
A parte la prima citazione dal sapore molto ateo, la seconda potrebbe essere una critica ad un capitalismo finanziario che si basa sempre più su denaro astratto piuttosto che su carta reale, inoltre la corrispondeva reale tra  carta moneta e oro reale, non immaginario, evidenzia quella differenza che nota Pollock, in Marx, tra denaro e carta moneta:
«La carta moneta, vale a dire la carta moneta di stato a corso controllato, si distingue dal "denaro" per il fatto che non può abbandonare la sfera della circolazione e perciò, determinando il rialzo dei prezzi, funge, appena viene spesa in una somma nominale maggiore, da quantità (oro) denaro necessaria alla circolazione.» (Pollock, Friedrich, Teoria e prassi dell'economia di piano. Antologia degli scritti 1928-1941, De Donato, Bari, 1973, pp.80)

Ad ogni modo è il denaro che poi rappresenta il valore di scambio, o meglio il danaro è quella merce per eccellenza che può essere scambiata con qualsiasi altra merce. Simmel, sociologo e filosofo, scrittore della Filosofia del denaro, critica Marx per non aver dato giusto valore al valore d'uso e aver considerato solamente il valore di scambio. Ogni volta che compriamo, dice Simmel, mettiamo sempre in rapporto la qualità di una data merce con il suo prezzo, quindi consideriamo sia il valore di scambio (prezzo), ma anche il valore d'uso (qualità). Simmel per esempio dice che quando affermiamo che qualcosa è "a buon mercato" intendiamo che ha un prezzo basso e una buona qualità e non solo un prezzo buono. Simmel, in effetti, era consapevole del grigiore che comportava il valore di scambio dal momento che più merci che hanno lo stesso prezzo, se analizzate solo da quel parametro, sarebbero perfettamente uguali anche se magari hanno differenti qualità. Qui ci si può collegare al pensiero di Korsch, citato da Benjamin, a proposito del problema del livellamento attuato dalla merce. Korsch è consapevole del fatto che, secondo Marx, quel fenomeno che denuncia Simmel, non è un problema della filosofia di Marx, quanto piuttosto un fenomeno caratteristico del capitalismo e della merce in quanto tale: "La merce è il livellar nato" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.737)

Korsch spiega che in Marx il feticismo scaturisce dal fenomeno dell'autoalienazione del proletariato e quest'ultima viene dal rapporto tra lavoro salariato e capitale. In questo processo chiaramente non c'è solo la produzione di valore di scambio nella merce, ma anche di valore d'uso. Ora se questo valore d'uso ha un senso, lo ha perché l'utilità è sempre "per altri", la merce è "per altri" utile e questo fenomeno è completamente parte dell'alienazione del lavoro. Così è questo il giusto posto che da Karl Marx al valore d'uso nella sua teoria. Sia il valore d'uso che il valore di scambio sono prodotti dell'alienazione, ma non basta dire con Ricardo che "solo il lavoro produce valore" perché questo critica solo ideologicamente l'alienazione e non praticamente. Chi crea dunque il valore delle merci non è altro che il proletariato, il capitalista non crea valore e per di più Adam Smith diceva che: "il lavoro produce ricchezza", ma questa ricchezza che è prodotta dal proletariato diventa oggetto di godimento solo da parte di chi non lavora come il capitalista. Se l'alienazione produce questa ricchezza di cui gode solo il capitalista e perpetua lo sfruttamento del lavoro non ha senso però rallegrarsi per l'introduzione delle macchine nelle fabbriche dicendo come aveva fatto Stuart Mill che: "la tecnologia libera posti di lavoro", tanto è vero che se il proletariato perde il suo lavoro o muore di fame o deve cercarsene un altro. Sia Marx che Hegel fanno notare che l'introduzione delle macchine nel lavoro nelle fabbriche è avvenuto a seguito della divisione del lavoro. Una volta che al lavoratore gli viene assegnato un compito specifico nel lavoro, a quel punto compie solo più azioni meccaniche e ripetute, in quel momento può essere facilmente sostituito da un macchina che costa meno di lui ed essere licenziato.

"L'esperienza della nostra generazione: il fatto che il capitalismo non morrà di morte naturale." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.740)







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lunedì 21 settembre 2015

Passages W: Fourier, pII (Walter Benjamin)





Il Falansterio era l'unità di base della società fourierista, si tratta di un edificio di almeno tre piani dove alloggiavano circa 1620 lavoratori con le loro famiglie. Le attività della giornata sono scandite in modo rigido, non si tratta però di un'imposizione che in qualche modo vada contro gli interessi dei singoli, piuttosto si basa su questi, si accorda con le passioni di chi ci vive. Queste unità di base della società dovevano essere autosufficienti, in questo modo sembra che Fourier superi il modello capitalista cercando di tornare ad una economia chiusa non tanto dell'oikos o della famiglia, piuttosto di una piccola collettività. Il guadagno del singolo dipendeva dai fattori del capitale, del lavoro e del talento e se c'erano delle decisioni da prendere per la comunità, questo dipendeva dall'Accademia, dove si raggruppavano le persone più sagge. Saggi? Fourier chiaramente è un'utopista, se i suoi disegni vi sembrano a dir poco fantasiosi è anche per via di questo, dietro si nasconde un'antropologia delle passioni dell'uomo, un'ideale utopico socialista, un pizzico di misticismo. Ad esempio Victor Prosper Considerant è stato un economista francese discepolo di Fourier, esso considerava la costruzione delle ferrovie come qualcosa di negativo in quanto sono contro il progresso; inoltre affermava che era meglio lavorare sul mezzo (treno) che sulla strada ferrata. Wroński, economista, matematico e filosofo, avrebbe voluto sostituire la ruota con qualcos'altro (cosa?). Sembra una sfilata di visionari dell'epoca (i saggi?), per questo è singolare che nei frammenti di Benjamin faccia capolino Don Chisciotte come lottatore contro la tecnologia. Se non sbaglio i treni per Chisciotte erano dei draghi, questo riferimento epico fa pensare (Considerant e  Wroński, i Don Chisciotte delle ferrovie?).

"La procédé de Chemins en fer...mettrait l'Humanité dans la necessité de combattre sur tuot la Terre l'oeuvre de la Nature (...)" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.707)

"Engels a proposito di Fourier: - "La critica della civiltà di Fourier emerge in tutta la sua genialità solo attraverso Morgan", dichiarò Kautsky mentre lavorava all'Origine della famiglia. In quest'ultimo libro poi scrisse: "Sono gli interessi più bassi... quelli che consacrano il nuovo dominio civilizzato, il dominio di classe, sono i mezzi più infami... quelli che... fanno cadere l'antica società gentilizia senza classi."-" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.708)

Da un lato si può parlare di una lotta dell'uomo contro la natura, dall'altro qualcuno lotta contro la tecnica che sembra rivoltarglisi contro. È l'epoca dell'innovazione, anche Considerant e  Wroński cercano di pensare la ferrovia o il treno in modo diverso (innovazione?), l'uomo con la tecnica cerca di sottomettere la natura e ne nascono fantasie di ogni tipo, come questa:

"Nel 1828 i poli dovranno essere liberi dal ghiaccio." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.710)

Con i problemi climatici che abbiamo adesso immaginatevi se Fourier dicesse la stessa frase oggi, non lo prederebbero forse per pazzo? certamente è un profeta che ha sbagliato data, forse se metteva due secoli in più poteva arrivarci a quando sarebbe accaduto realmente (previsioni spaventose?). Nella loro grande immaginazione questi personaggi del passato mancavano poco per azzeccarci, questo fenomeno è interessate, vuol dire che su quello che i mentori del nostro tempo dicono, sorteggiando almeno un 10% deve essere vero; forse non completamente, ma almeno in parte.

