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domenica 18 dicembre 2016

Wolff Robert Paul: contratto sociale e democrazia pV















10 Wolff Robert Paul la critica della democrazia p.I: critica della democrazia diretta

Nelle seguenti sezioni parlerò della critica anarchica alla democrazia per evidenziare difetti e limiti della costituzione democratica. L'autore che prendo in considerazione è Wolff Robert Paul, il libro è  In difesa dell'anarchia. Farò riferimento solamente alla seconda parte che porta il titolo: La soluzione della democrazia classica. Paul spiega che la critica degli altri tipi di costituzione è più semplice rispetto a quella della democrazia; molti nel passato più recente sono stati convinti che la democrazia fosse la migliore costituzione, anche se in questo momento questo giudizio sta decisamente venendo meno. La democrazia è stata sempre pensata come l'unica costituzione possibile nel poter garantire la libertà dei cittadini: essa sarebbe l'unica, dice Paul, che conserva l'autonomia e l'autorità allo stesso tempo. La democrazia, dice Paul, sarebbe un governo del popolo e quando c'è un governo del popolo si può parlare di libertà, mentre accade l'opposto quando si ha un governo per il popolo. In generale là dove qualcuno deve obbedire ad un'autorità estranea, là si genera la schiavitù. Rousseau stesso spiega che nella democrazia ognuno obbedendo al sovrano non fa altro che obbedire a se stesso.

Quella di Rousseau, anche se non sono questi i suoi termini, potrebbe essere facilmente definita democrazia diretta. La democrazia diretta, osserva Paul, è la democrazia in senso proprio. Essa è  quella costituzione in cui ogni cittadino può votare su ogni legge e in ogni occasione. Nella democrazia diretta, ancora di più che nelle altre forme di democrazia, è vero il fatto che il sovrano è il popolo. Non è necessario in tale costituzione, dice Paul, che i cittadini siano d'accordo tutti su ogni questione: ci possono essere dei conflitti, l'importante è che si sia d'accordo su come risolverli.

Wolff Robert Paul distingue due tipi di democrazia diretta:

1) Una società dove si è d'accordo sullo scopo della comunità e il mezzo per raggiungerlo. Tutte le decisioni più importanti andrebbero prese con il consenso di tutti. Paul qui stranamente cita il caso dei Kibbutzim che normalmente sono considerati più che degli esempi di democrazia diretta, degli esempi di società anarchiche.

2) In un altro tipo di società si punterà sempre sull'unanimità. Può darsi che un cittadino accetti questo principio anche a costo di dover fare delle rinunce, afferma Paul, perché crede di avere più vantaggi nel rimanere in questa democrazia, piuttosto che nel lasciarla.

Non si può raggiungere sempre l'unanimità ed è davvero difficile coinvolgere nelle assemblee tutti i cittadini, soprattutto mano a mano che il numero di essi aumenta. Per questo motivo, osserva Paul, sono state introdotte due soluzioni: la prima è il metodo maggioritario e la seconda è la rappresentanza. La rappresentanza è stata introdotta per risolvere il problema tecnico del grande numero del popolo che andrebbe a votare in assemblea. Il metodo maggioritario, invece, serve per risolvere il problema dell'unanimità, di modo che in una votazione vinca sempre la maggioranza e non importa che proprio tutti siano d'accordo su qualcosa.

È di questo ultimo punto che vale la pena qui discutere. Una democrazia diretta rimane tale anche con un metodo maggioritario, ma con la rappresentanza smetterebbe di essere democrazia diretta e diventerebbe democrazia rappresentativa. Alla critica della democrazia rappresentativa sarà dedicata la prossima sezione, per il momento conviene focalizzarsi sulla critica al metodo maggioritario che occupa le ultime pagine della parte dedicata alla critica della democrazia nel libro di Wolff Robert Paul.

La soluzione della maggioranza appare vantaggiosa perché è facile trovarsi in maggioranza e perché essa meglio esprime il bene comune. Infatti se l'ideale della democrazia è l'unanimità, la maggioranza si avvicina di più all'unanimità delle minoranze. Tuttavia anche questo criterio non è esente da critiche. Wolff Robert Paul osserva a proposito: con quale pretesto le minoranze dovrebbero sottomettersi alla volontà della maggioranza, che non è la loro, e rispettare delle leggi che non rispecchiano né la loro volontà e nemmeno la loro preferenza? Nel sistema maggioritario la minoranza, osserva Paul, perde la sua autonomia. Paul pensa che in parte il problema maggioritario si potrebbe ovviare con un metodo basato sul puro sorteggio dove ognuno scrive la propria preferenza (A, B, C...) su un foglietto e uno dei foglietti viene estratto. Questo metodo, nota Paul, darebbe più opportunità a tutti di vincere, anche alla minoranza, solo che non sussisterebbero le stesse probabilità: infatti la maggioranza ne avrebbe certamente di più.

Rousseau, ho già spiegato questo punto, offre una sua soluzione al problema del voto. Rousseau sostiene che ogni cittadino non dovrebbe votare secondo la propria preferenza personale, ma secondo quella che gli sembra essere la volontà generale o il bene comune. In questa ottica, essere nella minoranza non significherebbe aver espresso una propria volontà particolare ed aver perso, piuttosto si tratterebbe del fatto che un certo numero di soggetti si sarebbero sbagliati nel proprio giudicare su ciò che la volontà generale. Paul spiega Rousseau in questo modo: Rousseau distinguerebbe un fare ciò che si vuole da un fare ciò che interessa; se io mi sbaglio su ciò che mi interessa e vengo costretto a fare ciò che realmente mi interessa, sono costretto da altri ad essere libero. Esiste una specie di aura di paradosso in Rousseau per cui la minoranza costretta ad obbedire alla maggioranza in realtà sarebbe costretta ad essere libera, perché in fondo quel che vuole la maggioranza è preso come espressione di volontà generale e la volontà generale è il mio interesse come cittadino. Il problema di Rousseau, secondo Paul, sarebbe il fatto che il filosofo non distingue tra un'assemblea che si sforza di raggiungere il bene comune e un'assemblea che riesce nell'intento, in questo modo non ci sarebbe nessuna differenza tra la maggioranza che si sforza di raggiungere il bene comune e quella che la raggiunge. Ovviamente storicamente la maggioranza non ha avuto sempre ragione, ci sono esempi in cui la ragione stava dalla parte della minoranza. Un uomo come Giordano Bruno è stato messo al rogo perché difendeva opinioni che evidentemente andavano contro il pensiero comune del tempo, opinioni verso le quali oggi abbiamo altre considerazioni; anche Socrate forse era un uomo in minoranza, ma che probabilmente conosceva meglio il bene comune della maggioranza.


11 Wolff Robert Paul la critica della democrazia p.II: critica della democrazia rappresentativa

Ho già detto che è difficile radunare tutto il popolo in un'assemblea: a parte i problemi di spazio, molte persone, prese dal lavoro, potrebbero non avere nemmeno il tempo da dedicare all'attività politica. Per risolvere questo problema nasce il parlamento rappresentativo. Wolff Robert Paul spiega che vi sono diverse forme di rappresentanza. Un primo tipo di rappresentanza è di tipo diretto, il suo funzionamento è abbastanza semplice: un rappresentante viene mandato in assemblea a nome di un gruppo di cittadini dopo aver ricevuto da loro stessi delle istruzioni su come votare. Il rappresentante dovrebbe in quanto tale rappresentare gli interessi di un gruppo di persone. Il tipo di rappresentanza può variare fino ad arrivare a quella che ci è più nota dove i cittadini votano per i rappresentanti che meglio esprimono le loro preferenze, cioè che voterebbero in futuro come loro stessi voterebbero.

