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mercoledì 30 marzo 2016

Il capitalismo come religione (Walter Benjamin)

























"Im Kapitalismus ist eine Religion zu erblicken, d.h. der Kapitalismus dient essentiell der Befriedigung derselben Sorgen, Qualen, Unruhen, auf die ehemals die so genannten Religionen Antwort gaben. Der Nachweis dieser religiösen Struktur des Kapitalismus, nicht nur, wie Weber meint, als eines religiös bedingten Gebildes, sondern als einer essentiell religiösen Erscheinung, würde heute noch auf den Abweg einer maßlosen Universalpolemik führen. Wir können das Netz in dem wir stehen nicht zuziehn. Später wird dies jedoch
überblickt werden."

"È da vedere una religione nel capitalismo, cioè il capitalismo serve essenzialmente al soddisfacimento delle stesse preoccupazioni, tormenti, agitazioni, alle quali un tempo le così dette religioni davano risposta. La prova della struttura religiosa del capitalismo, non solo come crede Weber, come una creazione causata dalla religione, bensì come un fenomeno essenzialmente religioso, condurrebbe ancora oggi sulla cattiva strada di una smodata polemica universale. Non possiamo stringere la rete nella quale noi stiamo. Più tardi, tuttavia, ciò sarà compreso."

Parole da profeta-filosofo, Walter Benjamin indica un'essenza religiosa del capitalismo, come? non ci siamo ancora liberati dalla religione?. Non è forse la mercificazione di ogni cosa il perfetto ateismo? mercificare come profanare, il senso satanico del capitalismo. Ah, già! il diavolo! nessuna religione è andata perduta. Proprio questo è il punto, non è la questione del capire se il capitalismo viene dalla religione, c'è una struttura ideologica che viene da lì, come Weber del resto ha detto: il problema del protestantesimo. Poi però quando si mette al posto di Dio il denaro si pensa che la religione sia finita, in realtà è proprio quella la religione. Marx ad esempio ha mostrato che i veri problemi di  conflitto sono sempre di natura economica, anche i conflitti di religione e le religioni sono problemi di economia. È importante il testo di Marx sulla questione ebraica, è proprio lì che afferma che il denaro è per gli ebrei il loro dio e con questo in realtà si dovrebbe dire molto di più, non è una questione di razze o di culture, appunto solo l'economia, monismo economico, va presa come piano di battaglia sul quale si redistribuiscono i rapporti di forza. Capitalismo come religione del denaro, questo è un primo punto.

"Il denaro è l'essenza, resasi estranea all'uomo, del suo lavoro e della sua esistenza: e questa essenza aliena lo domina ed egli la adora." (Marx)

Ci si può chiedere se non finisca tutto qua e chiaramente non finisce tutto qua, solo una religione del denaro? l'ennesimo idolo?. Gott non è Götze, il problema è capire la religione nel capitalismo come fenomeno o meglio il capitalismo come fenomeno religioso. Ma questo comporta il comprendere davvero l'essenziale della religione, la religione non è spiritualità liberatrice dell'uomo, Nietzsche ad esempio ci ha insegnato che essa stessa è il fenomeno del debito. Non lo scambio con Dio, ma il dono-sacrificio come paga del debito.

"Drei Züge jedoch sind schon der Gegenwart an dieser religiösen Struktur des Kapitalismus erkennbar. Erstens ist der Kapitalismus eine reine Kultreligion, vielleicht die extremste, die es je gegeben hat. Es hat in ihm alles nur unmittelbar mit Beziehung auf den Kultus Bedeutung, er kennt keine spezielle Dogmatik, keine Theologie. Der Utilitarismus gewinnt unter diesem Gesichtspunkt seine religiöse Färbung. Mit dieser Konkretion des Kultus hängt ein zweiter Zug des Kapitalismus zusammen: die permanente Dauer des Kultus. Der Kapitalismus ist die Zelebrierung eines Kultes sans rêve et sans merci. Es gibt da keinen „Wochentag“<,> keinen Tag der nicht Festtag in dem fürchterlichen Sinne der Entfaltung allen sakralen Pompes<,> der äußersten Anspannung des Verehrenden wäre. Dieser Kultus ist zum dritten verschuldend. Der Kapitalismus ist vermutlich der erste Fall eines nicht entsühnenden, sondern verschuldenden Kultus. Hierin steht dieses Religionssystem im Sturz einer ungeheuren Bewegung. Ein ungeheures Schuldbewußtsein das sich nicht zu entsühnen weiß,
greift zum Kultus, um in ihm diese Schuld nicht zu sühnen, sondern universal zu machen, dem Bewußtsein sie einzuhämmern und endlich und vor allem den Gott selbst in diese Schuld einzubegreifen<,> um endlich ihn selbst an der Entsühnung zu interessieren."