"Il falansterio è organizzato come un paese della cuccagna. Vengono remunerati anche i divertimenti (caccia, pesca, fare musica, fioricoltura, fare teatro)" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.716)

"Fourier non conosce il concetto di sfruttamento." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.716)

"Fourier ama rivestire di considerazioni fantastiche le affermazioni più ragionevoli. Il suo discorso assomiglia a un linguaggio dei fiori più elevato." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.717)

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giovedì 10 settembre 2015

Passages W: Fourier, pI (Walter Benjamin)







 Charles Fourier (1772-1837) era un socialista francese. Il suo pensiero trova le sue radici nel filosofo illuminista: Jean-Jaques-Rousseau, almeno per quel che riguarda il tema dell'educazione e la parità tra l'uomo con la donna. Fourier è conosciuto come oppositore della classe borghese, quindi per essere un anti-capitalista e un femminista. Fourier critica il capitalismo come forma economica disumana, ne condanna la concorrenza e afferma che è un sistema in cui i prezzi non sono più decisi dal lavoro, bensì dalla finanza. Al modello capitalistico  Fourier opponeva un modello socialistico, una società di uomini uguali e liberi, una società dove il salario veniva ripartito di modo tale che fosse sempre più a vantaggio dei poveri, dal momento che questo salario era calcolato a partire dal tempo di lavoro in parte, dal merito e dal capitale posseduto (sembra che venisse facilitato l'acquisto di azioni ai più poveri). Per quel che concerne il femminismo Fourier affermava oltre alla parità di uomo e donna, il diritto della donna ad avere più uomini, così diceva che una donna avrebbe dovuto avere un marito, un genitore e un amante. In Fourier si possono riscontrare degli aspetti edonistici e altri aspetti più cosmologici. Per quanto riguarda l'aspetto edonista, il suo pensiero politico lo porta a concepire una ricerca dei piaceri e una liberazione degli istinti, in particolare per quanto riguarda le donne. Le donne Fourier le divideva in due gruppi: chi aveva più di 18 anni e chi aveva meno di 18. Da comprendere è se Walter Benjamin voglia considerare anche Fourier come un personaggio molto calato nel suo tempo, per esempio quando Fourier si fa difensore della libera prostituzione, dicendo che una donna che ha più di 18 anni può vendere il proprio corpo, oppure quando Fourier descrive questa sua forma di edonismo come forma di libertà sessuale (uomini con più donne, donne con più uomini). Chiaramente l'idea di Fourier è femminista e ha anche come scopo quello di eliminare il modello della famiglia chiusa, in cui il figlio diventa possesso dei genitori, mentre afferma l'educazione da parte della comunità dei figli, quindi la comunione anche di questi figli. Di fatto molte cose che concernono questo femminismo sembrano forse già presenti in questa società solo che sono velate, almeno per quel che riguarda la questione del sesso. La domanda è se davvero il problema sia la libertà sessuale, perché il capitalismo conoscere sempre nuovi metodi per fare soldi con tutto. Dal 1837 si parla di epoca vittoriana e questa epoca è molto conosciuta per le sue restrizioni sessuali, ma come dice Foucault, proprio quando il sesso è più represso la società pullula di discorsi sul sesso. Il libro di Benjamin parla di una sessualità che pullula ovunque in modo molto più velato: la merce che stimola gli istinti più bassi dell'uomo (sex appeal), le prostitute nelle camere chiuse, la seduzione delle vetrine dei Passages, abiti alla moda pronti per usi rimandanti al sesso o che alludono al sesso, ecc... Fourier diceva che era meglio la donna dedita al piacere che la donna sposata, insomma meglio una baccante!, ma l'800' non è privo di baccanti. C'è un altro elemento che inserisce pienamente Fourier nel suo tempo, questo è il suo aspetto cosmologico, le sue speculazioni sul futuro e le varie credenze spirituali. Fourier credeva nella reincarnazione, credeva che il mondo sarebbe finito tra 70.000 anni, che ci sarebbero state varie ere e che l'uomo si sarebbe prima trasformato in pesce e poi in seguito in uccello. Insomma complessivamente come persona e nel suo stile Fourier era stato paragonato a Swedenborg. Swedenborg, mistico svedese che riteneva di parlare con personaggi biblici come Mosé, nonché con angeli e demoni, veggente, chiromante, era chiaramente uno spiritista di un'altra epoca (700'). Forse Benjamin continua a criticare una forma di spiritualità esteriorizzata, un delirio di visioni che ha più del paranoico che del vero visionario, un modo di scrivere, di predicare decorativistico che cerca di abbagliare come quando guardiamo una pubblicità. La sensazione è che si parli di una spiritualità del feticcio, del numinoso, dell'interiore che è estero, del corpo astrale dello Steiner che diventa art nuoveau pubblicitaria, senza che lo volesse lo stesso Steiner, dell'anima che si fa automobile (immagine di Marcuse). Tecnica, merce, acquisiscono qualcosa di magico, questa magia viene espressa nelle pubblicità. Forse il problema è proprio quello della magia che rimanda al mito della Dialettica dell'illuminismo di Adorno ed Horkheimer, il quale non è mai superato dalla ragione, perché la ragione che colpisce alle spalle il mito si fa mito. Così va notata l'affermazione su un certo Cabet (altro utopista) che viene accusato di essere un ipnotizzatore. Benjamin parla di Fourier, Saint-Simon, Cabet come fossero dei "guru" dell'epoca.

"Fra tutti i contemporanei di Hegel, Ch. Fourier è stato l'unico che abbia compreso la natura della borghesia con altrettanta chiarezza di quello." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.693)

Un altro punto che non può passare inosservato è la simpatia di Napoleone III per Charles Fourier, sapendo che stiamo parlando di un tiranno e di qualcuno che si è preso il potere con un colpo di Stato.

"Fourier non è soltanto un critico, la sua natura eternamente serena fa di lui un satirico (...)" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.695)

"Fourier è stato il primo che si era fatto beffe dell'idealizzazione della borghesia." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.696)

"Significativo (...) il fatto che in Fourier la brama del possesso non sia una passione." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.699)

"Marx definisce l'insufficenza di Fourier che, anziché denunciare il lavoro in quanto tale, in quanto essenza della proprietà privata, ha -concepito come sorgente della dannosità della proprietà privata e della sua esistenza estraniata dall'uomo un tipo particolare di lavoro - in quanto lavoro livellato, parcellizzato e perciò non libero...-" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.703)

"Le lion ne demande pas mieux...que de se laisser rogner les ongles, pourvu que ce soit une jolie fille qui tienne le ciseaux." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.704)

"Topolino confessa come avesse seguito Marx a vedere in Fourier soprattutto un grande umorista." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.705)

"Filiazione dell'antisemitismo del fourierismo." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.705)

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giovedì 3 settembre 2015

Passages, V: cospirazioni, compagnonnage (Walter Benjamin)