Il problema della democrazia rappresentativa è che non riesce a garantire l'autonomia del singolo nello stesso modo in cui riesce la democrazia diretta. Su questo è chiaro Paul: noi possiamo affermare con certezza che se ho l'obbligo di rispettare le leggi che io stesso approvo, allo stesso modo devo comportarmi con quelle che approva il mio rappresentante. Tuttavia questo ha un senso ed è vero se e solo se il rappresentante vota come io avrei votato, ovvero nel caso in cui l'unica cosa che cambierebbe rispetto alla democrazia diretta è che invece di andare a votare io, vota il mio rappresentante, ma il voto stesso non cambia perché si tratta sempre delle mie preferenze. Che obbligo ho io, si chiede giustamente Paul, a rispettare leggi che io non approvo, cioè leggi votate dal mio rappresentante, che io stesso non avrei votato?

Su questo punto afferma chiaramente Paul:

«Ora, un parlamento i cui deputati votano senza un mandato specifico dai loro elettori, non è espressione dei loro valori più di una dittatura che comanda con buoni intenti, ma pur sempre indipendentemente dai suoi sudditi, e non ha nessuna importanza che io sia soddisfatto del risultato dopo l'azione e nemmeno che il mio rappresentante abbia votato come immagino che avrei gradito votare.» (Paul, Robert, Wolff, In difesa dell'anarchia, Eléuthera, Milano, 1999, p.62)

L'altro grosso problema della democrazia rappresentativa, che è collegato sicuramente a quello già menzionato, è il motivo stesso per cui Rousseau non preferiva, né amava, la monarchia parlamentare inglese. Rousseau sostiene che laddove ci sono dei rappresentanti e noi abbiamo la possibilità di votarli, noi siamo realmente liberi solo nel momento del voto, al termine quale, dal momento in cui entrano in gioco questi rappresentanti, noi siamo schiavi. La libertà di scegliere i propri rappresentanti sarebbe qui assimilata alla libertà di scegliere i propri padroni. È folle infatti pensare che queste persone faranno veramente i nostri interessi per sempre: potrebbero prometterlo in campagna, ma sarebbe solo un metodo per conquistare voti; se anche in un primo momento dovessero farlo davvero, non c'è nulla che ci garantisce che lo faranno per sempre. Rousseau è chiaro su questo punto: la volontà generale può dire che quello che vuole un certo cittadino lo vuole anche lei, nel senso che crede sia in questo momento corretta l'opinione di questo singolo cittadino su quello che è il bene comune, ma sarebbe folle se si impegnasse su ciò anche per il futuro: infatti chi garantisce che questo individuo avrà sempre ragione? che ne sappiamo noi cosa dirà domani?

C'è poi un caso piuttosto grave che avviene non poche volte in una democrazia: quando si prendono delle decisioni in segreto all'oscuro dei cittadini. Inutile chiedersi se sia davvero compatibile con la democrazia. Paul, essendo americano, offre degli esempi riguardo il suo paese, spesso gli U.S.A. prendono decisioni in segreto sulla guerra: il caso della decisione per l'invasione di Cuba nel 1961; Johnson e l'invasione del Vietnam.

La democrazia sembra di necessità implicare la pubblicità nella politica, cioè il contrario della segretezza, spiegherò poi con Byung-Chul Han i problemi su questo tema.

12 Wolff Robert Paul la critica della democrazia p.III: come attuare una democrazia diretta

Paul sorprende tutti con il suo libro: è vero che critica ogni forma di democrazia, ma allo stesso tempo sfida anche l'idea che una democrazia diretta non sarebbe possibile. È venuto il momento di parlare di questo tema rivoluzionario. Normalmente si dice che la costituzione politica che aveva in mente Rousseau è pura Utopia, che la democrazia diretta è del tutto impossibile, che al massimo quello che ha scritto Rousseau potrebbe valere per un centro piccolo, come nel caso della Ginevra dove Rousseau stesso era nato. Paul dimostra che non è assolutamente vero: la democrazia diretta si può fare e adesso vi spiego come. Il problema della democrazia diretta, afferma Paul, è semplicemente un problema tecnico, quindi va risolto con la tecnica. I problemi tecnici della democrazia diretta sono questi: che non si può radunare un intero popolo in un'assemblea per problemi di spazio; che la gente non ha soldi e tempo per potersi dedicare alla politica. La tecnica, o meglio la tecnologia, ci può aiutare a risolvere questi problemi.

Paul propone quest'idea: in ogni casa dovrebbero essere installate delle macchine elettorali ai televisori di modo che questi apparecchi registrino i voti e comunichino questi stessi voti ad un elaboratore, che Paul immagina di posizione a Washington perché lui ovviamente pensa al caso del suo paese, noi invece penseremo a Roma. Paul propone di mettere negli apparecchi un congegno che registri le impronte digitali per far si che nessuno voti al proprio posto e che ognuno voti solo una volta, senza "barare". Si tratta di scegliere un giorno della settimana per votare direttamente dal televisore con il telecomando. Paul propone di farlo il Venerdì e di anticipare il giorno del voto con una settimana di dibattiti a scopo informativo. Questo secondo elemento è estremamente importante, infatti per una buona votazione ci vogliono dei cittadini informati, cioè che sappiamo per cosa stanno votando. Del tema sull'informazione e la democrazia parlerò in un'altra sezione, non questa. Ad ogni modo, spiega Paul. qui varrebbe effettivamente il metodo della maggioranza semplice.

Il vantaggio di tutto questo è che non richiede davvero tanto tempo: si tratta del fatto che i cittadini dovranno informarsi sul tema del voto giorni prima del giorno stesso della votazione tramite i vari mezzi di informazione e il giorno stesso votare direttamente da casa. Ovviamente oggi con i computer e tutta la nuova tecnologia possiamo pensare a sistemi tecnologici molto più evoluti del televisore con la macchina elettorale che aveva in mente Paul che scriveva nel 1970, ma questo non fa altro che confermare ulteriormente la sua tesi. Un'altra cosa importante è il ruolo del governo in questa ipotetica democrazia diretta: il governo sarebbe composto semplicemente da dei magistrati che fungono da esecutori della volontà popolare o generale.

Il libro di Paul manca completamente di un'alternativa anarchica alla democrazia, quindi, a dispetto delle critiche, la democrazia rimarrebbe ancora la migliore costituzione, nonostante i suoi difetti. È importante osservare, come spiegherò anche nelle prossime sezioni, che la democrazia è la migliore costituzione anche per le minoranze più estremiste. Essa infatti è il luogo dove trovano libertà di espressione persino quelle minoranze che fossero completamente contrarie a questo stesso tipo di costituzione.