"Tre tratti sono tuttavia già riconoscibili del presente su questa struttura religiosa del capitalismo. Per prima cosa il capitalismo è una pura religione del culto, forse la più estrema, che ci sia stata. Egli ha in sé tutto solo immediatamente con relazione al significato del culto, egli non conosce nessuna speciale dogmatica, nessuna teologia. L'utilitarismo vince sotto questo punto di vista la sua colorazione religiosa. Con questa concrezione del culto si collega un secondo tratto: la permanente durata del culto. Il capitalismo è la celebrazione di un culto senza sogno e senza gratitudine. Non c'è qui nessun "giorno feriale", nessun giorno che non sarebbe giorno di festa nello spaventoso senso della manifestazione di ogni sfarzo sacrale dell'estrema tensione dell'adoratore. Questo culto è per terza cosa indebitante. Il capitalismo è probabilmente il primo caso di non espiazione, bensì un culto indebitante. Qui sta questo sistema religioso nella caduta di un movimento orrendo. Una orrenda coscienza di colpa la quale non sa espirarsi, raggiunge il culto per non espirare questa colpa in esso,  bensì per renderla universale, per martellare la coscienza e alla fine sopratutto concepire il dio stesso in questa colpa, per alla fine interessare lui stesso all'espiazione."

Tre elementi: capitalismo come culto; durata permanente del culto; culto come debito. Si nota che il secondo e il terzo tratto sono solo delle caratteristiche del primo, nel senso che il capitalismo è culto ed è in quanto culto debito indefinito. Il tema del debito infinito di Deleuze potrebbe sembrare proprio quello, dopo tutto il problema è la religione o il fenomeno religioso nel capitalismo. La colpa (Schuld) viene dai debiti (Schulden), Nietzsche così insegna. La colpa eterna, la coscienza di colpa divenuta lo stesso Dio. Se il Dio nell'economia va inteso come denaro, questo non lo dice Benjamin, ma lo diceva Marx, allora la moneta è moneta debito secondo il senso che gli da Deleuze. Bisogna fare il passaggio di esprimere questo debito di coscienza in termini economici, noi siamo vivi, ma la nostra stessa vita ha un prezzo, noi stessi siamo valutati secondo un prezzo quando vendiamo la forza-lavoro e questo è il nostro prezzo. Lazzarato quando parla di questi bambini in Francia che nascono già indebitati, ma non è forse la stessa idea religiosa della colpa originaria che si trasmette nelle generazioni?. L'ateismo vero è quello che ci salva dai debiti, non dobbiamo credere davvero che il denaro abbia un valore, possiamo credere che questo rappresenti delle merci sotto forma di prezzi, nel senso che in un certa società per convenienza si è usato quel mezzo per lo scambio. Il debito è nella religione correlato del tempo e dell'eternità, la durata permanente del culto garantisce questa eternità, domenica indebitata tutti i giorni, ogni ora, ogni secondo. La religione colpisce quando l'esistenza stessa è una colpa.

"Diese ist hier also nicht im Kultus selbst zu erwarten, noch auch in der Reformation dieser Religion, die an etwas Sicheres in ihr sich müßte halten können, noch in der Absage an sie. Es liegt im Wesen dieser religiösen Bewegung, welche der Kapitalismus ist<,> das Aushalten bis ans Ende<,> bis an die endliche völlige Verschuldung Gottes, den erreichten Weltzustand der
Verzweiflung auf die gerade noch gehofft wird. Darin liegt das historisch Unerhörte des Kapitalismus, daß Religion nicht mehr Reform des Seins sondern dessen Zertrümmerung ist. Die Ausweitung der Verzweiflung zum religiösen Weltzustand aus dem die Heilung zu erwarten sei. Gottes Transzendenz ist gefallen. Aber er ist nicht tot, er ist ins Menschenschicksal einbezogen. Dieser Durchgang des Planeten Mensch durch das Haus der Verzweiflung in der absoluten Einsamkeit seiner Bahn ist das Ethos das Nietzsche bestimmt.
Dieser Mensch ist der Übermensch, der erste der die kapitalistische Religion erkennend zu erfüllen beginnt. Ihr vierter Zug ist, daß ihr Gott verheimlicht werden muß, erst im Zenith seiner Verschuldung angesprochen werden darf. Der Kultus wird von einer ungereiften Gottheit zelebriert, jede Vorstellung, jeder Gedanke an sie verletzt das Geheimnis ihrer Reife."