1789 rivoluzione francese
1799 Napoleone I prende il potere in Francia
1804 Napoleone viene incoronato imperatore
1815 cade definitivamente Napoleone I Bonaparte
1830 colpo di mano di Carlo X e tre giornate gloriose
1815-1831 proliferano società segrete
1848 rivoluzioni in tutta Europa
1852 colpo di Stato da parte di Luigi Bonaparte (Napoleone III)
1871 nasce la comune francese, il primo esempio di società anarchica
L'800' in Francia è un'epoca di rivoluzioni e colpi di Stato, un'epoca in cui il potere è molto instabile e le cospirazioni sono quasi all'ordine del giorno. Dal 1851 le associazioni dei lavoratori scompaiono, ma la fine delle corporazioni e tali associazioni, dice Benjamin, preannuncia la nascita delle società segrete. Dobbiamo immaginare poliziotti sospettosi ovunque come i grandi occhi di Napoleone che scrutano dappertutto e cercano sempre di scovare attentatori e insorti. Un po' di barricate, dei fucili e qualche uomo disposto a rischiare la pelle, bastano per cominciare una cospirazione. Cospiratori di occasione assoldati per missioni, altri cospiratori più di professione. Si prendeva la gente che non aveva più nulla da perdere, si prendevano i lavoratori e i proletari sfruttati, nelle osterie potevano essere assoldati, sempre nelle osterie si decidevano i piani di assalto e tra un vino e l'altro il tempo trascorreva con le donzelle in cerca di uomini dall'aspetto valoroso. Questa gente rischiava grosso e chi lo faceva di professione viveva di quello che trovava, di quello che rubava. Alcuni morivano sulle barricate e altri finivano in galera, ma per questa gente non doveva essere poi tanto peggio finire dietro le sbarre. Loro, uomini di osterie, uomini in mezzo alla strada di notte come puttane che aspettano la loro paga, uomini mercenari, insorti paragonati sempre più spesso a delinquenti, come fossero ladri furtivi di notte che in realtà accendono scintille di rivoluzione contro il governo costituito. Le società segrete avevano prevalentemente uno scopo politico, ossia quello di far cadere il governo costituito. C'erano sempre delle spie della polizia di Stato che si infiltravano, che cercavano di capire dove queste persone si nascondevano.
"Eppure a Parigi si erano viste sulle barricate spie della polizia combattere e cadere contro il governo da cui erano assoldate!" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.675)
Esempi di società segrete: Aide-toi, Carbonari, la société des familles. Prendiamo come esempio i Carbonari, che del resto sono una setta segreta piuttosto famosa di origine italiana. Facevano parte dei Carbonari i repubblicani, ogni membro doveva versare 1 franco al mese, dovevano essere abbigliati in un certo modo, eseguire ciecamente gli ordini dei superiori, erano i nemici dei Borboni.
"Adalbert von Bornstedt era una spia del governo prussiano... Engels e Marx lo utilizzarono, ma sapevano bene con chi avevano da fare." ( Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.684)
"I carbonari consideravano Cristo la prima vittima dell'aristocrazia." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.685)
"I gesuiti al pari degli Assassini hanno un ruolo tanto nell'immaginario di Balzac quanto in quello di Baudelaire." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.685)
"(...) il nome carbonari risale a una congiura ordita presso un venditore di carbone durante la lotta dei Ghibellini contro i Guelfi." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.686)
Napoleone III, il tiranno, si oppone alla libertà dei mercanti del vino, perché sa che dove c'è vino, ci sono osterie, dove ci sono osterie ci sono società segrete. Semplicemente seguendo le vie del vino le spie si muovono per scoprire le società segrete e i loro adepti nello stesso tempo stanno già tramando per farli cadere in trappola, pianificando la più grossa congiura. Il tiranno ha sempre paura del popolo e per questo deve infondere paura a tutti, ma lui è il primo spaventato. Uomini invisibili, prostitute rivoluzionarie si spostano nella notte e ogni persona diventa sospetta. È come un grande gioco di guardie e ladri tra la polizia di Stato e le società segrete con i loro cospiratori.


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mercoledì 26 agosto 2015

Passages, U: Saint-Simon, ferrovie, p II (Walter Benjamin)




In Stardust memories c'è una scena in cui Woody Allen si trova su un treno. Su questo treno ci sono persone tristi, alcuni malati, donne vecchie e un'atmosfera che ispira il più alto pessimismo. Ma appena Allen guarda fuori dal finestrino vede un altro treno in cui ci sono belle donne, gente che festeggia e tanta allegria, una di queste donne lo bacia dal finestrino. A quel punto Woody Allen pensa che ci deve essere stato un errore, doveva salire sull'altro treno, era sul treno sbagliato; chiede al bigliettaio per sapere se non ci fosse stato un disguido, ma sembra che non ve ne fosse alcuno, il bigliettaio lo rassicura, questo è il suo treno, quello giusto. Molto spesso nell'opera di Benjamin il treno è presentato come il paradigma della vita, gli uomini sono dei perenni viaggiatori. Il viaggio sul treno si svolge sempre in compagnia di altri uomini o donne (compagni o compagne di vita), sullo sfondo compaiono paesaggi come dipinti incorniciati nei finestrini. Questi paesaggi sono una realtà che contempliamo e che ci sfugge sempre durante la nostra esistenza, forse sono tutti gli attimi di vita che scappano via in continuazione come qualcuno che cercasse di afferrare il flusso della vita stringendo le sue acque. La lontananza dei paesaggi fa sembrare la vita un'illusione e la grande velocità del treno fa sembrare la vita breve. Sembra che ogni treno sia destinato a passare dentro ad un tunnel oscuro, questa immagine compare un paio di volte nei Passages, arrivando poi alla domanda se l'uomo davvero sia fatto per la luce e per la libertà?. Quale viaggio oscuro è la vita? o è vero che scambiamo per vita quello che in realtà è morte? così come Eraclito diceva che quello che vediamo da svegli è morte. Il treno era un'invenzione dell'800', anche se tecnologie non troppo diverse si usavano per le miniere anche ai tempi dei romani; il primo treno era il treno a vapore. È una grande trasformazione che ha avuto certamente le sue ripercussioni in economia e quindi una capacità più grande nelle esportazioni. La tecnologia come fonte di sviluppo e ricchezza di una nazione, molto prima che lo dicesse l'economista Simon Kuznets. La tecnologia e la scienza come nuove religioni, Saint Simon aveva fatto della fisica la sua religione. Sembra che il termine religione venga da religare, opprimere ed è simile, come nota Benjamin, all'immagine della chemin de fer (binari della ferrovia).

"I sansimonisti: un esercito della salvezza tra le fila della borghesia." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.663)

"Saint-Simon muore nel maggio del 1825. Le sue ultime parole: -Nous tenons notre affaire-" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.659)

"Con il loro contrasto didattico di api operaie e fuchi i sansimonisti si rifanno alla fiaba delle api di Mandeville."(Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.665)

"[...] nous dans les temps où nous vivons tout est saint, même le suicide!"(Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.665)

"Proudhon era un acerrimo avversario del santsimonismo; egli parla di -pourriture saint-simonienne-" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.665)

Saint-Simon è morto da uomo di affari, difensore della borghesia e di questo sistema, a cui è rimasto fedele fino alla morte, tanto da meritarsi l'odio di Proudhon. È un sistema pazzo, ma ce ne s'accorge solo se lo si guarda da fuori, se si leggono i Passagenwerk, ma dentro di questo, dentro la nebbia del suo naghilé, non ci si accorge di nulla, forse si è solo assuefatti. Più che morte di Dio, la santificazione di tutto ciò che è materiale o la feticizzazione, persino del suicidio. È la società di Mandeville, quella dello spreco, che non mai spreco delle masse, ma sempre di poche sulle spalle delle masse. Di tutto questo Benjmain insegnava che la rivoluzione è sempre un tentativo di fermare il treno della storia, fermarlo con la dinamite, far saltare la chemin de fer.

