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sabato 2 marzo 2019

L'arte secondo Kant







Il sentimento del bello nell'arte


Con questo testo ritorno sul tema dell'arte nella filosofia, avendo l'intento di analizzare i differenti concetti di arte che sono stati sviluppati dai filosofi lungo la storia della filosofia. Il protagonista di oggi è Immanuel Kant. In passato ho già scritto su Nietzsche e Schopenhauer. Kant presenta una filosofia dell'arte nel suo scritto sull'estetica: La critica del giudizio. Questo significa che il concetto di arte di Kant è certamente connesso con i temi del bello e del sublime, i quali costituiscono i temi classici trattati dall'estetica nella filosofia.




La critica del giudizio pone questo problema: esiste una facoltà del giudizio così come esistono cose come la sensibilità, l'intelletto o l'immaginazione? L'oggetto dell'opera è dunque il giudizio, ma sono due i tipi di giudizi che vengono analizzati: il giudizio estetico e quello teleologico. In questo contesto l'unico giudizio che ci interessa è quello estetico. Nel giudizio estetico vediamo in atto il giudizio riflettente, ossia quel giudizio che non sussume il caso sotto la regola, ma fa in modo che sia il caso che inventi la sua regola. L'analisi del giudizio estetico viene divisa da Kant in analitica del bello ed analitica del sublime.


Il bello in Kant implica la connessione di una rappresentazione di qualcosa con i sentimenti di piacere o di dispiacere. Chiaramente diciamo bello ciò che ci piace e brutto ciò che ci procura dispiacere. Per questo, trattandosi di qualcosa che riguarda il soggetto solo, non possiamo definire il giudizio estetico una forma di conoscenza. Tuttavia, sebbene il giudizio sul bello non è conoscenza, perché non implica concetti, resta il fatto che il bello è sempre disinteressato. Kant, dunque, non ha in mente un concetto di bello patologico, influenzato dal desiderio. Kant, infatti, non vuole dire che il giudizio del bello è soggettivo, perché altrimenti non potrebbe essere universale. Egli afferma soltanto l'esistenza di un piacere, che è definito dal termine "gusto", il quale si riferisce al soggetto, poiché è legato ad una rappresentazione mentale. Dunque, per entrare nel tema dell'arte, non si sta parlando di quei giudizi come: "A me piace Rembrant, in quanto trovo in suoi quadri molto belli, mentre detesto assolutamente Picasso". Avere gusto estetico comporterebbe sostenere la bellezza sia delle opere di Rembrant sia di quelle di Picasso.
Sembra strano che un giudizio di bellezza possa essere oggettivo, ma per Kant è proprio così. Questo funziona perché Kant pone il piacere come successivo al giudizio estetico e non come antecedente. Se fosse stato antecedente, allora ne sarebbe conseguito che quel giudizio sarebbe stato soggettivo. Il bello, sostiene Kant, è ciò che piace senza concetto. Se il giudizio del bello è oggettivo, quali sono le regole su cui si basa questo giudizio? Perché, in fondo, dovremmo dire che "Il quadrato bianco su sfondo bianco" di Malevic è oggettivamente bello, è arte, mentre il mio schizzo di un quadrato su carta non è bello? Kant ci risponde sostenendo che il giudizio del bello segue il modello del giudizio riflettente, ossia è regola a se stesso. Inoltre questo giudizio sorge dall'accordo tra le facoltà dell'intelletto, del sentimento e dell'immaginazione. Non esiste, dunque, propriamente, una quarta facoltà del giudizio.
Sappiamo ora che nell'arte non ci sono regole generali che preesistono i casi. Questo è interessante perché ci permette di evitare di usare gli stessi criteri per giudicare correnti artistiche completamente differenti come realisti, impressionisti, espressionisti, surrealisti, ecc. Sussumere casi sotto la stessa regola non avrebbe potuto permettere di pensare come arte molte correnti che rompono le righe rispetto alla tradizione. Ogni corrente, si potrebbe quasi dire, si è data una regola a se stessa.
Kant ci dice anche che il giudizio sull'arte implica una contemplazione disinteressata dell'opera, la quale ci porta a dire che è bella. Non è poiché è bella, che diciamo che è arte. Noi prima diamo il nostro giudizio, perché poi possiamo percepire l'opera come bella. L'armonia delle facoltà produce quel sentimento.


