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mercoledì 30 marzo 2016

Il capitalismo come religione (Walter Benjamin)

























"Im Kapitalismus ist eine Religion zu erblicken, d.h. der Kapitalismus dient essentiell der Befriedigung derselben Sorgen, Qualen, Unruhen, auf die ehemals die so genannten Religionen Antwort gaben. Der Nachweis dieser religiösen Struktur des Kapitalismus, nicht nur, wie Weber meint, als eines religiös bedingten Gebildes, sondern als einer essentiell religiösen Erscheinung, würde heute noch auf den Abweg einer maßlosen Universalpolemik führen. Wir können das Netz in dem wir stehen nicht zuziehn. Später wird dies jedoch
überblickt werden."

"È da vedere una religione nel capitalismo, cioè il capitalismo serve essenzialmente al soddisfacimento delle stesse preoccupazioni, tormenti, agitazioni, alle quali un tempo le così dette religioni davano risposta. La prova della struttura religiosa del capitalismo, non solo come crede Weber, come una creazione causata dalla religione, bensì come un fenomeno essenzialmente religioso, condurrebbe ancora oggi sulla cattiva strada di una smodata polemica universale. Non possiamo stringere la rete nella quale noi stiamo. Più tardi, tuttavia, ciò sarà compreso."

Parole da profeta-filosofo, Walter Benjamin indica un'essenza religiosa del capitalismo, come? non ci siamo ancora liberati dalla religione?. Non è forse la mercificazione di ogni cosa il perfetto ateismo? mercificare come profanare, il senso satanico del capitalismo. Ah, già! il diavolo! nessuna religione è andata perduta. Proprio questo è il punto, non è la questione del capire se il capitalismo viene dalla religione, c'è una struttura ideologica che viene da lì, come Weber del resto ha detto: il problema del protestantesimo. Poi però quando si mette al posto di Dio il denaro si pensa che la religione sia finita, in realtà è proprio quella la religione. Marx ad esempio ha mostrato che i veri problemi di  conflitto sono sempre di natura economica, anche i conflitti di religione e le religioni sono problemi di economia. È importante il testo di Marx sulla questione ebraica, è proprio lì che afferma che il denaro è per gli ebrei il loro dio e con questo in realtà si dovrebbe dire molto di più, non è una questione di razze o di culture, appunto solo l'economia, monismo economico, va presa come piano di battaglia sul quale si redistribuiscono i rapporti di forza. Capitalismo come religione del denaro, questo è un primo punto.

"Il denaro è l'essenza, resasi estranea all'uomo, del suo lavoro e della sua esistenza: e questa essenza aliena lo domina ed egli la adora." (Marx)

Ci si può chiedere se non finisca tutto qua e chiaramente non finisce tutto qua, solo una religione del denaro? l'ennesimo idolo?. Gott non è Götze, il problema è capire la religione nel capitalismo come fenomeno o meglio il capitalismo come fenomeno religioso. Ma questo comporta il comprendere davvero l'essenziale della religione, la religione non è spiritualità liberatrice dell'uomo, Nietzsche ad esempio ci ha insegnato che essa stessa è il fenomeno del debito. Non lo scambio con Dio, ma il dono-sacrificio come paga del debito.

"Drei Züge jedoch sind schon der Gegenwart an dieser religiösen Struktur des Kapitalismus erkennbar. Erstens ist der Kapitalismus eine reine Kultreligion, vielleicht die extremste, die es je gegeben hat. Es hat in ihm alles nur unmittelbar mit Beziehung auf den Kultus Bedeutung, er kennt keine spezielle Dogmatik, keine Theologie. Der Utilitarismus gewinnt unter diesem Gesichtspunkt seine religiöse Färbung. Mit dieser Konkretion des Kultus hängt ein zweiter Zug des Kapitalismus zusammen: die permanente Dauer des Kultus. Der Kapitalismus ist die Zelebrierung eines Kultes sans rêve et sans merci. Es gibt da keinen „Wochentag“<,> keinen Tag der nicht Festtag in dem fürchterlichen Sinne der Entfaltung allen sakralen Pompes<,> der äußersten Anspannung des Verehrenden wäre. Dieser Kultus ist zum dritten verschuldend. Der Kapitalismus ist vermutlich der erste Fall eines nicht entsühnenden, sondern verschuldenden Kultus. Hierin steht dieses Religionssystem im Sturz einer ungeheuren Bewegung. Ein ungeheures Schuldbewußtsein das sich nicht zu entsühnen weiß,
greift zum Kultus, um in ihm diese Schuld nicht zu sühnen, sondern universal zu machen, dem Bewußtsein sie einzuhämmern und endlich und vor allem den Gott selbst in diese Schuld einzubegreifen<,> um endlich ihn selbst an der Entsühnung zu interessieren."

