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mercoledì 15 febbraio 2012

l'essere in Nietzsche


essere per Nietzsche


«Mi chiedete tutto ciò che è idiosincrasia nei filosofi?...Per esempio la loro mancanza di senso storico, il loro odio contro la rappresentazione stessa del divenire, il loro egitticismo. Essi credono di tributare un onore a una cosa, quando la destoricizzano, sub speciae aeterni -, quando di essa fanno una mummia.» (Nietzsche, Friedrich, Il crepuscolo degli idoli, Adelphi, Milano, 2014, p. 65)

Che cos'è l'essere per Nietzsche? una mummia, in un certo senso. L'essere in quanto è ciò che è non può divenire senza non essere, dunque l'essere è eterno. È proprio questo carattere eterno dell'essere che viene criticato da Nietzsche, questo è l'essere mummificato. Tuttavia Nietzsche non elimina completamente l'essere, secondo una mia ipotesi, egli sposta il problema dell'essere sul piano del tempo, infatti Nietzsche ha un altro concetto di eternità.

La tesi dell'essere come eterno ha origine con Parmenide. Parmenide sostiene che solo l'essere è e non il non essere non è. Dunque il non essere è condannato alla non esistenza e l'essere all'eternità. Possiamo parlare e comunicare l'essere, in quanto possiamo dire "questo è giallo, ruvido, compatto, ecc.", ma questo non accade con il non essere, dunque del non essere non può esservi alcun discorso. Una posizione simile comporta l'idea secondo la quale gli enti, se sono, sono eterni e saranno per sempre. Qualcuno attribuisce questa posizione al filosofo Severino, ma io non mi pronuncio su questo fatto. Mi limito a notare le conseguenze della teoria di Parmenide. Esiste un'altra conseguenza: la storia e il divenire, dal momento che l'essere non può non essere, non sono.

In Nietzsche: La filosofia nell'epoca tragica dei greci Nietzsche afferma che Eraclito nel corso del suo pensiero ha negato l'essere stesso. Affermando il divenire, non è più possibile dire che qualcosa è, in quanto questo qualcosa è già mutato. A questo punto le cose sono sempre altro da sé, poiché divengono sempre quello che non sono. È tipica del nichilismo l'affermazione secondo la quale nulla è. Bisogna chiedersi, visto che Nietzsche era comunque un nichilista attivo, se anch'egli credesse in qualcosa di simile. A dire il vero Nietzsche sostiene che non esiste altro mondo al di fuori di questo e quando critica l'essere, critica l'idea che esista un altro mondo più reale di questo. In cosa consiste, tuttavia, questa realtà a cui noi stessi accediamo attraverso i sensi? essa non è altro che divenire o l'eterno mutare delle cose. Ho detto che chi ha sostenuto la sola esistenza del divenire, non ha potuto fare altro che negare l'esistenza di una qualche forma di essere. Nietzsche pensa la realtà secondo due principi: apollineo e dionisiaco. C'è un elemento che è quello del sogno, della visione e dell'apparenza (apollineo), ma esiste anche un altro elemento importante che è quello dell'impulso vitale e dell'ebbrezza (dionisiaco). Questo secondo elemento potrebbe chiaramente ricordare la cosa in sé di Schopenhauer. Può essere che avesse questo in mente questo Nietzsche in La nascita della tragedia, ma nelle opere successive questo non può essere considerato vero, infatti Nietzsche abbandona Schopenhauer. In verità il problema dipende dallo statuto ambiguo del concetto di vita in Nietzsche, il quale alle volte sembra costituire una forma di principio. Tuttavia Nietzsche identifica molto spesso la vita con l'energia sessuale.

La realtà sensibile diviene e coincide con l'apparenza. Più avanti Nietzsche sosterrà che quel che noi vediamo del mondo non sono altro che interpretazioni. Uno studioso americano, Daniel Smith, sostiene che questa affermazione diventa comprensibile solo se la si vede dal punto vista del desiderio. Solo in quanto desidero e sono condizionato patologicamente mentre osservo la stessa realtà, solo per via di questo, posso affermare che la realtà non è che mia interpretazione. L'essere in Nietzsche è evanescente tanto quanto le scintille delle spade che cozzano l'una contro l'altra nell'immagine nietzscheana di Eraclito.

Se vogliamo cercare una forma di essere in Nietzsche la dobbiamo cercare nell'eternità. Nietzsche, in fondo, non ha mai negato l'eternità, cambia solamente la sua concezione di eternità rispetto a quella di Parmenide. L'eterno non è "l'essere sarà per sempre", ma "l'essere tornerà sempre". Dunque, io posso dire che le cose sono, solamente in quanto ritorneranno. L'essere delle cose è assolutamente temporale, le cose sono solo perché ritorneranno così come sono ora. L'eterno ritorno di Nietzsche normalmente è soggetto sempre a due letture possibili: una etica e l'altra cosmologica. In quella etica l'eterno ritorno sembra solo una metafora, un modo per dire "devi agire come se le cose dovessero ripetersi infinite volte". La lettura cosmologica, al contrario, è fuori da ogni metafora. Che esista questa lettura in Nietzsche è comprovato dal fatto che egli tenta in ogni modo, attraverso la fisica, di dimostrare che l'eterno ritorno è reale. In questo senso l'ente è certamente temporale e non vi nessuna essenza dell'ente al di là della sua manifestazione apparente, ma quest'ultima, a causa dell'eterno ritorno, dovrà ritornare ad essere.