Inoltre Kant sostiene che ciò che conta nell'arte è sempre la forma, il resto è semplicemente un'attrattiva. Dunque i colori non sono essenziali nell'arte, ma costituiscono solo un'attrattiva. I colori, infatti, secondo Kant, ci condizionano patologicamente, non possiamo osservarli in maniera disinteressata. Solo la forma può essere contemplata disinteressatamente.
Se il giudizio estetico di gusto è universale, come mai ci sono persone che dicono: "A me personalmente Andy Warhol non piace assolutamente"? Kant spiega che l'universalità del gusto si basa su una forma di senso comune, il quale nasce dal fatto che tutti abbiamo quelle facoltà sopra citate e in tutti può verificarsi l'armonia tra queste facoltà. Chi non si trova d'accordo con gli altri è semplicemente una persona che non ha gusto. Qui viene il problema: bisogna avere gusto, ma come si sviluppa il gusto? Su questo Kant non ci dice molto, possiamo solo dedurre che il gusto dipenda sempre dall'accordo dell'intelletto con l'immaginazione e la sensibilità. Possiamo pensare che questo accordo manchi in chi non ha gusto.

Il sublime nell'arte in Kant


Kant analizza nella Critica del giudizio anche il sublime. Vien da chiedersi se anche questo giochi un ruolo importante nell'arte o meno, sicuramente ne svolge uno nell'estetica. Kant distingue due forme di sublime:
1) Sublime matematico: quel sentimento che si prove di fronte a ciò di cui non si possono percepire i limiti. Per esempio quando guardo un paesaggio sconfinato, quando mi sento piccolo guardando le stelle nel cielo, oppure se vedo l'orizzonte del mare.


2) Sublime dinamico: quel sentimento che si prova di fronte alla potenza della natura. Per esempio nel caso del tornado, del terremoto o un'eruzione vulcanica.
La teoria di Kant sull'arte certamente si inserisce tra quelle che pensano l'arte a partire dal bello, ma concepisce il bello di modo tale che non sia semplicemente soggettivo, ma segue il giudizio estetico. L'arte è anche definita da un'esperienza particolare: un'esperienza di contemplazione disinteressata. Nell'arte l'uomo cerca di superare il suo desiderio e grazie all'armonia delle facoltà avere gusto artistico. Il gusto artistico è quella componente sociale che, in fin dei conti, permette l'esistenza dell'arte di giudizi oggettivi sulle opere artistiche.


sabato 21 dicembre 2013

L'arte secondo Nietzsche










Cos'è un'opera d'arte per Nietzsche



Nietzsche ha dato importantissimi contributi alla filosofia dell'arte. In particolare si possono riconosce almeno quattro tesi fondamentali nella filosofia dell'arte di Nietzsche:




2) L'arte non ha altro fine che la creazione dell'arte stessa, ossia il gesto artistico non significa nulla. L'arte è per l'arte.


3) La produzione artistica ha origine dall'energia sessuale. L'arte è un'economia sessuale. Questo accomuna Nietzsche con Freud.


4) L'arte è produzione del bello, ma il bello sta nella creazione e nella gioia di vivere che è alla base della produzione artistica.


All'inizio della Volontà di potenza come arte troviamo il frammento n° 794 che recita:


«La nostra religione, la nostra morale e la nostra filosofia sono forme di decadence dell’uomo. Il contro movimento: l’arte.» (Nietzsche, Friedrich, La volontà di potenza, Bompiani, Milano, 2008, p.430)