"Tre tratti sono tuttavia già riconoscibili del presente su questa struttura religiosa del capitalismo. Per prima cosa il capitalismo è una pura religione del culto, forse la più estrema, che ci sia stata. Egli ha in sé tutto solo immediatamente con relazione al significato del culto, egli non conosce nessuna speciale dogmatica, nessuna teologia. L'utilitarismo vince sotto questo punto di vista la sua colorazione religiosa. Con questa concrezione del culto si collega un secondo tratto: la permanente durata del culto. Il capitalismo è la celebrazione di un culto senza sogno e senza gratitudine. Non c'è qui nessun "giorno feriale", nessun giorno che non sarebbe giorno di festa nello spaventoso senso della manifestazione di ogni sfarzo sacrale dell'estrema tensione dell'adoratore. Questo culto è per terza cosa indebitante. Il capitalismo è probabilmente il primo caso di non espiazione, bensì un culto indebitante. Qui sta questo sistema religioso nella caduta di un movimento orrendo. Una orrenda coscienza di colpa la quale non sa espirarsi, raggiunge il culto per non espirare questa colpa in esso,  bensì per renderla universale, per martellare la coscienza e alla fine sopratutto concepire il dio stesso in questa colpa, per alla fine interessare lui stesso all'espiazione."

Tre elementi: capitalismo come culto; durata permanente del culto; culto come debito. Si nota che il secondo e il terzo tratto sono solo delle caratteristiche del primo, nel senso che il capitalismo è culto ed è in quanto culto debito indefinito. Il tema del debito infinito di Deleuze potrebbe sembrare proprio quello, dopo tutto il problema è la religione o il fenomeno religioso nel capitalismo. La colpa (Schuld) viene dai debiti (Schulden), Nietzsche così insegna. La colpa eterna, la coscienza di colpa divenuta lo stesso Dio. Se il Dio nell'economia va inteso come denaro, questo non lo dice Benjamin, ma lo diceva Marx, allora la moneta è moneta debito secondo il senso che gli da Deleuze. Bisogna fare il passaggio di esprimere questo debito di coscienza in termini economici, noi siamo vivi, ma la nostra stessa vita ha un prezzo, noi stessi siamo valutati secondo un prezzo quando vendiamo la forza-lavoro e questo è il nostro prezzo. Lazzarato quando parla di questi bambini in Francia che nascono già indebitati, ma non è forse la stessa idea religiosa della colpa originaria che si trasmette nelle generazioni?. L'ateismo vero è quello che ci salva dai debiti, non dobbiamo credere davvero che il denaro abbia un valore, possiamo credere che questo rappresenti delle merci sotto forma di prezzi, nel senso che in un certa società per convenienza si è usato quel mezzo per lo scambio. Il debito è nella religione correlato del tempo e dell'eternità, la durata permanente del culto garantisce questa eternità, domenica indebitata tutti i giorni, ogni ora, ogni secondo. La religione colpisce quando l'esistenza stessa è una colpa.

"Diese ist hier also nicht im Kultus selbst zu erwarten, noch auch in der Reformation dieser Religion, die an etwas Sicheres in ihr sich müßte halten können, noch in der Absage an sie. Es liegt im Wesen dieser religiösen Bewegung, welche der Kapitalismus ist<,> das Aushalten bis ans Ende<,> bis an die endliche völlige Verschuldung Gottes, den erreichten Weltzustand der
Verzweiflung auf die gerade noch gehofft wird. Darin liegt das historisch Unerhörte des Kapitalismus, daß Religion nicht mehr Reform des Seins sondern dessen Zertrümmerung ist. Die Ausweitung der Verzweiflung zum religiösen Weltzustand aus dem die Heilung zu erwarten sei. Gottes Transzendenz ist gefallen. Aber er ist nicht tot, er ist ins Menschenschicksal einbezogen. Dieser Durchgang des Planeten Mensch durch das Haus der Verzweiflung in der absoluten Einsamkeit seiner Bahn ist das Ethos das Nietzsche bestimmt.
Dieser Mensch ist der Übermensch, der erste der die kapitalistische Religion erkennend zu erfüllen beginnt. Ihr vierter Zug ist, daß ihr Gott verheimlicht werden muß, erst im Zenith seiner Verschuldung angesprochen werden darf. Der Kultus wird von einer ungereiften Gottheit zelebriert, jede Vorstellung, jeder Gedanke an sie verletzt das Geheimnis ihrer Reife."

