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sabato 11 ottobre 2014

Passages, A: Passages, magasins de nouveauté, calicots ( Walter Benjamin )









 "Dieu soit loué et mes boutiques aussi." (Luigi Filippo)




Intendo organizzare questi miei discorsi sulla famosa opera di Walter Benjamin come parte di un grande discorso sulla storia, traendo da modello questo fantastico libro che spiega la storia e un secolo intero semplicemente descrivendo una città, sondandola, nella sua produzione industriale (grandi esposizioni), quella artistica (Baudelaire), nella sua architettura e struttura (Passages e haussmanizzazione). Favoloso libro che potrebbe essere lo spunto per molte opere di storia a partire da città e chissà quante potrebbero uscirne di questo tipo. Non si tratta ovviamente solo di questo, il mio modo di analizzare l'opera sarà qualcosa di particolare, a modo mio, perché un po' vorrei andare oltre il testo e il testo stesso voglio analizzarlo secondo delle tavole rotonde di concetti. Si possono individuare a mio avviso dei concetti collegati, questi si interconnettono formando dei cerchi e questi cerchi sono diversi, nonché è possibile che un elemento di questo figuri in più cerchi. In un certo senso questo tipo di esposizione è schematica, quindi ciò vuol dire che sarà più facile comprendere le cose, ma questo è un effetto involontario, quello invece voluto è di cogliere i concetti chiave cercando dei circuiti. Lo stesso Benjamin, alla fine di certi frammenti inserisce delle specie di titoli, per esempio: Case da Sogno, Bambole, Moda ecc..., questi al di là delle sezioni del libro, sono dei fili conduttori che uniscono frammenti lontani tra di loro, ma non sono questi i concetti che uso o se ne capiterà uno di essi sarà solo un caso. Detto ciò propongo la seguente tavola: Passages - merci - sex appeal.


Questi tre concetti sono connessi tra di loro, partendo dal primo si arriva all'ultimo tornando al primo, come in un cerchio. Cosa sono i passages? ma per esempio quello che vedete nella foto. Ovviamente questa non è una definizione, quindi diciamo di più che sono corridoi lunghi che passano in mezzo alla città, in questo caso di Parigi, sono coperti da un tetto in vetro sorretto da costruzioni generalmente in ferro, ai lati si possono notare tanti, tantissimi negozi, molti di questi di lusso. È un fenomeno che nel XIX secolo si sta diffondendo parecchio a Parigi, cosa significa? in un certo senso possono essere visti come emblemi della società borghese, del capitalismo, di una prima società dei consumi. È bello vedere che è tutto qua, nel senso basta scrivere la storia di una città nei suoi sviluppi e nello stesso tempo si scrive anche un bel pezzo di storia capitalista. È interessante come questi passages per come sono stati progettati hanno proprio una funzionalità economica precisa, garantire il maggiore profitto, più clienti e più vendite. Qui per esempio possiamo cominciare ad introdurre un altro concetto che è quello di "pioggia", che noi tutti sappiamo cos'è, ma in Benjamin assume un significato particolare e si collega ad altre tavole di concetti, in questo caso la pioggia diventa un motivo di consumo. La pioggia ci costringe, se non abbiamo l'ombrello, a trovare un riparo e quale migliore riparo di un passages? così intanto si entra, si guardano i negozi e può scappare l'affare. Un altro elemento interessante per quel che riguarda i passages è la camminata, perché evidentemente in questi passages non si poteva che andare a piedi, fatti apposta per non farci passare un carro; l'andare a piedi però è qualcosa di diverso dal nostro camminare solito, quel passo accelerato con cui, fissi sul nostro futuro, ci dirigiamo verso la scuola per la lezione, il posto di lavoro o semplicemente torniamo a casa, è invece una camminata in questo mondo/favola pieno di merci, una camminata rallentata dal sex-appeal delle merci. Questo mondo delle belle immagini Benjamin non ce lo dice, ma certamente lo si può paragonare al mondo/favola di Nietzsche. Un mondo di abbondanza, di attrattive merci e qui si affaccia più vicino al tema un altro concetto come può essere quello del feticismo di Marx, da qui si passa al sex-appeal, all'attrattiva della merce che noi già immaginiamo nostra al primo sguardo, la coccoliamo con il pensiero, senza accorgercene siamo già nel negozio, il negoziante non ce lo deve nemmeno chiedere, come nel matrimonio diciamo: si, lo voglio e lui ci fa: 110 euro, prego. Sembra quasi un incanto, solo arrivati a casa ci rendiamo conto di quanto abbiamo davvero speso. Tante belle insegne, belle immagini di vetrine, una giornata potrebbe passare solo là dentro, come un'eternità; le vetrine rallentano le nostre camminate, perché per vedere dobbiamo fermarci. Qui possiamo mettere un'altra tavola: pubblicità - merce - sogno.
Come vedete un termine era già presente nella prima tavola, ora ne ho inseriti dei nuovi di cui, il primo può essere qui solo un accenno, il secondo anche, in un certo senso. La pubblicità è sempre di qualcosa, in questo caso di merce, essa è appunto quella cosa che non mira tanto all'oggetto, ma alla sensazione che questo oggetto ci deve dare e qui vediamo anche solo le descrizioni dei nomi dei negozi nei passages, da parte di Benjamin e osserviamo come tutto è sempre fatto per ricreare in noi una certa sensazione, il sex-appeal. Questa realtà è magica, per questo è come un sogno e prima già si parlava di favola, più che altro tutto questo va riferito a quella specie di vana promessa di felicità che ci da la merce e noi che viviamo di essa, come dire incantati. Il negoziante dal suo largo sorriso che sogna già con gli occhi i soldi che entreranno nelle sue tasche e il cliente che si immagina come in un sogno la merce già in casa sua, lui che l'accarezza e se la tiene stretta a sé. Tutto questo era qualcosa di nuovo per Parigi, la boutiques stava sparendo come piccolo negozio e avanzavano i grandi magazzini, grandi negozi di lusso specializzati per ogni cosa, anche le più stravaganti, con grosse vetrine e invitanti prodotti simbolo di una società consumista e capitalista. Ora tutto questo ci sembra normale quasi, forse, ma a quel tempo era diverso, era una trasformazione in atto e questo e altro è oggetto dell'opera famosa di Benjamin. 
 
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