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lunedì 2 novembre 2015

Steins Gate: viaggi nel tempo, fondamenti filosofici








"L'universo ha un inizio, ma non una fine: è infinito. E poi le stelle... anch'esse hanno un inizio, ma periranno per via della loro stessa energia: si estingueranno. Coloro che possiedono il dono dell'intelligenza sono in verità i più sciocchi: è piuttosto evidente, basta osservare la storia. In un certo senso, questo può essere considerato l'ultimo avvertimento di Dio a coloro che resistono."
 (Okarin)

Steins Gate è un anime favoloso giapponese, nato da una visual novel. La sua trama è più o meno questa: Rintarō Okabe (Okarin) che lavora in un laboratorio segreto con il suo amico Daru e l' amica Mayuri, un giorno va ad una conferenza, ma trova una ragazza dal nome Kurisu Mikase in una pozza di sangue. Questa visione si trasforma subito in un fenomeno paranormale nel quale le persone presenti scompaiono all'improvviso, in seguito scoprirà che Kurisu in realtà è viva e vegeta ed essa stessa che avrebbe tenuto la conferenza. Solo tempo dopo Okarin si accorge che il messaggio inviato dal suo amico, era arrivato una settimana prima che lo avesse inviato. In pratica il laboratorio di Okarin si chiama "laboratorio degli oggetti futuristici", in esso di costruiscono strani oggetti tecnologici, uno di questi: un forno a microonde, si scopre essere una vera e propria macchina del tempo in grado di inviare messaggi nel passato (le D-mail). Successivamente questa macchina verrà trasformata da parte della stessa Kurisu in uno strumento in grado di inviare i ricordi di una persona nel passato, con questo la persona è in grado di tornare ad un preciso punto del passato. Il gruppo del laboratorio formato da Okarin, Daru, il suo amico, l'amica Mayuri Shiina, a cui si aggiunge anche Kurisu, scopre che il SERN di Ginevra, non è semplicemente un gruppo di ricerca sulle particelle subatomiche, ma si tratta di ricercatori che vogliono costruire una macchina del tempo per comandare il mondo e modificare le linee temporali. Tutti i primi esperimenti del SERN di fatto sono falliti con la conseguente morte di diversi esseri umani. La SERN vuole entrare in possesso della macchina del tempo del gruppo di Okarin, alcuni suoi agenti uccidono Mayuri. A quel punto Okarin decide di fare un salto nel tempo che lo porta a prima della morte di Mayuri, tenterà infinite volte di salvarla senza successo perché ogni volta il SERN la uccide. A questo punto senza speranze, Okarin, lo scienziato pazzo, incontra Suzuha Amane, futura figlia di Daru, in possesso di una macchina del futuro che lui stesso costruirà nel futuro, lei lo convince, seguendo una teoria di fasci di linee del tempo a seguire le sue istruzioni e cambiare il fascio di linee da alfa a beta, ovvero la divergenza temporale. In questa altra divergenza, quella a morire dovrà essere però Kurisu, la donna delle conferenza a cui Okarin aveva confessato il suo amore. Suzuku  gli dirà allora che per fermare i progetti della SERN l'unico modo è salvare Kurisu dall'essere uccisa per mano di suo padre. Quando Okarin usando la macchina del tempo va nel futuro, fallisce la missione e finisce per uccidere lui stesso Kurisu, ma quando torna indietro riceve un messaggio da se stesso dal futuro che gli dice che l'unica salvezza consiste nel far credere al se stesso del passato che Kurisu è stata davvero uccisa e arrivare alla divergenza: Steins Gate, questa sarà la salvezza dal SERN.

C'è una teoria del tempo e dei viaggi nel tempo in questo anime che si basa grossomodo su questi punti: ci sono tante linee temporali, tanti passati e tanti futuri; queste linee si possono dividere in fasci, i fasci di linee convergono verso lo stesso punto, quindi finiscono allo stesso modo congiungendosi; per passare da un fascio all'altro deve cambiare la divergenza, segnata con numeri messi in percentuale.