"Questa non è quindi qui da aspettarsi nel culto stesso, né nella riforma di questa religione, la quale dovrebbe potersi tenere a qualcosa di sicuro in se stessa, né nel rifiuto di questa. Sta nell'essenza di questo movimento religioso, il quale è il capitalismo, la sua resistenza fino alla fine, fino al completo indebitamento di Dio, il raggiunto stato mondiale di disperazione sul quale si spera appena ancora. In ciò sta l'inascoltato storico del capitalismo che la religione non è più riforma dell'essere bensì la sua distruzione. L'estensione della disperazione allo stato religioso mondiale dal quale è da aspettarsi la guarigione. La trascendenza di Dio è caduta. Non è morto, è incluso nel destino dell'uomo. Questo passaggio del pianeta umano attraverso la casa della disperazione nell'assoluta solitudine della sua strada è l'Ethos determinato da Nietzsche. Questo uomo è l'oltreuomo, il primo che comincia a realizzare il riconoscimento della religione capitalista. Il quarto tratto è che il suo Dio deve diventare nascosto, deve essere affrontato fino allo Zenit del suo debito. Il culto è celebrato da una non matura divinità, ogni rappresentazione, ogni pensiero ferisce in sé la sua maturità."

Dio non è morto, ha smesso di essere trascendente, è immanente all'economia: debito. Eppure tutto questo deve generare comunque dei rapporti a-simmetrici tra debitore e creditore. Dio immanente all'uomo, la sua stessa coscienza di colpa. L'oltre-uomo come l'unico che ha riconosciuto la religione del capitalismo. Non è chiaro se l'oltre-uomo sia una salvezza qui o una disgrazia, è la distruzione del cielo come distruzione dell'essere lo stato mondiale della disperazione assoluta?.

"Die Freudsche Theorie gehört auch zur Priesterherrschaft von diesem Kult. Sie ist ganz kapitalistisch gedacht. Das Verdrängte, die sündige Vorstellung, ist aus tiefster, noch zu durchleuchtender Analogie das Kapital, welches die Hölle des Unbewußten verzinst. Der Typus des kapitalistischen religiösen Denkens findet sich großartig in der Philosophie Nietzsches ausgesprochen. Der Gedanke des Übermenschen verlegt den apokalyptischen „Sprung“ nicht in die Umkehr, Sühne, Reinigung, Buße, sondern in die scheinbar stetige, in der letzten Spanne aber sprengende, diskontinuierliche Steigerung. Daher sind Steigerung und Entwicklung im Sinne des „non facit saltum“ unvereinbar. Der Übermensch ist der ohne Umkehr angelangte, der durch den Himmel durchgewachsne, historische Mensch. Diese Sprengung des Himmels durch gesteigerte Menschhaftigkeit, die religiös (auch für Nietzsche) Verschuldung ist und bleibt[,] hat Nietzsche pr<ä>judiziert. Und ähnlich Marx: der nicht umkehrende Kapitalismus <102> wird mit Zins und Zinseszins, als welche Funktion der
Schuld (siehe die dämonische Zweideutigkeit dieses Begriffs) sind, Sozialismus."

"La teoria freudiana appartiene anche al sacerdozio di questo culto. Essa è pensata in termini capitalisti. Il rimosso, la rappresentazione della colpa, è dalla più profonda, ancora più illuminante analogia il capitale, il quale concerne l'inferno dell'inconscio. Il tipo del pensiero religioso capitalista si trova grandemente espresso nella filosofia di Nietzsche. Il pensiero dell'oltreuomo rinvia il "salto" apocalittico non nel pentimento, espiazione, purificazione, penitenza bensì verosimilmente in continuo, all'ultimo lasso di tempo ma saltato, discontinuo aumento. Pertanto sono l'aumento e lo sviluppo nel senso del "non facit saltum" incompatibili. L'oltre-uomo è il creato senza pentimento, il cresciuto attraverso il cielo, l'uomo storico. Questo distruzione del cielo attraverso l'innalzamento dell'umanità, il religioso (anche per Nietzsche) è e rimane debito, Nietzsche ha pregiudicato. E similmente a Marx: il capitalismo non mutato diventerà con interesse e interesse composto, come sono le funzioni della colpa (si veda il demoniaco doppio senso di questo concetto), socialismo."

Anche Freud con il debito (Anti-Edipo?), il debito con l'inconscio, il desiderio alienato come alienazione del capitale. Inferno dell'inconscio e contenuti repressi che tornano a galla nella psyche del malato (creditori?). L'oltreuomo è lo stesso uomo storico, esso non è un progresso in una continuità del tempo, ma in un suo salto. Ergo non esiste evoluzione se non per differenziali di velocità, un salto storico. Marx e Nietzsche: socialismo.

