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lunedì 7 settembre 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p VI





Vorrei cominciare una discussione sul concetto di esistenza che adotta Gabriel nella sua opera, per mostrare come la visione in realtà, nel suo caso continui a rimanere imparziale, cercando sempre di rimanere in linea con le mie critiche a questa opera e al nuovo realismo. Vediamo la delucidazione del concetto di esistenza di Markus Gabriel:

"Übrigens steckt dies in der Wortgeschichte von -Existenz-. Denn Existenz kommt aus Lateinischen (mit einer altgrichischen Vorgeschichte). Das Verb -existire- heißt -entstehen, heraustreten-. Wörtlich übersetzt bedeutet das Wort -Heraus-Stehen-, -Hervorstechen- oder -Hervortreten-. Was existiert, sticht hervor, es hebt sich von anderen Gegenständen durch seine Eigenshaften ab." (Warum es die Welt  nicht gibt, p.74)

Il testo qui lo metto in tedesco, ma sono venuto a sapere che hanno tradotto il libro in italiano (finalmente), è edito dall'Einaudi, la mia versione l'ho acquistata a Lipsia anni fa, nel 2013, in tedesco chiaramente, non mi azzardo in una traduzione anche se capisco perfettamente il testo. In pratica sta descrivendo un po' quella che è la storia della parola esistenza, nel senso della parola "Existenz" tedesca, la quale chiaramente viene dal latino e significa in un certo senso "sussistere da", "ex-sistere". "Entstehen" dopo tutto rende bene l'idea, questa parola in tedesco vuol dire essere, ma nel senso del comparire, per esempio per dire "Luce sia", nella Bibbia, in tedesco compare "Licht entsteht". "Heraus" è un altro buon indizio, nel senso che "aus" vuol dire da, ma nel senso di tridimensionalmente fuori, mentre "her" è sempre verso di me partendo da qualche parte, ad esempio se dicessi:"Warf mir den Rucksack herunter!", intendo dire che io sono sotto e chiedo che mi si lanci giù lo zaino. Il famoso "raus" dei nazisti, sarebbe in realtà "heraus" ed è comunque sbagliato perché per dire ad uno di andarsene, si dovrebbe dire "hinaus", "heraus" potrebbe usarlo solo uno che si trova già fuori a uno che si trova dentro. Lasciando perdere questa questione, c'è da dire che in realtà in tedesco molte volte si trova una parola che viene dal latino e una che è veramente tedesca, questo è il caso di "esistenza", perché la parola che viene dal latino sarebbe "Existenz", mentre la parola che viene dal tedesco è "Dasein". "Dasein" solitamente è tradotto in italiano con esserci, in generale indica lo stare qui. Quando Gabriel parla di esistenza la intende come un apparire in un campo sensoriale (Sinnfeld), ma questo apparire (vorkommen) è sempre un venir fuori con certe qualità (Eigenschaften). Gabriel afferma che è del tutto impossibile che un oggetto non possa avere delle qualità, altrimenti non esisterebbe, per questo motivo noi non possiamo essere altro che la somma delle nostre qualità. Se le cose stanno così ci sono due problemi: il primo deriva dal fatto che se cambiano tutte le nostre qualità come facciamo a dire di essere ancora noi stessi?; il secondo deriva dal fatto che se le cose stanno così, Gabriel fa coincidere l'essenza con l'esistenza, visto che non riesce a concepire l'esistenza come qualcosa che non possa essere una qualità o essere il semplice apparire di certe qualità. Il primo punto è delicato, il secondo ancora di più. Supponiamo che io per mio carattere sia una persona timida, chiusa, triste e depressa, ma poi vado ad un corso di PNL, insoddisfatto dalla mia vita e scopro come cambiare il mio carattere riuscendoci, cosa succede in quel momento? se io sono solo la somma delle mie qualità come faccio ad essere ancora me stesso?. Il problema ovviamente è molto vecchio e si rifa alla tradizione inglese-scozzese dell'empirismo, secondo la quale non esiste una sostanza nelle cose, ma le cose sono composte dalla semplice somma delle loro qualità. Il punto è che in queste filosofie, in particolare in Hume, il concetto di identità sparisce del tutto e diventa una pura e semplice convenzione. Ad esempio ieri sono andato a prendere un caffè con Pierre (esempio tipico sartriano), abbiamo parlato e poi ci siamo detti che ci saremmo rivisti il giorno dopo a casa sua per continuare la discussione, nel frattempo molte cose cambiano, quella sera Pierre trova una nuova fidanzata, cambia look di capelli e il giorno dopo mi racconta tutte queste cose, il problema è molto semplice: con chi sto parlando?. Sembra stupido ma una volta che le conseguenze delle tue tesi sono la convenzionalità delle identità come posso dire che quello sia ancora Pierre nonostante i cambiamenti?. L'altro problema riguarda il fatto che l'esistenza in questo caso o è il semplice "vorkommen", questo apparire in un campo di senso, oppure deve essere anche quella una qualità. Perché se noi siamo la somma delle nostre qualità, allora è evidente che coincidiamo in tutto con l'essenza nostra e l'esistenza non è altro che l'apparire dell'essenza in un campo di senso. È chiaro che Gabriel non prendere in considerazione la tradizione esistenzialista tedesca e francese, questo perché parla di "Existenz" e non di "Dasein". Secondo l'esistenzialismo francese, in particolare, l'esistenza precede l'essenza, per cui prima esistiamo, ancora prima di essere quello o quell'altro, quindi prima di avere delle qualità, perché se siamo davvero qualcosa, noi siamo libertà e possibilità. Se non è così per Gabriel vien da chiedersi come si costituiscano le qualità, dal momento che non sono frutto di nostre scelte (cosa che avrebbe senso solo ipotizzando l'esistenza prima dell'essenza). Si può pensare che Gabriel creda che nasciamo già con qualità, questo poi non è del tutto falso, ma questa continua identificazione di noi con le qualità, non ci preclude un po' la possibilità di cambiare?. A tutto questo va aggiunto che le sue critiche all'idea della "Supergegenstand" (superoggetto) a questo punto non funzionano. Gabriel dice che questo oggetto non può esistere, perché non può ex-sistere, come potrebbe avere un fondamento ulteriore?; c'è un secondo punto per cui il super-oggetto non potrebbe essere nulla in quanto non ha qualità che lo distinguano dagli altri oggetti, perché per essere una cosa, secondo Gabriel non basta che sia identica a se stessa, ma deve essere anche diversa dagli altri oggetti. In un certo senso nella definizione del suo cane, secondo Gabriel, è più importante il fatto che non sia Batman, piuttosto che il fatto che abbia quattro gambe, infatti quattro gambe le possiedono molti altri animali. Se noi però immaginiamo che questo superoggetto non sia semplicemente un oggetto, ma l'esistenza stessa, non intesa secondo "Existenz", ma secondo "Dasein", senza pensare un luogo dove debba trovarsi, intendendo quel "da" come un qui generico che sta per un ovunque (wo auch immer). Se poniamo l'esistenza prima dell'essenza non c'è bisogno che questo superoggetto debba per forza di cosa caratterizzarsi per delle qualità, le qualità vengono dopo e non sono altro che mille declinazioni della stessa cosa, ma in primo luogo si dirà che questo superoggetto esiste.

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