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giovedì 20 agosto 2015

Passages, U: Saint-Simon, ferrovie, p I (Walter Benjamin)





Claude-Henri de Rouvroy conte di Saint Simon nato a Parigi nel 1760, morto sempre a Parigi nel 1825, filosofo francese, ma non solo, è il protagonista di questa sezione, ogni tanto affiancato a Fourier e Marx (ai quali Benjamin, nel particolare, dedica altre sezioni). Saint Simon rappresenta perfettamente il capitalismo contro la vecchia nobiltà, il mondo della produzione e dell'industria contro i vecchi improduttivi del medioevo che sapevano vivere solo alle spalle delle masse dei poveri. Così Saint Simon esalta la produzione in generale in quanto crea ricchezza e da felicità, auspica che il mondo possa essere invaso da fabbriche e che nella Francia sua possano vincere i banchieri, i capitalisti e la scienza. Il progresso tecnico e scientifico non possono che portare ad una società migliore, in cui si produce sempre di più grazie ai vari macchinari e le condizioni di vita mano a mano migliorano. Sembra che tra le sue idee vi fosse quella di fare una statua di Napoleone con le montagne della Svizzera. Insomma l'ideale di Siant Simon è quello della produzione folle che ci ritroviamo oggi e di cui facciamo le spese, le differenze tra lui e Karl Marx sono notevoli, Benjamin infatti ci dice:

"Una differenza notevole tra Saint-Simon e Marx. Il primo considerava la classe degli sfruttati nella maniera più ampia possibile, includendovi anche l'imprenditore, perché questi paga un interesse ai suoi finanziatori. Marx, invece, annovera fra le file della borghesia tutti quelli che in qualche modo sfruttano, anche se a loro volta sono vittime dello sfruttamento." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.645)

Non parliamo poi delle differenze tra Charles Fourier e Saint Simon, il primo era completamente contro il capitalismo che definiva come una forma di società disumana dove regnano la concorrenza e una forma peggiore di schiavitù (sfruttamento della donne e dei bambini). Mentre Saint Simon esalta la produzione e l'azione, ci dice Benjamin, Fourier esalta il consumo e il godimento. Diciamo, però, che alla fine queste due sono sempre forme di socialismo, la seconda di tipo utopista ed entrambe si ispirano al pensiero illuminista, Saint Simon a D'Alambert, Fourier a Rousseau. L'800' era un'epoca di grandi trasformazioni, nuove tecnologie, esposizioni universali, dell'industria, della salita della classe borghese, nonché il nuovo sistema capitalistico liberale, non potevano che avere degli effetti sulle idee politiche, qualcuno avrebbe esaltato questa realtà pensando che questa fosse le via e che anche gli eventuali effetti negativi (effetti su salute del lavoro delle fabbriche, sfruttamento, ecc...) sarebbero poi cambiati grazie al continuo miglioramento della tecnica; altri si sarebbero schierati contro il capitalismo condannandolo per la sua brutalità come sistema economico, sistema che condanna gli uomini alla concorrenza, ad essere gli uni contro gli altri e non uniti, che condanna molti alla servitù perché non si possiede nulla; il lavoro non è una scelta, è semplicemente l'altra alternativa a morire di fame. Fino al 1830 c'era ancora molto conservatorismo in Francia, dazi e protezionismo erano prevalenti, poi, successivamente a quella data, ha vinto l'idea liberale secondo cui l'economia di mercato, quando c'è la massima concorrenza, crea ricchezza. Forse hanno vinto i Rothschild, ha vinto la società della corsa, il mondo delle azioni, del vinci solo se hai le informazioni giuste (Nathan Rothschild lo sapeva; la battaglia di Waterloo è del 1815), il mondo del mercato e quello della finanza. Per far correre le informazioni ci sono giornali, non tutti possono permetterseli e ci sono vari gradi di informazioni, alcuni sanno di più e altri di meno, quello che conta è sapere il più possibile e soprattutto saperlo prima degli altri. In questo mondo del denaro che non conosce più morale, Émile de Girardin propone di monetizzare la costituzione (ridurla e scriverla sulle monete), si produce a dismisura, si produce molto anche tabacco per fare soldi e danneggiare le menti, ma dopo tutto questa della nuvola del tabacco è la metafora dell'assuefazione e della narcotizzazione di questa società. 1799 luci a gas a Parigi; 1798 prima esposizione industriale a Parigi; 1841 prima legge sul lavoro minorile. Sulle trasformazioni in quest'epoca sono interessanti due cose: una è quella di cui parlerò in una sezione molto meglio, ma di cui posso dire già qualcosa, che è quella delle ferrovie; l'altra è il fatto che i sansimonisti non conoscevano nessuna differenza tra il capitale industriale e quello finanziario. Quest'ultimo pezzo non può passare inosservato, sarebbe un'ingiustizia, questo pezzo va catturato, perché oggi che si parla di finanzcapitalismo questa misconoscenza dei santsimoniani sembra chiaroveggente; è poi una misconoscenza? quanto c'era di finanzcapitalismo all'epoca?. Ma leggiamo anche questo:

"Saint-Simon fu un precursore dei tecnocrati." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.648)

La Repubblica, come la concepiva Platone, è un governo tecnico; l'idea che basti il buon governante  per risolvere le questioni politiche, diciamo il professore, lo scienziato, lo specialista, è un'idea che abbiamo già visto: Mario Monti. Forse il finanzcapitalismo non può funzionare senza i suoi burocrati? del resto un banchiere per chiedere soldi indietro si sporcherebbe le mani di suo?. Più avanti Benjamin dice che Saint-Simon mira al capitalismo di Stato, ma noi siamo davvero fuori dal capitalismo di Stato o siamo solo nel capitalismo dei Super-Stati? (qui si torna alla scommessa di Deleuze e Guattari che il liberalismo non sia mai esistito, cosa voleva dirci Benjamin in proposito?).  Da aggiungere il fatto che, secondo i sansimonisti, la differenza tra produttori e imprenditore sarebbe solo esteriore. Nel complesso possiamo dire che le cose si stanno facendo sempre più grandi, in modo tale che la complessità dei possessi dei capitalisti comincia ad essere enorme per poter essere gestita da pochi. Ad esempio Benjamin parlando delle ferrovie e di chi controllava le stazioni, diceva che queste erano sempre più affidate ad altri per quanto riguarda la gestione e che il capitalista vedeva solo i suoi profitti sotto forma cartacea. In pratica c'è una prima distinzione tra quelli che sono i manager e chi effettivamente possiede la stazione, così come quando Horkheimer diceva che ci sono capitalisti che controllano intere fette di mercato quando di fatto possiedono solo alcune di quelle industrie, dal punto di vista del possesso, c'è come un processo di distinzione tra proprietà e gestione, questo preannuncia il futuro capitalismo di Stato?.