"Kapitalismus ist eine Religion aus bloßem Kult, ohne Dogma. Der Kapitalismus hat sich – wie nicht allein im Calvinismus, sondern auch an den übrigen orthodoxen christlichen Richtungen zu erweisen sein muss, auf dem Christentum parasitär im Abendland entwickelt, dergestalt dass zuletzt im wesentlichen seine Geschichte die eines Parasiten, des Kapitalismus ist. Vergleich zwischen den Heiligenbildern verschiedener Religionen einerseits und den Banknoten verschiedener Staaten andererseits. Der Geist, der aus der Ornamentik der Banknoten spricht. Kapitalismus und Recht. Heidnischer Charakter des Rechts
Sorel Réflexions sur la violence p262
Überwindung des Kapitalismus durch Wanderung Unger Politik und Metaphysik S 44
Fuchs: Struktur der kapitalistischen Gesellschaft o. ä.
Max Weber: Ges. Aufsätze zur Religionssoziologie 2 Bd 1919/20
Ernst Troeltsch: Die Soziallehren der chr. Kirchen und Gruppen (Ges. W. I 1912)
Siehe vor allem die Schönbergsche Literaturangabe unter II
Landauer: Aufruf zum Sozialismus p 144"

"Il capitalismo è una religione del puro culto, senza dogma. Il capitalismo ha da essere provato non solo nel calvinismo, bensì anche nelle cristiane ortodosse direzioni restanti, si sviluppa parassitario in occidente sul Cristianesimo, in modo tale che alla fine essenzialmente la sua storia è la storia di un parassita, del capitalismo. Fate una comparazione tra le immagini sacre delle varie religioni da una parte e le banconote dei diversi stati dall'altra. Lo spirito, lo si legge nell'ornamento delle banconote.

Capitalismo e diritto. Il carattere pagano del diritto
Sorel riflessioni sulla violenza p262
Il superamento del capitalismo attraverso la migrazione  Unger politica e metafisica S 44
Fuchs: struttura della società capitalista
Max Weber: saggi sulla sociologia della religione 2 Bd 1919/20
Ernst Troeltsch: la dottrina sociale della chiesa cristiana e gruppi (Ges. W. I 1912)
Vedi in particolare la bibliografia di Schönberg sotto il
 Landauer: chiamata al socialismo p 144 "

Prima viene detto che il capitalismo è solo culto e non ha dogmi, poi però si cerca di rovesciare il rapporto tra la religione e il capitalismo, il capitalismo è sempre stato il parassita della religione, la storia del cristianesimo è storia del capitalismo perché il capitalismo ha sempre vissuto come parassita del cristianesimo. La sua convinzione deve essere che i fondamenti del capitalismo non sono solo nel calvinismo o nella religione protestante, ma anche proprio in quella cattolica e quella ortodossa. Non ci sono riferimenti alla religione ebraica, mancano del tutto. Manca per esempio una riflessione sul problema dell'usura, era la religione una forza frenante dell'usura?. Le immagini delle banconote come effigi di santi? "in god we trust" recita la banconota del dollaro, per il resto le immagini delle banconote concretizzano immagini di personaggi storici spesso o monumenti, spirito umano nella banconota?.

"Die Sorgen: eine Geisteskrankheit, die der kapitalistischen Epoche eignet. Geistige (nicht materielle) Ausweglosigkeit in Armut, Vaganten- Bettel- Mönchtum. Ein Zustand der so ausweglos ist, ist verschuldend. Die »Sorgen« sind der Index dieses Schuldbewußtseins vonAusweglosigkeit. Die »Sorgen« entstehen in der Angst gemeinschaftmäßiger, nicht individuell-materieller Ausweglosigkeit. Das Christentum zur Reformationzeit hat nicht das Aufkommen des Kapitalismus begünstigt, sondern es hat sich in den Kapitalismus umgewandelt. Metodisch wäre zunächst zu untersuchen, welche Verbindungen mit dem Mythos je im Laufe der Geschichte das Geld eingegangen ist, bis es aus dem Christentum soviel mytische Elemente an sich ziehen konnte, um den eignen Mythos zu konstituieren. Wergeld / Thesaurus der Guten Werke / Gehalt der dem Priester geschuldet wird<.> Plutos als Gott des Reichtums
Adam Müller: Reden über die Beredsamkeit 1816 S 56ff"

"Le preoccupazioni: una malattia dello spirito, la quale si adatta all'epoca capitalista, spirituale (non materiale) mancanza di via d'uscita nella povertà, goliardi-mendicante-monachesimo. Uno stato il quale è così senza via d'uscita, è indebitante. Le "preoccupazioni" sono l'indice di questa coscienza di colpa dell'assenza di alternative. Le "preoccupazioni" nascono nella paura, la non individuale-materiale assenza di uscite. Il cristianesimo ai tempi della riforma non ha promosso l'ascesa del capitalismo, bensì si è convertito nel capitalismo. Metodicamente all'inizio sarebbe da ricercare, quali collegamenti con il mito nel corso della storia il denaro ha ricevuto, finché poteva attrarre a sé dal cristianesimo così tanti elementi mitici, per costruire il proprio mito. Giudrigildo/Tesauro delle buone opere/contenuto dovuto al prete <.> Plutone come dio della ricchezza.
Adam Müller: discorsi sull'eloquenza 1816 S 56ff"