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sabato 27 settembre 2014

Anarchia in Italia





In Italia l'anarchismo ha una grande storia, una molto lunga che affonda le radici nel risorgimento. Si dice che il primo anarchico italiano fosse Carlo Pisacane, uomo d'azione e di cultura. Questa tradizione si deve anche all'influenza di Bakunin, il quale era stato in passato in Italia degli anni, per esempio nel 1864. 1867 segnò la nascita della nascita della Società dei Legionari della Rivoluzione Sociale, da parte di Giuseppe Fanelli e Saverio Friscia ( il quale nel 1868 diventa molto attivo nell'Internazionale ). Nel 1872 ci fu però una rottura con l'Internazionale per via di discordie ideologiche tra comunisti e anarchici. Il 1874 ( Bologna ) e 1877 ( regione del Maltese ) rappresentano due esempi di insurrezioni anarchiche in Italia, nell'ultima Malatesta fu uno dei protagonisti, di solito finivano con numerosi arresti ed erano attacchi contro ogni tipo di grande autorità. 1891 nasce il partito socialista anarchico in Svizzera, nel quale troviamo niente meno che anarchici come Andrea Costa, Errico Malatesta e Luigi Galleani. Gli anni prima del 900' saranno caratterizzati da una forte repressione che costringerà molti anarchici italiani a scappare all'estero, chi in America e chi sopratutto in Argentina, ma saranno degli anni macchiati di sangue: 1894 Sante Caserio pugnala il presidente Sadi Carnot a Lione, 1898 Luigi Lucchesi pugnala la principessa d'Austria Elisabetta a Ginevra e nel 1900 Gaetano Bresci spara a Monza al re Uberto I di Savoia. Nel periodo della prima guerra mondiale gli anarchici si opposero ferocemente alla guerra e nacquero diversi movimenti antimilitari, un esempio sono i moti del 1917 proprio a Torino. Nel dopoguerra ricominciano gli scioperi e le proteste, nel 1920 viene creato l'U.A.I. ( unione anarchici italiani ), tra i partecipanti c'era niente di meno che Camillo Berneri, anarchico italiano. Sempre nello stesso hanno ci fu una rivolta da parte dei bersaglieri della caserma di Villarey contro le autorità militari, rivolta in cui partecipò anche Malatesta. L'anno successivo fu fatta esplodere una bomba al teatro Diana di Milano, con 21 morti e 200 feriti, a questo seguirono numerosi arresti, tra cui anche quello di Mlatesta, che sembra non centrasse nulla con l'attentato. Durante il fascismo gli anarchici furono i primi a opporre resistenza contro il regime, nel 1926 l'anarchico Gino Lucetti cerco di comporre un attentato contro Mussolini, per altro fallito.  Sono inoltre note le brigate della resistenza di stampo anarchico come: Brigate Bruzzi e Malatesta e la  Brigata Pisacane. Solo nel 1945 si potrà parlare della rinascita dell'U.A.I. ( unione anarchici italiani ) e del F.A.I. ( federazione anarchica italiana ), con anarchici di spicco come Umberto Mazzocchi e Cesare Zaccaria. Gli anarchici italiani erano attivi anche nei moti del 68', in particolare a Roma, a Torino e Firenze. Negli anni 70, dalla strage di Fontana al 1972 il movimento anarchico quello più individualista era manovrato da infiltrati fascisti e di altra natura; sono anni segnati da diversi attentati, dei quali sono stati spesso accusati anarchici, che poi si sono rivelati innocenti. Il movimento anarchico anche se sembra meno presente in Italia, a dispetto di apparenze è ancora presente, per esempio a Torino, ma anche in altri luoghi, c'era nella protesta per il G8, ci sono ora per la protesta NoTav, così come non si sono mai fatti mancare le manifestazioni femministe.

" L’Anarchia, al pari del socialismo, ha per base, per punto di partenza, per ambiente necessario, l’eguaglianza di condizioni; ha per faro la solidarietà; e per metodo la libertà. " ( Errico Malatesta )

" Lo Stato è come la religione, vale se la gente ci crede. " ( Errico Malatesta )


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mercoledì 24 settembre 2014

Il libertarismo di Onfray



Qui intendo basarmi sull'ultima parte del libro scritto dall'autore, che è La potenza di esistere e la sezione nello specifico si intitola: Una politica Libertarista, nel tentativo di determinare l'idea libertaria di Onfray. Questa parte comincia con un'analisi del nostro tempo e della condizione attuale, confrontandola con quella passata dell'ultimo secolo: qui si pone il problema attuale. Comincia con una curiosa osservazione storiografica, ovvero il fatto che la caduta del muro di Berlino si avvenuta esattamente due secoli dopo l'inizio della rivoluzione francese, ma appunto ciò appare comico se si pensa a cosa abbiano significato nella storia questi due eventi, ovvero due cose completamente diverse, quasi opposte. Da un lato infatti abbiamo una rivoluzione che aveva come obiettivo l'affermazione di valori come l'uguaglianza, la libertà e la fratellanza umana, il secondo evento si riferisce alla vittoria schiacciante dell'ideologia economica liberale, che giustifica il capitalismo e la concorrenza spietata, sistema che crea forti disuguaglianze sociali. Questa vittoria si è pensata addirittura come qualcosa di definitivo, come se tutto ciò non sarebbe mai entrato in crisi o in discussione, perché in fondo da un lato il comunismo aveva perso, era finito ( del resto dall'idea originaria era degenerato in un totalitarismo e sappiamo il resto ), dall'altro non c'erano più nemici  e si era creata una società consumista che generava ricchezza in apparenza per tutti ( ma non è così, se c'erano paesi che ne traevano profitto, altri uscivano dal mercato e si impoverivano di più ). Si è pensato, lo aveva pensato Fukuyama, che la storia fosse finita. Dopo però sono sorti altri problemi, da un lato quello che fa notare Onfray, l'Islam, un mondo a parte, tradizionalista, con la sua religione e la guerra santa, dall'altro altri problemi che mettono in seria discussione il capitalismo stesso come modello economico, che sono da un lato il problema ecologico ( ciò che per Slavoj Žižek farebbe crollare il capitalismo come sistema e che da una chance comunistica se parte una rivolta dal basso a partire da chi è stato escluso dalla società consumista, il cui numero sta aumentando ) oppure un problema collegato che è quello dei rifiuti ( come invece evidenzia nei suoi libri Cuozzo ). In compenso, anche la politica è cambiata più in apparenza, nel senso che ora come ora ci ritroviamo di fronte ad una destra che non si distingue dalla sinistra, anzi la sinistra sembra morta, una sola oligarchia, una sola élite governa, quella che noi in Italia chiamiamo " casta ", ma che Onfray nel suo scritto non sembra che dire che sia molto diverso in Francia. Anche il fascismo, ci insegna Onfray, non dobbiamo credere che sia scomparso, vediamo solo che non si mostra apertamente davanti a tutti ( questo chiama fascismo leonino ), ma dobbiamo sapere che esso si cela nascosto e usa l'astuzia per attaccare, sempre velato ( questo lo chiama fascismo volpino ). Il nostro sistema economico, che ci dicono produca ricchezza, in realtà lo fa solo per quelli che ve ne partecipano, sempre più sono le persone che sono state tagliate fuori da questo sistema, Onfray li elenca uno ad uno:

" Segretari e portinai, agricoltori e disoccupati, piccoli commercianti e insegnanti in località disagiate ( ZEP, Zone d'éducation prioritarie ), abitanti di periferia e immigrati, ragazze-madri e lavoratori precari, buttafuori e gente di spettacolo con contratto a termine, operai metallurgici licenziati e cassintegrati che non trovano più lavoro, vigili di quartiere in uniforme e interinali, tutti questi dimenticati dalla politica liberale, tutti questi emarginati dalla società dei consumi." ( Onfray, Michel, La potenza di esistere, Tea, Milano, 2009, pp. 181 )