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mercoledì 12 agosto 2015

Passages, T: Sistemi di illuminazione (Walter Benjamin)




 "... et nocturnis facibus illustrata." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.630)

Le varie epoche possono essere lette secondo luci diverse perché ognuna di essa ha un sistema di illuminazione diverso. Ogni sistema di illuminazione non è altro che una diversa tecnologia del fuoco. Si può dire che sia tutto incominciato, secondo il mito, da quando Prometeo, simbolo della civiltà, fece dono nel fuoco all'uomo e con quello l'uomo riuscì a lavorare metalli come il ferro, a produrre utensili, ad illuminare, a riscaldare e a cuocere i cibi. Prometeo è stato punito dagli dei che lo hanno legato al di sopra di una montagna, con un avvoltoio che gli mangia il fegato che ogni volta ricresce. Secondo il mito della caverna di Platone esistono due luci: quella del fuoco e quella del sole, la prima luce è una luce falsa, è la stessa che viene utilizzata per proiettare le ombre dei fantocci sul muro della caverna; la seconda luce è la luce vera, l'idea delle idee, il Bene, Platone  la paragona spesso al sole, questa illumina le idee e le fa essere. Così l'uomo ha scelto la prima luce, quella del fuoco, ha scelto la strada della tecnica e delle ombre della caverna, la strada delle apparenze. Per esempio Benjamin dice che i Passages sembrano delle caverne magiche illuminate dalle luci a gas che rischiarano le vetrine, come non fare l'equazione? luce a gas=fuoco e vetrine con merci illuminate=ombre proiettate sul muro della caverna. Siamo nel mondo delle apparenze e le tecnologie del fuoco non fanno altro che gettare luce sulle apparenze, in qualche maniera fanno si che queste ci attirino. Nessuno nega l'aspetto sexy delle insegne illuminate, né si può negare la magia delle mille luci delle lanterne. Vediamo più da vicino queste tecnologie del fuoco: immagino che si cominci dal semplice fuoco, per passare alle candele, ma in particolare quello che ci interessano sono le lampade ad olio e quelle a gas, quest'ultime compaiono nel XIX secolo. La lampada ad olio ha una miccia che si accende (stoppino), l'olio è versato nella lampada, di solito ha un beccuccio e un coperchio. Gli orientali al posto dell'olio, in particolare gli arabi, usavano direttamente il petrolio. La lampada a gas si basava, invece, su una miscela di ossido di carbonio e di idrogeno, la luce si otteneva con un processo di gassificazione, quindi con la trasformazione del carbone in monossido di carbonio. La vera innovazione si dice sia stata l'introduzione della luce elettrica. Benjamin dice che la luce al gas venne introdotta nel 1846 e che la prima illuminazione da luce elettrica a Parigi, nel Louvre, avvenne nel 1857. C'è come un'antitesi tra la luce a gas e l'illuminazione, perché mentre la prima convive perfettamente con i Passages, la seconda porta questa verso il loro declino. Mi immagino in quei tempi le strade non molto illuminate e questi Passages pieni di luce, immagino io che cammino e che non so bene dove mi trovo, ma vedo un Passages, vedo della luce, non potrei fare altro che dirigermi da quella parte, almeno per capire dove sono. Forse una volta i Passages avevano il privilegio dell'illuminazione, ma con l'introduzione della luce elettrica questa doveva aver rivendicato le strade nella notte. Ritornando alla questione della luce del fuoco e quella del sole, tenendosi su quello che dice Platone, è interessante che spesso Benjamin paragoni queste luci artificiali alla luce della Luna. Dopo tutto la Luna in realtà non emana nessuna luce, la sua luce che vediamo è solo il riflesso di quella del sole e qui ci si può chiedere: è il riflesso di quella del sole, come, forse, per Platone, la luce del fuoco era solo copia della luce originaria del sole?. Benjamin aggiunge di più, dice che la luce elettrica sembra una luce spettrale, che attraverso questa luce sembra come se ogni cosa fosse un fantasma, come se la realtà fosse il piccolo spettro della notte (la verità delle apparenze del giorno?). Lanterne sopra la strada per animare lo spettro della città, lanterne come insegne per rischiarare le locande e far capire che si è aperti; fiori a gas che illuminano, i fiori dell'art nouveau conditi con la tecnica scientifica del momento; rivoluzionari armati di fucili che svegliano i borghesi sonnecchiati urlando: lampioni! lampioni! e mostrando le torce in segno di minaccia. Parigi di fuoco e Parigi di luce, Parigi che splende, Parigi dei cannoni e delle barricate.

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domenica 2 agosto 2015

Passages, S: Pittura, art nouveau, novità (Walter Benjamin)




(Rue Réamur, art nouveau, Paris)

Il moderno è l'inferno, il problema per Benjamin sta in questa continua volontà di novità che alla fine non è altro che un eterno ritorno noioso. La moda deve sempre sfornare nuovi abiti, nuovi vestiti, tuttavia segue sempre delle ricorrenze: c'è una moda invernale, una estiva, una primaverile e così via. Il problema è quello della novità che è tale solo per delle piccole differenze, nel senso che non c'è vera creatività, diciamo che se guardiamo veramente con occhi diversi le merci che compriamo ci renderemo conto che differiscono veramente per poco, forse per colore, per forma o per qualche funzione e basta questo per far dire ad una ditta che è un prodotto completamente diverso. Quando Benjamin cerca un esempio di tutto questo lo trova nel romanzo di Kafka: il processo, dove K. aveva incontrato un mercante d'arte che cercava di rifilargli vari paesaggi di Brughiera dipinti, K. alla fine li compra tutti, uno dopo l'altro si fa convincere, nonostante fossero non molto diversi l'uno dall'altro, fossero piuttosto vecchi e fosse piuttosto evidente che il mercante non vedeva l'ora di sbarazzarsene. Un altro esempio di ripetizione apparentemente sempre nuova è quello dell'art nouvau. Certamente il paese da citare per primo per l'art nouvau è Barcellona, questo Benjamin lo riconosce, ma anche Parigi è piena di esempi. Quello che si chiede Benjamin sull'art nouveau può essere lo stesso che si chiedeva a proposito di Baudealaire, dopo tutto il tema è sempre lo stesso: les fleurs de mal. Si tratta di capire se questa forma di arte non sia altro che espressione di questo mondo consumista, dell'evoluzione della tecnica o se al contrario oppone il tema naturale a quello della città-fabbrica. Il punto è che l'art nouvau, per Benjamin, è completamente calata nel suo tempo. Questa forma di arte deve essere fatta risalire alle tecniche del ferro e non può che essere un'evoluzione di questa, questo ovviamente rende molto più sottile la differenza nell'opposizione tra arte e industria. Questa opposizione difficilmente esiste, anche perché l'art nouvau è utilizzata per le abitazioni, per l'arredamento, per balconi, per scale, per cancelli, insomma c'è ne è quasi una produzione industriale e una moda che porta a pensare tutto ciò che è casa e arredamento secondo quello stile. Dunque l'art nouveau è moda del secolo,  non si oppone alla produzione industriale, in questo senso è il primo passo verso la commercializzazione dell'arte ed è anche un derivato della tecnica del ferro che non va mai collegata all'arte, piuttosto alle grandi esposizioni universali.

"Le foglie dipinte sui cassettoni del soffitto della biblioteca nazionale. Quando giù si sfoglia, su si ode un frusciare".  (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.615)

"In questo modo tutto ciò che la casa durevolmente contiene, persino colui che vi abita, viene sottratto allo scambio e alla libera circolazione e fissato al suolo e alla proprietà" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.615)

"Ogni casa sembra essere così... un organismo che esprime il suo interno all'esterno (...)"(Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.615)

"Un corpo astrale, per esempio, come quello che Rudolf Steiner ha visto e vissuto, Rudolf Steiner,... la cui... scuola... ha dato a tanti suoi prodotti una solennità ornamentale, i cui segni sinuosi non sono altro che un residuo dell'ornamento art nouvau." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.615)