"Questa non è quindi qui da aspettarsi nel culto stesso, né nella riforma di questa religione, la quale dovrebbe potersi tenere a qualcosa di sicuro in se stessa, né nel rifiuto di questa. Sta nell'essenza di questo movimento religioso, il quale è il capitalismo, la sua resistenza fino alla fine, fino al completo indebitamento di Dio, il raggiunto stato mondiale di disperazione sul quale si spera appena ancora. In ciò sta l'inascoltato storico del capitalismo che la religione non è più riforma dell'essere bensì la sua distruzione. L'estensione della disperazione allo stato religioso mondiale dal quale è da aspettarsi la guarigione. La trascendenza di Dio è caduta. Non è morto, è incluso nel destino dell'uomo. Questo passaggio del pianeta umano attraverso la casa della disperazione nell'assoluta solitudine della sua strada è l'Ethos determinato da Nietzsche. Questo uomo è l'oltreuomo, il primo che comincia a realizzare il riconoscimento della religione capitalista. Il quarto tratto è che il suo Dio deve diventare nascosto, deve essere affrontato fino allo Zenit del suo debito. Il culto è celebrato da una non matura divinità, ogni rappresentazione, ogni pensiero ferisce in sé la sua maturità."

Dio non è morto, ha smesso di essere trascendente, è immanente all'economia: debito. Eppure tutto questo deve generare comunque dei rapporti a-simmetrici tra debitore e creditore. Dio immanente all'uomo, la sua stessa coscienza di colpa. L'oltre-uomo come l'unico che ha riconosciuto la religione del capitalismo. Non è chiaro se l'oltre-uomo sia una salvezza qui o una disgrazia, è la distruzione del cielo come distruzione dell'essere lo stato mondiale della disperazione assoluta?.

"Die Freudsche Theorie gehört auch zur Priesterherrschaft von diesem Kult. Sie ist ganz kapitalistisch gedacht. Das Verdrängte, die sündige Vorstellung, ist aus tiefster, noch zu durchleuchtender Analogie das Kapital, welches die Hölle des Unbewußten verzinst. Der Typus des kapitalistischen religiösen Denkens findet sich großartig in der Philosophie Nietzsches ausgesprochen. Der Gedanke des Übermenschen verlegt den apokalyptischen „Sprung“ nicht in die Umkehr, Sühne, Reinigung, Buße, sondern in die scheinbar stetige, in der letzten Spanne aber sprengende, diskontinuierliche Steigerung. Daher sind Steigerung und Entwicklung im Sinne des „non facit saltum“ unvereinbar. Der Übermensch ist der ohne Umkehr angelangte, der durch den Himmel durchgewachsne, historische Mensch. Diese Sprengung des Himmels durch gesteigerte Menschhaftigkeit, die religiös (auch für Nietzsche) Verschuldung ist und bleibt[,] hat Nietzsche pr<ä>judiziert. Und ähnlich Marx: der nicht umkehrende Kapitalismus <102> wird mit Zins und Zinseszins, als welche Funktion der
Schuld (siehe die dämonische Zweideutigkeit dieses Begriffs) sind, Sozialismus."

"La teoria freudiana appartiene anche al sacerdozio di questo culto. Essa è pensata in termini capitalisti. Il rimosso, la rappresentazione della colpa, è dalla più profonda, ancora più illuminante analogia il capitale, il quale concerne l'inferno dell'inconscio. Il tipo del pensiero religioso capitalista si trova grandemente espresso nella filosofia di Nietzsche. Il pensiero dell'oltreuomo rinvia il "salto" apocalittico non nel pentimento, espiazione, purificazione, penitenza bensì verosimilmente in continuo, all'ultimo lasso di tempo ma saltato, discontinuo aumento. Pertanto sono l'aumento e lo sviluppo nel senso del "non facit saltum" incompatibili. L'oltre-uomo è il creato senza pentimento, il cresciuto attraverso il cielo, l'uomo storico. Questo distruzione del cielo attraverso l'innalzamento dell'umanità, il religioso (anche per Nietzsche) è e rimane debito, Nietzsche ha pregiudicato. E similmente a Marx: il capitalismo non mutato diventerà con interesse e interesse composto, come sono le funzioni della colpa (si veda il demoniaco doppio senso di questo concetto), socialismo."