Quindi si deve ritrovare la sinistra, o meglio in realtà per Onfray c'è ancora una sinistra buona, quella che sta a sinistra della sinistra, i sinistristi. Ad ogni modo l'ideale libertario deve fare appello al suo passato, a ciò che è stata la sua storia del pensiero. Qui Onfray è sempre in controtendenza rispetto ai dogmi normalmente usati, da un lato questa tradizione non va presa per oro colato, essa del resto poi è incompleta, secondo Onfray, perché manca dei filosofi del 68', per esempio dei filosofi ( che io forse considererei anarchici, ma qui si può sì discutere), che sono Deleuze e Foucault, per esempio, poi si dovrà parlare anche del fatto che consideri Nietzsche come un filosofo di sinistra. Ad ogni modo ciò che mette in discussione l'autore sono anche quelle origini ufficiali della tradizione libertarista, infatti queste possono essere mai prese sempre troppo sul serio, le idee sono evoluzioni e prima di Godwin, Proudhon o Stirner, già si potevano vedere idee di questo tipo o in quella direzione. Nietzsche è stato screditato sia come antisemita, che come di destra o peggio nazista ( accusa che non ha senso, anche solo da un punto di vista storico, visto che Nietzsche precede il nazismo ), dai filosofi di sinistra come per esempio Gystrow, Eugène de Roberty, Charles Andler, Deleuze, Foucault e Emma Goldman. Ripresa questa tradizione, mettiamo che abbiamo riformato la sinistra, nel senso di una vera sinistra che si interessa dei problemi della gente nella miseria, delle classi più basse e così via, come agire poi? Onfray parla di individui che diventano rivoluzionari, di piccole rivoluzioni che resistono a micro-fascismi, non il grande colpo di stato, che sarebbe per lui troppo esposto, ma piccoli laboratori di rivoluzione, auto-gestione, con l'obbiettivo di sabotare e fermare o almeno rallentare il sistema.



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lunedì 22 settembre 2014

Anarchici in Norvegia e Christiania




La Norvegia è anche lei un paese protagonista nella storia anarchica. Se si pensa che la Norvegia non abbia una tradizione filosofica o del pensiero, qui ci si sbaglia, anche se non si può paragonare ad altre, questa tradizione esiste e si trovano numerosi anarchici, per esempio  Henrik Ibsen ( 1828 - 1906 ), era a favore dell'equità da un punto di vista sociale, della non-violenza e contro lo Stato, come ogni anarchico,
Hans Heinrik Jaeger, scritto norvegese autore di Dalla Boème di Cristiana, romanzo che gli procurò il carcere, critico dell'ipocrisia borghese. Il primo partito norvegese che si conosce fu fondato nel 1921, NSAP, mentre nel 1923 nacque la prima federazione anarchica NUF. Il caso di Christiania invece è diverso, non siamo più in Norvegia, ma in un quartiere di Copenaghen in Danimarca, dove nel 1971 un gruppo di hippie creò una comunità autogestita, per un intero quartiere, pieno di case militari abbandonate. Una delle figure più influenti nel gruppo fu un certo Jacob Ludvingsen, un anarchico, scrittore pubblicava un giornale anarchico e proclamò Christiana città libera e indipendente. Sembra che ci siano oltre 50 collettivi a Christiania, tra produzione di biciclette, teatro, cinema e altro ancora. Il luogo è anche conosciuto per lo spaccio di Hashish e droghe leggere. Ovviamente questo collettivo non è mai parco simpatico al governo danese che ha sempre tentato per anni a rimuoverlo, cosa che non si rivelò affatto facile perché in varie forme Christiania continuava a resistere. Nel 2007 viene distrutto uno degli edifici di Christiania e la polizia assalta il posto, da qui nasce un conflitto. Solo nel 2011 si arriva all'accordo per cui gli abitanti ( 700 ) possono comprare l'intero complesso, il costo sarebbe ci più di 10 milioni, a quel punto sarebbe diverso perché la proprietà sarebbe effettivamente loro. Sembra che comunque la comunità esisti ancora.


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sabato 20 settembre 2014

Anarchici in Argentina





Gli anarchici giunsero in Argentina come fuggiaschi e emigranti dall'Europa a seguito delle persecuzioni, si parla della fine dell'800' e inizio 900', soprattutto anarchici italiani come è il caso di Errico Malatesta. Questi hanno diffusi in anni come tra 1879 e 1889 la pratica del sindacato, lo sciopero dei lavoratori per ottenere richieste e diritti dei lavoratori, sabotaggio e boicottaggio. Per esempio, quando nel 1885 arrivò Malatesta fu fondato il sindacato Sociedad Cosmopolitad de Resistencia y Colocación de Obreros Panaderos, sindacato dei panettieri. Nel 1898 le cose cambiarono, arrivò in Argentina un altro anarchico italiano, Pietro Gori, egli sarà uno dei promotori del F.O.R.A. ( Federación Obrera Regional Argentina), una per così dire grande lega di sindacati, ispirata dagli ideali anarchici, nata precisamente nel 1904. Nel 1915 ci sarà però una spaccatura, perché una parte resterà anarchica che è quella del V Congresso e l'altra diventerà comunista, IX congresso. Dal 1902 furono promulgate diverse leggi contro gli anarchici e gli scioperi in particolare modo, ma queste non bastavano così nel 1909 cominciarono le repressioni violente delle rivolte ( ad esempio Semana Roja 1909, Semana Trágica e Patagonia Rebelde 1921 - 1922 ). Gli anarchici, però, non tardarono a vendicarsi, Kurt Gustav Wilckens per esempio assassinò  Héctor Benigno Varela vendicando la repressione Patagonia. Nel 1920 con la salita al potere del fascismo in Italia, un altro gran numero di anarchici italiani scappò in Argentina; in quegli anni uno degli anarchici più noti fu Severino di Giovanni, anarchico italiano che con una sua banda formata da Paulino e Alejandro Scarfò attaccava il potere, la società capitalista e le istituzioni, per questo fu condannato a morte nel 1931. Già nel 1930 si erano in qualche modo inasprite le repressioni contro gli anarchici e comunisti, in particolare guidate dal generale José Félix Uriburu. L'anno successivo nasce una grande aggregazione di anarchici chiamata F.A.C.A. ( Federacion Anarco-Comunista Argentina ). Durante l'Argentina di Peron, si perse quasi la traccia degli anarchici, solamente negli anni 60' si riformarono gruppi anarchici come R.L. ( Resistenza Libertaria ), G.A.R. ( Grupos Anarquistas Revolucionarios ) e il L.A.C. ( Linea anarco-comunista ). Il peronismo usava spesso termini di sinistra, anche anarchici, ma è dubbio l'orientamento politico del peronismo, definito come populista, sicuramente Peron ha messo in ombra l'anarchismo dato il suo schiacciante successo e l'approvazione del popolo, il periodo peronista è compreso tra il 1943 e il 1976. Nel 1976 avvenne il colpo di stato militare guidato da Emilio Eduardo Massera, Jorge Rafael Videla e Orlando Ramón Aogsti, a seguito del quale il movimento anarchico fu represso, perché nemico del regime. Solo con la fine della dittatura militare, nel 1985 si potrà ricostruire il F.O.R.A.; gli anarchici saranno figure centrali nella crisi del 2001.

