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mercoledì 1 agosto 2018

Nietzsche: genealogia della morale












 

 

Riassunto e spiegazione della Genalogia della morale di Nietzsche


Genealogia della morale è uno di quei testi di Nietzsche tra i più attuali. In questo scritto voglio offrirvi molto più di un riassunto dell'opera o una spiegazione, vorrei farne un'analisi che tenga conto della sua portata nella filosofia morale e nel pensiero contemporaneo.


 




Una domanda inquietante attraversa tutta l'opera: perché l'uomo pensa che il bene sia migliore del male? Nietzsche ha sempre in mente il lavoro del martello del Il crepuscolo degli idoli, quello che abbatte le tavole dei valori. Per Nietzsche è completamente assurdo dire che quel che è buono per me deve esserlo anche per tutti gli altri. Questo implica un certo relativismo nella concezione del bene. Inoltre Nietzsche non valuta le azioni in base alle intenzioni. Egli vuole comprendere, al contrario, se qualcosa è utile alla vita oppure non lo è. Se qualcosa non è utile alla vita, allora gli è dannoso. È il dovere utile alla vita? è il bene utile alla vita? e che bene dovrebbe essere utile alla vita? Aprendo un nuovo punto di vista nella morale, Nietzsche incomincia a porre queste domande. Il dovere non è affermazione della vita, ma è rinuncia. Se io desidero qualcosa, se esiste un divieto che mi impedisce di soddisfare il mio impulso e io decido di seguire quel divieto, allora devo rinunciare al mio desiderio o ai miei istinti. Siccome gli istinti, istinti che sono sempre espressione della volontà di potenza, sono la vita, secondo Nietzsche, allora con la morale nega la vita. La compassione è una forma partecipazione nella sofferenza di un altro (mitleiden in tedesco, da cui "leiden" vuole dire soffrire e "mit" vuol dire con). Con la compassione diminuisce la mia potenza, in quanto, spinozianamente parlando, la tristezza e il dolore sono diminuzione della potenza, mentre la gioia un suo aumento. Se qualcosa diminuisce la potenza e, come sostiene Nietzsche, la vita è potenza, allora questo qualcosa va contro la vita e questo qualcosa, in questo caso, è ciò che Schopenhauer chiama compassione. Nietzsche ha chiamato "nichilismo" la decadenza e la volontà di negazione della vita. Egli ha riconosciuto questa volontà negatrice all'interno del cristianesimo, come si apprende nell'Anticristo.

Il primo capitolo, Buono e malvagio/Buono e cattivo, tratta molti temi simili agli ultimi capitoli di Al di là del bene e del male. Nella morale tradizionale il buono è l'altruistico o il non egoistico, mentre il cattivo è l'egoistico. Nietzsche cambia completamente il linguaggio della morale, affermando di voler risalire a nozioni storicamente più originarie, le quali, egli accusa, sono state trasformate. Nelle società aristocratiche, come quella greca, buono era il nobile o il signore, mentre cattivo era il malriuscito. Nietzsche compie anche delle indagini linguistiche sui termini Bonus e Gut. Gut (bene) verrebbe da Got (Dio), ad indicare l'uomo divino o il nobile. Bonus (buono) verrebbe da bellum (guerra), il quale risalirebbe a duellum (duello). Il buono, in questo senso, è il potente, il felice e il caro agli dei.

In origine, immagina Nietzsche, dovevano esistere due caste: quella sacerdotale e quella guerriera. Nella società aristocratica vigeva una morale aristocratica con i suoi concetti di bene e di male. Buono è il nobile, cattivo lo schiavo. Il nobile è il forte, mentre lo schiavo è il debole. Quando questi concetti sono stati rovesciati, in quel momento è nata quella morale che la conosciamo noi, ossia quella morale che glorifica il debole e il povero. L'istinto di risentimento che viene dallo schiavo porta lo schiavo verso la vendetta e vede nel padrone il male, ossia il cattivo. Nella morale dello schivo, dunque, cattivo è il forte perché violento, mentre il debole è buono. Capite che nella logica della potenza di Nietzsche questa inversione ha degli effetti nefasti sulla vita. Questa nuova morale ha fatto dell'uomo una bestia mansueta, un'animale domestico come il cane. Essa ha livellato e ammalato l'uomo nei suoi istinti e nelle sue forze sessuali creatrici.