Anche Freud con il debito (Anti-Edipo?), il debito con l'inconscio, il desiderio alienato come alienazione del capitale. Inferno dell'inconscio e contenuti repressi che tornano a galla nella psyche del malato (creditori?). L'oltreuomo è lo stesso uomo storico, esso non è un progresso in una continuità del tempo, ma in un suo salto. Ergo non esiste evoluzione se non per differenziali di velocità, un salto storico. Marx e Nietzsche: socialismo.

"Kapitalismus ist eine Religion aus bloßem Kult, ohne Dogma. Der Kapitalismus hat sich – wie nicht allein im Calvinismus, sondern auch an den übrigen orthodoxen christlichen Richtungen zu erweisen sein muss, auf dem Christentum parasitär im Abendland entwickelt, dergestalt dass zuletzt im wesentlichen seine Geschichte die eines Parasiten, des Kapitalismus ist. Vergleich zwischen den Heiligenbildern verschiedener Religionen einerseits und den Banknoten verschiedener Staaten andererseits. Der Geist, der aus der Ornamentik der Banknoten spricht. Kapitalismus und Recht. Heidnischer Charakter des Rechts
Sorel Réflexions sur la violence p262
Überwindung des Kapitalismus durch Wanderung Unger Politik und Metaphysik S 44
Fuchs: Struktur der kapitalistischen Gesellschaft o. ä.
Max Weber: Ges. Aufsätze zur Religionssoziologie 2 Bd 1919/20
Ernst Troeltsch: Die Soziallehren der chr. Kirchen und Gruppen (Ges. W. I 1912)
Siehe vor allem die Schönbergsche Literaturangabe unter II
Landauer: Aufruf zum Sozialismus p 144"

"Il capitalismo è una religione del puro culto, senza dogma. Il capitalismo ha da essere provato non solo nel calvinismo, bensì anche nelle cristiane ortodosse direzioni restanti, si sviluppa parassitario in occidente sul Cristianesimo, in modo tale che alla fine essenzialmente la sua storia è la storia di un parassita, del capitalismo. Fate una comparazione tra le immagini sacre delle varie religioni da una parte e le banconote dei diversi stati dall'altra. Lo spirito, lo si legge nell'ornamento delle banconote.

Capitalismo e diritto. Il carattere pagano del diritto
Sorel riflessioni sulla violenza p262
Il superamento del capitalismo attraverso la migrazione  Unger politica e metafisica S 44
Fuchs: struttura della società capitalista
Max Weber: saggi sulla sociologia della religione 2 Bd 1919/20
Ernst Troeltsch: la dottrina sociale della chiesa cristiana e gruppi (Ges. W. I 1912)
Vedi in particolare la bibliografia di Schönberg sotto il
 Landauer: chiamata al socialismo p 144 "

Prima viene detto che il capitalismo è solo culto e non ha dogmi, poi però si cerca di rovesciare il rapporto tra la religione e il capitalismo, il capitalismo è sempre stato il parassita della religione, la storia del cristianesimo è storia del capitalismo perché il capitalismo ha sempre vissuto come parassita del cristianesimo. La sua convinzione deve essere che i fondamenti del capitalismo non sono solo nel calvinismo o nella religione protestante, ma anche proprio in quella cattolica e quella ortodossa. Non ci sono riferimenti alla religione ebraica, mancano del tutto. Manca per esempio una riflessione sul problema dell'usura, era la religione una forza frenante dell'usura?. Le immagini delle banconote come effigi di santi? "in god we trust" recita la banconota del dollaro, per il resto le immagini delle banconote concretizzano immagini di personaggi storici spesso o monumenti, spirito umano nella banconota?.

