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mercoledì 4 marzo 2015

Karl Marx: ricomprendere le contraddizioni della società capitalista










Voglio semplicemente sottolineare quelle che sono le osservazioni che fa Marx sul capitalismo, nel senso delle sue contraddizioni interne, non tanto per ripetere la solita filastrocca, ma per mostrare come noi ce ne siamo dimenticati e ora vediamo qualcosa che ci sembra nuovo, ma è solo ritorno allo sfruttamento, che deve essere chiarito nelle sue dinamiche. In breve, basandomi in parte sul primo libro del Capitale e sicuramente sui Manoscritti, posso dire che Marx sostiene le seguenti contraddizioni: che non è vero che il capitalista guadagna quando guadagna la società (contraddizione società/capitalismo), non è vero che l'operaio guadagna quando guadagna il capitalista (contraddizione salariato/capitalista), non è vero che in questa società siamo liberi, libero  economicamente parlando è solo il capitalista e il borghese (contraddizione di libertà), questa contraddizione deve essere seguita dalla contraddizione della libera concorrenza e del libero lavoro. La prima contraddizione ci riguarda in qualche modo, perché non possiamo pensare che quando c'è crisi piove su tutti, anzi questa contraddizione spiega che non solo alcuni hanno gli ombrelli, ma che guadagnano dalle giornate di pioggia. Di fatto ciò dipende dalla concorrenza, perché maggiore è la concorrenza più sappiamo che la società si trova in una situazione di ricchezza, questa situazione è quella in cui ci sono tante aziende che vendono e sono in competizione tra loro, ma questo vuol dire che ci sono anche diversi posti di lavoro, molti magari più della media. La concorrenza non genera ricchezza al singolo capitalista se non quando la batte, quindi quando riesce ad eliminarla, può farlo perché vende più prodotti e produce di più oppure perché ha i prezzi più stracciati. È interessante come Marx spieghi che in questa situazione da un lato magari l'aspettativa di salario si alza, ma proprio per vincere i concorrenti si deve produrre di più e magari a basso prezzo, il che vuol dire che il lavoratore dovrà lavorare di più o anche che gli abbasseranno il salario, perché quello è il modo per abbassare i prezzi, salvo prendere materie prime a prezzi più bassi. Se il capitalista guadagna quando schiaccia gli altri capitalisti, allora il capitalista guadagna quando non c'è concorrenza, dunque quando la società non è ricca, ma magari in crisi. Tutto questo implica quello che si dicevo prima, ovvero che non tutti ci perdono nelle crisi (è giusta la domanda che dice: che fine fanno i nostri soldi?), ma anche che c'è una relazione tra l'aumento della popolazione e la ricchezza di un paese, dove per aumento intendo dire non tanto il fatto che ci sia tanta natalità, ma che la popolazione vive a lungo in certe condizioni su più fasce, questa relazione crea di conseguenza la conclusione per cui il capitalista non guadagna dall'aumento della popolazione. Sembra qualcosa di strano, in realtà riguarda molto i giorni nostri, perché come ho già detto altrove il limite del capitalismo attualmente è quello ecologico, l'ecologia misconosce il problema di fondo, nel senso che parla di sfruttamento della natura e tace sullo sfruttamento umano (come se le materie prime si estraessero da sole e non ci fossero ad esempio dei minatori sfruttati e così via), essa trova solo due sbocchi, un altro pianeta da sfruttare è la prima soluzione, che un ecologista non potrebbe neanche sentire, l'altra è la diminuzione della popolazione mondiale, per diminuire lo spreco, la CO2, il consumo e così via. Quest'ultima soluzione salva il capitalista e gioca a suo vantaggio, perché se ci atteniamo a quello che dice Marx non sembra che i capitalisti vadano tanto d'accordo con l'aumento della popolazione, conseguenza della ricchezza della società. La concorrenza era pressoché scomparsa nel capitalismo di stato, nel nostro capitalismo neo-liberare non sembra non esserci sembra essere piuttosto mutata, diventa qualcosa di internazionale non conosce più paese di riferimento, anche se grandi multinazionali spesso sono nelle mani di pochi, rimane la questione Rockfeller, General Motors e così via. La seconda contraddizione avviene tra il salariato e il capitalista, il capitalista genera il suo profitto come plusvalore dal pluslavoro, infatti si potrebbe descrivere la teoria di Marx a partire dal prezzo. Il prezzo delle merci si deriva se lo si vuole calcolare in base ai costi, dalla somma del costo delle materie prime, del costo dei lavoratori più il profitto. Se si assume che il costo delle materie prime non varia, questo lo si può definire come capitale costante, mentre per esempio il lavoro estraniato è capitale variabile, il secondo aggiunge valore alla merce in più rispetto al primo, questo giustifica un aumento del prezzo. Se vendiamo una merce che compriamo a 2 euro a 4 euro su un mercato, questo non è giustificato da nulla, il suo valore infatti è rimasto uguale, questa è infatti usura. Dal momento che il capitale costante è sempre lo stesso come dato, il profitto non può che venire dal capitale variabile, significa che se il lavoratore lavora 10 ore, gliene pagano magari solo 7, il guadagno di 3 ore che se lo intasca il capitalista, è il pluslavoro. In sostanza il capitalista guadagna più il lavoratore è sfruttato, quindi con maggiore pluslavoro, invece il lavoratore non ha uno stipendio più alto se non quando diminuisce il suo pluslavoro e questo diventa lavoro necessario. Questa cosa si è persa perché gli stipendi rispetto ai tempi di Karl Marx sono aumentati più che mai, ma ora stanno scendendo di nuovo, quindi probabilmente questo dovrà farsi nuovamente più chiaro. È evidente che se ci sono pochi posti di lavoro, l'aspettativa di stipendio scende, le persone non avendo alternativa si trovano a dover accettare stipendi nettamente più bassi. Insomma alla fine il capitalista saprà trovare nell'Italia una colonia da sfruttare. Le ultime forme di contraddizione hanno a che vedere con vari fattori, tutti correlati alla questione della libertà. La libera concorrenza, come diceva anche Horkheimer, è un concetto contraddittorio, questa infatti è solo libertà di schiacciare il prossimo, traendone magari guadagno salvo essere schiacciati a propria volta da altri. La libertà qui non esiste, perché salvo in caso di benessere della società (non favorevole ai capitalisti), l'alternativa è lavorare con stipendi attuali e orari attuali, oppure scegliere di morire di fame o la miseria, la crisi sta riportando tutto a questo, c'è poi questa falsa libertà della società che è la libertà di scelta tra le merci, in realtà è falsa, le merci differiscono veramente per poco, per poco non sono doppioni. Credo che forse, la categoria di lavoro libero, non era vera nemmeno ai tempi di Marcuse. C'è un'ultima cosa importante da far notare, è quella delle assunzioni, perché si sente dire in giro che le aziende vorrebbero anche assumere, in realtà è falso, nel senso che non conviene quasi mai al capitalista assumere nuovo personale. Questo dipende dal fatto che assumere nuovo personale vuol dire aumentare i costi, per questo motivo per il capitalista è molto meglio aumentare il pluslavoro dei lavoratori esistenti e sfruttarli di più, piuttosto che assumere nuovo personale. Nel periodo di crisi a maggior ragione non assume, salvo che per via dell'abbassamento dell'aspettativa di salario, quando magari il nuovo lavoratore gli costa meno di quelli che ha già.

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