È chiaro che ci troviamo di fronte ad un pensiero molto vicino a quello del Trasimaco, il quale credeva che il bene fosse l'utile di chi comanda o del più forte. Tuttavia, penso sia meglio non vedere la cosa troppo in termini politici, per bollare Nietzsche come un pensatore di destra. Penso sia più utile chiedersi se ci sia del vero nelle sue ipotesi antropologiche, perché così andrebbero prese. In un certo senso, quest'opera è un'opera che dà un grosso contributo all'antropologia e all'etnologia. David Graeber, ad esempio, l'attuale antropologo anarchico del debito, si è chiaramente ispirato anche a questo testo.

Le origini della morale secondo Nietzsche


Il secondo capitolo (Colpa, cattiva coscienza e simili) tratta dell'origine della morale a partire dalla relazione tra il debitore e il creditore. Questo è il famoso capitolo a cui si ispirano molti studiosi sul debito. Perché possa esistere qualcosa come una relazione creditore/debitore, deve prima esistere un uomo che si possa indebitare, ossia un uomo che sia in grado di chiedere ad un altro qualcosa e di promettergli di ripagarlo adeguatamente. L'uomo deve essere, cioè, per dirla con Austin, capace del performativo, ossia educato a promettere. La promessa: "pagherò". Tuttavia la promessa, a meno che non esistano degli atti scritti, non può che fondarsi sulla memoria, ossia la memoria del creditore e quella del debitore. Nietzsche crede il dimenticare sia una facoltà attiva nell'uomo e non sia semplicemente passiva. Un uomo che dimentica non può mantenere le promesse e non ricorda nemmeno cosa ha promesso. Dunque è necessario che qualcuno trovi il modo che questo si ricordi della sua premessa. Come fare a fare ricordare le cose? Usando delle mnemotecniche. Non sono delle semplici tecniche di memoria, sono qualcosa di molto più brutale. Questo è qualcosa che deve precedere il sistema di scrittura, ossia le tavole del debito o i bastoncini di credito. In origine, suppone Nietzsche, il creditore si serviva del corpo del debitore e poteva marchiarlo con il fuoco. La sofferenza è qualcosa che rimane nella memoria. Fin tanto che si soffre, non si cessa di ricordare. Questa è la mnemotecnica che ha in mente Nietzsche: la tortura.

Il senso di colpa viene instillato nel debitore, non è un rimorso naturale nell'uomo che sorge dal fatto che l'uomo sa che avrebbe potuto agire diversamente e non lo ha fatto. Questa concezione della morale, la morale dell'intenzione, è tardiva. Questa concezione, in ogni caso, presuppone che si sia già passati per tutto ciò che in queste pagine di Genealogia della morale descrive Nietzsche. Prima viene questa mentalità calcolatrice che conta e valuta, questa mentalità dell'uomo che fa equivalenze: tot. danno = tot. pena. Tutti i debiti devono essere saldati, anche con la carne. La sofferenza è il compenso per il debito. Il debitore dà in pegno, quando fa un contratto con il suo creditore, il corpo suo o il corpo della sua donna. Se il debito non viene saldato, allora il creditore può fare quello che vuole con il corpo del debitore o con quello della sua donna. Queste sofferenze e punizioni si trasformano in orrende feste, feste crudeli. Lo scopo della pena è destare il senso di colpa nella persona che si sta torturando. Anche dietro questi processi sta sempre la volontà di potenza, quella volontà di sopraffare e di sfruttare. La volontà di potenza appartiene qui al creditore o al signore che comanda e la esercita per incutere paura. Nietzsche, tuttavia, non crede nella colpa, egli adotta un punto di vista spinozista. Secondo Spinoza non esistono colpevoli, esistono solo persone impotenti, ossia persone che non sanno controllare le proprie passioni. Ciononostante, per Nietzsche, l'obbiettivo non è affatto il voler controllare le proprie passioni. L'intelletto, egli afferma, senza le passioni sarebbe castrato.

