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domenica 16 agosto 2015

Lezione II: due filosofie moniste, Eraclito e Parmenide






In questa lezione vorrei parlare di due filosofie dell'Uno che stanno all'inizio della storia della filosofia, quella di Eraclito e quella di Parmenide. Di solito si dice che la differenza tra i due starebbe semplicemente nel fatto che il primo diceva che "tutto si muove", mentre il secondo diceva  "tutto sta fermo". Ovviamente è un po' troppo semplicistica questa differenza, ma lo è anche il modo in cui l'ho riassunta io. In realtà Eraclito anche se è il filosofo del divenire non dice che tutto si muove, perché c'è sempre qualcosa che rimane fermo e questo sarebbe il principio per cui tutto si muove. Parmenide, invece, non diceva che non c'è divenire, il divenire è contraddittorio ed è un'illusione, questo è il punto e per questo motivo, secondo lui, in realtà tutto è immobile. Già da questi due autori si possono distinguere due filosofie dell'Uno: quella dell'eterno immobile al di là del divenire apparente e quella dell'eterno in movimento in un quadro immobile. Platone, da questo punto di vista, corregge Parmenide con il suo parricidio, ma per il resto continua a rimanere sulla strada descritta da Parmenide e il suo problema più grosso era Eraclito. Palerò prima di Parmenide, ma spero di dedicare la maggior parte dello scritto ad Eraclito, del resto è su questo filosofo che bisogna dire molte cose, perché che sia un filosofo dell'Uno non è chiaro a tutti, del resto molti lo pensano come un dualista per via di quello che diceva sul conflitto degli opposti e sul polemos. In poche parole Parmenide diceva: l'essere è e il non essere non è, dato che il divenire presuppone delle mescolanze tra essere e non essere, sarebbe e non sarebbe nello stesso tempo, per questo motivo è contraddittorio e dunque è un'illusione. Se il divenire è illusione ed è mescolanza tra essere e non essere, allora l'essere non diviene ed è immobile, eterno. Il non essere semplicemente non è, per cui non ha senso parlarne e non ne esiste discorso, al contrario dell'essere si può dare discorso. Qui l'Uno, come del resto è detto anche nel Parmenide di Platone, è l'eterno immobile, l'eternità che non cambia e semplicemente è, in totale contrapposizione con il divenire. Nella nostra vita facciamo numerose esperienze di divenire, ma sono tutte false, sono tutte illusioni. Per esempio un filosofo contemporaneo come Severino, il quale si considera vicino alla posizione di Parmenide, afferma che ogni cosa è eterna; effettivamente l'essere se è immobile non può che essere eterno e di conseguenza ogni cosa in realtà deve esserlo se partecipa nell'essere. Si può pensare che sia follia dire che la propria auto è eterna, ma dal punto di vista filosofico si potrebbero fare delle argomentazioni in proposito, ad esempio dire che il tempo è un'illusione che si divide in tanti presenti e che in verità vi è un solo presente eterno; se le cose stanno così, la nostra macchina in qualche modo deve essere eterna, poco importa se domani smette di funzionare, perché chi afferma quella teoria che ho appena abbozzato, afferma l'esistenza di una contemporaneità nel grande presente di passato, futuro e presente. Eraclito, rispetto a questa posizione, non nega che ci siano delle contraddizioni nel divenire, non è una questione del fatto che ci debba essere una logica nella natura, la natura è fatta di conflitti tra opposti, ma è anche un divenire altro di questi opposti che è chiaramente contraddittorio, ma se guardate bene scoprirete che la logica non è di questo mondo. Il giorno si oppone alla notte, l'estate all'inverno, la vita alla morte, ma prima o poi, il giorno deve diventare notte, l'estate deve diventare inverno, i vivi moriranno; alla fine, però, non c'è giorno e non c'è notte, ma c'è la giornata, c'è l'anno con le sue stagioni e c'è l'esistenza che comprende anche la morte. La filosofia della natura e del mondo è fatta di tre momenti: il primo è quello della guerra, il secondo quello del divenire altro, il terzo è il momento dell'Uno degli opposti.

“Polemos di tutte le cose è padre, di tutto poi è re; e gli uni manifesta come dei; gli altri invece come uomini; gli uni fa esistere come schiavi, gli altri invece come liberi.” (Eraclito)

Questo passaggio è il primo, quello della guerra. Vi è una guerra perché c'è opposizione tra le cose, perché l'essere di una cosa si oppone al suo non essere e in particolare al suo opposto, per esempio vedendo da una prospettiva si comprende la notte come non essere del giorno e il giorno come non essere della notte, ogni elemento si afferma e afferma se stesso dalla sua prospettiva per, in una lunga lotta, negare l'altro.

“Se tutte le cose che sono diventassero fumo, le narici, le riconoscerebbero come distinte l’una dall’altra.”(Eraclito)

Di ogni essere non si può dire che sia una copia, ma si dice semplicemente che è distinto ed oscuro come il fumo; non si danno mai esseri che non siano degli originali in sé e la cui differenza ontologica non si possa persino distinguere e respirare con il naso.

