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giovedì 16 luglio 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabirel, p III




 Bisogna discutere il fenomeno del nuovo realismo, non perché questo sia da criticare in quanto vecchia forma del realismo ingenuo che diceva semplicemente che le cose esistono realmente e sono là fuori. Prima di tutto è intento di Gabriel cercare di superare il concetto di esistenza come semplice "trovarsi" da qualche parte, l'esistenza è un apparire in un Sinnfeld, in un campo di senso, non è semplicemente l'essere in giardino o nel salotto, perché questo rimanda ancora alla vecchia teoria del contenitore. Si deve analizzare pertanto il nuovo realismo come un fenomeno più complesso, da un lato esso cerca di rendere conto del vecchio realismo metafisico, ma vuole anche superarlo. Non c'è solo l'oggetto, ma ci sono anche i punti di vista, è solo che questi punti di vista sono altrettanto oggettivi quanto l'oggetto stesso. Il problema dunque non è più semplicemente se il mondo è costruito dalla nostra mente, dalle nostre facoltà mentali o se invece sia qualcosa di oggettivo la fuori, anche perché da questo punto di vista se diciamo che il mondo è un'illusione forse Gabriel ci da ragione. Il problema è che un punto di vista realista ingenuo dice che noi ci troviamo nel mondo e che questo mondo è indipendente da noi, tanto è vero che ha una sua storia molto lunga che parte molto prima che noi stessi nascessimo; un altro punto di vista costruttivista sosterrebbe che noi non possiamo conoscere il mondo se non a partire da noi stessi. Così ad esempio Gabriel cita il romanzo russo: "mignolo di Buddha" dove viene posta la questione del luogo e ci si chiede in che luogo debba trovarsi la terra e si risponde nel tutto, ma quando viene chiesto dove si trova il tutto, si risponde che si trova in sé e l'in sé si trova nella coscienza, ma la coscienza è già contenuta nel tutto, quindi contiene se stessa come suo elemento, quasi come gli insiemi ad auto-ingerimento di Russell. Il problema tra il vecchio realismo e il costruttivismo forse dovrebbe essere questo: il mondo è conosciuto a partire dall'uomo, a partire dal soggetto, ma l'uomo e il soggetto sono nel mondo che conoscono solo a partire da loro stessi. Come risolvere questo problema? si potrebbe pensare il soggetto come un insieme ad auto-ingerimento, perché nel mondo che costruisce una parte di quella realtà è lui stesso, ma sarebbe troppo assurdo perché tutto presuppone che lui possa essere distaccato dal mondo, ovvero non nel mondo; si può pensare che ci siano due mondi: uno è quello che ci appare, quello che costruiamo (quello decodificato dai messaggi dei computer nell'immagine di Putnam); l'altro è quello reale dove siamo (la vasca dei cervelli nell'esperimento mentale di Putnam). Di fatto il nuovo realismo ha fatto questa mossa: eliminare il mondo, il mondo come contenitore di ogni cosa. In pratica il nuovo realismo per funzionare ha bisogno che non vi sia contenitore di ogni cosa, per questo, almeno per quello che riguarda la fisica quantistica, non può che schierarsi contro una teoria come la teoria del tutto di Stephen Hawking o la questa tendenza della fisica quantistica a dire che le cose sono tutte connesse, la concezione olistica di Bohm e così via. In pratica il vero dibattito non è più tanto se la realtà è semplicemente il punto di vista del soggetto oppure se è qualcosa di indipendente da esso, il vero problema è se esista un contenitore di tutte le cose, se vi sia l'Uno oppure no, se le cose non siano in realtà connesse le une con le altre o se invece ci siano veramente questi infiniti settori di oggetti. Dal punto di vista del nuovo realismo un tentativo di unire le scienze e di dare una visione globale forse sarebbe pura follia visto che in questo caso si confonderebbero tutti i settori di oggetti gli uni con gli altri.

Vediamo dunque le posizioni del nuovo realismo sulla fisica:

Ferraris sostiene, rimanendo sul filone della fenomenologia, che l'esperienza precede la scienza, che prima esperiamo il mondo, questo mondo che ci resiste ed è oggettivo, poi successivamente parliamo di elettroni e stringhe; questo accade perché c'è un'esperienza pre-categoriale che precede quelle della fisica e ne è la condizione.

