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lunedì 27 aprile 2015

Logica del senso, 1°serie: Sul puro divenire







Mi sono proposto, visto che sto studiando e voglio studiare in modo molto più approfondito un filosofo come Deleuze, di scrivere molti testi su questo autore per studiarne tutte le tematiche nel dettaglio. In questo caso ho in mente un commento dell'opera Logica del senso, serie dopo serie. L'opera è una delle più belle di Deleuze, ma per comprenderla si devono seguire due filoni: strutturalismo/psicoanalisi (Lacan) e Lewis Carroll. Deleuze aveva già scritto un'opera dal titolo: Differenza e ripetizione, nel 1968. Questa di cui parlo adesso è stata pubblicata l'anno successivo. Nella prima opera si proponeva di creare una filosofia anti-platonica e per farlo voleva rovesciare Platone. C'è un problema in Platone: le strutture non si conciliano con la materia. Platone in fondo è rimasto ancora un dualista. Le strutture sono della materia, ma nella materia sempre qualcosa sfugge le strutture. Le piante per essere piante, secondo Platone, devono tutte condividere la struttura piante, questa struttura è un'essenza. L'essenza non è nelle cose, altrimenti sarebbe una e molteplice, dunque essa deve essere separata dalla materia. C'è una relazione tra la struttura e la materia, questa relazione è sempre detta della somiglianza. In questo senso le strutture sono di un altro mondo: il mondo delle idee; la nostra realtà ricalca quel mondo. Deleuze per comprendere il problema di Platone lo deve spostare. Non è che in Platone il dualismo è tra strutture e materia, ma è sempre nella materia. C'è una parte della materia che si lascia assimilare alle strutture e ve ne è un'altra che non si lascia assimilare alle strutture. Così l'essenza e la struttura sono l'Identico in tutte le cose, mentre le cose sono il Simile; quello che non si lascia assimilare all'Identico sono le Differenze, ma queste, in questo caso saranno sempre concepite in senso negativo; esse saranno differenze per sé. C'è del morale in questa logica, nel senso che l'Identico è l'Idea e l'Idea è buona, mentre il Differente è il Male, perché non si lascia assimilare all'Idea. Le Idee platoniche, come avrebbe detto Nietzsche, sono dei valori. Di questo passo il problema è che non ci sarà mai un monismo, ma sempre un dualismo di due cose inconciliabili. Questa inconciliabilità è già nella materia stessa e si esplica nelle sue due parti, nel vero dualismo di Platone. Allora Deleuze parla di due realtà in Platone: il misurabile e il divenire-folle. La prima realtà è quella delle copie, la seconda è quella che sfugge le copie. Lo stesso problema si pone nel linguaggio: ci si chiede se le parole non debbano somigliare alle cose (domanda nel Cratilo), ma c'è sempre qualcosa che sfugge. Problema parole/cose è un problema molto deleuziano e foucaultiano. C'è dell'anti-platonico in Carroll; in fondo, secondo Deleuze, tutte le esperienze di Alice non sono altro che esperienze del divenire folle. Si potrebbe dire che il divenire folle è quello che Deleuze chiama: il virtuale, ma è sicuramente un divenire senza misura, un divenire sempre con un doppio senso. Da quello che ho compreso la parola senso va sempre intesa in due modi: come direzione e proprio come senso, nel senso di espresso/attributo. Il divenire folle ha sempre un doppio senso, così come tutte le avventure di Alice non sono altro che i paradossi stessi del senso. Ci sono due polarità che si danno nello stesso momento: più/meno, passivo/attivo, causa/effetto, passato/futuro. Sono eventi che hanno doppia direzione e che caratterizzano ciò che vive Alice nel romanzo di Carroll. Per questo Deleuze afferma: «Senza dubbio, non è nello stesso tempo che Alice sia più grande e più piccola. Ma è nello stesso tempo che lo diventa. È più grande ora, era più piccola prima. Ma è nello stesso tempo, in una sola volta, che si diventa più grandi di quanto non si fosse prima, e che ci si fa più piccoli di quanto non si diventi. Tale è la simultaneità del divenire la cui peculiarità è schivare il presente.» (Deleuze, Logica del senso, Feltrinelli, 2009, pp. 9)