I membri del laboratorio inventano una prima macchina che è un forno a microonde che è capace di spedire delle mail nel passato, mentre non riesce con gli oggetti. Una seconda macchina viene costruita, la quale non è altro che la macchina precedente modificata con un apparecchio che se messo in testa manda dei segnali ai neuroni del cervello per cui vengono inviati i ricordi di una persona e con questo la persona torna davvero nel passato al punto del ricordo (Okarin è l'unico che facendo i viaggi ricorda qualcosa). C'è poi una terza macchina: quella costruita dal padre di Suzuku, la quale permette anche di fare viaggi nel futuro e ha la tecnologia per modificare le divergenze (c'è uno strano apparecchio in cui sono segnati dei numerini e ad ogni viaggio nel tempo cambia di numero).

Veniamo alla domanda più importante: perché sarebbe interessante dal punto di vista filosofico questo anime? quando Okarin manca di argomenti scientifici per le sue tesi o per l'idea che lui stesso persegue, cita sempre Heidegger e il suo Essere e tempo, dicendo che appunto con Heidegger che l'uomo è un essere fondamentalmente temporale. Se l'uomo è temporale lo è nel suo essere, infatti la dimensione dell'uomo secondo l'esistenzialismo in generale non è altro che il progetto, questo progetto rinvia ad un futuro verso il quale ci gettiamo, parla di un presente come situazione in cui ci troviamo e di un passato come essenza che abbiamo o che abbiamo costruito nella nostra vita, perché noi non siamo altro che la conseguenza delle nostre stesse scelte. Ovviamente il riferimento ad Heidegger è ancora poco per fare un discorso filosofico sui viaggi nel tempo, ma ci si  può arrivare a questo passando attraverso i vari concetti di tempo che sono stati proposti nella storia. Degna di nota è l'affermazione di Sant'Agostino per cui il tempo sarebbe un'illusione, secondo la quale l'unica modalità del tempo vera è il non-tempo: il presente. Il tempo non sarebbe altro che un'insieme di presenti passati e di presenti futuri, ma dire "presenti" al plurale è già sbagliato, perché in verità il presente è uno solo. Sulla base di questo Agostino diceva che Dio creando l'universo aveva di fatto creato anche il tempo e del resto questo tempo è solo un'illusione all'interno dell'unica cosa vera che è l'eterno. In questa teoria il presente passato, quello attuale e quello futuro sono simultanei. Pensiamoci bene: se il tempo fosse vero, allora il futuro non sarebbe ancora, il passato non avrebbe più esistenza nel momento in cui non è più presente, a questo punto se si ammette il tempo, un viaggio nel tempo sarebbe impossibile. Succede però qualcosa di diverso se invece ammettiamo che il tempo è un'illusione, dal momento che se passato, presente e futuro sono tutti in un solo Adesso, allora non dovrebbe essere impossibile spostarsi nel tempo. La prima concezione del tempo comunque porta alla contraddizione per cui il tempo sarebbe essenzialmente non-essere, in quanto passato e futuro non sono mai e se sono devono diventare presente. Soltanto concependo il passato e il futuro come presenti allora potrebbero "essere". Kant ha sostenuto che il "tempo" non è altro che una forma a priori della sensibilità, se così è, si potrebbe anche riferire il tempo alla mente e non quindi alla realtà esterna in sé. Dopo tutto già Parmenide diceva che l'essere è eterno al di là del divenire che è un'illusione, illusione mentale?. Bergson e James hanno successivamente compreso che la visione classica del tempo era del tutto sbagliata, il tempo il più delle volte era rappresentato in una linea, ma questa è solo una forma di spazializzazione del tempo.  Il tempo dell'orologio con lancette e quant'altro non è altro che una pura convenzione perché il tempo non è altro che un'intuizione. Non è che le cose la fuori come eventi si succedono nel tempo, se noi vediamo le cose in questo modo è perché noi stessi duriamo. L'anima è anche durata, Bergson non crede più nell'anima a-temporale di Platone, per questo motivo possiamo tornare ora a dire con Heidegger che noi siamo essenzialmente temporali. A questo punto della storia dobbiamo abbandonare purtroppo la filosofia e passare alle time-line della PNL. La PNL da ragione sia a Kant che a Bergson, secondo la PNL il tempo non è spazializzato, ma di fatto la nostra mente lo codifica in quel modo, lo spazializza, così il tempo che noi percepiamo è sempre un risultato di una operazione mentale e non l'intuizione della durata che forse si può cogliere solo con il sentimento o con quella che Pascal chiama: "l'ésprit de finesse". Questa linearizzazione del tempo, dal punto di vista psicologico è piuttosto rilevante perché permette di capire come noi ordiniamo i nostri vissuti passati e quindi come la mente li classifica. Sapere di questa funzione della mente umana vuol dire capire come funziona la mente e come immagazzina i ricordi. In primo luogo infatti Bergson definisce lo spirito come memoria molto prima che come pensiero.

