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domenica 7 dicembre 2014

Lezione XVII: identità singolari, soluzione al problema dell'io.






In questa lezione voglio parlare della mia personale soluzione al problema dell'io, quindi voglio parlare delle identità singolari. Per farlo voglio cominciare da dove è cominciata davvero la teoria, ovvero dalla teoria delle identià nell'ontologia. In ontologia ci sono varie teorie sull'identità, non posso stare a parlare di tutto ciò che è stato detto su questo campo, ma posso solo fare menzione di qualche posizione che è tenuta in questo ambito. Per esempio c'è chi si chiede se l'identità sia qualcosa che vada riportata solo alle relazioni spaziali, quindi a qualcosa che sta nello spazio, perciò per esempio si parla dell'estensione e delle sue qualità che possono essere forma, peso e colori. Ci sono altri pensatori che credono che nelle identità intervengano cose che sono definite con il nome di parti temporali, questi pensatori, tra cui Quine, si definiscono quadridimensionalisti, perché pensano che tutte le cose, come noi stessi partecipino di quattro dimensioni, dunque vuol dire che la dimensione del tempo non può essere distinta dalle altre dello spazio. In questo caso Quine per esempio ci spiega che un fiume può essere diverso da un giorno all'altro semplicemente perché cambiano le sue parti temporali. Ci sono persone come Hume e Roderick Chisholm che pensano che le identità sono puramente convenzionali, per esempio il fatto che si pensi di indossare la stessa giacca che si ha indossato ieri, in realtà, è convenzione, del resto non c'è nulla che rimane perfettamente uguale, perché tutto muta giorno per giorno. In questo senso ci sono problemi di questo tipo in filosofia, per esempio se prendo una statua di marmo, abbiamo a che fare con due oggetti? che cos'è la stuatua? in cosa differisce dal marmo? se sono due oggetti diversi, come possono occupare lo stesso spazio? per esempio la statua è un'opera d'arte ma il marmo no. Se non sapete cosa fare una sera vi posso proporre il seguente problema: prendete un bicchiere di vetro e chiedevi cosa sia davvero, ci sono due oggetti: il vetro e il bicchiere? se sì, come fanno ad occupare lo stesso spazio? se ce ne fosse uno solo? per esempio ci fosse solo il vetro e il bicchiere fosse solo la sua forma conferitagli? quale forma deve avere il vetro per essere bicchiere? centra con la sua funzionalità?, come si distingue un bicchiere da una caraffa? è solo questione di dimensioni? oppure c'è solo il bicchiere? che fine fa il bicchiere se cade per terra? quando si parla di bicchiere rotto cosa si intende? che il bicchiere non c'è più? che fine ha fatto? oppure come fanno i frammenti del vetro a costituire un bicchiere rotto?. È un rompicapo, un bel rompicapo, da passarci una sera intera e molto più. Tornando alla mia teoria, devo ammettere che si ispira ad un passo di uno scritto di Chisholm, il cui scritto si intitola L'identità attraverso il tempo, di cui cito:

"Si consideri la storia di un tavolo piuttosto semplice. Esso vede la luce il lunedì, quando un certo oggetto A è unito a un certo altro oggetto B. Il martedì A viene staccato da B e C viene unito a B, prestando attenzione a far sì che durante l'intero processo si possa sempre individuare un tavolo. Il mercoledì B viene staccato da C e D unito a C, avendo nuovamente cura che durante tutto il processo sia sempre possibile individuare un tavolo. Supponiamo che ci siano altre separazioni o unioni.

Lunedì AB

Martedì BC

Mercoledì CD" (Varzi, Achille (a cura di), Metafisica, Laterza, Bari, 2008, pp.146-147)

Questo è un esempio da cui parte, su cui rifletterà a lungo, ma il succo è che per Chisholm le identità, da come ho inteso, sono convezionali. Io invece questo esempio l'ho letto in un modo diverso e adesso vi dico che l'identità di quel tavolo è questa:

AB-BC-CD

Così è fatta un'indentità singolare, se ci chiediamo come sono le cose nel presente diremo che per esempio il tavolo ha le parti CD, se oggi per finzione fosse Mercoledì, ma l'identità del tavolo, anche se il tavolo cambia, rimane la stessa, perché questa è data dalla catena con le altre parti del passato. È ovvio che niente cambia completamente di colpo, quindi qualcosa rimane uguale, questo qualcosa si collega quasi fosse una formula chimica con il passato, in questo modo si crea una catena, per esempio il tavolo non ha cambiato la parte B da lunedì a martedì, questo è un mezzo di collegamento ed è per quello che si scrive in quel modo nella formula del'identità singolare. Per esempio è sbagliato scrivere così:

AB-CB

Perché evidentemente non è B che si collega con C, ma sempre con il suo simile, che è sempre B. Questa formula è molto interessante perchè spiega come una cosa possa cambiare del tutto e nello stesso tempo rimanere se stessa, del resto il tavolo lunedì era AB, mercoledì è invece CD, le parti sono cambiate completamente, ma il tavolo è lo stesso è ciò lo si può spiegare solo se si guarda il tavolo dal punto di vista delle sue evoluzioni e si ricollega tutto come una grande catena. In questo modo si può risolvere il problema dei carri di Socrate, il quale diceva, se prendiamo due carri, uno di Socrate e l'altro di Platone, mettiamo di sostituire un pezzo alla volta i pezzi di un carro con quelli dell'altro, fino a quando tutti i pezzi non sono scambiati, qual'è alla fine il carro di Socrate e quale quello di Platone. Supponendo che il carro di Socrate sia: ABCD, quello di Platone sia: EFGH, allora si daranno le seguenti identità singolari:

ABCD-DEBC-CDEF-FDEG-GEFH (carro Socrate)

EFGH-HAFG-GHAB-BHAC-CABD (carro Platone)

Ora vediamo invece come si può applicare l'identità singolare all'io, tenendo presente che io in realtà parlo di io, non come qualcosa che ha davvero un contenuto, ma l'identità singolare è solo le esperienze molteplici di ego dell'io, perché l'io in realtà rimane sempre potenzialmente indeterminarto, ma nella vita fa esperienza di essere una certa cosa determinata con un certo carattere, ma può sempre trasformarsi in qualcosa di diverso, cambiare completamente rimanendo se stesso per quella famosa catena. Prendiamo questo esempio:

  D - D
A B C – C E – E K- K G H

Come vedete nell'immagine quando ci sono più legami si può scrivere mettendo verticalmente gli altri legami. Comunque immaginiamo che A sia pigro, B egocentrico, C masochista e D pignolo, ecco che abbiamo un carattere di una persona. Questo carattere come vediamo si evolve, la persona cambia nella vita, rimane per esempio pignola e masochista, ma E diventa mettiamo pacifista. In un fase successiva diventa anche K solidale, per poi smettere di essere pacifista, rimanere solidale e diventare G altruista, H un sentimentale. È vero in realtà questa personalità forse presenta delle contraddizioni, ma è solo un esempio di come possa darsi un'identità singolare di un io. Con questo non si deve pensare per forza l'io come originario, perché non è il primo della catena l'io, ma la catena. L'io è in sé se si vuole dire così, l'esistenza precede l'essenza solo perché in effetti l'io prima di tutto esiste poi può sciogliere il suo carattere distaccandosi da esso quindi diventare altro e cambiare del tutto come nell'esempio di prima. Il carattere è come una statua se noi ci distacchiamo da esso, semttendo di dire sono X, perchè così facendo se vogliamo cambiare non cambieremo mai, non può una persona pigra, che dice di essere pigra, smettere di esserlo, produrrebbe la contraddizione di diventare ciò che non è, quindi prima dovrà smetterla di identificarsi con la persona pigra, aprirsi alla possibilità di essere qualcosa d'altro. Le parti delle identità singolari non vanno mai prese come universali, anzi sono sempre individuali, anche una cosa come la pigrizia si individualizza nei soggetti sempre in modi diversi. Ad ogni modo qui si comprende perché sia vero quello che diceva Locke, perché la memoria è molto importante sia per l'io che per l'identità degli oggetti, perché tutta la catena è possibile ricostruirla solo se si ha memoria oppure la si deve recuperare. Nelle prossime lezioni si dovrà affrontare i problemi: da dove vengo? e verso dove vado?. 


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