"No way out", le preoccupazioni sono la malattia dello spirito dice, dopo tutto è peggio quello della situazione materiale che sta dietro il problema della nuda vita che lascia il capitalismo, dopo tutto se non ci dovessimo preoccupare forse vedremmo altre soluzioni. Il debito è nella nostra stessa coscienza, un problema di religione, non abbastanza atei, non abbastanza vuoti, ma pieni di una coscienza indebitante, coscienza della colpa. Buone opere e risarcimento, lavoro per pagare i debiti, denaro-salario-tasse. La moneta è nata dai tributi, dice Deleuze. Qui il problema sembra essere: quando il cristianesimo è diventato capitalismo? la cultura della povertà cristiana, cultura del proletariato?. Povertà come condizione iniziale nel capitalismo, la borghesia che pone le condizioni perché non ci sia altra via d'uscita, circuito di passaggi obbligati: lavoro-denaro-merce. Mito del denaro, il denaro prima di tutto era oro, poi la banconota prende il posto dell'oro. Giudrigildo era la somma che corrispondeva al valore di una persona in certi popoli germanici, tanto valore tanto risarcimento, tanto debito.

"Zusammenhang des Dogmas von der auflösenden, uns in dieser Eigenschaft zugleich erlösenden und tötenden Natur des Wissens, mit dem Kapitalismus: die Bilanz als das erlösende und erledigende Wissen.  Es trägt zur Erkenntnis des Kapitalismus als einer Religion bei, sich zu vergegenwärtigen, daß  das ursprüngliche Heidentum sicherlich zu allernächst die Religion nicht als ein »höheres« »moralisches« Interesse, sondern als das unmittelbarste praktische gefaßt hat, daß es sich  mit andern Worten ebensowenig wie der heutige Kapitalismus über seine »ideale« oder  »transzendente« Natur im klaren gewesen ist, vielmehr im irreligiösen oder andersgläubigen  Individuum seiner Gemeinschaft genau in dem Sinne ein untrügliches Mitglied derselben
sah, wie das heutige Bürgertum in seinen nicht erwerbenden Angehörigen."


"Il collegamento del dogma della natura risolutiva, a noi in questa capacità allo stesso tempo redentrice e assassina del sapere, con il capitalismo: il bilancio come il sapere redentore e distruttore. Contribuisce alla conoscenza del capitalismo come religione, di rammentarsi, che l'originale paganesimo sicuramente ha adottato il più immediatamente la religione non come un "alto" "morale" interesse, bensì come il più immediatamente pratico, che in altre parole proprio come l'attuale capitalismo nel suo ideale o natura trascendente è stato chiaramente, molto di più nell'irreligioso e eterodosso individuo della sua comunità proprio nel senso di un membro inconfondibile della stessa, come l'attuale borghesia nei suoi membri non acquisiti."

Il testo: Kapitalismus als Religion di Walter Benjamin. Le traduzioni: dei miei tentativi. Lo sforzo di rendere più accessibile un testo poco noto che sembra parlare di passato, ma se per esempio lo si vede nell'ottica dell'economia del debito parla di oggi. Schizzi di appunti e commenti che si insinuano tra i testi, il cui fine è quello di far partire altri pensieri e riflessioni, rivoltare il testo, far risplendere lo specchio del futuro. Si tratta di un testo non completo, lo dice all'inizio: "Più tardi, tuttavia, ciò sarà compreso.", noi o forse qualcuno di noi deve completare il lavoro, scrivere quello che manca perché Benjamin ha scritto solo quello che era visibile ai suoi tempi, tutti germi.


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domenica 28 febbraio 2016

Maurizio Lazzarato: la fabbrica dell'uomo indebitato (Marx con Nietzsche)















È con grande orgoglio che mi trovo a parlare  di uno dei migliori libri di questo secolo, uno dei baluardi difensori della filosofia politica di Gilles Deleuze. Non c'è libro più in controtendenza di questo. Eppure, dovrebbe essere quello più considerato. Mentre tutti i dissidenti gridano di fermare la speculazione fuori controllo, l'unico dissidente dei dissidenti, dissidente al quadrato, ricorda che il vero problema è un altro, sì: siamo asserviti alle banche, ma la servitù è un rapporto sociale, rapporto che allo stesso tempo sembra scomparso e invece è stato esteso collettivamente, posto ciò è il debito il rapporto sociale. Quest'ultima tesi ha avanzato Nietzsche: la morale e i suoi sensi di colpa, il peccato originale e la religione, il lavoro, il prestito, tutti quei favori che chiamano il ricambio. Non si tratta di scambio, lo aveva detto lo stesso Deleuze, furto e dono, questi sono i principi. La nostra società è piena di ladri, lo sono in primis quelli che stanno in alto e poi i criminali diventano quelli che non hanno più nulla. Il denaro viene gettato, viene prodotto dalle banche, ma il lavoro con cui si conquista non è solo lo scambio della forza-lavoro per un salario, esso implica tutto un regime del furto e questo Marx lo ha chiamato plusvalore, ovvero la cattura. Marx con Nietzsche, finalmente a braccetto, ballerini dell'avvenire. Questa connessione si chiama: Anti-Edipo, ma Freud, e poi anche Lacan, non sono loro che hanno installato tutto un debito nel desiderio? la psicoanalisi come la grande banca, il desiderio alienato nella casella vuota.