In questo passaggio Nietzsche allude al carattere di rinuncia, di nichilismo passivo, di sterilità della religione, della morale e della filosofia. La religione invita alla rinuncia, rinuncia dei beni e delle gioie della terra in favore di una premiazione post-mortem. La religione invita al disprezzo del corpo e della materia, in favore di un'anima, in cui il corpo sembra imprigionato. La morale non crea i valori per la vita umana, semplicemente li assume come scritti. La morale è la rinuncia al godimento di sé e con gli altri, in favore del dovere. Il dovere elevato all'imperativo sfiora il fanatismo e l'assolutismo. Per quanto riguarda la filosofia bisogna pensare a ciò che è stato in filosofia poco prima della venuta di Nietzsche: a Schopenhauer o a Hegel. La filosofia è arrivata ad affermare la nullità di questo mondo, lo ha chiamato maya o mondo apparente in cui si manifesta lo Spirito. Tuttavia la filosofia ha proclamato come salvezza la rinuncia, l'ascetismo, la morte interna. Contro tutto questo Nietzsche oppone il nichilismo attivo, una filosofia della creazione basata sul concetto di volontà di potenza. Una lettura troppo banale della volontà di potenza porterebbe a pensare che la volontà di potenza sia semplicemente un volere la potenza, come se si trattasse di una passione per il dominio o del piacere che prova la bestia quando sa di avere il controllo sulla sua preda. La potenza sta nell'evento, la vita è un evento. Volere la potenza è volere la vita come evento all'ennesima potenza. Inoltre non bisogna mai dimenticarsi quel che ha detto Spinoza sulla potenza: la potenza è capacità di agire che aumenta, ma chi è dominato dalle passioni si dice impotente. La volontà di potenza di Nietzsche non vuole altro che se medesima, nel senso che non ha altro fine dal volere se stessa. Questo spiega perché, se si applica la volontà di potenza alla filosofia dell'arte, la creazione artistica diventa una creazione fine a se stessa. Questo è il senso dell'arte per l'arte, in cui Nietzsche stesso credeva. Non c'è un significato nascosto da cercare dietro l'opera d'arte: l'essenza dell'arte non consiste in questo, ma in una creazione della vita. Lo stesso Monet sostiene che nell'arte l'importante non è capire, ma l'impatto emotivo sul soggetto, ciò che Nietzsche avrebbe identificato con la sensazione di ebbrezza.


Nietzsche è famoso per la scoperta  della presenza di un elemento nell'arte greca diverso dalla bellezza delle forme: l'elemento dionisiaco. Questa tesi è sostenuta da Nietzsche nell'importante libro: La nascita della tragedia. Nell'arte greca esiste un'opposizione fondamentale tra due forme artistiche: Apollineo/Dionisiaco. L’Apollineo è visione, visione del perfetto, dell’idea, della forma. Un esempio sono le statue greche marmoree che solitamente raffigurano divinità belle, giovani e muscolose. Nel caso del Dionisiaco, invece, abbiamo la presenza di elementi come l’ebbrezza e la passione. Esempi di arte dionisiaca sono la danza, il canto o la musica. È opportuno ricordare che nei riti dionisiaci, composti di danze, orge, consumo di carne cruda, i soggetti partecipanti erano sotto effetti di alcool.  L’apollineo è visione, nel senso del sogno. L'apollineo mira alla perfezione della forma. Nel dionisiaco, invece, l’elemento principale è proprio l'ebbrezza da cui scaturiscono le forme artistiche. Il dionisiaco, a differenza dell’apollineo, è anche caratterizzato dalla sessualità e dalla voluttà. Nietzsche ha saputo intuire l’origine sessuale dell’arte. L’artista nietzscheano ha un carattere forte, ma soprattutto è sensuale. La sessualità è l'energia artistica, quell'energia da cui scaturisce l'opera d'arte e la produzione. Espressioni come "fertile" o "sterile" sono quasi letterali in questo caso. Tutto dipende dall'energia sessuale in sé. La voluttà invece è determinata dal fatto che l’artista colma l’oggetto: egli abbellisce l’oggetto stesso. Questo abbellimento deriva dall’aumento di forza che trae l’artista dall’ebbrezza. Nietzsche discute anche sul bello e il brutto nell’arte. La bruttezza viene considerata da Nietzsche come una forma di decadence, una coordinazione difettosa dei desideri che si hanno nel nostro profondo, un abbassamento di potenza. L’arte brutta viene dunque condannata da Nietzsche come una non-arte. Ad esempio Zola, scrittore francese naturalista, dal momento che rappresentava la realtà oggettiva, nella quale non venivano risparmiati elementi macabri, non viene considerato artista da Nietzsche, infatti l’arte deve, secondo lui, rappresentare il bello. Si tratta di capire una cosa: non ci sono cose belle in sé. Se fosse così, si cadrebbe nell'obbiezione secondo la quale anche un ruscello e un paesaggio naturale sono belli senza essere arte, ma il bello è ciò è tale per l'uomo: noi facciamo il bello come prodotto e il bello è a misura del piacere dell'uomo. L'arte è un rifugio dal reale, uno scappare dalla verità, come una dimensione al riparo dal vero, della realtà fatta a brandelli che non ha più senso. L’arte deve rappresentare l’eterna primavera, la potenza, l’energia sessuale, che sono propri dell’artista; l’arte deve essere il faustiano “infinito dentro al petto”. L’artista è sensuale perché l’arte scaturisce dall’energia sessuale. Questo vale per qualunque tipo di arte, anche la musica. Quando Nietzsche afferma, invece, che la castità fa parte dell’economia dell’artista, innanzitutto per economia intende proprio l’”economia macchinale”, essa infatti è l’economia della volontà di potenza che, in questo caso, sfrutta l’ebbrezza e la sessualità per aumentare la potenza dell’artista. La castità, invece, serve nell’economia macchinale per mantenere la potenza su uno stesso livello. Il metodo dell’artista descritto da Nietzsche consiste nel mettere la pienezza in un oggetto, elaborarlo finché quella pienezza non rispecchi la nostra stessa pienezza e gioia di vivere. L’arte dunque è espressione della gioia di vivere. L’uomo esaurito, quindi, non può ricevere nulla dall’arte. Per "uomo esaurito" di solito Nietzsche si riferisce a un nichilismo passivo. Capiamo quindi che il brutto non può essere una forma artistica, ma solo nel caso in cui comunicasse la vittoriosa energia dell’artista che ha vinto il brutto e lo spaventoso, in caso contrario, ciò che ripugna il senso estetico umano è una brutta esperienza per l’uomo stesso e gli è dannoso. Il bello, invece, è fuori da ogni gerarchia. Esso è un aumento di potenza ed è benefico.