"Die Sorgen: eine Geisteskrankheit, die der kapitalistischen Epoche eignet. Geistige (nicht materielle) Ausweglosigkeit in Armut, Vaganten- Bettel- Mönchtum. Ein Zustand der so ausweglos ist, ist verschuldend. Die »Sorgen« sind der Index dieses Schuldbewußtseins vonAusweglosigkeit. Die »Sorgen« entstehen in der Angst gemeinschaftmäßiger, nicht individuell-materieller Ausweglosigkeit. Das Christentum zur Reformationzeit hat nicht das Aufkommen des Kapitalismus begünstigt, sondern es hat sich in den Kapitalismus umgewandelt. Metodisch wäre zunächst zu untersuchen, welche Verbindungen mit dem Mythos je im Laufe der Geschichte das Geld eingegangen ist, bis es aus dem Christentum soviel mytische Elemente an sich ziehen konnte, um den eignen Mythos zu konstituieren. Wergeld / Thesaurus der Guten Werke / Gehalt der dem Priester geschuldet wird<.> Plutos als Gott des Reichtums
Adam Müller: Reden über die Beredsamkeit 1816 S 56ff"

"Le preoccupazioni: una malattia dello spirito, la quale si adatta all'epoca capitalista, spirituale (non materiale) mancanza di via d'uscita nella povertà, goliardi-mendicante-monachesimo. Uno stato il quale è così senza via d'uscita, è indebitante. Le "preoccupazioni" sono l'indice di questa coscienza di colpa dell'assenza di alternative. Le "preoccupazioni" nascono nella paura, la non individuale-materiale assenza di uscite. Il cristianesimo ai tempi della riforma non ha promosso l'ascesa del capitalismo, bensì si è convertito nel capitalismo. Metodicamente all'inizio sarebbe da ricercare, quali collegamenti con il mito nel corso della storia il denaro ha ricevuto, finché poteva attrarre a sé dal cristianesimo così tanti elementi mitici, per costruire il proprio mito. Giudrigildo/Tesauro delle buone opere/contenuto dovuto al prete <.> Plutone come dio della ricchezza.
Adam Müller: discorsi sull'eloquenza 1816 S 56ff"

"No way out", le preoccupazioni sono la malattia dello spirito dice, dopo tutto è peggio quello della situazione materiale che sta dietro il problema della nuda vita che lascia il capitalismo, dopo tutto se non ci dovessimo preoccupare forse vedremmo altre soluzioni. Il debito è nella nostra stessa coscienza, un problema di religione, non abbastanza atei, non abbastanza vuoti, ma pieni di una coscienza indebitante, coscienza della colpa. Buone opere e risarcimento, lavoro per pagare i debiti, denaro-salario-tasse. La moneta è nata dai tributi, dice Deleuze. Qui il problema sembra essere: quando il cristianesimo è diventato capitalismo? la cultura della povertà cristiana, cultura del proletariato?. Povertà come condizione iniziale nel capitalismo, la borghesia che pone le condizioni perché non ci sia altra via d'uscita, circuito di passaggi obbligati: lavoro-denaro-merce. Mito del denaro, il denaro prima di tutto era oro, poi la banconota prende il posto dell'oro. Giudrigildo era la somma che corrispondeva al valore di una persona in certi popoli germanici, tanto valore tanto risarcimento, tanto debito.

"Zusammenhang des Dogmas von der auflösenden, uns in dieser Eigenschaft zugleich erlösenden und tötenden Natur des Wissens, mit dem Kapitalismus: die Bilanz als das erlösende und erledigende Wissen.  Es trägt zur Erkenntnis des Kapitalismus als einer Religion bei, sich zu vergegenwärtigen, daß  das ursprüngliche Heidentum sicherlich zu allernächst die Religion nicht als ein »höheres« »moralisches« Interesse, sondern als das unmittelbarste praktische gefaßt hat, daß es sich  mit andern Worten ebensowenig wie der heutige Kapitalismus über seine »ideale« oder  »transzendente« Natur im klaren gewesen ist, vielmehr im irreligiösen oder andersgläubigen  Individuum seiner Gemeinschaft genau in dem Sinne ein untrügliches Mitglied derselben
sah, wie das heutige Bürgertum in seinen nicht erwerbenden Angehörigen."