Maurizio Lazzarato ripropone il tema oggi, come se non ci fosse nulla di più vero di quello che dissero allora Deleuze e Guattari e per diverso tempo forse furono inascoltati. La finanza è una relazione di potere, tutto comincia con le banche, è dal lì che arriva il denaro. Oggi il sistema non vuole compiere altro che una nuova accumulazione primaria, risucchiare i soldi dall'alto. Il capitalismo ha sempre funzionato con un regime di soggettività, cioè il capitalismo crea soggetti, il suo nuovo soggetto: l'uomo indebitato. Si accusano le masse e i popoli dei debiti che hanno contratto gli Stati, per dire che è tutta colpa loro: per esempio dei greci è stato detto che vivevano con salari sopra la media, che lavoravano poco, che hanno goduto di troppi agi, di pensioni ad oltranza, ma sì sa che non c'è nulla di vero. Già, ma l'ideologia è mistificazione diceva Marx, l'importante è dare la colpa al popolo, trovare un nemico. È finito da tempo il capitalismo fordista, forse esisteva solo perché c'era il timore dell'U.R.S.S., ma ora non ci sono altre alternative o antagonisti, quindi il capitalismo vince su tutto. Il capitalismo ha dei limiti interni, ma anche dei limiti esterni. Non sono i limiti interni che faranno crollare il capitalismo (crisi di sovrapproduzione, caduta tendenziale del saggio di profitto), dicevano Deleuze e Guattari, ma solo un limite esterno può davvero far crollare il capitalismo, loro parlavano di schizofrenia. In questo libro non si parla di schizofrenia, piuttosto sono seguiti i due autori nel loro accostare Marx e Nietzsche, che è questo che vediamo ora intorno a noi: un regime della servitù del debito. Giovani che sognano il lavoro e non avranno futuro. Hanno trovato il peccato originario economico! già, ma chi l'ha commesso?. Il finanzcapitalismo è sempre più fuori controllo, la speculazione ora concerne anche i tassi di interesse, tutto può aumentare o diminuire, ci si può giocare anche il debito e il debito si estende all'infinito.

"Il debito non è quindi un handicap per la crescita, al contrario, costituisce il motore economico e soggettivo dell'economia contemporanea." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.43)

La macchia funziona con il debito, il debito è cattura, ma è anche distribuzione dei redditi. Non va mai dimenticato che i potenti non hanno mai distribuito denaro tra i poveri senza riprendersene molto di più indietro. I soggetti disoccupati nei centri di lavoro costretti a fare tanti corsi di aggiornamento a non finire perché non sono mai abbastanza, in realtà vengono addestrati e non è detto che questi corsi non abbiamo un costo. Se non lavori, studi, ma per studiare ci vogliono i soldi che non possono che essere presi tramite il lavoro. I risparmi delle famiglie sono quasi prelevati, sempre più tassati, ma di che stupirsi? lo diceva anche Keynes che il risparmio era il male, il capitalismo non può che considerarlo tale, perché chi non spende non contribuisce alla ricchezza della nazione, allora dobbiamo spendere tutti, pensano loro, già, ma quali soldi? e quale ricchezza della nazione?. Lazzarato è molto bravo a mostrare questo regime di controllo che è il mondo dei disoccupati indebitati, di queste persone che per vivere devono chiedere sussidi, ma possono ottenerli solo se si impegnano alla ricerca del lavoro continuamente, se accettano lavori sottopagati e sfruttati. Il regime del debito è ovunque, come osserva Lazzarato, anche il consumo è debito finché consumiamo pagando con le carte di credito. Nietzsche lo aveva detto: Schuld (colpa) viene da Schulder (debiti). E così ogni persona nasce già indebitata e lo sarà per sempre, come per la religione o come accade spesso nella morale. Tutto comincia con il fatto che il denaro esprime un'asimmetria di forze, Deleuze e Guattari dicevano che il denaro è nato non per il commercio, ma per pagare le imposte e i tributi. Il fenomeno del debito per molti è rimasto un grande mistero, sia perché molti sono ancora legati all'idea del denaro come mezzo di scambio che supera il baratto (filastrocca da banchieri: e ci credete?), sia perché nessuno ha mai capito come si potesse generare una presenza di un'assenza. Ma non è così, tutto è molto concreto, rimanda alla materia e al corpo. C'è chi ha creduto che un atto linguistico potesse creare degli oggetti, i patti allora creano oggetti sociali o le promesse sono a farlo, ma potrebbe un creditore fare affidamento su sole promesse?. Ti prometto che ti pagherò! è una formula troppo debole. Nietzsche lo spiega bene: ci sono delle memotecniche della violenza, con il sangue o con il fuoco, il debito diventa marchio sul corpo e dal corpo si preleva quello che si vuole perché esso è a disposizione del creditore. Inoltre il creditore vuole un pegno, vuole qualcosa di materiale che possa tenersi stretto per sé nel caso non venisse pagato il debito ed è questo che conta, questo qualcosa di concreto e non un atto linguistico. Inoltre il creditore ha il controllo del tempo del debitore, dispone anticipatamente del suo futuro. Se si tratta di anticipare il denaro, denaro che in un futuro prossimo deve essere restituito, l'usuraio vende tempo.