Da dove nasce, invece, la cattiva coscienza? Secondo Nietzsche, si è rivolta verso l'interno. È nata una specie malata: quella delle persone aggressive nei confronti di se stesse. È qui che Nietzsche individua l'origine della morale come noi la conosciamo, della morale come un attacco ai propri istinti. Con questa svolta emerge il peccatore come individuo malato.

Cosa significano gli ideali ascetici è capitolo che tratta proprio dell'istinto dell'uomo contro la vita, di come l'uomo ha desiderato evadere dal suo corpo ed evadere questo mondo. Che cos'è l'ideale ascetico? Esso è esattamente la negazione di sé di Schopenhauer, una negazione di sé e della volontà come qualcosa che agisce in noi, negazione che Schopenhauer stesso ha visto nella musica. Schopenhauer, infatti, al pari di Kant, ha sostenuto che l'arte è contemplazione disinteressata del bello. La musica, in particolare, è contemplazione della volontà stessa, un fatto che Wagner, da quel che sostiene Nietzsche, sembra aver messo in note. Tuttavia, come può essere contemplazione disinteressata quella di uomo che osserva una venere dipinta? Non è forse questo "disinteressato" una mossa contro i propri impulsi? La vita non è questo, il disinteresse è un'arte dell'ascesi, un modo per trascendere la vita e negarla.

Nietzsche scrive la storia di questi ideali ascetici, una storia che comincia con le origini della filosofia, ossia da quei filosofi che vedevano nella contemplazione il modo di vivere più alto dell'uomo. Platone ha detto che il senso della vita di un filosofo sta nella morte, ossia lo sperimentare la morte già in vita. Con questo egli intende un acquietamento degli impulsi nell'essere umano. Dopo il filosofo viene il prete. Il prete accetta un solo modello di vita: quello di chi vive negando la vita stessa e pensando ad una vita promessa futura in un altro mondo. Perché far prosperare una razza simile, si chiede Nietzsche, la quale è contro la vita stessa? Nietzsche definisce la stirpe dei preti, e di chi segue il loro esempio, come dei malati. Con la diffusione di questa malattia, ossia la volontà negatrice della vita, insita in persone sofferenti che non sanno vivere con il dolore e vogliono la morte piuttosto che vivere con la propria sofferenza, emerge una lotta tra sani e malati. Secondo Nietzsche il sano è in stato di accusa perché forte, vigoroso e di buona salute. Questo soggetto è attaccato dal malato, dal debole e dal sofferente. Il nichilismo per Nietzsche, si tenga presente, consiste anche in questa piega di malati, malati perché non possono più vivere su questa terra o non sanno più farlo e ne desiderano un'altra.

Che cosa ci insegna quest'opera oggi? In un passaggio Nietzsche nega la teoria contrattualista, affermando che è più probabile che un orda di uomini biondi possa avere preso il potere con la forza, piuttosto che ci sia stato un accordo all'origine della società. In questi testi Nietzsche sembra il Darwin della filosofia, nel senso che riesce a cogliere con occhio disincantato quale potevano essere le condizioni dell'uomo nelle società primitive. Nietzsche, tuttavia, oppone la volontà di potenza alla lotta per la vita di Darwin. In questo testo è anche mirabile una tesi fondamentale: che la colpa e la morale nascono dal rapporto tra il debitore e il creditore. Dietro ogni debito, ha notato anche Graeber, si nasconde una forma di morale: i debiti devono essere saldati, guai a chi non salda i debiti!