L'art nouveau è arte delle abitazioni, arredamento, esteriorità della casa, facciata, l'interieur esteriorizzato nelle profondità floreali delle linee, scala a chiocciola che si chiude, la casa come guscio, come giardino d'inverno dove noi siamo le piante impiantate nelle nostre proprietà. Questo parla molto di un attaccamento alle cose, cose che facilmente diventano il nostro interiore e che dicono anche parecchio sulla nostra povertà spirituale. A proposito di spiritualità, quando ho letto la citazione su Rudolf Steiner non ho saputo resistere, così me la sono evidenziata. Steiner era il padre dell'antroposofia, un grande uomo e maestro di spirito, la sua Waldorfschule ha cambiato il volto della Germania e non solo. Il peccato è che in filosofia sia così poco considerato, spesso non è visto di buon occhio per questo suo tentativo di rendere accessibile il pensiero occulto, ha scritto una serie di libri di filosofia come "la filosofia della libertà", "l'enigma della filosofia", ha redatto tutte le opere di Schopenhauer, la sorella di Nietzsche a chiesto espressamente a lui che si occupasse dei frammenti del filosofo, ma se chiedete mediamente ad un professore di filosofia se Steiner sia un filosofo vi dirà di no, voi chiedetegli se è kantiano, nella maggior parte dei casi vi dirà di sì. È inutile fare un discorso lungo, dico solo che Steiner leggeva Kant dall'età di 15 anni, ma forse quello che ci interessa qua, visto che compare nella citazione, è il suo concetto di corpo astrale. Il corpo astrale è uno dei corpi sottili, corpo energetico, corpo del desiderio o corpo emozionale. Qui vengono definiti questi corpi sottili come dotati di solennità ornamentale, come se ci fosse del decorativismo in tutto questo. Anche se non sono d'accordo, mi rendo conto che chi ha scritto quella frase doveva avere la sensazione che anche in Steiner la spiritualità stava prendendo la via dell'esteriorità decorativistica.

"La vita dei fiori nell'art nouveau: un arco si tende dalle Fleurs du mal, passando per le anime floreali di Odilon Redon fino alle orchidee che Proust interesse nell'erotismo del suo Swann." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.622)

"Il perverso sguardo floreale di Odilon Redon." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.623)

"Il motivo della sterilità nell'art nouveau: la riproduzione fu sentita come la maniera più spregevole di sottoscrivere il lato animale della creazione." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.627)

"Come il moderno diventa art nouveau?" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.629)

Benjamin è piuttosto impressionante su alcuni punti: uno è quello della sessualità, l'immagine sessuale del fiore, l'evoluzione del sesso sempre più un'esperienza meno corporea, sempre più mercificata, sesso come sport, sempre più corpi venduti e un'evoluzione del sesso in tutte le strade immaginabili con l'unico scopo di fare denaro, tutto questo si vede in quello che dice e nell'art nouveau troviamo di nuovo il sex appeal diffuso nella società; il secondo punto è questo suo paragone che fa tra i nervi delle persone e la telegrafia, qui si vede l'evoluzione verso l'uomo bionico, l'uomo robot, la tecnica applicata direttamente sul corpo umano, l'uomo crea la macchina, ma la macchina sempre di più lo possiede.

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sabato 6 giugno 2015

Passages, Q: Panorama (Walter Benjamin)

 


(Sorhei Nishino: Diorama di Parigi)

"Nessuno ha più voglia di entrare in un panorama con me?" (Max Brod)
Quello che vedete in alto è un diorama di Parigi, molto contemporaneo. All'epoca dell'800' i diorami non erano così, potremmo quasi dire che si sono molto evoluti. Questa sezione Benjamin la dedica ad una parte particolare dello sviluppo della tecnica: quella dei diorami, dei panorami e della fotografia. Louis Daguerre inventò in quel secolo la prima macchina fotografica: il daguerrotipo, una scatola di legno, con una lastra di rame dietro e frontalmente un obbiettivo fisso in ottone e vetro. Per esempio il ritratto fotografico di Edgar Allan Poe è un daguerrotipo o comunque una fotografia scattata con uno dei primi modelli di macchine fotografiche. La camera oscura è lo strumento base che si trova dietro la macchina fotografica, essa è una scatola aperta da un lato per far passare della luce e con un foro, il quale proietta l'immagine fuori della scatola capovolta sulla parete opposta della scatola (un principio simile a quello dell'occhio). Il diorama si basa su dei quadri visti con certi luci, o almeno questo era quello che faceva Daguerre. In seguito il diorama si è sempre più evoluto nella direzione di voler riprodurre una realtà tridimensionalmente, per esempio viene usato molto nel modellismo per cercare di riprodurre su scala delle realtà come ponti, edifici, ma anche scene di battaglie storiche, epiche e fantasy (Warhammer). Il panorama, invece, consisteva nella visione di immagini particolari, fotografie, anche colorate successivamente; esso è definito come un peep show diventato di moda, anche per i suoi usi pornografici ed erotici. Un famoso modello di Panorama è il Kaiserpanorama, citato da Benjamin; appoggiando gli occhi ad una macchina, una serie di persone vedevano delle immagini che stavano dall'altra parte, immagini stereoscopiche. Compresi questi strumenti tecnici, cosa vuol dire entrare in un panorama? non è forse come entrare in un sogno?. Già, paradossalmente è ancora più fantasioso, perché nei sogni ci entriamo ogni notte, nei panorami non si conosce nessuno che ci sia entrato. Ad ogni modo Benjamin dice:
" L'«attesa» potrebbe essere associata tanto alla rappresentazione dei Kaiserpanorama quanto alla noia. È molto significativo che nella glossa «Panorama», Brod si sia imbattuto in tutte le voci di questa ricerca: moda, noia, luce a gas ecc." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.593)
Un'immagine che è sempre la stessa, la schermata della nostra vita: la noia dell'esistenza, perché il mondo non cambia? ma come non cambia? non c'è forse la moda a farlo cambiare, non vanno di moda i Kaiserpanorama? ma è anche noia, luce a gas ("I diorami subentrano alla lanterna magica" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.593)), innovazione e tutto quanto sta nella rubrica di Benjamin. Diorami e Panorami sono gli antenati della fotografia e del cinema, stanno alla base dalla nascita del mondo della copie senza originali e di quel cammino dell'uomo che vuole frasi creatore di un mondo virtuale. Possiamo dire che molte delle fantasie dell'uomo la tecnologia si avvicina ad avverarle, quelle dei voyeurs avidi di nudi, di chi invece cerca di creare mondi, o semplicemente vorrebbe dare materia ai propri sogni. Dopotutto si parte dalla foto per riprodurre la realtà e immobilizzarla, con i video si cerca di aggiungere il movimento semplicemente basandosi sullo scorrimento delle fotografie, ma tutto rimane molto bidimensionale, dunque si deve dare più profondità alle cose e ora abbiamo il 3d, quello che ci si chiede è: potremmo riprodurre tutto un mondo, farlo così bene da lasciarci alle spalle questa realtà e viverci dentro? (entrare nel panorama, ecco il senso). Dall'altro Benjamin fa notare un tentativo di voler arrivare ad un'arte totale, per esempio quando dice: "Il panottico, una forma dell'opera d'arte totale. L'universalismo del XIX secolo ha nel panottico il suo monumento. Pan-ottico: non solo si vede tutto, ma lo si vede in tutte le maniere". (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.594)
Panottico ricorda Panopticon, il termine usato da Bentham per indicare questo edificio labirintico, del quale, a una creatura esterna non visibile, tutto è visibile. È l'immagine della sorveglianza completa. Qui in Benjamin arriva all'idea del prospettivismo, ovvero l'idea di poter cogliere la cosa in sé al di là dei punti di vista. Vedere in tutti i modi un oggetto vuol dire vederlo completamente, in un modo in cui l'occhio non può vederlo. Per esempio vedo gli oggetti da davanti, da dietro o di fianco, ma mai in tutte queste modalità assieme. Oltre la conquista dello spazio, ve ne è una anche del tempo, per esempio nei diorami. Il diorama nei giochi di luce può essere più o meno illuminato, in questo modo si può dare l'idea dell'osservazione di un dato oggetto in diversi momenti della giornata. Una stessa immagine compare dall'oscurità per poi tornarci. Questo è il destino della tecnica e non solo, o come dice Benjamin: "Nello stesso anno in cui Daguerre inventò la fotografia, si incendiò il suo diorama 1839." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.594)
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sabato 9 maggio 2015