"Il collegamento del dogma della natura risolutiva, a noi in questa capacità allo stesso tempo redentrice e assassina del sapere, con il capitalismo: il bilancio come il sapere redentore e distruttore. Contribuisce alla conoscenza del capitalismo come religione, di rammentarsi, che l'originale paganesimo sicuramente ha adottato il più immediatamente la religione non come un "alto" "morale" interesse, bensì come il più immediatamente pratico, che in altre parole proprio come l'attuale capitalismo nel suo ideale o natura trascendente è stato chiaramente, molto di più nell'irreligioso e eterodosso individuo della sua comunità proprio nel senso di un membro inconfondibile della stessa, come l'attuale borghesia nei suoi membri non acquisiti."

Il testo: Kapitalismus als Religion di Walter Benjamin. Le traduzioni: dei miei tentativi. Lo sforzo di rendere più accessibile un testo poco noto che sembra parlare di passato, ma se per esempio lo si vede nell'ottica dell'economia del debito parla di oggi. Schizzi di appunti e commenti che si insinuano tra i testi, il cui fine è quello di far partire altri pensieri e riflessioni, rivoltare il testo, far risplendere lo specchio del futuro. Si tratta di un testo non completo, lo dice all'inizio: "Più tardi, tuttavia, ciò sarà compreso.", noi o forse qualcuno di noi deve completare il lavoro, scrivere quello che manca perché Benjamin ha scritto solo quello che era visibile ai suoi tempi, tutti germi.


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mercoledì 30 luglio 2014

Del morso della vipera (Spiegazione/Zarathustra)






Zarathustra si addormenta sotto un fico, perché fa caldo. Una vipera (die Natte) sopraggiunge e gli morde la gola. Con il morso la vipera sveglia Zarathustra, il quale grida dal dolore. Ma quando la vipera si accorge di aver morso Zarathustra è imbarazzata e vorrebbe scappare. Zarathustra richiama la vipera dicendo di volerla ringraziare che lo ha svegliato, visto che il suo cammino è ancora lungo. La vipera gli risponde dicendogli che il veleno che gli ha iniettato con il morso è certamente mortale, dunque non vivrà a lungo. Zarathustra obbietta che nessun drago è mai morto per il veleno di una vipera e che lei non è abbastanza ricca per donargli quel veleno, dunque farebbe meglio a riprenderselo. E così la vipera gli lecca effettivamente la ferita.

Scopriamo successivamente che Zarathustra, oltre a non essere morto, in realtà stava solo raccontando una storia ai suoi discepoli (die Jüngern). I discepoli gli chiedono quale sia la morale della sua storia e Zarathustra risponde che non c'è alcuna morale nella storia. Qui Zarathustra gioca con la parola morale. Zarathustra è considerato malvagio e immorale perché mette in discussione i valori della società, dunque è un distruttore della morale. Tuttavia questo non significa che la storia non abbia un significato e il significato è questo: se qualcuno vi fa del male, non ricambiatelo con del bene, poiché questo sarebbe causa di vergogna, ma dimostrategli che vi ha fatto del bene. La vipera fa del male ha Zarathustra, ma quando scopre che si tratta di Zarathustra comincia a vergognarsi. Allora Zarathustra afferma di volerla ringraziare per il dono, ma le dice di non essere lei abbastanza ricca per farle quel dono. Lampert qui nota giustamente che Zarathustra avrebbe potuto vendicarsi con la vipera, ma non lo ha fatto. Zarathustra non cerca la vendetta, ricambia mostrando alla vipera che non è riuscita nel suo intento e che, anzi, gli ha fatto solo del bene.
Vediamo un po' meglio la simbolo della parabola di Zarathustra. Poiché, in effetti, si tratta di una parabola ed è la prima che racconta Zarathustra, ma non sarà l'ultima. Jung ci dice molte cose interessanti sul significato di questo racconto. Per prima cosa Jung nota che in questo racconto si parla di un serpente. Drago in greco si dice "drakon", ma questa parola significa anche serpente. Dunque quando Zarathustra definisce se stesso come un drago, sta semplicemente dicendo al serpente: "io sono un serpente come te, per questo non puoi avvelenarmi". In tedesco, nota Jung, drago, oltre a "Drache", si può anche dire "Lindwurm", dove "Wurm" è il verme. Interessante è anche il riferimento all'albero del fico. Questo ricorda in primo luogo l'episodio dei Vangeli quando Gesù maledice il fico:

«La mattina dopo tornando in città ebbe fame (Gesù). E visto un fico lungo la strada, gli si avvicinò, ma non trovandovi altro che foglie, disse: "Da te non nasca mai più frutto in eterno!". E subito il fico si seccò. I discepoli nel veder questo, rimasero stupiti ed esclamarono: "Come mai questo fico si è seccato all'istante?". Gesù rispose dicendo loro: "In verità vi dico: se avrete fede e non esiterete, farete non solo come è stato fatto a questo fico, ma quand'anche diciate a questo monte: "Levati di là e gettati in mare", sarà fatto. Tutto ciò che chiederete con fede nella preghiera, l'otterrete".» (Matteo 21, 18-32 )

Potrebbe anche essere, quello del fico, un riferimento all'episodio della Genesi, di Adamo ed Eva, quando si coprono con le foglie di fico. Se così fosse, allora il serpente sarebbe il serpente dell'albero del bene e del male, ma in questo capitolo non c'è morale, dunque il senso cambia completamente. Il serpente non tenta nessuno qui, ma morde Zarathustra al collo. Il morso è un morso per paura. Tuttavia essendo un morso alla gola va ad attaccare la voce, il logos. Uno degli uditori di Jung riferisce che Nietzsche aveva tenuto una lunga discussione per cinque mesi con Lou Salome.

Al male si ricambia con il male. Se vi maledicono, voi maledite. Quando subite un torto, fatene altri piccoli cinque. Meglio una piccola vendetta che nessuna vendetta, è più umano! Così suona il messaggio di Zarathustra rispetto al suo racconto. Questo messaggio, nota Lampert, è il rovescio di quello del Vangelo: porgi l'altra guancia, ricambia sempre il male con il bene. Spiega Lampert: invece di rispondere con il bene al male, per disarmare il nemico, Zarathustra arma il nemico mirando proprio all'inimicizia.

Se Zarathustra è il serpente, come quello della Bibbia, egli dice di fare il male esattamente come quel serpente. Quello di Zarathustra, asserisce uno degli uditori di Jung, è il rovescio del sermone della montagna di Cristo, quando Gesù afferma: beati i poveri.



La punizione deve onorare il prevaricatore, altrimenti non è buon modo di punire. E poi si legge:

«È più nobile darsi torto che farsi dare ragione, specie quando si ha ragione. Solo, bisogna essere abbastanza ricchi per far ciò.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.72)

Cosa vuol dire questo "essere ricchi"? È chiaro che non parla di denaro. Molto probabilmente ha in mente la pienezza dell'uomo pieno di gioia e di potenza. Il creatore è ricco, appunto perché è fecondo. Il creatore ha molto da donare, per questo è ricco. Ma essere ricchi qui è solamente uno stato interiore, non uno stato economico-sociale. Un uomo povero, povero dentro, non ha nulla da donare.

Zarathustra successivamente critica il modo di fare giustizia di questa società affermando:

«La vostra fredda giustizia non mi piace: e dall'occhio dei vostri giudici io vedo sempre sbirciare il boia con la sua fredda mannaia. Dite, dove si trova la giustizia, che sia amore veggente? Inventate, dunque, la giustizia che tutti assolve tranne coloro che giudicano!» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.72)

Non è la prima volta che Zarathustra critica la giustizia perché troppo fredda con il colpevole. Lo aveva già fatto nel capitolo sul pallido delinquente, dove si legge:

«La vostra uccisione, giudici, ha da essere compassione e non vendetta. Badate, nell'uccidere, di giustificare la vita!» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.35)

Zarathustra cerca una vera giustizia, una giustizia distributiva: dare a ciascuno il suo. Per fare questo Zarathustra suggerisce di dare a ciascuno il proprio, così come Zarathustra ha fatto quando voleva ringraziare la vipera per il suo dono.

Nell'ultima parte del capitolo Zarathustra parla degli eremiti. Li descrive come persone pericolose dall'anima profonda. Gettare un sasso nell'anima dell'eremita è come gettare un sasso in un pozzo: chi lo recupera più? Non bisogna offendere l'eremita, altrimenti bisognerebbe ucciderlo pure.