Ecco qui alcuni problemi della teoria dei viaggi nel tempo qui presentati: il tempo è rappresentato come fosse oggettivamente una linea, quando la filosofia ha dimostrato che è un errore; a questo punto i fasci di linee non possono essere perché rimangono linee del tempo; se la linearizzazione è mentale, che fine fanno queste rappresentazioni dei tempi paralleli? sono tutti nella nostra mente?; l'ultimo problema è: come si distribuisce la nostra essenza nel tempo, non possiamo esistere fuori dal tempo? ma se il tempo è illusione allora sarebbe solo il fatto che non possiamo essere fuori dall'eterno?.

Prima di tutto bisogna rendersi contro che mettendo assieme tutte le teorie filosofiche che sopra ho descritto si otterrebbe una contraddizione, semplicemente perché Bergson non accetterebbe la teoria sul tempo di Agostino. Agostino parte dall'idea che vi sono tanti presenti futuri e tanti presenti passati oltre che il presente attuale, ma se così fosse, allora il tempo non scorrerebbe mai, infatti Agostino sosteneva che il tempo fosse pura illusione. Quella di Agostino sembra la versione sul tempo del paradosso di Zenone che si riferiva allo spazio e al movimento. Bergson aveva risposto a questi due paradossi in questo modo: contro Agostino dice che il presente si divide sempre in qualcosa che è già avvenuto e in qualcosa che deve ancora avvenire, dunque ha sempre una doppia direzione; contro l'argomento di Zenone nega l'esistenza di uno spazio omogeneo per affermare l'idea di luogo, per cui esistono solo luoghi e nello spostarci ci muoviamo da un luogo all'altro, ma i nostri passi e atti formano delle unità che non si dividono all'infinito. A Bergson si potrebbe comunque obbiettare che l'argomento di Agostino non riguarda solo il fatto che ci sarebbe un tempo che non scorre e quindi il tempo non esiste, perché Agostino non voleva semplicemente dire che non si capisce come si possa passare da un presente all'altro, Agostino diceva che solo l'essere è, se il passato è qualcosa non è più e il futuro è qualcosa che non è ancora, allora passato e futuro non sono. Per essere il passato e il futuro devono essere dei presenti, poiché solo il presente è, quindi il passato e futuro per essere saranno presenti passati e presenti futuri. Questa conclusione porta al tempo che non può scorrere, quindi il tempo è un'illusione. Se invece si continua a sostenere che passato e futuro di fatto non sono, come fa Bergson, a che conclusione si arriva? non dovrebbe essere anche in quel caso il tempo un'illusione?. Vladimir Jankélévitch, attento lettore di Bergson, sostiene che il concetto di virtuale bergsoniano a cui poi andrebbe riferita la stessa durata, perché l'esperienza non spaziale del tempo non è altro che un'esperienza virtuale, non è altro che un nulla fecondo. Questo nulla fecondo è lo stesso dell'insegnamento della creazione secondo la Kabbalah: Dio si ritrae delimitando se stesso e crea un vuoto, in quel vuoto crea il mondo;  Vladimir Jankélévitch pensa che quel vuoto sia essenzialmente un "nihil" come virtuale fecondo. L'insegnamento di Bergson spiega che la realtà che noi vediamo con i nostri occhi non è tutta la realtà, quello che vediamo è semplicemente il manifesto o l'attuale, ma c'è tutto un mondo virtuale al di là di questo: per esempio tutto ciò che non vediamo ora, che magari si trova dietro di noi esiste come virtuale e poi vi sono i ricordi, i pensieri, le sensazioni che proviamo toccando le cose, tagliandoci o le esperienze interne non sono altro che puro virtuale non riducibile a meri processi chimici nel corpo. L'esperienza del tempo, che secondo Agostino è un'esperienza non facilmente comunicabile, non è altro che un altro tipo di esperienza virtuale.