Passages, P: Le strade di Parigi (Walter Benjamin)


Altrove Benjamin descrive un fazzoletto di carta su cui è stata stampata la cartina di Parigi. Visto che normalmente con i fazzoletti ci si soffia il naso viene da porsi delle domande su questo gesto simbolico fatto sulla piantina di Parigi. Il moccio fluisce su tutte le strade della carta e le impregna nel colorito giallognolo come con uno spruzzo. I nomi delle vie non sono le vie così come Magritte diceva che quella che ha disegnato non è una pipa. In qualche modo il nome della strada si sovrappone proprio come il moccio sul fazzoletto. Ci sono delle carte di Parigi, dice Benjamin, che sono talmente accurate che hanno segnati tutti i vari passages; anche i passages hanno dei nomi. A cosa servono questi nomi? certamente c'è la funzione pratica di poter distinguere una via dall'altra, senza dover ricorrere alla memoria di elementi presenti in essa (un museo, uno stadio o una scuola), quindi come in un modello matematico di segni; ma c'è di più: c'è la volontà di immortalità. Funziona come i monumenti ed è persino meno ingombrante; non c'è problema di immagine, è solo un nome: la nostra traccia immortale che lasciamo ai posteri. Il sentiero non è la strada, per il sentiero ci vogliono delle indicazioni, le strade non richiedono questo. Con il Flâneur non c'è meta, il labirinto di strade è assicurato. È bello percorrere strade e accorgersi di sequenze di nomi, i nomi più osceni (ad es. la rue des Mauvaises Paroles, ovvero le parolacce), delle combinazioni di questi, delle frasi che compongono, del libro della città. Per Benjamin è Parigi la vera cartina, una mappa 1:1, così che quella del fazzoletto non è più una metafora, è reale. Ci sono dei cambiamenti, per esempio la rivoluzione francese, questi cambiano ogni cosa; la rivoluzione si fa per le strade, con le barricate, ma la rivoluzione cambia le strade (per es. durante la rivoluzione sono stati cancellati le vie con nomi di santi). Le case cominciano ad essere numerate, per ora non hanno ancora un nome e non l'hanno ancora adesso. È come se un grande schema fosse gettato sulla città, è quadrettata ed è cartina. "Conosco Parigi come le mie tasche" diventa "Parigi è una carta che mi sta in tasca".

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giovedì 16 aprile 2015

Passages, O: prostituzione e gioco. (Walter Benjamin)



Il casino è un altro aspetto della nostra società. Esso non rappresenta semplicemente il luogo fisico, ma un'economia che sembra più affidata alla fortuna; un mondo folle che non conosce altre regole da quelle del gioco di azzardo. Giocare in borsa è la stessa cosa. Che senso ha che qualcuno vinca milioni in un gioco che sia al casino o alla borsa, mentre altri dall'altro capo del pianeta vivono in povertà? il capitalismo non conosce morale, è solo una questione di sex appeal. Deleuze e Guattari dicevano che la sessualità è ovunque, Benjamin direbbe: anche nei casino! sopratutto nei casino!. Ma cosa sono i casino se non i simboli del nostro capitalismo neoliberale e prima del capitalismo liberale? si tratta solo di affidare tutto alle leggi del mercato così come si affida la pallina alla roulette. È un gioco sessuale, ci sono come dei concatenamenti: palla-numero, numero-donna scelta, donna-prostituzione. Si vince, secondo Benjamin, alla roulette come si conquista una donna, anzi è che le due cose sono connesse: si fanno tanti soldi e con quelli si va a puttane. Con il denaro, diceva Simmel, si possono in questa società comprare anche gli affetti (come separare l'uomo ricco dalla bella ragazza, sembra quasi che ci sia una connessione causale tra le due: sono ricco, dunque ho una bella ragazza). È il destino o il caso, la sorte, un gioco sessuale che ci farebbe arrapare solo all'idea di pensarci. La mano maneggia due dadi come fossero dei genitali, mentre l'uomo guarda le donne e sa che se sarà fortunato una quelle sarà sua: è parte del premio. "Casanova lo sapeva bene: la sfrontatezza fatta sul tavolo la prima moneta, la vergogna paga cento volte la parte per coprirla." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.553) Ma c'è una vergogna o forse il problema è che non esiste vergogna? Nell'800' la prostituzione dilagava ovunque, era un grosso problema. Le prostitute erano nei passages, nelle vie del centro, nei casino. Successivamente la polizia pensava che le prostitute dovessero stare nelle case chiuse, case di tolleranza e lì le hanno rinchiuse, almeno per toglierle dalle strade (è solo un lavoro per dare una bella apparenza e nascondere fatti). Ma è così che si risolve il problema? c'è chi fa la prostituta per scelta, ma si tratta sempre di una rarità e sono persone che si fanno ben pagare; la maggior parte delle altre lo fa perché non trova un lavoro migliore e vive nella povertà; in quel caso la prostituzione è un inferno. Su questo argomento è degno di nota quello che dice Marx, per esempio quando afferma che gli operai considerano la prostituzione della propria moglie e della propria figlia come ora di straordinario e ci vuole tanta disperazione per dire una cosa del genere, ma come dice Marx non hanno tanto torto. Marx stesso cita una dichiarazione di Schultz nei Manoscritti che io voglio citare, perché rende molto l'idea della condizione delle prostitute e della prostituzione nell'800': "La durata media della vita di queste disgraziate creature della strada, dopo che sono entrate nella carriera del vizio, è all'incirca di sei o sette anni. In modo che per mantenere il numero di 60-70.000 prostitute, devono esserci, nei tre regni, per lo meno da 8 a 9 mila donne che si dedicano a questo infame mestiere ogni anno, o all'incirca ventiquattro nuove vittime ogni giorno, il che fa la media di una all'ora; e di conseguenza, se la medesima proporzione si verifica su tutta la superficie della terra, deve esserci costantemente un milione e mezzo di queste disgraziate." (Marx, Manoscritti, Einaudi, pp. 25)
In realtà ci sarebbe un dubbio su se considerare anche quella del giocatore una forma di prostituzione. Esso si vende alla fortuna e quando perde tutti i soldi cade in disgrazia proprio come quelle disgraziate.

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domenica 11 gennaio 2015

Passages, J: Baudelaire. (Walter Benjamin) pI

 




Spleen : Je suis comme le roi d'un pays pluvieux
Je suis comme le roi d'un pays pluvieux,
Riche, mais impuissant, jeune et pourtant très vieux,
Qui, de ses précepteurs méprisant les courbettes,
S'ennuie avec ses chiens comme avec d'autres bêtes.
Rien ne peut l'égayer, ni gibier, ni faucon,
Ni son peuple mourant en face du balcon.
Du bouffon favori la grotesque ballade
Ne distrait plus le front de ce cruel malade ;
Son lit fleurdelisé se transforme en tombeau,
Et les dames d'atour, pour qui tout prince est beau,
Ne savent plus trouver d'impudique toilette
Pour tirer un souris de ce jeune squelette.
 Le savant qui lui fait de l'or n'a jamais pu
 De son être extirper l'élément corrompu,
  Et dans ces bains de sang qui des Romains nous viennent,
   Et dont sur leurs vieux jours les puissants se souviennent,
   Il n'a su réchauffer ce cadavre hébété
  Où coule au lieu de sang l'eau verte du Léthé.