L'arte non conosce una morale. Questo lo vediamo molto bene oggi dove troviamo opere d'arte fatte con qualsiasi cosa: schizzi di sangue, oggetti di uso quotidiano, registrazioni di cani che abbaiano, ecc. Molto di quello che vediamo da parte della musica nei concerti è quasi un affronto ad ogni forma di morale. Quello che ci spiega Nietzsche è che bello, buono e vero non sono assolutamente la stessa cosa:


«Per un filosofo è indegno dire che “il buono e il bello sono una cosa sola”; se poi aggiunge “e anche il vero”, merita di essere bastonato. La verità è brutta. Noi abbiamo l’arte per non perire a causa della verità» (Nietzsche, Friedrich, La volontà di potenza, Bompiani, Milano, 2008, p.447)
 
A partire da questi dati si possono fare le seguenti osservazioni sulla filosofia dell'arte di Nietzsche:


1) Nietzsche concentra la sua riflessione sull'essenza dell'arte nell'atto della creazione. Il circolo che il filosofo dell'arte spesso deve affrontare è questo: l'opera d'arte è tale perché prodotta da un'artista; l'artista è tale perché produce opere d'arte. Nietzsche esce dal cerchio puntando sulla natura della creazione artistica.


2) L'atto di creazione è pensato come fine a se stesso, non come rivolto all'espressione di un significato. L'opera d'arte perciò non ha significati nascosti e non è un testo da decifrare. L'osservatore dovrà cessare di chiedersi: che cosa significa? che cosa vuol dire? L'unica risposta potrebbe essere: niente! assolutamente niente.


3) Nietzsche si inserisce all'interno del filone dei filosofi che credono che l'arte sia caratterizzata dal bello. Il bello di Nietzsche, però, non è il bello della forma, è un'altra forma di bello. Bella è l'arte in quanto espressione della potenza della vita e della sua pienezza.


4) Se la natura dell'arte è pensata in base alla creazione, allora l'arte è associata all'esperienza dell'artista. L'esperienza dell'artista secondo Nietzsche è connotata dal carattere dell'ebbrezza. È legittimo chiedersi se un osservatore di un'opera d'arte possa partecipare idealmente dell'ebbrezza dell'artista.


5) Con il legame tra la produzione artistica e la sessualità, Nietzsche anticipa le scoperte della psicoanalisi.


6) Dicendo che l'arte è al di là del bene e del male Nietzsche pone un problema molto importante oggi: dobbiamo porre dei limiti all'arte di carattere morale, impedendo che determinati oggetti non possano essere considerati opere d'arte da parte dei critici, oppure dobbiamo permettere che non vi siano limiti alcuni nell'arte?