Se ci atteniamo all'insegnamento degli stoici nella lettura di Gilles Deleuze, altro grande bergsoniano, il tempo avrebbe due facce: il Kronos e l'Aiôn. La prima lettura si basa sull'inuficare passato e futuro in un presente più vasto, per cui di fatto esisterebbe solo il presente; la prima lettura del tempo è il Kronos e si accorda perfettamente con l'interpretazione del tempo di Agostino. La seconda lettura invece si bassa sulla divisione all'infinito del presente in passato e futuro; la seconda lettura del tempo è l'Aiôn e si accorda perfettamente con l'interpretazione del tempo di Bergson. Kronos è l'attuale,  Aiôn è virtuale. Dopo tutto Agostino e Bergson forse leggono il tempo in modo diverso, uno secondo unità e l'altro secondo oblio. Non importa la lettura di riferimento, anche l'oblio o il dividersi all'infinito del tempo porta alla conclusione che il tempo non scorre mai, non solo rimanda a questo concetto paradossale di nulla fecondo che, al pari del non essere di Platone, deve essere in qualche modo per non essere mero vuoto.

In conclusione se la macchina di Okarin e gli altri membri del laboratorio: il forno a microonde modificato da Kurisu riesce a spedire nel passato facendo uso della memoria, allora possiamo trovare dei fondamenti filosofici partendo da quello che prima si è detto. Proust ci insegna che un semplice oggetto può risvegliarci un ricordo nella nostra testa e in quel momento possiamo vivere un'esperienza piuttosto strana della contemporaneità di due presenti: quello passato e quello attuale, in questa esperienza ci sembra che il passato sia ancora attuale, come se fosse davvero da qualche parte. Bergson dice che lo spirito è memoria, qui potremmo immaginare che lo spirito sia l'anima, ma non è quello che dice Bergson. Supponiamo che l'anima sia immortale, anche se chiaramente vive il tempo, come ci dice lo stesso Bergson, allora se il tempo non fosse che un solo presente l'anima dovrebbe vivere tutto il tempo nello stesso istante e per questo non conoscerebbe tempo. È interessante da questo punto di vista l'identità che si fa nell'anime tra il ricordo e il viaggio nel tempo, forse nemmeno l'anima fa tanta differenza tra memoria e fatto passato visto che percepisce tutto come se accadesse in un solo presente. L'ipotesi di fare il viaggio nel tempo attraverso la memoria sembra verificata. Anche la fisica chiaramente studia queste cose, bisogna però avvertire i fisici che quando parlano di "curvature del tempo", come fa lo stesso Einstein, non fanno altro che spazializzare il tempo, per cui diventa una concezione di "convenzione" che fa comodo quando si fa fisica, ma non potrebbe una rappresentazione "fedele" del tempo, sarebbe forse solo una lettura codificata dalla mente.

