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sabato 25 gennaio 2014

Thomas Hobbes spiegazione



Thomas Hobbes è un famoso filosofo inglese, nato a Malmesbury nel 1588. Ha studiato ad Oxford prendendo un diploma di " bacceliere delle arti", nel frattempo conoscerà anche vari personaggi di spicco della cultura a lui contemporanea, anche e soprattutto facendo diversi viaggi in Francia incontrando Gassendi e scrivendo le sue famose obbiezioni a Cartesio, andrà in Germania e infine in Italia dove conoscerà il famoso Galileo, personaggio da lui molto stimato. Quando scoppierà la rivoluzione civile scapperà volontariamente in Francia, perché teme di essere perseguitato per il fatto di sostenere tesi a favore della monarchia, cosa che sarà evidente nelle sue due opere più famose che sono: De Cive 1642, Leviatano 1651. Nel 1651 tonerà in patria una volta che si sono calmate le acque e sarà trattato benignamente dal re Carlo II, in particolare perché non ha mai sostenuto la rivoluzione, ma è sempre stato per la monarchia. Morirà nel 1679. Secondo Hobbes la filosofia è una scienza che studia in primo luogo corpi, possono essere essi naturali, ma possono anche essere, come nel caso dello Stato, artificiali. Il punto è che in questo studio scientifico secondo Hobbes rientrano anche cose come la morale e la politica, perché esistono effettivamente dei principi  per il giusto e lo sbagliato. Quello di cui invece non si occupa la filosofia è per esempio la conoscenza di Dio, cosa che risulta del tutto impossibile dato che di Dio abbiamo al massimo una idea assai confusa, Dio è oggetto se mai della fede e non si sa nemmeno se Dio sia davvero immateriale e incorporeo dal punto di vista conoscitivo. La filosofia inoltre non si occupa dello studio di essenze particolari delle cose, tanto meno delle sostanze, ma studia solo corpi e i loro movimenti, rifacendosi ad un metodo deduttivo e a leggi matematiche. Dal punto di vista della conoscenza teoretica Hobbes è convinto che noi non possiamo quindi conoscere le essenze delle cose, ne consegue che non possiamo conoscere la realtà come è un in sé se mai solo come la realtà si da a noi, possiamo conoscere solo appunto questi corpi e i movimenti. Praticamente le cose stanno così, ci sono dei dati che arrivano ai sensi, i sensi hanno dei nervi con i quali sono trasmessi i  dati, questi nervi poi portano tutto al cervello, la dove nel cervello troviamo una forza contraria, che produce quello che si chiama con il nome di fantasma. Non si tratta di visioni spiritiche ma proprio di quello che vediamo tutti i giorni, ovvero fantasmi, dunque diciamo certe rappresentazioni del reale, però dal punto di vista di Hobbes, non si sa se stiamo sognando o meno questo non lo si può provare in alcun modo e non c'è prova che quello che vediamo corrisponda davvero a come cose sono la fuori. È interessante questo problema che pone Hobbes per il motivo che preannuncia filosofie successive che interrogheranno sulla differenza tra il per sè e l'in sè, poi c'è un evidente critica al dualismo cartesiano. In particolare nella 2 meditazione delle Meditazioni metafisiche, Cartesio aveva affermato che esisteva una realtà non estesa, il Cogito, la cui esistenza è dimostrata dal fatto che se io penso devo esiste almeno come pensante e posso pensare quello che voglio, ma non posso pensare di non pensare, anche quello sarebbe un pensiero. Hobbes invece dice   che dire poiché penso dunque sono, sarebbe come dire: " poiché passeggio sono una passeggiata", il che è assurdo, invece le cose potrebbero essere in modo del tutto diverso, potrebbe non esserci una differenza reale tra due sostanze come Cogito e la realtà estesa quella esterna, ma una modale, nel senso come il pensiero è solo modo del corpo, il cervello ha la funzionalità del pensare, così come accade al passeggiatore con il suo passeggiare. Qui vanno specificate altre cose di interesse particolare, per esempio cose come spazio e tempo per Hobbes sono solo mere immagini, il primo è come per Cartesio semplicemente estensione, è priva di materia ma è immagine con cui pensare corpi