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sabato 22 febbraio 2014

Dell'Amico (Spiegazione/Zarathustra)




« Einer ist immer zu viel um mich'' - also denkt der Einsiedler. " Immer Einmal Eins - das giebt auf die Dauer Zwei!''» (Nietzsche)

«"Uno è sempre troppo attorno a me", così pensa il solitario. "Sempre uno per uno finisce per fare due!"» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.57)

Quando siamo soli, osserva Zarathustra, siamo presi in un dialogo con noi stessi. Questo dialogo avviene tra l'io e il me. Noi precipitiamo nell'abisso di noi stessi. Una volta isolati siamo soli di fronte a noi stessi e non possiamo che guardarci dentro. Per fortuna che ci sono gli amici! Un terzo è sempre di aiuto per fuggire dal dialogo con noi stessi. Altrimenti saremmo costretti a sprofondare in quell'abisso da dove non vi è uscita. E invece esiste l'amico che ci porta via, ci trascina verso il mondo esterno, allontanandoci dall'interiorità.



Jung fa un'analisi delle amicizie di Nietzsche e conferma il fatto che Nietzsche ha avuto grosse difficoltà in questo tipo di relazioni. Certamente Nietzsche aveva degli amici, ma non gli era facile avere buone relazioni con loro, per via del suo carattere. Tra gli amici più famosi Jung cita Peter Gast, Franz Camille Overbeck, Wilhelm Pinder e Gustave Krug. Con molti di questi amici si scriveva lettere. Overbeck, ad esempio, fu destinatario di alcune delle lettere di follia di Nietzsche. Jung racconta anche alcune storie e aneddoti su Nietzsche: in una storia Nietzsche stava facendo lezione a Basilea e, immaginando di avere un amico di fronte a sé, chiede ad uno studente di andare con lui in Italia; inoltre, si racconta che, solo nell'Engandina, Nietzsche avesse avuto l'esperienza di sentirsi sdoppiato: da una parte lui (io) e dall'altra Zarathustra (me). Jung spiega che quest'ultimo sdoppiamento è un'esperienza tipica dell'eremita, il quale vive nella più assoluta solitudine e sperimenta l'amico sempre come un terzo.


Nella parte successiva Zarathustra invita a cercare nell'amico il migliore nemico. Non bisogna avvicinarsi troppo all'amico per passare dalla sua parte, bisogna amare dell'amico proprio il nemico che troviamo in lui.

In questo passaggio tornano molte tematiche sulla guerra e il nemico che già si potevano osservare nel capitolo: Della guerra e dei guerrieri. Confrontiamo due passaggi dai due capitoli:

«Io voglio che siate di quelli il cui occhio cerca sempre un nemico - il vostro nemico. E in certi di voi vi è un odio al primo sguardo. Il vostro nemico dovete cercare, e fare la vostra guerra, per i vostri pensieri! E se il vostro pensiero soccombe, la vostra onestà deve giubilarne!» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.45)

«Se si vuole avere un amico, bisogna anche voler far guerra per lui: e per far guerra, bisogna poter essere nemico. Nel proprio amico si deve onorare anche il nemico. Sei capace di avvicinarti massimamente al tuo amico, senza passare dalla sua parte?» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.57)

Zarathustra ci dice qui che il migliore nemico che abbiamo è il nostro amico. Nell'altro capitolo sosteneva che noi dobbiamo tutti cercare il nostro nemico. Dunque il nemico è altrettanto personale quanto l'amico, anzi i due possono coincidere. La guerra è uno stato di relazione, ma è una relazione anche con l'amico. La guerra è modo di vivere.

Come nota Lampert, l'amicizia in Zarathustra non segue il modello contemplativo/epicureo, ma piuttosto il modello agonistico del guerriero.


In seguito leggiamo diversi passaggi in cui Zarathustra parla di differenti relazioni ed episodi che possono capitarci nel relazionarci con l'amico: il sonno, il cercare di comprendere la volontà sua, ecc. Noi vorremmo essere nudi, non avere segreti, ma faremmo meglio a nasconderci. Zarathustra ci dice che nel volto dell'amico vediamo il nostro volto. Dobbiamo indovinare il suo desiderio, se vuole compassione o preferisca altro.

Per rispetto del nostro amico non dovremmo cercare di capire cosa sogna o intrufolarci nei suoi sogni.

«Nell'indovinare e tacere l'amico dev'essere maestro: bisogna che tu non voglia vedere tutto. Il tuo sogno deve rivelarti ciò che fa il tuo amico nella veglia.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.58)

Uno schiavo e un tiranno non possono avere amici. Lo schiavo non è libero, mentre il tiranno tratta gli altri come sottomessi. La donna viene assimilata da Zarathustra a queste due figure, lei è capace solo di amore, perciò non è capace di amicizia.

Secondo Lampert qui Nietzsche riprende Bacone. Bacone sosteneva che di amicizia in questo mondo ne esiste poca e laddove esiste, essa concerne sempre una relazione tra un superiore e un inferiore (tiranno/servo).

Ma in fondo, sostiene Zarathustra, chi è capace di amicizia? Le persone sono troppo povere o troppo avare per saper donare agli altri. Per questo non riescono ad avere amici. Bisogna dare all'amico quanto al nemico, sostiene Zarathustra.

Notate come finisce il testo:

«Es giebt Kameradschaft: möge es Freundschaft geben!» (Nietzsche)

«Esiste il cameratismo: possa esistere l'amicizia!» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.59)

Qui l'amicizia viene connessa al tema del cameratismo, dunque alla guerra e ai guerrieri. Il collegamento conferma il legame tra i due capitoli del libro.