"Morte è quanto vediamo da svegli; sogno, quanto vediamo dormendo." (Eraclito)

Piccoli processi di morte si annidano negli esseri, come processi di sogno sono quelli che si annidano nelle immagini oniriche, ogni cosa deve diventare il suo altro, ogni cosa è destinata a diventare il suo opposto, siamo giovani e diventeremo vecchi, siamo sazi e diventeremo affamati, siamo vivi e moriremo. Si potrebbe pensare anche un ritorno, come spesso faccio io. Ci sarebbe un ritorno ed è normale per molti greci pensarlo, ovvero se la vita diventa morte, la morte diventa vita (reincarnazione), se ci addormentiamo, prima o poi ci sveglieremo, ma prima o poi ci addormenteremo di nuovo, così passiamo dal sogno al mondo della veglia di continuo. Il divenire chiaramente è contraddittorio, ma questo non dovrebbe torcere un baffo a nessuno, tranne che al logico. Forse Parmenide era più mentale e logico, per questo, dal suo punto di vista il divenire, che è contraddittorio, è un'illusione, perché due opposti non possono darsi nello stesso momento. Il fatto è che, per esempio, se diciamo che qualcosa è vero, ma poi muta, non è più vero. In questo processo  vi deve essere un momento in cui la cosa non è già quasi più quello che era, ma non è ancora proprio quello che sarà o diverrà, in questo caso sarebbero vere cose opposte e contraddittorie. Mentre qualcuno come Eraclito direbbe semplicemente che la natura è così, Parmenide non si accontenta e deve dire che è solo illusione perché in realtà vi è un solo essere immobile ed eterno. Però la contrapposizione tra Eraclito e Parmenide è più sottile e questo potremmo vederlo nel caso della morte. Zenone di Elea, seguace di Parmenide, diceva che la morte era un illusione per il seguente motivo: o si muore da vivo o si muore da morto, se si muore da vivi si dovrebbe vivere e morire nello stesso tempo e questo è contraddittorio, oppure si muore da morti, nel qual caso si era già morti prima di morire e questo non ha senso. Eraclito parlando di divenire altro non fa altro che lasciar pensare che la morte debba poi tornare vita e se così stanno le cose, anche lui dice che si tratta di un'illusione, ma il problema sta nel fatto che lui non ritiene l'esistenza di qualcosa che sia al di là del divenire come un presente eterno o un essere immobile. Però in Eraclito esiste comunque un terzo momento nella sua filosofia, un momento dell'Uno.

" per chi ascolta non me bensì l'espressione, sapienza è riconoscere che tutte le cose sono una sola." (Eraclito)

“la strada all’in su e all’in giù è una sola e la medesima.”(Eraclito)

“ il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e si altera nel modo in cui fuoco- ogni volta che divampi mescolato a spezie riceve nomi secondo il piacere di ciascuno.” (Eraclito)

“Una sola è la sapienza: conoscere la ragione, in quanto governa tutte le cose attraverso le cose.” (Eraclito)

Ci sono vari sensi di questo Uno, il primo è quello secondo cui gli opposti diventano delle facce di un solo originario, come la vita e la morte fanno parte dell'esistenza, come il giorno e la notte fanno parte della giornata intera e a sua volta sonno e veglia sono parte della vita. A seconda di come la si vede la stessa strada può apparire come discesa o come salita; quando noi scendiamo nel profondo di noi stessi saliamo in alto spiritualmente; Jung diceva che la discesa nel lago precedeva la salita sulla montagna, essendo la prima la malattia e la seconda il grande cammino verso l'evoluzione. Questi sono tutti sensi possibili di: "la strada all'in sù e la strada all'in giù sono una sola e la medesima". C'è un altro senso di quell'Uno: il Logos, una sola ragione dietro a tutti gli eventi, perché l'essere si dice in un solo modo, è univoco, ma non è che l'essere sia uno, anzi sono molti, solo che una sola ragione è dietro a tutti gli eventi, un solo senso e una direzione di tutto. L'ultimo senso dell'Uno in Eraclito, quello secondo me più importante, è quello per cui se tutto diviene il principio per cui tutto diviene non diviene e in questo senso si può dire che se tutto si muove, il movimento non si muove. Il presupposto di tutto il divenire è che tutti questi mutamenti avvengano su uno sfondo dove ogni cosa è effettivamente immobile. Allora tutto è eterno, in qualche modo, perché non si da cosa nel divenire che non sia inscritta in questo contesto dell'immobile. Il cinema ad esempio costruisce il movimento dagli immobili. Per esempio se muovo un braccio, il braccio si muove come tutte le cose, ma c'è un principio, un Uno in origine che è sempre quell'Immobile che permette che tutto si possa muovere. In pratica la differenza tra queste due filosofie sta nel fatto che la filosofia di Parmenide è la filosofia dell'Uno tascendente, mentre quella di Eraclito è quella dlel'Uno immanente.

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