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lunedì 21 settembre 2015

Passages W: Fourier, pII (Walter Benjamin)





Il Falansterio era l'unità di base della società fourierista, si tratta di un edificio di almeno tre piani dove alloggiavano circa 1620 lavoratori con le loro famiglie. Le attività della giornata sono scandite in modo rigido, non si tratta però di un'imposizione che in qualche modo vada contro gli interessi dei singoli, piuttosto si basa su questi, si accorda con le passioni di chi ci vive. Queste unità di base della società dovevano essere autosufficienti, in questo modo sembra che Fourier superi il modello capitalista cercando di tornare ad una economia chiusa non tanto dell'oikos o della famiglia, piuttosto di una piccola collettività. Il guadagno del singolo dipendeva dai fattori del capitale, del lavoro e del talento e se c'erano delle decisioni da prendere per la comunità, questo dipendeva dall'Accademia, dove si raggruppavano le persone più sagge. Saggi? Fourier chiaramente è un'utopista, se i suoi disegni vi sembrano a dir poco fantasiosi è anche per via di questo, dietro si nasconde un'antropologia delle passioni dell'uomo, un'ideale utopico socialista, un pizzico di misticismo. Ad esempio Victor Prosper Considerant è stato un economista francese discepolo di Fourier, esso considerava la costruzione delle ferrovie come qualcosa di negativo in quanto sono contro il progresso; inoltre affermava che era meglio lavorare sul mezzo (treno) che sulla strada ferrata. Wroński, economista, matematico e filosofo, avrebbe voluto sostituire la ruota con qualcos'altro (cosa?). Sembra una sfilata di visionari dell'epoca (i saggi?), per questo è singolare che nei frammenti di Benjamin faccia capolino Don Chisciotte come lottatore contro la tecnologia. Se non sbaglio i treni per Chisciotte erano dei draghi, questo riferimento epico fa pensare (Considerant e  Wroński, i Don Chisciotte delle ferrovie?).





"La procédé de Chemins en fer...mettrait l'Humanité dans la necessité de combattre sur tuot la Terre l'oeuvre de la Nature (...)" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.707)

"Engels a proposito di Fourier: - "La critica della civiltà di Fourier emerge in tutta la sua genialità solo attraverso Morgan", dichiarò Kautsky mentre lavorava all'Origine della famiglia. In quest'ultimo libro poi scrisse: "Sono gli interessi più bassi... quelli che consacrano il nuovo dominio civilizzato, il dominio di classe, sono i mezzi più infami... quelli che... fanno cadere l'antica società gentilizia senza classi."-" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.708)

Da un lato si può parlare di una lotta dell'uomo contro la natura, dall'altro qualcuno lotta contro la tecnica che sembra rivoltarglisi contro. È l'epoca dell'innovazione, anche Considerant e  Wroński cercano di pensare la ferrovia o il treno in modo diverso (innovazione?), l'uomo con la tecnica cerca di sottomettere la natura e ne nascono fantasie di ogni tipo, come questa:

"Nel 1828 i poli dovranno essere liberi dal ghiaccio." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.710)

Con i problemi climatici che abbiamo adesso immaginatevi se Fourier dicesse la stessa frase oggi, non lo prederebbero forse per pazzo? certamente è un profeta che ha sbagliato data, forse se metteva due secoli in più poteva arrivarci a quando sarebbe accaduto realmente (previsioni spaventose?). Nella loro grande immaginazione questi personaggi del passato mancavano poco per azzeccarci, questo fenomeno è interessate, vuol dire che su quello che i mentori del nostro tempo dicono, sorteggiando almeno un 10% deve essere vero; forse non completamente, ma almeno in parte.

"Il falansterio è organizzato come un paese della cuccagna. Vengono remunerati anche i divertimenti (caccia, pesca, fare musica, fioricoltura, fare teatro)" (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.716)

"Fourier non conosce il concetto di sfruttamento." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.716)

"Fourier ama rivestire di considerazioni fantastiche le affermazioni più ragionevoli. Il suo discorso assomiglia a un linguaggio dei fiori più elevato." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.717)

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