" I governi esistono oggi, col pretesto di garantire l'ordine, perché questo non è l'ordine vero. Se fosse veramente ordine, non avrebbe bisogno di armi e di manette, della violenza autoritaria dell'uomo sull'uomo per reggersi!. " ( Pietro Gori )

" Questa calunnia, che i dizionari hanno sanzionata, è l'anarchia significhi disordine. " ( Pietro Gori )



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sabato 6 settembre 2014

Sacco & Vanzetti ( Anarchici in America )










Ferdinando Nicola Sacco ( 1891 - 1927 ), Bartolomeo Vanzetti ( 1888 - 1927 ), due anarchici trasferitesi in America, uno un operaio, l'altro un pescivendolo; accusati di aver commessi degli omicidi, senza prove certe, un solo testimone contro, sono stati condannati alla sedia elettrica. Un altro pezzo di storia anarchica, pezzo che ora dovremo vedere più da vicino, per capire bene come sia cominciata la storia e come si sia arrivati alla fine all'arresto. Sacco era semplicemente un italiano emigrato in America in cerca di fortuna, come del resto molti italiani all'epoca. Arriva in questo stato per capire che gli italiani erano trattati come animali in quella che era considerata la terra della ricchezza e della libertà; ad ogni modo riesce a sposarsi e trovare lavoro in una fabbrica di scarpe in America, ma non starà solo a guardare, parteciperà a diverse manifestazioni e scioperi dei lavoratori che chiedevano condizioni migliori di lavoro e una migliore paga. Nel 1916 viene arrestato, quest'anno sarà quello in cui conoscerà Vanzetti, un uomo che proveniva da una famiglia di proprietari terrieri, andato in America per avventura forse, dopo la morte della madre; in quell'anno guidava uno sciopero del Plynounth ( fabbrica di cordami ) . Sempre nel 1916 entrano a far parte di un gruppo anarchico italo americano. I loro nomi oramai erano già segnati nella lista del ministero della giustizia, come sovversivi. Questo creò non pochi problemi, del resto nel 1920 fu assassinato un amico di Vanzetti un certo Andrea Salsedo, anche lui un reazionario di simpatie anarchiche, buttato giù dalla polizia dal 14° piano. A quel punto Sacco e Vanzetti decidono di fare delle indagini sull'omicidio, vogliono scoprire la verità sulla morte dell'amico. I due avevano organizzato a Brockton un comizio per questa indagine, ma sono stati fermati dalla polizia e arrestati sembra per via del possesso di armi e volantini anarchici. Più avanti saranno anche accusati di una rapina ad una fabbrica di calzature, in cui sarebbero stati uccisi un cassiere e una guardia. Per questo, furono condannati a morte, per un semplice fatto di cui non erano chiare nemmeno come fossero andate realmente le cose. Il governo statunitense voleva certamente giustiziare due sovversivi per cercare di seminare terrore tra gli altri rivoluzionari, visto che in quegli anni a parte gli scioperi, c'era la paura del comunismo. In molti da altre parti del mondo sostennero l'innocenza di Sacco e Vanzetti, per esempio Bertrand Russel, Einstein, Dewey, perfino Benito Mussolini che aveva notato che la storia dei due italiani immigrati in America condannati a morte aveva avuto un effetto molto forte sul popolo italiano, quindi anche se di ideali opposti non poteva che essere di quell'opinione. Soltanto nel 1977 il governatore del Massachusetts Michael Dukakis assolse dal crimine i due anarchici.

" Io voglio: un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza." ( Bartolomeo Vanzetti )

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sabato 16 agosto 2014

La guerra civile spagnola ( il ruolo degli anarchici )



1931, vittoria dei repubblicani in Spagna, con molti consensi dalle città, votazioni, ma non dalle campagne. Il loro obbiettivo era quello di costituire in Spagna una democrazia liberale e un sistema economico di tipo capitalista, erano in atto delle riforme agrarie e di istruzione. Molti operai e contadini non erano d'accordo con le riforme del governo, in seguito è scoppiata anche la crisi economica in Spagna, crisi che oramai stava dilagando dappertutto, posti di lavoro persi e uno stato impotente che non sapeva fare altro che reprimere. In questo contesto il popolo era spinto da ideali rivoluzionari, sia anarchici che comunisti, ma io mi occuperò dell'anarchismo in questo caso. C'era un movimento anarchico organizzato dal sindacato CNT ( Confederación Nacional del Trabajo ) e dal Fai ( Federación Anarquista Ibérica ). All'epoca il governatore della Spagna era Manuel Azaña, aveva fatto anche una serie di misure ferree contro la chiesa, confisca di beni, vietato l'insegnamento, oltre alla cacciata dei gesuiti. Nel 1933 le elezioni sono vinte dal partito di centro destra, Confederación Española de Derechas Autónomas, che non fece altro prima di tutto che smantellare quello che prima era stato fatto dai repubblicani; questa salita al potere, ha fatto innescare le rivolte da parte degli anarchici. Qui scoppia il famoso biennio nigro, con tanto di rivolte e insurrezioni contro il nuovo governo di destra, che si pensava sarebbe diventato sempre più autoritario. Le rivolte scoppiarono a Saragozza, Madrid e Barcellona, siccome non erano ben organizzate, furono represse non difficilmente, non portarono pressoché a nulla, ma la storia non finisce qua, siamo forse solo all'inizio. Nel 1936 vince le elezioni il fronte popolare, il Poum ( Partido Obrero de Unicación Marxista ). Questa vittoria però non fa altro che alimentare ulteriormente il caso, i comunisti sembrano che si sentano in questo caso in diritto di fare scioperi, di espropriare ricchezze, sopratutto alla chiesa, attaccano i falangisti, cioè i militari, ma la cosa più insensata furono gli scontri tra gli anarchici e i socialisti ( anche se di idee divergenti, non è detto che non potessero trovare dei punti in comune ). In quel grande caos, si inserirà un'altra forza, una forza che viene dal Marocco spagnolo, un esercito guidato dal generale Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano e José Enrique Varela, il suo intento era quello di invadere la Spagna e instaurare un governo di tipo fascista. Non ci sono riusciti con la stessa rapidità con cui speravano, ma hanno fatto scoppiare una guerra civile intestina. Partiranno aiuti da parte dell'Italia e  la Germania a favore di Francisco Franco, mentre a favore dei repubblicani e dei comunisti arrivarono delle armate dall'Urss, anche perché Francia e Inghilterra non si mossero affatto. Nel 1936 ci saranno più tentativi da parte di Franco per conquistare la capitale Madrid, tutti finiscono per il momento senza di per sé un vinto e delle rinunce da parte di Franco. 1937 Guernica viene bombardata dai nazisti, Franco avanza trionfante nella città, i rivoluzionari tentano di riprendersi Segovia e di lanciare una contro-offensiva a Madrid. 1938 fu l'anno dell'ultima battaglia significativa, quella dell'Ebro dove i repubblicani tentarono ancora di riunire una Spagna divisa in due dall'avanzamento delle truppe nazionaliste, ma si trattò di una sconfitta. 1939 le truppe nazionaliste conquisteranno la Catalogna e in seguito dritti per Madrid, in quell'anno Francia e Inghilterra riconoscono il regime fascista di Franco. È da dire che il fronte repubblicano e antifascista era indebolito da discordie intestine, anarchici e comunisti stalinisti. Durruti è il nome di uno degli anarchici che hanno combattuto per la resistenza spagnola, attivo anarchico partecipante agli scioperi organizzati dal FAI, morto nella battaglia a Madrid; un altro nome noto è Berneri, filosofo anarchico, aveva partecipato attivamente come antifascista nella guerra civile spagnola, morto nel conflitto intestino tra comunisti e anarchici a Barcellona.