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sabato 20 giugno 2015

Death note: la società della ragione strumentale









Secondo me si potrebbe costruire filosofie sui manga, sul serio. Questo dipende dal fatto che diversi manga sembrano avere un grosso contenuto filosofico, ovviamente non parlo di Dragonball, di Naruto, di Onepeache, parlo di cose come Death note, Neon genesis evangelion, Code Geass e Stein Gate. Per chi non l'ha visto faccio giusto un piccolo riassunto della trama di modo anche di avere una guida per il mio discorso. Uno shinigami (spirito yokai della morte) di nome Ryuk perde più o meno volutamente un death note, un quaderno della morte, un quaderno dove si possono scrivere nomi di persone e queste effettivamente moriranno (per uccidere ci vuole un volto e un nome). Light Yagami studente brillante ed intelligente, annoiato dalla vita, trova questo quaderno un giorno e ne diventerà il suo possessore. Ovviamente Light Yagami farà incontro di Ryuk e cercherà di provare il death note per capire se funziona sul serio. Dopo aver scoperto la sua efficacia decide di un usarlo non per un motivo subdolo come fare soldi o avere successo, bensì per fare giustizia, per uccidere direttamente tutti i colpevoli, di modo che diminuendo i criminali diminuiscono anche i crimini, diciamo in un senso molto statistico. La decisione di Light Yagami, però, non può separarsi dall'idea di avere successo, in un certo senso, o meglio di diventare un Dio. Il suo grande potere lo fa un grande Dio della morte giustiziere dal nome "Kira". Il grande numero di morti insospettisce la polizia nel mondo, l'Interpol decide di intervenire ed ingaggia la sua mente migliore per capire cosa ci sia dietro le crescenti morti: il misterioso "Elle". Grazie ad una serie di stratagemmi acuti "Elle" riesce prima a capire che l'autore dei crimini si trova in Giappone, poi mano a mano costruisce il suo sospetto per Light Yagami, studente dell'università promettente nella carriera di poliziotto e figlio di un capo di polizia giapponese. È grazie all'accesso ai dati della polizia che Yagami scopre tutti i criminali da uccidere, nello stesso tempo anche per questo "Elle" conclude che non può che essere lui. Il fatto è che non ci sono mai delle prove evidenti, che non avrebbe motivo imprigionarlo solo per dei sospetti che si fanno sempre più forti. In questo c'è una specie di continuo gioco di intelligenza che non sembra avere termine, una partita a scacchi in cui ogni elemento è una pedina che serve per vincere, questo vale per Misa Amane (la seconda "Kira"), vale per molti altri personaggi e pensino per un altro shinigami. Quando Light Yagami riesce ad eliminare "Elle" sembra diventato realmente il Dio, i morti mano a mano aumentano e il crimine effettivamente cala. Ci sono opinioni differenti su quello che fa "Kira", alcuni sarebbero con lui perché credono che sia giustizia, altri sembrano cadere sempre più nel panico. Quello che Yagami non ha compreso è che difficilmente si può evitare di incontrare nuovi ostacoli e persone più abili di te. Near e Mello saranno altri suoi avversari, Near collabora direttamente con il governo americano e lui con degli agenti si dirigono direttamente in Giappone per spiarlo. Sarà Near a fare scacco matto, ovviamente è difficile spiegare in poche righe come ci sia riuscito, ma è per questo che conviene guardarsi l'anime.