Gabriel parte dal concetto di "Gegenstandbereich" (settore di oggetti), per cui se parliamo di banane, dico dal punto di vista di ciò osserviamo con gli occhi, il settore di oggetti è uno, se invece le consideriamo in quanto fatte di atomi, allora il settore degli oggetti è un altro. In questo modo i settori non devono essere confusi e non li confondi perché non esiste il mondo, non è che queste cose sono nello stesso luogo. Infatti il problema sarebbe se il giallo e la morbidezza della banana sono tali come li vediamo o tocchiamo o sia meglio una descrizione fisica che non parla più veramente di giallo, ma parte da altre entità; Gabriel direbbe che parliamo di cose diverse, quello che si chiede è se con questa mossa le banane non diventino due.

In effetti un problema può essere quello che ho detto per ultimo, ovvero se non c'è un grande contenitore perché allora pensare che tutti i discorsi sulla banana vertano sulla stessa banana, ovvero considerare la banana come oggetto della vista o oggetto della fisica, la mia banana come la vedo e così via, non potrebbe condurre ad una magica moltiplicazione delle banane come Gesù aveva fatto con il pesce?. Come ho detto prima, ma del resto si sa, non è che la fisica quantistica pensi che il mondo non esisti, anzi crede nel contenitore delle cose e questo vale per le teorie di Hawking, di Bohm e altri. Il problema della fisica rispetto all'oggetto dovrebbe essere a mio avviso descrittivo, ma sempre fatto in un modo tale che questa descrizione possa inserirsi nell'identità dell'oggetto. Moltiplicare le realtà, invece di dire che c'è la realtà, perché poi è questo il punto; il nuovo realismo non afferma che il mondo è reale o che la realtà è reale (tautologia), ma che la realtà non c'è perché ci sono le realtà. Per questo motivo Gabriel cita un film come Matrix usandolo come coltellaccio da ritorcere contro chi crede che la realtà sia un'illusione, perché Gabriel forse direbbe anche lui che la realtà è illusione, nel senso dell'intero contenitore, ma direbbe che quel film non fa altro che dire questo: non c'è realtà, ma ci sono le realtà (i settori di oggetti senza il contenitore mondo); e non come crederebbero altri, me compreso, che quello che vediamo sia fittizio. Da un punto di vista lacaniano quando si moltiplica senza mai riportare il molteplice ad un solo senso, questo è delirio; Lacan parlando del simbolismo di Jung diceva che era delirio, perché il delirio è molteplice, il paziente ha perso il senso della sua parola e la può trovare solo nel "padre" (il Simbolico), mentre Jung moltiplica i complessi, parla di archetipi e così via, trasformando la psicoanalisi in un delirio; cosa Lacan direbbe di Gabriel?. È comunque importante tenere conto di quello che sto dicendo perché il nuovo realismo non va mai confuso con il vecchio realismo che diceva semplicemente che la realtà è reale per il fatto che esiste una resistenza degli oggetti. Ci rimane una domanda: cosa dovrebbe fare una persona che crede che il mondo sia un'illusione oggi? non potrebbe che credere che esista il contenitore delle cose, che le cose sono tutte connesse e che i fatti e gli oggetti non siano che illusioni. Quest'ultima non è la mia posizione, certamente credo che le cose siano connesse, ma ci sono esperimenti della fisica che lo dimostrano; tuttavia mi interessa prendere una frase dal libro di Gabriel:

"Es wäre merkwürdig, wenn Ihnen jemand auf die Frage, ob sich noch Butter im Kühlschrank befindet, antwortete:"Ja, wobei di Butter und Kühlschrank eigentlich nur eine Illusion, eine menschliche Konstruktion sind. In Wahrheit gibt es weder Butter noch einen Kühlschrank. Zumidenst wissen wir nicht, ob es sie gibt. Trotzdem guten Appetit!" (Markus Gabriel, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, pp. 22)

Supponiamo che voi chiedete se c'è del burro in frigo e qualcuno vi risponde: "sì certo, ma è solo un'illusione, in realtà non esiste. Comunque buon appetito!", voi che gli direste?. Fa strano che uno pensi che le cose siano un illusione e ci si chiede come vivrebbe la sua vita, il punto è che la vivrebbe come gli altri, solo non la prenderebbe troppo sul serio come gli altri. 

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