" Ci sono solo due strade, la vittoria per la classe operaia, che è la libertà, o la vittoria per i fascisti, che è la tirannia. Entrambi i combattenti sanno cosa c'è in serbo per chi perde." ( Bonaventura Durruti )

Può essere che il conflitto interno tra comunisti e anarchici non fosse l'unico motivo della sconfitta, di certo ha contribuito. Questo conflitto non aveva probabilmente alcun senso, anche se certo dietro i comunisti c'era lo zampino di Stalin, non significa che un unità in realtà in un secondo momento non avrebbe aperto delle opportunità diverse.

sabato 9 agosto 2014

La comune francese




Il quadro generale è questo: un impero, quello di Napoleone III, diciamo di carattere dispotico, con potere legislativo frammentato e debole, la libertà di stampa e di opinione soppresse. In questo stato , comincia la classica guerra tra francesi e tedeschi per contendersi l'Alsazia e la Lorena, che sono dei territori strategici perché ricchi di materie prime. Siamo nel 1870, una folla di dimostranti, senza capi, diciamo piuttosto auto-oganizzata, invade le piazze di Parigi, in particolare la piazza della Concordia era strapiena di borghesi e colletti neri, tutti che gridavano: vive la repubblique!. Era un momento strategico, perché in quel momento l'imperatore era in guerra contro la Prussia e quindi si trovava ora due nemici: uno interno e uno esterno ( al secondo dovrà arrendersi con la disfatta di Sedan). Napoleone non era amato da molti, anzi era considerato una persona assai stupida, la sua presa di potere con un colpo di Stato non era andata giù a nessuno e rendeva il potere un po' ambiguo perché nonostante le vittorie alle votazioni, era un potere fondato su un bagno di sangue. Quando il 4 settembre la folla dei rivoltanti invase il palazzo Borbone, viene cacciata il presidente industriale Eugène Schneider, mentre saliva sulle tribune il blanquista Enest Granger che proclamava la Repubblica. Questa Repubblica parigina non aveva nessuna intenzione di sconfiggere  la Prussia, non si sapeva nemmeno se un tale progetto fosse realizzabile. Il 5 settembre in rue Marie si riuniscono rappresentanti dell'Internazionale, sindacati e membri di club rivoluzionari, i quali sono tutti preoccupati da questo nuovo governo, fatto da balquisti e conservatori, non si fanno illusioni su come posso essere e come sono i politici effettivamente, allora questi decidono di creare dei comitati di vigilanza che controllino ciascun rione, almeno per quel che riguarda le azioni del nuovo governo. Questa operazione di controllo prevedeva un comitato centrale che si trovava nella sede dell'Internazionale in rue de la Corderie. Lo scopo era denunciare gli atti del governo al popolo, che almeno tutto sarebbe rimasto trasparente. I comitati si riunivano presso i municipi dei rioni, mentre i club rivoluzionari invece si radunavano nei bar e nei caffè; sembra che questi comitati avessero fatto una certa pressione c'era chi li condannava come perquisitori e usurpatori di potere, altri invece ne esaltavano le doti rivoluzionarie. Il Comitato semplicemente chiedeva l'abolizione della polizia, la libertà di stampa o meglio l'eliminazione delle leggi che avrebbero potuto limitarla e si pensava di armare i cittadini almeno per la difesa dal nemico prussiano. Il governo attuale non aveva alcuna intenzione di entrare in guerra però, Throu affermava che sarebbe stato solo un'inutile massacro. Proprio per questo le forze popolari che non osavano arrendersi hanno avuto in quel momento la meglio. Da 28 Settembre a Ottobre sono state fatte diverse esortazioni a nuove elezioni. Il 31 ottobre 1870 il comitato centrale vuole rovesciare il governo, per sostituirlo con la Comune rivoluzionaria, così si  assedia e si assalta l'Hôtel de Ville da dove era nato tutto, dove era stata dichiarata la repubblica, sindaci e ministri arrestati dai cittadini. Successivamente i cittadini si allontaneranno dal palazzo, dopo aver ottenuto dal governo le elezioni. Sarà tra 5 e 8 Novembre che si terranno delle elezioni, vinte da rossi e repubblicani che hanno conquistato quote di municipalità. Nel 22 Gennaio 1871, ci fu un secondo tentativo di impadronirsi dell' Hôtel de Ville, anche questo fallito. Il 28 Gennaio 1871 viene firmato un trattato di pace con la Prussia, anche perché le condizioni erano sempre peggiori e il cibo cominciava a scarseggiare; le condizioni erano il disarmo e l'invasione di Parigi ( trattato di Francoforte, Thiers era stato scelto per trattare con la Prussia ). 8 Febbraio si costituisce spontaneamente il Comitato centrale della guardia nazionale, il quale era contrario al disarmo, quell'organismo che attraverso un insurrezione il 18 Marzo riuscì a costruire effettivamente la Comune a Parigi, Thiers scappa da Parigi, rinvia il suo attacco. La vera assemblea della Comune si formò successivamente a seguito delle elezioni del 26 Marzo, 14 erano quelli del Comitato eletti, altri venivano da blanquisti, internazionalisti, socialisti. La comune era piuttosto unita nonostante alcune opinioni divergenti e avevano dei principi condivisi che sono:

1 ogni scelta doveva avvenire per elezione o concorso.

2 libertà di coscienza e individuale.

3 i cittadini potevano manifestare le proprie idee ed intervenire nella politica.

4 la difesa dipendeva dalla guardia nazionale e i suoi membri erano liberamente eletti.

Altre cose caratterizzano la comune, come l'autogestione degli operai nelle fabbriche, l'abolizione delle multe e delle ritenzioni sui salari. 21-28 Maggio fu la settimana del massacro e questo segnò poi la sconfitta della Comune contro le forze di Versailles.

" La rivoluzione sorgerà attraverso la spontanea organizzazione del lavoro e della proprietà comune da parte di associazioni di produttori e dall'altrettanto spontanea formazione delle comunità, non dalla suprema azione dello Stato" ( Bakunin )

Spesso si sente dire che la comune è un esempio di democrazia diretta o democrazia in generale, oppure si parla semplicemente di socialismo, così che si sminuisce il valore dell'evento, del resto non avrebbe la stessa rilevanza che ha, se fosse solo quello. È molto più, può essere considerato un esempio storico di anarchismo, il che non è poco, questo perché rappresenta un tentativo di vero auto-gestione e di potere dal basso che si auto-governa con i suoi esecutori.

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mercoledì 23 novembre 2011

un commento all'"Unico e la sua proprietà" di Max Stirner









1 Introduzione



Non potevo non commentare questa grandiosa opera, io che mi definisco anarchico, infatti questa grande opera ha ispirato i maggiori esponenti dell’anarchismo, come ad esempio Bakunin, Enrico Malatesta, italiano. Questa opera è talmente provocante che supera qualunque opera che sia mai stata scritta persino la così detta “filosofia del martello” di Nietzsche e tutti gli aforismi di Cioran. Un opera fondamentale, l’unica dell’autore sembra, ma che è un vero pugno duro contro qualunque regola, forma di morale, questo il vero anarchismo inteso nel senso più radicale possibile. Max Stirner o lo si ama o lo si odia e lo si odia tanto; questo è un libro che ci provoca interiormente che ci crea un diretto rifiuto oppure una grande gioia e ammirazione. Nulla sembra sfuggire al pugno di ferro di Stirner.


2 L’opera

Il filosofo comincia con una interpretazione delle varie fasi della nostra vita ch poi legherà anche alle fasi dell’umanità nella storia. Nella prima fase il bambino cerca le cose e ciò che sta dietro alle cose; dietro la verga il bambino trova la sua ostinazione, quando esso scopre che la sua ostinazione è più forte della stessa verga, allora resiste ai colpi. Il bambino però obbedisce ai genitori, obbedisce ai suoi educatori. Durante l’evoluzione del bambino ad un certo punto, proprio perché questo fa parte della sua evoluzione ad un certo punto si scontrerà contro i genitori, sembra già di sentire echeggiare il complesso di Edipo di Freud, anche se è po’ diverso quello dello psicanalista. Il giovane si eleva al di sopra delle cose e pone un cielo sopra i semplici oggetti; il giovane dunque ha i suoi ideali che vengono posti da lui stesso sopra nel cielo che lui ha posto. Il cielo come dire è il cielo dei pensieri, delle idee, un cielo dove il giovane ama perdersi, proprio perché il giovane si pone sempre questioni, il che lo lega spesso a questo cielo, oltre che l’avere un ideale lo lega al cielo perché l’ideale diventa idea fissa, spesso. L’adulto distrugge questo cielo, per porre se stesso sopra di questo cielo, non ha ideale, ne idea fissa, ma è egoista perché tende a porre se stesso sopra di ogni cosa, anche morale. Ora queste fasi Stirner le applica anche alle fasi storiche dell’uomo, per esempio paragona i greci a dei bambini, perché questi cercavano la realtà nelle cose stesse, perché come i bambini obbedivano a chi era più anziano, i bambini ai genitori , loro ai vecchi di famiglia. In pratica si può dire con un po’ di certezza che Stirner prende la lezione di Feuerbach, suo contemporaneo , quando quest’ultimo diceva:

“Per gli antichi il mondo era una verità, una verità dietro alla cui non verità essi cercavano di arrivare e alla fine ci giunsero effettivamente” ( Feuerbach)


Dire che  era il mondo stesso la verità, significa proprio affermare che i greci cercavano proprio la verità nelle cose del mondo, dopo di che i greci sono arrivati a superare il mondo e andare oltre; questo passo si può dire che sia stato compiuto con Platone, il quale affermava che vi fosse un mondo delle idee, in cui le idee erano come gli urbild, archetipi della realtà, i modelli, mentre la realtà non è che mimesis di queste idee. Il mondo delle idee non è tanto diverso da quello che Stirner chiama il cielo, questo cielo che poi alla fine non sarebbe che un cielo delle idee e dei pensieri; solo con questa mossa l’umanità sarebbe passata dall’essere ancora in infanzia all’adolescenza e non è l’illuminismo ciò ch segna il passaggio nella maggiore età per Stirner, al contrario di quanto affermava Kant. Il cielo poi viene chiamata anche sede dello spirito o degli spiriti, questa componente spirito, non è posseduta dai greci ma comincia ad avercela solo il cristiano, anche perché si può dire che solo con il passaggio alla fase del cristianesimo si può dire che l’uomo sia passato alla fase dell’adolescenza. L’uomo cristiano è interessato a ciò che è concerne lo spirituale, pone sopra di se idee come quella di umanità e gli da carattere di oggettivo, quindi pone idee sopra lui stesso , regole sopra lui stesso, che alla fine contano più di lui stesso. In fondo Nietzsche ha inserito il cristianesimo tra le morali della rinuncia, c’è infatti una spiegazione, il cristianesimo pone sopra di se regole, pensate ai dieci comandamenti,, pone sopra di se  delle idee quali quella di prossimo, quella di umanità, e si può dire che pur di operare del bene per queste ponendole come oggettivamente esistenti rinuncia al suo bene, per esempio fa il bene dell’umanità , ponendo che l’umanità debba esistere oggettivamente. Queste idee, le regole , acquisiscono la qualità di valenti, anche se Stirner non userebbe mai questo termine, preferirebbe dire sacre. Anche se non si parla di valori in Stirner, anche per quello è un temine usato più da Nietzsche e da Heidegger,  non è diverso se lui usa il termine sacro. Se ci pensiamo bene anche Stirner è nichilista, anche se non usa mai quella parola, che era già in circolazione ai suoi tempi; Stirner alla fine si oppone a ciò che sacro affermando che stiamo considerando troppe cose sacre, tanto è che rimane pochissimo spazio all’individuo. Una svalutazione per così dire del sacro non diversa da una svalutazione dei valori, solo che mentre nella svalutazione del sacro è l’autore stesso Max Stirner che lo svaluta, in Nietzsche invece è la storia che ha portato alla caduta dei valori, il nichilismo è un processo storico, mentre per Stirner lo si può considerare al contrario una sorta di presa di posizione sulla realtà. Ora adesso anche con l’ateismo in realtà non si ancora superata la questione del sacro, anche perché l’ateo pone l’uomo al di sopra di tutto, l’uomo come sacro come ciò che deve essere oggetto dell’azione buona: Qui Stirner sta criticando proprio l’ateismo di Feuerbach, quello che poneva l’uomo sopra di ogni cosa, ma come fa notare Stiner , l’uomo è un’idea, non è un uomo specifico, ma è l’idea di uomo in generale, quindi l’ateo ha sacralizzato un’idea. L’ateo poi giunge sino a santificare le azioni dell’uomo, ma uomo sempre come idea, mai come individuo specifico. Alla fine un ateismo del genere non lo può distinguere dal cristianesimo che poneva come oggettiva l’idea di umanità, l’idea di assoluto; tutte queste idee se mai, come spiegherò più avanti, per Stirner non sono che fantasmi, per cui non ha alcun senso andarci dietro. Le idee , intese come universali diventano più importanti dei singoli, l’anima diventa più importante del corpo stesso, il popolo non è che idea, fare il bene del popolo non significa dunque  fare del bene agli individui che lo compongono, ma se mai ad una idea astratta. Una altra cosa che ha dominato gli uomini per tanto tempo, è proprio la morale con le sue varie regole, questa si trova nella religione con i dieci comandamenti, ma anche in filosofia. La moralità sempre più spesso è un seguire il bene, mentre l’immoralità invece spesso viene legata al male; pensiamo bene però, la morale è fare  il bene a chi, spesso ci viene detto dell’umanità, che non è che solo un idea, oppure essere morali sarebbe anche non bestemmiare mai, non attaccare quindi Dio, un Dio di cui sarebbe data solo l’idea, mai che nessuno pensi al nostro bene singolo, anzi essere morale in realtà vuol dire rinunciare al proprio bene, per Stirner fare una cosa del genere è insensata, non ha senso rinunciare al proprio bene per un idea o per seguire delle regole imposte. Questa idea la si vede bene quando afferma.:


“ Se si alzano le spalle di fronte a questi principi, i “buoni” alzano le mani con un gesto di disperazione e gridano –Ma per l’amor di Dio, se non si danno buoni insegnamenti ai bambini, essi andranno dritti dritti per la via del peccato, fin nell’abisso e diventeranno monelli buoni a nulla-. Calma, profeti di sventura!Buoni a nulla nel vostro senso lo diventeranno certamente, ma appunto il vostro senso è proprio buono a nulla. Quei monelli insolenti non si lasceranno più abbindolare con chiacchiere e piagnistei e non proveranno alcuna simpatia per tutte le scemenze per le quali voi vi esaltate e ci cui vaneggiate sempre: essi aboliranno il diritto ereditario, cioè non vorranno ereditare le vostre cretinate che voi invece avete ereditato dai vostri antenati; essi cancelleranno il peccato originale, che si trasmette anch’esso per via ereditaria” ( Stirner)

La morale impartita nell’educazione viene descritta come un insieme di sciocchezze, da cui i giovani dovrebbero distaccarsi, anzi rifiutare. Tutte queste regole mettono paura ai bambini e servono solo per dominarli e controllarli, per imporre regole, credi anche i figli stessi. Quindi si può ben affermare che Stiner sostenga una forma di libertà assoluta dell’individuo che si libera da idee dominanti che si vedrà saranno definite come delle idee fisse. Critica la morale, in particolare quella di Kant, infatti per Stirner la morale è una cosa come dire impossibile visto che le azioni sono sempre interessate, come dire è impossibile compiere azioni disinteressate, ovvero è impossibile una morale per la morale; anche perché per compiere azioni disinteressate bisognerebbe prima di tutto essere interessati a compiere azioni disinteressate, per cui l’interesse di mezzo c’è sempre, non è possibile invece compiere disinteressatamente azioni disinteressate.