Immaginatevi i Passages di Benjamin, un libro che parla di un mondo consumista, della moda, una realtà dove tutto è apparenza, anche la felicità, ma in realtà tutti nuotano nella noia più assoluta ed ogni attività diventa pura fuga da questa noia. Death Note comincia con la noia, comincia da Ryuk che non ne può più del suo mondo degli spiriti tutto uguale e da Yagami uno studente brillante che prova noia per la sua esistenza e soprattutto per la società che lo circonda. Sono forse dei risvegliati? gli unici che si accorgono del grigiore della società dei consumi?. È importante capire che tutto è cominciato con la noia, perché quando Yagami poi parla di voler far giustizia, questo inizio fa da contrasto con questa svolta. In questo senso si può dire che l'idea di diventare il Dio del mondo, di fare giustizia per la terra, è la fuga brillante dalla noia per entrare in un gioco appassionante senza esclusione di colpi. La logica di Yagami è puramente statistica: se diminuisce il numero dei criminali, diminuiscono i crimini. Le persone sono prese solo nel senso numerico e quantitativo, perché quello che conta in una logica statistica è la diminuzione numerica dei crimini. Questa logica ovviamente considera i crimini solo dal punto di vista quantitativo senza le dovute differenze qualitative che dovrebbero avere ed estende la pena di morte quasi a qualsiasi cosa. Si possono confrontare i sei punti scritti da Löwenthal per indicare i caratteri principali dei campi di concentramento. Per esempio sul primo punto dice: «Una delle funzioni principali del terrore è di cancellare ogni legame razionale tra decisioni del governo e il destino individuale» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.235) Di fronte al potere tutti sono ugualmente carne da macello, non ci sono differenze di individui, così Light non si interessa né dei motivi dei crimini, né del crimine in sé, così che i criminali rientrano in una categoria omogenea. Sul secondo punto: «Con il collasso della razionalità legale e del suo chiaro significato per il destino individuale, quest'ultimo diviene opaco e perde la sua peculiare sensatezza.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.236) Una grossa perdita di senso e della continuità dell'esperienza, in ogni momento potresti essere tu a morire, tu stesso potresti essere la persona scelta da Kira; in questo modo si vive con la consapevolezza che la propria esistenza potrebbe finire tra due minuti o meno. Terzo punto: «In un sistema che riduce la vita a una catena di reazioni sconnesse a esperienze scioccanti, la comunicazione personale perde di significato.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.237) Se siamo cadaveri che camminano su questa terra, la nostra vita non può che ridursi ad un insieme di reazioni a pulsioni. Quarto punto: «Il vecchio sistema culturale che dall'astratta metafisica filosofica si estendeva alle istituzioni religiose e pedagogiche, produceva un'ideologia della condotta razionale che contemplava il rispetto dei diritti, delle esigenze e dei bisogni degli altri quale condizione necessaria per la propria sopravvivenza.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.238) Si deve lottare se si vuole vivere, lottare per nascondersi sotto falsi nomi, lottare per non essere mai scoperti, perché è come se un grande occhio che vede ogni cosa dall'alto scrutasse tutti per scoprire nomi e volti per scriverli sul death note. Quinto punto: «Tra le peggiori paure dei signori del terrore vi è quella che le loro vittime possano riacquistare la consapevolezza di appartenere a una società di esseri umani.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.239) Le persone sono solo più dei numeri, hanno dimenticato di essere degli esseri umani, dimenticato il valore dell'esistenza. Sesto punto: «Un sistema del terrore raggiunge il suo apice quando la vittima non è più consapevole del baratro che esiste tra sé e i suoi carnefici.