"Dopo la crisi, il «sovrappiù» che il capitalismo sollecita e cattura - in qualunque ambito - l'assunzione in se stessi dei costi e dei rischi esternalizzati dello Stato e dell'impresa, e non la conoscenza."  (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.66)

Questo libro parla di un nuovo soggetto: l'uomo indebitato, ma il soggetto è già tutto costruito dallo stesso potere, dopo tutto si diceva che il capitalismo è un regime di soggettività. Il potere tiene nelle mani gli individui grazie ad identità, per questo vuole che lasciamo tracce e vuole documenti. Per questo motivo non è chiaro perché filosofi come Badiou o Rancière, dice Lazzarato, non si interessino di questo nuovo soggetto e pensino al contrario un soggetto che si costituisce con il movimento rivoluzionario. Lazzarato cerca nel primo Marx la teoria del debito come relazione tra il creditore e il povero. Il debito è all'origine della società, come aveva detto Nietzsche nella Genealogia della morale, ci sono tre poli: finanziario, industriale e commerciale, ma non sono che parti di un capitalismo finanziario unico. Il potere è nelle mani delle banche, esse creano o distruggono denaro ex-nihilio. Ma questo potere, è un potere temporale, ci mostra Lazzarato, in quanto esso stesso si basa su una anticipazione del futuro, il disporre del futuro del debitore. Questo potere Lazzarato dice che non riguarda più il biologico, non è quindi biopolitica, ma riguarda l'esistenziale, ecco un motivo per seguire il termine: "psicopolitica" usato da Byung-Chul Han. La moneta ha due funzioni: quella del reddito, cioè di essere mezzo di pagamento; quella del capitale, cioè di essere mezzo di finanziamento. Ma l'economia mercantile deriva da quella monetaria, ci dice lo stesso Deleuze. Questo accade perché la moneta o il denaro è già caratterizzato dalla squilibrio, solo all'inizio esiste il denaro come qualcosa di indifferenziato, ma già quando il denaro viene distribuito e confrontato con l'insieme dei beni, già lì avviene una cattura. La prova? l'operaio con il suo stipendio non riuscirebbe mai a comprare tutte le merci che lui stesso ha prodotto in una giornata lavorativa.

"Deleuze insiste: nessuna economia ha mai funzionato come economia mercantile." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.96)

