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domenica 20 aprile 2014

Dell'amore del prossimo (Spiegazione/Zarathustra)





Zarathustra esordisce nel capitolo asserendo che siamo troppo propensi ad amare il prossimo e molto meno noi stessi. Lo aveva detto anche Jung: è molto più facile amare un altro che amare se stessi. Infatti per amare se stessi bisognerebbe accettarsi per quel che si è. Noi vorremmo invece essere altro da ciò che siamo. Ecco perché è difficile e insieme importante diventare se stessi, come direbbe Nietzsche.




È evidente che la critica all'amore del prossimo è una critica al cristianesimo, il quale ha fatto dell'amore del prossimo uno dei suoi valori, secondo gli insegnamenti di Cristo. Il vangelo, infatti, ci dice: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Il problema, sottolinea Jung, è che i cristiani si sono fermati all'amare il prossimo, usando questa come una scusa per fuggire se stessi. È vero che per l'uomo sembra più facile amare se stesso, fare l'egoista, piuttosto che amare gli altri. Tuttavia, quando ama se stesso, non ama il suo divenire, il suo destino. Egli ama solo ciò che vorrebbe essere e ciò che vorrebbe avere. Molto più complesso sarebbe amare quel che si è e quel che si ha. Dunque i cristiani, stando a Nietzsche, seguono Cristo solo per la prima parte della sua affermazione. Del resto, come hanno pensato molti psicoanalisiti freudiani, tra cui Lacan e Freud stesso, "ama il tuo prossimo come te stesso" è narcisismo. Perché mai trovare la misura dell'amore per il prossimo nell'amore di sé? Ma non è questo il punto. Se anche dicessimo "Io ti amo", così come direbbe chi ama il prossimo al prossimo, chi è che ama il prossimo? Questo chiede Nietzsche: non sei forse tu quello che ama il prossimo? perché nascondi te stesso? Ecco che accade che, se tu voi qualcosa per te stesso, se tu ami te stesso ad esempio, vieni visto come qualcuno che ruba dalla collettività. Così accade per chi vuole avere i propri pensieri, quando in realtà in pensieri vengono considerati comuni. L'uomo che ama se stesso è l'uomo che fugge il gregge e per questo è odiato dal gregge. Ma solo se siamo capaci di essere indipendenti, di amare noi stessi, allora potremmo amare il prossimo. Questo è il vero insegnamento di Nietzsche. Infatti, l'uomo che non ama se stesso, ma afferma di amare il prossimo, in realtà mente e cerca nel prossimo solo una via di fuga da se stesso. Questo accade perché il cristianesimo e la religione ha fatto dell'ego il diavolo e ha sempre voluto una società dove tutti pensano agli altri, mentre nessuno a se stesso. Ma se qualcuno pensa a se stesso e non pensa più agli altri, ecco che quella società comincia a crollare. Certo è che il capitalismo, ossia la società attuale, non segue questo schema. Il capitalismo è fondato sul più assoluto egoismo, dal momento che ha come principio il perseguimento del proprio vantaggio personale. Forse che Nietzsche segue questo modello? Affatto, egli ci insegna piuttosto il valore dell'amicizia e la nostra capacità di amicizia è data dalla nostra capacità di donare. Siate dei creatori e avrete molto da donare, poiché sarete traboccanti di potenza.

Piuttosto che l'amore del prossimo (Nächstenliebe), molto meglio l'amore per il remoto (Fernsten-Liebe), osserva Zarathustra. L'amore per il remoto non è rivolto al tu, ma al futuro e all'avvenire. Esiste un altro a cui l'amore per il remoto si rivolge e questo è il superuomo. Molti hanno paura del futuro e lo dipingono con immagini catastrofiche (apocalisse, disastro ecologico, disoccupazione, licenziamento, ecc.). Meglio correre dal prossimo! Ma andando così, finiremo per sopportarli tutti e appoggiarci su di loro. Noi, invece, dovremmo diventare capaci di creare e creare da noi stessi.

Come osserva giustamente Lampert, Zarathustra contrappone l'amore per il lontano (Ferne) a quello del vicino (Nachbar). Il nostro vicino è chiaramente il nostro prossimo. Inoltre, per amare il vicino, bisognerebbe amare prima di tutto noi stessi. Infatti spesso si ama il vicino o il prossimo solamente perché si cerca in lui consenso o approvazione. L'amore del prossimo, dunque, contrariamente all'insegnamento cristiano, qui diventa una forma di egoismo.

Invece di insegnare l'amore del prossimo, afferma Zarathustra, io vi insegno l'amico. Nell'amico bisogna cercare il presentimento del superuomo. Principi dell'amicizia sono il dono e la creazione.

Il riferimento all'insegnamento dell'amicizia rimanda al capitolo dell'Amico. In quel capitolo Zarathustra accusa l'uomo di non essere capace di amicizia, in quanto non sa donare:

«Quanta povertà, quanta avarizia è nelle vostre anime, voi uomini! Nella stessa misura con cui voi date all'amico, voglio dare anche al mio nemico, e non per questo sarò diventato più povero.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.59)

Adesso leggiamo:

«Io vi insegno l'amico, nel quale il mondo si trova compiuto, una coppa del bene - l'amico che crea, che ha sempre da donare un mondo compiuto.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.64)

Sia il futuro la causa del presente e il superuomo nell'amico la causa di te!

Notate questo: il vostro presente è sempre determinato dalla vostra immagine del futuro. Se voi domani avete paura che accadrà qualcosa di brutto, allora oggi state male. Se voi desiderate raggiungere un certo ruolo sociale, allora oggi studiate il modo per arrivarci. Ma il futuro in sé, non è ancora e non è mai stato, semplicemente sarà. Il futuro che sarà molto spesso non coincide con l'immagine che avete di esso.