esterni, invece il tempo può essere detto immagine riferita al movimento dei corpi. La conoscenza per Hobbes parte dall'esperienza dato che le idee sono infatti costruite a partire da essa, non ci sono idee chiare che non siano di cose che abbiamo visto o almeno percepito, questo spiega quello che si diceva prima su Dio. Invece però c'è un tipo di conoscenza particolare che si trova solo in Hobbes, si tratta di una speciale matematica dei termini. Dunque premettiamo per Hobbes alle idee viene sempre assegnato un termine, il quale è puramente convenzionale e dipende da un accordo, quindi il linguaggio è fatto da questi segni che sono i termini ovvero le parole che usiamo noi per comprenderci l'un l'altro. La matematica dei termini somma termini dello steso tipo, per esempio ci sono nomi di corpi, proprietà, nomi ecc...,  si possono sommare idee semplici o sottrarre idee complesse, per esempio se io faccio Animale + Razionale, ottengono l'uomo, poi posso fare Uomo - Razionale = Animale. Veniamo ora alle questioni che concernono la politica e la morale, Hobbes per prima cosa non pensa assolutamente che l'uomo sia capace di altruismo, tanto meno che l'uomo sia davvero un animale sociale, ma al contrario l'uomo è egoista per natura e persino quando si fa generoso e mostra amore per il prossimo in realtà nasconde scopi egoistici dentro sé. Infatti l'uomo agire sempre seguendo quello che è un istinto vitalistico e di sopravvivenza, qualcosa può ostacolare la sua sopravvivenza e la sua vita allora l'uomo sarà ostile, proverò dolore e avrà una reazione corrispondente, mentre invece può capitare che qualcosa accresca la vita, il suo essere e migliori la sua condizione, proverà dunque piacere. Insomma alla fine quello che conta è il proprio guadagno, si può anche del bene ma solo per un ritorno personale, un amico può essere un ottimo alleato con un nemico e così via, insomma non ci sono valori morali assoluti, in ogni caso dato che bene e male sono per lo più determinati da piacere e dispiacere. L'uomo comunque non è tanto meno libero, anche perché nelle sue azioni volontarie che lo voglia o meno intervengono una serie di pulsioni ed emozioni che sono in parte sono di sua conoscenza. Nello stato di natura, ovvero una condizione originaria prima della società, quello che accade è una guerra di tutti contro tutti, perché qui si lotta per la sopravvivenza, che è basata su due cose: un desiderio di possedere ciò che offre la natura, anche perché secondo Hobbes nello stato di natura c'è un diritto di tutti su tutto; in secondo luogo pensa alla propria sopravvivenza e quindi cerca tutti i mezzi che può per sopravvivere. Dunque tutti sono in pericolo, perché anche gli uomini più forti possono essere sconfitti con il numero o con l'ingegno. Questa condizione infelice non è sostenibile, l'uomo razionalmente comprende che se vuole continuare a vivere, soprattutto in uno stato più sereno, deve rinunciare al suo diritto su ogni cosa, quindi fare un patto in cui rinuncia a questa sua libertà in favore di un terzo, il quale deve garantirgli pace, protezione, la possibilità di vivere una vita serena non più in pericolo.  Attraverso un patto si costituisce uno Stato civile. Chi comanda alla fine è una sovrano assoluto, è un monarca che ha tutti i poteri compreso quello religioso, il suo potere non ha limite, oltretutto non è nemmeno vincolato dalla morale, anche perché per Hobbes come nel caso di Macchiavelli, politica e morale sono due cose diverse, però il sovrano deve garantire la sicurezza e protezione nonché ordine. Il punto è questo, fino a che le cose vanno bene e i patti sono rispettati, allora le cose stanno così, ma se il sovrano viola i patti allora si torna da capo, si torna allo stato di natura, perché potenzialmente chiunque può trasgredire il patto, per primo l'ha fatto il sovrano. Come ultima cosa aggiungo che gli Stati sono come degli individui su un piano superiore e si crea un nuovo problema per quel che riguarda l'accordo tra essi, dato che tra tali super-individui si instaura di nuovo un altro stato di tutti contro  tutti che spiega poi le guerre.