Insultare l'eremita? Zarathustra ha incontrato almeno due eremiti nel suo cammino. Entrambi questi incontri sono descritti nel Prologo. Zarathustra incontra il primo eremita nel bosco intento a lodare Dio. Zarathustra gli spiega la sua missione e l'eremita lo mette in guardia dall'andare dagli uomini, consigliandogli di stare con gli animali. Zarathustra si accorgerà quanto sarà difficile portare il suo messaggio agli uomini, ma troverà due grandi animali come l'aquila e il serpente. Il secondo eremita lo incontra quando lascia la città dove tenne i suoi discorsi. Avendo sentito fame, ha trovato ristoro presso questo eremita.

mercoledì 16 luglio 2014

Delle femmine vecchie e giovani (Spiegazione/Zarathustra)







In questo capitolo Zarathustra torna a parlare con qualcuno, non più semplicemente ai suoi seguaci o agli aspiranti creatori. Ora Zarathustra discute con una donna anziana. Questa signora gli chiede infatti di parlargli delle donne. Zarathustra gli risponde che delle donne si parla solo agli uomini. Tuttavia lei insiste, sostenendo che dimenticherà in fretta tutto.

Normalmente l'insegnamento alle donne passa dalle donne vecchie a quelle giovani. Qui la vecchia donna apprende una verità dalla bocca di Zarathustra. Se Zarathustra avesse parlato ad una donna giovane, osserva Jung, avrebbe forse detto delle stupidaggini. Siccome parla ad una donna vecchia, che ha esperienza, le cose stanno diversamente.




Zarathustra è per le sue strade verso il crepuscolo e porta con sé una piccola verità che strilla. Egli incomincia a raccontare questa verità sulle donne alla vecchia. Un uomo, sostiene Zarathustra, è per la donna un mezzo per fare figli. Per l'uomo, invece, la donna è un giocattolo pericoloso. L'uomo, dice Zarathustra, va educato alla guerra. La donna, invece, deve servire il guerriero.

È probabile che dietro questa immagine della donna che serve il guerriero sta l'immagine nordica della valchiria che versa l'idromele al guerriero di Odino.

Zarathustra sostiene che la donna è un enigma, infatti gli uomini spesso non capiscono nulla delle donne. È strano, a pensarci, sentirsi dire delle verità sulle donne da parte di un uomo: Nietzsche, il quale aveva certo pochi contatti con le donne. Ma Zarathustra sulle donne dice qualcosa di molto banale e vero: " le donne vogliono bambini". Jung sostiene che questo vale per la maggior parte delle donne, perciò, sostenendo questo, certamente Nietzsche non dice nulla di ridicolo sulle donne. Secondo la dottrina di Jung ogni uomo ha una parte femminile, mentre le donne ne hanno una maschile. Il problema, secondo Jung, è che gli uomini dovrebbero capire la loro parte femminile interna.

Nell'immagine di Zarathustra i ruoli dell'uomo e della donna sono complementari. L'uomo segue la via del guerriero e dell'onore. La donna segue la strada dell'amore. Una strada che, secondo Lampert, si può mettere in parallelo rispetto all'insegnamento di Peleo ad Achille, insegnamento che per le donne diventa: supera sempre te stessa nell'amore e non essere mai seconda. L'unica cosa che odia davvero una donna è la debolezza di volontà nell'uomo.

La donna deve scoprire il bambino nell'uomo, poiché l'uomo è solo un bambino che vuole giocare. Usando l'uomo come mezzo, la donna deve aspirare a partorire il superuomo. La volontà di potenza della donna, dunque, stando a Zarathustra si rivolge alla volontà dell'uomo, mentre solo l'uomo ha una propria volontà. Questo è interessante perché in realtà "Übermensch" è composto dalla parola "Mensch" più la preposizione, ma "Mensch" è l'uomo in generale, che sia donna o maschio. "Mann", al contrario, indica isolatamente l'uomo maschio. Tuttavia qui è chiaro che Zarathustra afferma che gli unici creatori sono gli uomini, la donna può solo partorire il superuomo. Dunque Nietzsche propende per una visione in cui l'uomo ha un ruolo dominante. Questo lo si vede nella logica della complementarietà tra uomo e donna: l'uomo è l'elemento attivo, la donna quello passivo. Nonostante questo, la donna, anche come elemento passivo, ama essere vinta dall'uomo e non si lascia mai semplicemente sedurre.

Dopo aver sentito il discorso la vecchia parla a Zarathustra dicendogli che ha detto cose carine e che anche lei vuole dargli una verità. La sua verità suona in questo modo: vai dalle donne? Non dimenticare la frusta.