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sabato 7 febbraio 2015

Capitalismo ed ecologia







Come spiega Žižek c'è un limite al capitalismo, questo limite è quello delle risorse naturali, esse infatti non sono tutte rinnovabili e non sono infinite, il capitalismo continuando a fregarsene di ciò continua la sua macchinosa operazione selvaggia di sfruttamento della natura, ma ciò non potrà durare all'infinito, per cui questo deve determinare la fine o del mondo o del capitalismo stesso. L'unica speranza per questo filosofo è che si inneschi una specie di contro-circuito, una ribellione da parte delle persone fuori dal mondo consumista, escluse e queste sono sempre di più, perché anche nei nostri paesi del sud Europa, dove la crisi si fa sentire saranno sempre di più le persone fuori dal mondo consumista. Questa cosa potrebbe in effetti farci sperare, nel senso, che va ad incrementare quell'esercito fatale contro il capitalismo. Il punto è che la società dei consumi in realtà va contro la natura, perché è basata sullo spreco, ma questo spreco non possiamo più permettercelo se le risorse del pianeta diminuiscono sempre più; ovviamente non è tutto finito, possiamo costruire una società diversa, dipende da noi, quello che è certo è che il capitalismo per la sua logica di sfruttamento non può essere salvato nemmeno parzialmente. Ogni forza che considera anche solo in parte il capitalismo non potrà essere di nessun aiuto alla società futura, perché bisogna cambiare proprio la direzione della produzione, secondo quello che già diceva Marcuse, non deve essere più il profitto ma il soddisfacimento reale dei bisogni degli individui e questo crea la differenza tra lo spreco e i bisogni veri. Di fatto il problema non sembra essere solo di natura esterna, nel senso di un modello di società esterno e un modello economico esterno, ma il problema è ancora più profondo perché riguarda un certo tipo di mentalità, quella che Horkheimer avrebbe chiamato la ragione strumentale. Quindi il problema più profondo riguarda quello del libro Dialettica dell'illuminismo, dove la ragione è contrapposta alla natura e al mito, usa l'astuzia per far credere al mito di volergli cedere, ma poi lo colpisce alle spalle. Il problema è la ragione come dominio, quella mentalità soggettiva, che pensa in termini esclusivamente matematici l'intera realtà, il che non gli permette di avere esperienza diretta della natura ma solo mediata, come qualcosa di già assoggettato alla mente, la natura non può essere concepita se non come qualcosa di strumentalizzato, lì offerto all'uomo per essere condotto ai lavori forzati. Se tutto questo è vero l'utilitarismo borghese sta dietro anche lo sfruttamento della natura, il problema è quando questa mentalità è generale, così lo sfruttamento non è solo da parte di chi comanda, ma diventa dell'uomo verso il simile e dell'uomo verso la natura. La forza e il prevaricare sull'altro sono diventati segni di successo e di progresso. Quindi una nuova società deve rigettare anche una certa forma di mentalità. L'ecologia sembra la presa di coscienza del problema del mondo e della natura, il problema è che occulta una parte della questione. Mi ha sempre colpito come molto prima dell'ecologia già nel marxismo si denunciava lo sfruttamento della natura, ma in questo caso si dicevano due cose: che questo dipendeva dalla società capitalista, perché per esempio quando Marx nei Manoscritti parla della differenza tra la rendita fondiaria nel mondo feudale e quella nella realtà capitalista dice:

"Infine il signore non cerca di trarre dal proprio possesso fondiario il maggior vantaggio possibile. Anzi, egli consuma ciò che c'è, e lascia tranquillamente la cura di raccogliere ai contadini e ai fittavoli. Questo è il modo d'essere aristocratico del possesso fondiario che getta sul suo signore una gloria romantica." (Marx, Karl, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino, 2013, p. 61)

Insomma non c'era logica di profitto nel medioevo e nemmeno la volontà di sfruttare al massimo il singolo terreno. L'altro punto che caratterizza il marxismo è che lo sfruttamento della natura implica lo sfruttamento dell'uomo, che non vi può essere sfruttamento della natura senza che prima che vi sia dato uno sfruttamento dell'uomo. Ciò è ovvio perché non ci sarebbe estrazione mineraria e sfruttamento di tali risorse, se non vi fossero prima dei minatori che lavorano sfruttati, a bassi salari e lunghe ore di lavoro, nelle miniere. È interessante come nell'ecologia non si parli affatto dello sfruttamento dell'uomo, ma solo di quello della natura, forse che l'ecologia nasconde l'origine del problema? difende ancora il capitalismo? dobbiamo renderci conto che non finirà mai lo sfruttamento della natura se non finisce prima quello dell'uomo. Ora in realtà i capitalisti hanno due vie d'uscita al problema dell'ecologia, una è quella di trovarsi un altro pianeta da sfruttare, l'altra è quella diminuire la popolazione mondiale, di talmente tanto per eliminare i consumi esagerati e le emissioni di CO2. Quest'ultima dovrebbe fare scandalo, quando si parla del fatto che siamo in troppi, sembra quasi che si voglia legalizzare il genocidio, anche perché dietro un'affermazione simile ci sta nascosta quella che dice che sarebbe meglio se la popolazione diminuisse (ovvero che muoiano delle persone). Di fatto la gente non lo vuole vedere, ma l'aria è sempre più inquinata, il cibo sempre più scadente, l'acqua riempita di metalli pesanti, siamo bombardati da onde ovunque, questo è un lento sterminio di massa servito dall'alto. Il piatto avvelenato. Se vogliamo davvero avere una società diversa, dobbiamo liberarci da queste idee, del tipo che bisogna fare meno figli o averne di meno perché è necessario diminuire le emissioni di CO2, ma dovremmo cercare di costruire una società che punti alla liberazione dell'uomo dalle necessità, una società umana, cambiare la nostra mentalità, la logica del dominio ed eliminare ogni forma di violenza (la violenza del nostro mondo spesso è economica, il capitalismo è violento).


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