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.241) Nell'anime si possono notare alcuni sostenitori di Kira che minacciano di attaccare il palazzo dove si trova la squadra di Near, evidentemente hanno preso gli ideali del carnefice; quello che però si nota è che siano bastati un po' di soldi fatti volare per terra per farli distogliere dal vero obbiettivo e farli lottare per questi. Potrebbe sembrare una società disciplinare nel senso di Foucault, ma in realtà è una società dove la pena di morte è diventata il mezzo più immediato per eliminare il crimine. Il lavoro di Light nasconde l'idea di una morale più sottile che è quella di una morale utilitarista in tutti i sensi, questa morale utilitarista dice che in fondo è giusto sacrificare tot criminali se il guadagno è un mondo senza il crimine. Ryuk stesso gli aveva fatto notare che non aveva senso fare del male per eliminare il male, altrimenti per coerenza si deve uccidere anche se stessi. A questo Light aveva risposto che non era male perché il fine era buono, il fine giustifica i mezzi?. Quando Light elimina una persona piuttosto che un'altra sulla base di cosa lo fa? semplicemente qualcuno è già stato classificato criminale e lui lo ammazza? di fatto se si basa sugli elenchi della polizia, non può che pensare in un modo simile, ma cosa succede se per errore finisce in carcere una persona che non ha commesso un reato di cui è accusata? ammazza anche quella? e come fa sapere della sua innocenza?. La logica dell'utilitarismo insegnerebbe che questa eventualità costituirebbe un'eccezione molto insignificante se si pensa in rapporto alle vite che si potrebbero salvare uccidendo i criminali con il quaderno. Guardando dall'altro lato si può dire che non ci sia concezione del male prestabilita, ma almeno ve ne deve essere una del bene, per esempio deve pensare che uccidere i criminali per diminuire il crimine sia giusto. In effetti questo lo pensa ed è anche per questo che Light rientra nell'elenco dei giustizieri solitari che praticano una giustizia privata la quale presuppone sempre un'idea personale su cosa sia giusto o cosa sia sbagliato. C'è quindi un problema di morale di fondo, Light segue una morale utilitarista. Il padre di Light Yagami: Soichiro Yagami, invece, è semplicemente un kantiano, l'unica persona onesta in tutto l'anime, uno che fa il dover per il dovere, che è convinto che uccidere sia sbagliato non importa per quale causa, esegue gli ordini fino all'ultimo, paradossalmente va incontro alla morte seguendo le istruzioni dettategli da suo figlio e per lui cerca di uccidere Mello (qui c'è un conflitto kantiano: eseguire gli ordini del tuo capo, cioè fare il tuo dovere professionale, quindi uccidere oppure non uccidere disobbedendo agli ordini impartiti, seguendo la legge morale?). "Elle" su questo modello può sembrare anche lui leggermente un utilitarista, soprattutto nelle sue indagini, quando non si fa scrupoli di torturare Misa Amane per estorcere informazioni (il ragionamento è questo: se il fine è catturare il criminale peggiore della storia, allora ogni mezzo è concesso). Per questo motivo è davvero difficile dire dove stia il bene in questo anime, perché dopo tutto questo anime non parla altro che di una società della ragione strumentale, ragione che considera tutto come mezzo per arrivare ai suoi fini, ogni cosa è oggetto da sfruttare. Ragione strumentale è un altro concetto la scuola di Francoforte, in particolare Horkheimer scrive molto su questo tema: «In realtà fu necessario che la ragione si separasse dal suo legame con gli oggetti e si rendesse indipendente, al fine di liberarsi dalla cieca coazione naturale e dominare la natura in quella misura che oggi ci spaventa. Ma la ragione non ha preso coscienza del fatto che questo distacco è stato necessario e al contempo apparente. Ha gettato via la mitologia e la superstizione insieme a tutto ciò che non può essere ridotto entro i confini dello spirito soggettivo. Non in questo gesto, ma nel fatto di essersi posta sul trono del sé, consiste la sventura che portò all'autodistruzione della ragione. Con la superbia che è propria di ogni accecamento, la ragione soggettiva non ha infatti ammesso di dovere la sua esistenza autonoma non a se stessa, ma in somma misura alla divisione del lavoro, al processo del confronto tra l'uomo e la natura. Ma quanto più puntigliosamente seguita a negarlo, tanto più è costretta a spacciarsi, di fronte a sé e agli altri, per un'essenza assoluta - fino a quando, in omaggio al suo principio della verifica del dubbio, sarà costretta a scacciare se stessa nel regno degli spettri alla stregua di una qualitas occulta.