“Non si può certo negare che io sono stato generato da mio padre; ma una volta che sono al mondo; non mi interessano affatto le intenzioni con cui egli mi ha generato; quale che sia la mia vocazione che egli ha voluto affibbiarmi, il motivo per cui mi ha chiamato alla vita, io faccio quello che voglio io.” (Stirner)

Stirner un figlio ribelle che prende le redini della propria vita e che non si lascia influenzare dalle indicazione e scelte del padre che vorrebbe che lui facesse. Ogni genitore vorrebbe che il figlio fosse fatto in un certo modo, vorrebbe che facesse questo e quest’altro nella vita, magari cose che il genitore stesso non è riuscito a fare nella sua stessa vita; Stirner invece afferma la completa libertà del figlio nelle sue scelte e nelle sue decisioni.

“ Noi siamo perfetti e in tutta la terra non c’è un solo peccatore! Ci sono pazzi che si credono di essere Dio padre, dio figlio o l’uomo della luna, e il mondo brulica anche di pazzi che s’ingannano di essere peccatori; ma, come i primi non sono uomini della luna così i secondi non sono peccatori. Il vostro peccato è immaginario.”  ( Max Stirner)

Non esistono i peccatori dunque se non vi è morale se mai ci sono degli individui che compiono libere scelte, che decidono nella propria vita, senza un giusto e uno sbagliato, ognuno compie le proprie scelte secondo i propri interessi, quindi come si può anticipare, qui si sta parlando proprio di egoismo allo stato puro. Un altro punto che è importante per Stirner visto che penso di essere arrivato al punto giusto per poterne parlare,  il filosofo afferma l’esistenza di un essere chiamato l’ossesso, che non che quella persona che ha un idea fissa che lo domina. Stirner come ossessi, fa come esempio Socrate che è morto per le sue idee che seguiva, ma lo stesso vale anche per Lutero, entrambi erano dominati da delle idee fisse e queste seguivano. Le idee come i pensieri non sono che dei fantasmi per Max Stirner, quindi è assurdo porre un carattere oggettivo ad una idea. Chi crede che le idee abbiano un carattere oggettivo, crede nei fantasmi, credere nell’esistenza dell’umanità vorrebbe dire, stando a Stirner porre carattere oggettivo ad una idea, che non è che fantasma, quindi significa credere nell’esistenza di un fantasma. Come non dire a questo punto che Platone era un filosofo che credeva nei fantasmi dal punto di vista di Stirner.


“Chi crede ai fantasmi ammette l’esistenza di un –mondo superiore che si insinua nel nostro-, ma esattamente lo stesso vale anche per chi crede allo spirito: entrambi riconoscono, dietro al mondo sensibile, un mondo sovrasensibile, cioè creano un altro mondo a cui credono e quest’altro mondo, prodotto del loro spirito, è un mondo spirituale: i loro sensi non lo percepiscono né sanno nulla di quest’altro mondo non sensibile, soltanto il loro spirito vi dimora” ( Stirner )


Chi crede in queste fantasmi pone l’esistenza di un mondo sovrasensibile, che alla fine il cielo, esso sta sopra dell’individuo, anzi lo travalica. Già Nietzsche aveva affermato la non esistenza di questo mondo superiore, mondo sovra sensibile che dovrebbe essere più reale di questo mondo; in modo particolare  Nietzsche ne parla nel “crepuscolo degli idoli”, in cui spiega la storia del mondo reale, quello sovrasensibile che prima era accessibile al saggio, quel saggio che si sarebbe liberato dalle catene, che sarebbe uscito dalla caverna, dopo è diventato solo un privilegio del pio di accedere  a questo mondo sempre più lontano, il mondo diventa poi irraggiungibile in quanto noumeno, non conoscibile e c’è chi alla  fine elimina anche il noumeno, come gli idealisti, così muore il mondo reale e rimane solo il mondo fenomenico. Dopo di che Stirner, inizia a discutere su questioni riguardo le varie forme di governo, di stato; prima di tutto afferma che lo Stato caso mai è un idea, che non può avere realtà oggettiva, credere nello stato non sarebbe che credere ad un fantasma e fare il bene dello stato non sarebbe che fare bene di un idea, o se mai di un classe che si nasconde dietro alla parola stato; lo stesso si può dire per la società , anche la società non è che un idea, fare il bene dello società non è fare il bene degli individui, ma se mai solo di una idea che non è che fantasma e non si può credere che abbia realtà oggettiva. Nello stato liberale, la libertà è solo apparente, chi detiene il potere non è che la classe dei borghesi che difende la sua proprietà tramite la polizia. La polizia dunque non fa che difendere la proprietà dei possidenti, ma i non possidenti ovvero il popolo ridotto in una condizione miserevole non vengono difesi dalla polizia ma malmenati durante le manifestazioni, proprio perché la polizia difende gli interessi della classe borghese spesso costituita anche da capitalisti. L’uguaglianza nello stato liberale è solo formale, mentre in realtà la differenza c’è è la si trova nel possedimento, ovvero tra quelli che hanno molto e gli altri che non hanno nulla. Contrapposti allo stato liberale vi sono quello socialista e quello comunista nei quali viene eliminata la differenza di possidenza per cui, tutti non hanno molto, tutti straccioni dice Stirner.

“ Lo straccione è il suo ideale. Straccione dovremmo diventare tutti” ( Stirner)
Per il comunista noi siamo tutti lavoratori, noi siamo tutti ugualmente straccioni, mentre prima per ilo borghese eravamo tutti ugualmente  nullità  Noi veniamo dunque considerati tutti lavoratori dai comunisti, non però degli individui e il nostro fine finisce per essere la società, che come già detto non è che un fantasma ed essa considera noi solo come uomini, non come individui. Secondo Stirner noi non siamo noi stessi fino a quando non siamo individui veri e non ci identifichiamo con nessun tipo di etichetta, non diciamo mai di essere ebrei, di essere italiani, di essere mariti, ecc… insomma non sono queste etichette che fanno noi stessi, noi siamo noi stessi quando siamo unici, quindi quando siamo l’Unico, solo questo può essere un individuo per Stirner. Stirner sostiene uno stato in cui gli individui sono e non la società che è snaturalizzazione dell’individuo, ma uno stato in cui questi individui seguono i propri interessi personali, quindi non sono soggetti alla morale o a leggi astratte, ma affermano i propri interessi che è l’unico modo di poter affermare se stessi in quanto individui e quindi questi sono egoisti. C’è chi ha detto che quello che intendeva Stirner era un ritorno allo stato di natura, inteso almeno nei termini di quello di Thomas Hobbes, infatti Stirner per esempio sul paino del possesso afferma che le cose sono di chi le prende per primo.

“ Tu hai diritto di essere ciò che hai in potere di essere” ( Stirner)


“Il pensiero è veramente mio proprio solo se io non esisto in nessun momento a metterlo in pericolo di morte, se io non ho da temere, nella sua perdita, una perdita per me, una perdita di me. Un pensiero è veramente mio proprio se io lo posso si sottomettere, ma esso non può mai sottomettere me o rendermi strumento fanatico della sua realizzazione”. (Max Stirner)


Questa affermazione è interessante, perché sembra quasi un metodo per vedere se siamo ossessi o no, è anche un modo per liberarci dal dominio di un pensiero, se noi prendiamo tutti i pensieri e li mettiamo in pericolo di morte se sentiamo morire anche noi stessi, allora siamo legati fin troppo a quel pensiero, in caso contrario se ci rendiamo conto che nessun pensiero ci smuove, siamo liberi, non siamo legati a nulla, siamo unici o siamo l’Unico.


CONCLUSIONE

Certo io non sono d’accordo con questa estrema affermazione dell’egoismo, sostengo poi un anarchismo del tutto diverso dal suo, che si fonda sul principio secondo il quale la negazione rende libera altre idee diverse dalle sue , ma non posso negare che questo libro sia stato fondamentale per la storia dell’anarchismo, che il pugno di ferro di Stirner abbia fatto colpo.