Baudelaire, vuole essere poeta senza essere Lamartine o Hugo, vuole essere semplicemente se stesso, vuole essere originale. Baudelaire è scelto come perfetto candidato da Benjamin perché è il  poeta che fa diventare Parigi oggetto della sua opera, come si legge in questa poesia, si considera lui stesso il re della città. Città di pioggia, grigia, tertra, le idustrie che vomitano verso il cielo, una città di ferro e di arte diabolica come l'art nouveau. Lo scopo, per Benjamin, era anche mostrare un'arte fotografica della città, la nascità del paesaggio urbano. Baudelaire conosceva Charles Méryon, un artista molto affine a lui, diciamo che il secondo è un incisore e così come il primo con la poesia raffigurava la città, il seconda la incideva su carta. Due artisti, molto affini anche per la follia, tranne che Baudelaire si stupisce di non essere mai diventato pazzo, l'altro invece ci è riuscito in pieno. La follia, in un certo modo è l'unico sistema per essere normali in un mondo nichilista come il nostro, chi non diventa pazzo è ancora più perduto. L'arte o è merce o non è utile in questa società, il capitalista adocchia l'artista come leva per fare soldi, l'unico modo per sfuggire a questo, forse è il vero senso della poesia e dell'arte, è quello di non servire nessuna utilità, ecco l'art pour l'art. L'arte così si emancipa dall'utilità, ma fa lo stesso dalla morale. Baudelaire può essere considerato su questa strada, ha violato ogni cardine sociale, ha espresso tutto il nichilismo che poteva nascere da questa società, lo ha reso un'opera d'arte. Lo spleen, il tedio della vita che diventa oggetto dell'opera, è il movimento di questo mondo, dove non ci sono più vette per l'uomo, non c'è più nulla da scoprire, il vuoto è una consolazione, la poesia un narcotico che invade il cervello; piacere nichilista che fa dello spleen un soggetto da poesia, andando sempre contro tendenza, sempre contro quella società di persone "normali", le quali vogliono fuggire la noia e lo fanno con il gioco, con l'hashish, la moda e le chiacchiere nei caffé. Baudelaire è un incompreso, è così che normalmente si diventa pazzi agli occhi degli altri, descrive se stesso come un Albatros goffo tra le persone, un uomo che cammina in mondo di nani satanici che ridono di lui, ridono senza capire. L'altra sua faccia è quella del grande sognatore, dell'ideale, del poeta che sa portare l'uomo con la sua grande immaginazione in luoghi ben lontani da una realtà crudele marteriale che ci parla solo di rassegnazione. L'immagine che ha meglio rappresentato Baudelaire è quella che cita Benjamin di Dante, così si dice infatti, che Baudelaire sia un Dante che deve compiere un quarto viaggio, al di là del terzo. Forse che Baudelaire è di nuovo sceso all'inferno? la questione di Satana si risolve in Baudelaire nel fatto che in realtà è Satana stesso il vero Dio, è quello che cercavamo, è il protettore degli oppressi. Baudelaire, si fa notare nell'opera di Benjamin, si veste come fosse un prete, un prete che ha il nuovo dio demonio, che scrive inni e preghiere al suo dio, le sue poesie, un misticismo nichilista. "Fiori del male" è il titolo della sua opera, ma Banjamin, fa notare che i fiori del male sono gli stessi dell'art nouveau. L'enigma di Baudelaire: che la brellezza stia anche nel male, che dal male possa nascere bellezza. Wagner e Poe sono ispirazione per lui. La cosa che mi ha colpito di più devo dire che è questa frase: 


"Vois ton oeuvre et bois ton oeuvre?" (Baudelaire)


Non è forse troppo simile al titolo di quell'album di Marilyn Manson: "eat me, drink me"?, è da qui che tutto è cominciato? la passione per il tetro, il cadavere, il demoniaco? musica, poesia, filosofia nichilista, il nostro mondo non ha più reagole, non ci sono limiti, tutto è concesso, ma non è forse questo che caratterizza di più la società dei consumi, la sfenatezza? il cavallo senza briglie?. Non era la merce il cadavere? la pubblicità il serpente tentatore? e la fabbrica il simbolo dell'oscurità di questo mondo tecnologico?.


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domenica 4 gennaio 2015

Passages, I: L'interieur, la traccia. (Walter Benjamin)




L'interieur è caduto, questo non è più interiore ma si confonde con l'interno e si annulla nell'esteriorità. Che cosa ha causato la fine dell'interiore? non era forse la società borghese che come diceva Marcuse, è la società della libertà interiore? che senso ha tutto questo, Lutero, Kant e Hegel? Siamo in una società ipocrita, la società borghese è fatta di apparenza, così devono apparire, ma quello che si fa di nascosto, quello lo si tiene per sé. Le chiacchiere poi circolano, magari toccano quell'argomento, si teme di essere scoperti. In realtà non c'è interiore per come lo si intendeva perché questo è esteriorizzato, noi ci identifichiamo con le merci, siamo talmente una cosa sola con le merci che se qualcosa si rompe, ci sentiamo morire noi stessi. Nella nostra di società possiamo prendercela per una macchina rigata, un cellulare che non funziona più, che ci fa sentire oramai dei Robinson sull'isola deserta senza più contatti con nessuno, anche in quel caso ci sentiamo morire. Marcuse sempre lui dice che oramai troviamo la nostra anima nelle merci, nella nuova macchina e in ciò che compriamo. Walter Benjamin considera l'interiore in età borghese come la casa e in particolare come l'arredamento di essa, dove se si conosce l'arredamento si può conoscere la persona. È un fatto che disporre gli oggetti in un certo modo ha un certo significato inconscio, provate a entrare nella casa di un amico, spostategli gli oggetti, non tanto per nascondegleli, ma solo metterli in un'altra posizione, a quel punto la persona istintivamente li rimetterà come erano prima, perché così è lui, come se il suo inconscio avesse percepito qualcosa di estraneo. Il punto però per Benjamin è collegare tutto questo con il sogno, perché cosa sono quelle case lussuose con tutto quell'arredamento, se non sogni? questo va collegato all'immagine che usa Benjamin del panno, un panno fuori grigio, grigio noia, dentro variopinto, noi ci avvolgiamo in questo panno quando dormiamo e questo è il regno dei nostri sogni, fuori solo noia. La casa è così, dentro piena di drappeggi e arabeschi, fuori da un aspetto molto più piatto e noioso. Satanico è il nulla che si nasconde sotto queste superfici multicolori, così come nichilista, perché il vero interiore non esiste più, l'anima è reificata. Le case nell'epoca dell'800' a Parigi subivano diverse trasformazioni artistiche, questo dipendeva dalla diffusione dell'art nouveau, scale a chicciola, molto diffuse, balconi con queste rappresentazioni di fiori e così è molta arte decorativa, la bella apparenza, come la merce, come i drappeggi nelle case, come la fodera dal lato variopinto, come in un sogno, come in un mondo superficiale. I Passages in questo mondo, sono come degli interiori collettivi, non di una persona, ma di tutti, dentro pieni di negozi di lusso, fuori gallerie grigie. Secondo Benjamin ha ragione Jung, c'è un inconscio collettivo e noi stessi ne vediamo le proiezioni esterne, i passaeges sono come una di queste, una particolare; lo storico, il marxista, alla fine si trovano a interpretare sogni collettivi. L'800' è una specie di sogno collettivo, la storia lo è, l'uomo deve svegliarsi e non è il progresso che conta, ma sempre l'attualizzazione, viviamo ancora e si viveva in un incubo dove la di là della parvenza non c'è nulla.

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