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giovedì 5 febbraio 2015

Capitalismo di Stato







Mi interessa molto la personalità di Friedrich Pollock, era un po' l'economista della scuola di Francoforte. La categoria di capitalismo di Stato rappresenta anche un po' la fine del capitalismo concorrenziale che era oggetto della critica di Marx. È un nuovo modello di capitalismo che sa rispondere alle crisi in modo efficace, se non a prevenirle, per questo Pollock è convinto che non ci sarà una fine del capitalismo, come un evento necessario, perché se questo lo pensava Marx, lo pensava perché credeva che il capitalismo non solo fosse distruttivo, ma anche autodistruttivo, questo nuovo modello capitalista sembra invece mostrare che non è vero. Henryk Grossmann aveva torto, prevedeva la fine del capitalismo con quello che stava succedendo nel 29', il capitalismo è vivo e vegeto anche ora nel 2015, solo ora non è più capitalismo di stato, ma questa è un'altra storia. Il capitalismo di stato in un certo senso è una risposta a quella crisi, nasce dopo la fine della prima guerra mondiale e si basa sull'economia pianificata, in sostanza, la teoria di riferimento è quella di Keyns. Questa categoria la applicano i membri della scuola di Francoforte a varie situazioni del tutto differenti, da un lato cose come il nazismo, anche il comunismo, che appunto non è comunista, ma segue un modello di capitalismo di stato ed infine il caso della democrazia, in particolare quella Americana. Anche se non si tratta di totalitarismo come il nazismo o il comunismo, la democrazia Americana è stata definita dai francofortesi una democrazia totalitaria e questo è, lo dico per chiarire il fatto che non fanno in realtà molta distinzione i membri della scuola di Francoforte, questo li rende davvero radicali. Come funziona il capitalismo di Stato? prima di tutto vorrei spiegare come si forma e nasce, anche perché la cosa interessante e che anche solo leggendo i Manoscritti di Marx ci si rende conto che qualcosa su questa evoluzione possibile l'aveva già capita anche lui. Il fatto è che i capitalisti più deboli sono caduti, il potere si è centralizzato nelle mani di pochi, i grandi capitalisti che oramai sono tutti d'accordo e uniti in monopoli e trust, questa centralità inoltre è garantita anche dall'alto, da un apparato di burocrazia che dirige la società. Il fenomeno della costituzione dei monopoli era già noto a Marx, che appunto spiegava che un piccolo capitalista non regge la concorrenza con i capitalisti più forti, per il semplice motivo che entrando in concorrenza ha meno capitale, deve mettere prezzi più bassi per invogliare a comprare e lo fa spesso a sue spese, perché rischia continuamente di essere in perdita, dato che il prezzo più basso fa man mano calare sempre più i profitti e il costo della materia prima non scende. Quello che si aggiunge parlando di Pollock è il problema dell'automazione, perché se sono poche le aziende che possono permettersi certe macchine, allora chi non riesce non regge la concorrenza, con una migliore tecnica infatti si può produrre di più a costi più bassi. Il piano economico è previsto dall'alto, vengono decise le risorse da impiegare e quanto si vuole produrre, cercando già a monte di evitare gli sprechi e le possibili crisi di sovrapproduzione. Quando ci sono dei problemi si può usare la leva dei prezzi, per esempio se ci sono dei prodotto che sono vengono comprati, si abbassa il prezzo e si induce la gente ad acquistarli. I prezzi a causa dei monopoli rimangono pressoché congelati, salvo quando sono manovrati intenzionalmente, perché nulla deve essere lasciato al caso, la vera differenza rispetto a prima è che ogni fatto economico non è mai lasciato alle leggi irrazionali del mercato, ma tutto è già calcolato, ogni fatto economico diventa poi questione politica, lo Stato mette le mani in ogni questione, anche se l'economia si fonda ancora sull'iniziativa privata. Il nazismo e il comunismo, nonostante la loro critica al capitalismo, hanno anche loro un'economia basata sul capitalismo, ma appunto non quello liberale a cui era davvero volta la critica, si tratta del capitalismo di Stato ed è così perché la struttura del capitalismo si è pienamente conservata, l'economia si fonda sempre sul capitale, lo sfruttamento dell'uomo e la natura, l'iniziativa rimane privata e l'obbiettivo è sempre il profitto, solo che questo deve essere sottomesso al piano. Il capitalismo di Stato presuppone una direzione razionale dall'alto, quella ragione weberiana a cui alludeva Marcuse. Il capitalismo di Stato sembra quasi avere una risposta a tutto, quando ci sono problemi c'è sempre la leva dell'offerta di moneta, secondo le teorie di Keynes, si può ritornare all'equilibrio economico aumentando l'offerta di moneta, cercare di eliminare la disoccupazione (nel capitalismo di stato la disoccupazione è minima o inesistente, in caso ci sono i vari sussidi), il potere d'acquisto sale e riparte l'economia (salvo problemi di inflazione) Contro il capitalismo di Stato sono state fatte una serie di critiche, si diceva che poteva esistere solo in situazioni di penuria, che presupponeva lo stato di guerra, che andava contro l'innovazione visto che all'interno di esso non c'è concorrenza, ma sembra che il capitalismo di Stato abbia superato molte di queste cose, ha dimostrato lui stesso che le obbiezioni erano false. Ora forse il termine capitalismo di Stato si può usare per la Russia e la Cina, credo diversi paesi emergenti, ma di certo non noi, noi non abbiamo più la sovranità monetaria, non possiamo praticare politiche monetaria, se l'Europa non celo permette, i capitali non sono più ancorati ad una nazione, si può chiudere in paese e aprire in Cina o altrove perché costa meno e adesso anche a parità di R&D nei paesi emergenti la qualità non manca, gli Stati sono indebitati con le banche, i banchieri controllano la società e schiavizzano gli individui o intere nazioni con il debito. Questa ovviamente è un'altra storia rispetto al capitalismo di Stato, ma questo dipende dal fatto che il concetto di capitalismo è storico, il che vuol dire che muta la sua forma, oggi abbiamo a che vedere con il capitalismo neoliberale. 


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