Il potere di acquisto è determinato dal flusso di finanziamento, l'offerta di moneta può essere aumentata con lo stampare più soldi, ma poi tutto questo denaro indifferenziato viene a compararsi con il mondo delle merci rappresentato dai prezzi, qui si trova il suo nexum o la sua cattura. Lazzarato però cita solo, senza tematizzarlo a fondo, un pezzo che quasi manca nel libro, il tema della deterritorializzazione della moneta. Per esempio Lazzarato cita alcuni testi presi da lezioni di Gilles Deleuze in cui l'autore parla di questo flusso di Vichinghi come pirati che rubano e razziano tutto quello che trovano sulla loro strada dai monasteri alle città, un flusso di denaro deterritorializzato, indifferenziato, puro quantum senza quantitas. L'idea di Deleuze doveva essere quella della cattura illegittima del denaro da parte dei nomadi, il denaro che fugge oltre lo Stato, che non conosce più dei limiti, non viene tesaurizzato, scorre in tutto il globo. Questa è la tendenza dello stesso capitalismo, ma se il capitalismo viene portato al suo limite, dice Deleuze, viene portato alla sua morte, il suo limite esterno: la schizofrenia. Lazzarato preferisce non questa strada, ma continuare a ricalcare la sua teoria del denaro-tempo, dopo tutto questa sembra proprio una sua intuizione. Tutti i capitalisti hanno sempre detto che il tempo era denaro, si tratta più che altro di dare un senso a questa affermazione, dire che il denaro compra il tempo, in un certo senso, in quanto diventa mezzo per disporre del futuro di una persona. Questo fatto sembra per Lazzarato già la semplice motivazione per cui l'usura va considerata immorale, essa priva del tempo della vita le persone, persino della scelta si potrebbe dire, anche se tutto in primis sembra una decisione del futuro indebitato.
"E, come dimostra l'ultima crisi finanziaria, è sempre lo Stato (come «prestatore di ultima istanza») a consentire la riproduzione di rapporti di potere capitalistici centrali sul debito." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.112)
Si dovrebbe indagare sul ruolo dello Stato in questa economia neoliberale, dopo tutto non si deve mai dimenticare che tutto avviene sotto gli occhi dello Stato e anche grazie allo Stato. Lo Stato qui non è semplicemente il garante passivo tramite il diritto della proprietà privata, è una macchina particolare con due scopi: da un lato trasferisce le ricchezze alle classi più agiate; dall'altro c'è questo continuo aumento del deficit di bilancio. Il fatto che oggi sempre di più si parli di casta, di oligarchia, non dovrebbe far riflettere?. Lazzarato parla di neoliberismo, ma il neoliberismo dal suo fondamento, parlo di Hayek, si configura come pensiero per la maggiore concorrenza possibile come generatrice della ricchezza di una nazione e contro i monopoli. Il fatto però che ci siano poche persone ricche, che quindi le ricchezze si stiano centralizzando, il fatto che poi stiano crollando un po' alla volta le piccole e medie imprese, questo significa che non c'è più grande concorrenza, ma che in pochi ad avere la meglio. Il neoliberismo è contraddittorio e ha le stesse contraddizioni del liberismo che descriveva Karl Marx nei Manoscritti. Ci stiamo perdendo molte cose a pensare che il problema sia solo di eccessiva speculazione, a pensare che il problema sia solo il neoliberismo, Warren Buffet ha detto che la lotta di classe esiste, ma l'hanno vinta i ricchi e questo sembra far pensare che sia l'unico a ricordarsi del problema della lotta di classe, proprio ora che quello che Marx chiamerebbe con il nome di salario relativo sta diventando sempre più alto per i ricchi e bassissimo per noi altri. Quello che vediamo è il fallimento dell'individualismo, della retorica dell'imprenditore di sé, sembra dirci Lazzarato, ma questo forse, aggiungo io, è uno dei momenti in cui dovremmo scoprire o riscoprire il vivere insieme, la società come moltitudine. L'unica politica che vediamo oggi, dice Lazzarato: diminuire le imposte ai ricchi e alle imprese, tagliando salari e spese sociali, ecco il senso dell'affermazione di Buffet!.

"A essere fallita non è la "speculazione", la presunta divaricazione tra finanza ed economia reale, ma la pretesa di arricchire tutti senza mettere mano al sistema della proprietà privata." (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.125)

Sta nascendo sempre più un regime totalitario ovunque, non si parla solo di certi movimento di estrema destra che ritagliano parecchi consensi perché il popolo è nel totale panico tra l'ISIS e il problema dell'immigrazione, si parla del fatto che la crisi è sempre una scusa per accaparrarsi poteri eccezionali da parte del sovrano, perché si tratta di casi speciali, come stati d'eccezione che oramai sono la norma. Non c'è potere nazionale quando la stessa nazione viene venduta, ma lo scopo è proprio quello: lasciare la nazione piena di debiti e poi un po' alla volta comprarsi tutto, privatizzare ogni cosa. Per capire questo potere però, dice Lazzarato, si deve tornare ai concetti Deleuze e Guattari: l'assoggettamento sociale e quello macchinico. Riconoscere che il problema della servitù non è solo un problema a livello degli individui, ma tutto un problema ad un livello molto più recondito, come quello del desiderio, il pre-individuale. Qui è tutto il problema di un desiderio produttivo che si vuole rendere sterile alienandolo in una casella vuota e il suo rapporto con un corpo senza organi, l'antiproduzione. Produzione e anti-produzione sono anche a livello sociale, gli operai da un lato e i poliziotti dall'altro, per fare un esempio, ma la crisi per Lazzarato non è che una manifestazione dell'anti-produzione. Quindi il debito non è solo sociale, è anche macchinico, nel senso di inserito nel desiderio.

L'unico modo per farla finita coi nostri debiti, dice Nietzsche, è essere atei nei confronti di essi, nessuno ci deve credere più, si instauri una nuova immanenza. Se vogliamo finirla con il nostro debito, dice Lazzarato, non possiamo fare altro che non pagarlo, imparare, si potrebbe dire, dagli islandesi.

"In un'intervista alla televisione greca del 1992, Félix Guattari, beffardo e provocatore, anticipa gli obbiettivi non resi pubblici dell'accanimento finanziario che incombe sui «piccoli» Stati europei:
«La Grecia è il cattivo alunno dell'Europa. È la sua qualità. Per fortuna ci sono cattivi alunni come la Grecia che portano complessità. Che portano il rifiuto di una certa normalizzazione franco-tedesca, ecc... Dunque, continuate a essere cattivi alunni e resteremo amici...» (Lazzarato, Maurizio, La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista, DeriveApprodi, Roma, 2012, p.175)

Guattari lo aveva detto: cattivi alunni dovete rimanere! e questo significa che non si può più credere nel progetto europeo.


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