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.207) Horkheimer distingue una ragione soggettiva da una oggettiva, quella oggettiva non si pensava in contrapposizione alla natura, ma pensava che la natura stessa fosse ragione, non nel senso hegeliano, ma in un senso etico/stoico, cioè che vivere secondo ragione vuole dire vivere secondo natura. Mentre proprio: "il reale è razionale" parla di una realtà soggettivata e sempre più matematizzata, la realtà delle scienze, il dominio della ragione sulla natura. Una ragione di questo tipo è ciò che vi è di essenziale in un anime come questo. Non c'è emotività, se non apparente; in realtà ci sono due grandi menti che giocano una partita a scacchi e cercano di capire come schiacciare l'altro. Non dimenticate mai che l'obbiettivo sia di "Elle" che di Near è quello di vincere e non quello di fare giustizia, si tratta solo di risolvere il puzzle, una questione di orgoglio personale. Dopo tutto la vittoria è un fatto proprio, o più che altro si deve parlare dell'idea non subire una sconfitta e un disonore. "Elle" dice: la battaglia l'ho persa, la guerra non è finita, se in una partita a scacchi ci mangiano la torre non ci sganasciamo dal dolore, anche se sappiamo di aver perso un pezzo, ma forse questa è solo una parte di una trama sottilissima in cui quel pezzo era da sacrificare per arrivare alla vittoria. Diversi agenti dell'FBI muoiono uccisi da Kira, queste sono delle pedine sacrificate. "Elle" e Light hanno la stessa mentalità ma sono due persone molto diverse, cosa cambia? l'attenzione e la coscienza, lo stato d'animo. Light è una persona rigida, è come se avesse sempre due Sé, uno apparente ed esterno, un altro completamente interiore; questa logica funziona in modo tale che Light diventa quello finto e Kira quello vero. Kira è la verità che cela il volto di Light, diciamo che Light con la massima attenzione riesce ad immedesimarsi in altre parti, simulare emozioni finte, far credere di amare Misa e così via. Light dal punto di vista psicoanalitico sembra una figura impossibile, nel senso che normalmente ogni esagerazione della coscienza, dell'Io, in un individuo è controbilanciata dal contrario nel suo inconscio, tuttavia Light non sembra presentare dei difetti di questo tipo, degli errori inconsapevoli che controbilancerebbero la ricerca di perfezione della coscienza; sicuramente se ha perso qualcosa gli è sfuggito, ma non sembra che questo davvero corrisponda ad un controbilanciamento dell'inconscio. "Elle", invece, ha un'attenzione più molle, sembra non essere quell'attenzione da soldato di Light, ma quella del lottatore di karate che ha conquistato la consapevolezza e sa che per essere più attenti si deve essere più rilassati; tuttavia in contrasto con questo "Elle" sembra continuamente depresso, forse per un passato e un'infanzia infelice, per un presente non bello e compensa tutto questo stato emotivo bilanciandolo con torte alla panna, gelato e altri dolci. "Elle" riconosce in Light il suo primo amico, questo la dice lunga sulla sua vita sociale, anche se forse non sembra così solitario e schivo e dopotutto ha delle capacità di coinvolgere gente, solo che va sempre sul crudo e non usa mai mezzi termini, per questo non piace a molti che lasciano il gruppo degli investigatori. La questione delle emozioni è essenziale, perché Near e "Elle" non hanno grosse emozioni, sembra che siano più dominate da razionalità, mentre nel caso di Mellow e Light le emozioni vengono nascoste in un secondo Sé, diciamo sono più nascoste. Questo anime nasconde inoltre delle riflessioni su quella che Adorno chiama "personalità totalitaria", l'azione di Light il primo che la possiede getta luce sulla sua diffusione nel mondo e trova concretezza nei suoi sostenitori. Non rimane che considerare il gruppo più immerso nella logica capitalista della morte, lo Yotsuba Group, in particolare Kyosuke Higuchi che non si fa problemi ad uccidere persone ricchissime per far tornare vantaggi economici al gruppo. Questo rappresenta una gruppo che usa il death note come nel caso di Light, seguendo il suo delirio di grandezza di diventare o di essere il grande giustiziere, ma direttamente per fare soldi. Qui l'ideologia della società capitalista diventa un motivo per la creazione di una macchina di morte. Kyosuke Higuchi è un avido egoista, il suo obbiettivo? soldi, fama e belle donne. Reiji Namikawa sostiene il terzo Kira, è un campione di Shogi, una specie di scacchi giapponese/orientale, potremmo definirlo interamente calato nella ragione strumentale. Suguru Shimura è definito come un paranoide. Takeshi Ooi è colui che organizza gli incontri, la grande mente.

Per concludere direi che si possono fare molti altri studi su questo anime, ad esempio degli studi di psicologia, questi potrebbero persino far luce su alcune logiche della nostra società attuale, del resto questo anime non nasce dal nulla, ma riflette un mondo in cui viviamo.



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