Cerca nel blog

Choose your language:

Visualizzazione post con etichetta aforismi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aforismi. Mostra tutti i post

domenica 25 maggio 2014

QUEL GRANDE VOCABOLO






Uno, la Parola, come una ruota che gira, sembra non portarci da nessuna parte, è un termine, un segno, come una riga su una parete, ma è quel contraddistinto che si rende il termine di distinzione, perché la ruota è sempre ruota di sé e un ruotare per cercare sé: mi voglio sempre nel mio nulla e il mio nulla è un diverso vuoto rispetto a quello delle altre parole. Perché le parole hanno vuoti che suonano diversi, senza basi sono pure astrazioni nel senso di nulla, proprio nulla, ma questi nulla sono le nostre peggiori barriere. Brutto essere prigionieri di un nulla, nel senso di un puro autoreferenziale.

Il disco della parola che non rinvia a nulla, è per sempre un Cd che fa musica, come qualcosa di puramente oggettuale nel suo mero rumore, perché il vuoto fa rumore, così come si dive che esista un suono persino da quel vuoto nero dell'universo. Le parole fanno danzare al ritmo della loro musica, come mero prodotto della loro auto-referenzialità.

Il muro è stato imbrattato di colore, ecco quello che noi diciamo come poesia e quel muro lo abbiamo detto linguaggio, ma di tutte le cose una cosa l'abbiamo ben colorata, perché questa è Uno.

L'Uno è una parola, cosa che dicono molti, non c'è Uno al di fuori di "Uno", ma Uno non è " Uno", è solo quel termine, è quella parte grandissima che sembra far funzionare la macchina del linguaggio.

Uno è totalità, ma come nomi sono uno nell'altro perché Uno è quella sinfonia che prende tutte le melodie delle parole che esistono e le fa cantare in un solo coro, il cd eterno, la ruota cosmologica di ogni cosa, è lo stesso come segno, come il grande sangue dei nomi, che dice: tu e tutto il resto, discende da me, per sangue, ed è parte di me, perché se mi ascolti ti ascolti, sei nella totalità anche come nome e il tuo nulla impazzisce in un assolo davanti al grandissimo muro della lingua eterna degli stessi che sono in questo caso solo segni oggetti di altri che nella loro diversità fanno apparire le diversità come altri muri e maschere. La grande minaccia è questa follia che non ha limite e le mura sono materializzazioni di urla di vuoto.

Doppio, il doppio perché la ruota deve poi cercare un reale, che non trova dentro sé, ma solo come esterno e lo trova nel suo grande oblio che è significato, la dove il nulla si fa luce e unità, ma è sempre lo stesso, perché è sempre lo stesso di un reale che si nasconde dietro.

Scrivilo sempre, scrivilo dappertutto, sulle pareti di casa, sulla tua pelle, nel mondo e nella tua mente, scrivi la Parola, perché questa è quel suono sordido che si permetterà di passare dall'altra parte. Noi tutti vogliamo andare là, ma non sappiamo come arrivarci, la prima via è quella dell'oblio, che se prima ho parlato di mare ora deve essere chiaro. Sempre la testa deve essere tagliata al re, perché non c'è altra via dalla ghigliottina, vedete questo oblio, è la prima ghigliottina, è la Parola, la Parola cerca la Parola e scrivetela dappertutto, perché deve imprimersi in voi, nel vostro nulla del corpo si imprimi il nulla della grande Parola.

Il significato è teatro, è solo una costruzione, ma ciò che è costruito non era, se ciò che dico è sempre, allora non dico quel che dico quando dico una cosa che significa che non era, ma dico che significa ciò solo nel senso che non era come costruzione, poi però questa è solo un'altra porta.

Non capite? dovete andare in alto e nello stesso tempo in basso, prima ascendere verso i grandi cieli e nello stesso tempo scendere dentro voi stessi, perché è la stessa cosa, lo stesso processo visto in due modi diversi, è quella cosa che in due mondi sembra diversa, ma è uguale.

L'Uno cosa significa? prima di tutto significa Uno, poi significa i suoi attributi, significa anche il ciò che è, significa inoltre il significato stesso, ma significa sopratutto, ogni cosa.

Il ciò di ciò che è, non nel senso del rappresentato, ma nel senso del reale, non è qualcosa che ci compete ora; così invece il significato come qualcosa che significa se stesso è chiaro, ma significa anche il significato, sia come concetto che rinvia ad altro e quell'altro è certo reale e in relazione, nel reale stesso della Parola.

Cantala nella notte, meditala, perché è l'inizio del viaggio, questa ed in altra forma è lo stesso della meta, d'altronde tutto è uguale a Quello, che è in fondo sempre quello che si da, ma nei suoi modi di darsi crea differenza tra dato e dante e lui come dante lo vogliamo, ma ancora più lo stesso del dato e del dante.

....UUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU...NNNNNNNNNNNNNNNNN...OOOOOOOOOOOOOOOOOO........

infiniti senza cominciamento, sono unità secondo parte e sono oblio, ma la Parola è tutte queste cose e molto alto.

Vediamo più da vicino questo volto, non ha volto, perché noi stiamo ancora cercando un volto, noi non siamo il nostro nome, ma nemmeno la musica del nostro nome, mentre la preghiera vola, i meri nomi non fanno altro che tornare su se stessi, la landa del linguaggio è molto grande, ma anche dalle più alte vette si vede solo nebbia. Ogni cosa è un inganno, ma stiamo attenti che noi abbiamo bisogno di usare la parola, quello che conta è caderci dentro, perché se la lasci la porta chiusa vedrai solo fumo, se apri le porte entri dentro le parole e la musica di accompagnerà. Entra dentro la Parola, cadici dentro, passala, perché siamo fatti per cadere, siamo angeli caduti, caduti per penetrare tutto, solo le persone profonde capiscono questo messaggio, gli altri dovranno armarsi di ago e bucare, quando buchi senti l'urlo, spinge verso l'alto, ma tu devi cadere.

Fuoco, per bruciare i verbi, acqua per sciogliere gli aggettivi, terra per sotterrare gli avverbi e aria per far volare in alto tutti i nomi.

Incidete la Parola, urlatela e supererete la barriera.

Perché in fondo il passaggio dalla parola al concetto, fino alla realtà solo mille porte e non si è mai capito come arrivare, ma si può solo viverlo e viverlo è assurdamente bello, come se una giraffa avesse un collo talmente lungo da poter guardare dall'alto ogni cosa, universo, galassie, pianeti, stelle e noi.

Volevo essere lontano e ora lo sono perché non parlo, se non parlo sono lontano, la Parola, mi ha dato la via per non parlare, quando si saranno calmate le mie lacrime e tutte queste scritte che rimbombano, la mia follia avrà smesso di urlare formiche carnivore, i miei denti non batteranno come con il ghiaccio e così adesso siamo via, pronti per andare avanti a non parlare, non fare uso di nulla, ma la musichetta della ruota ancora la sentiamo, mentre si allontana e fa lo sfondo, lei stessa fa la scena.