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sabato 28 dicembre 2013

Che cos'è l'illuminismo? (Immanuel Kant e Michel Foucault)




«L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'illuminismo» (Kant, Immanuel, Che cos'è l'illuminismo?, Utet, Torino, 1956, p.141)

L'illuminismo Kant ci dice che è l'uscita dallo stato di minorità. Uscire dalla minorità non significa semplicemente crescere in senso biologico o avere raggiunto la maggiore età, ma saper fare uso della propria ragione in piena autonomia e senza doversi servire di una guida che pensa al posto nostro. Lo stato di minorità ha reso l'uomo dipendente da presunte "guide", siano questi maestri spirituali, preti, politici, banchieri o esattori delle tasse. A questi soggetti conviene che l'uomo sia in stato di minorità perché possono averne il controllo, perché in questo modo l'uomo non ragiona con il proprio intelletto, ma assume ragioni di altri. Così l'esattore delle tasse dice: non pensare, paga!, il prete dice: non pensare, prega!, il politico dice: non pensare, votami! Gli esempi potrebbero non avere finire. L'illuminismo vorrebbe realizzare la possibilità di una umanità autonoma, non cerca l'anarchia, cerca piuttosto le condizioni per l'uso pubblico della ragione. Kant distingue due usi della ragione: l'uso pubblico e l'uso privato. L'uso privato riguarda il singolo cittadino mentre svolge il proprio lavoro o il suo incarico, in quel caso il cittadino deve obbedire. L'uso pubblico della ragione riguarda l'intellettuale mentre scrive e pubblica articoli, è in questo uso della ragione che esiste spazio per la critica. Oggi non bisogna pensare l'illuminismo come una corrente del pensiero passata, o un progetto fallito, ma come qualcosa ancora da realizzare, come un compito indefinito che ha assunto la filosofia e rispetto al quale la filosofia sarà impegnata nei secoli a venire come dovere nei confronti dell'umanità. Il minimo che può insegnare la filosofia è a pensare, argomentare e ragionare in senso logico-matematico.

Un filosofo che ha studiato molto il testo di Kant è certamente Michel Foucault. L'introduzione al testo di Canguilheim Il normale e il patologico è il primo scritto in cui Foucault parla di Kant. Nel 1978, al ritorno dal viaggio in Giappone, Foucault tiene una conferenza sul tema dell'illuminismo in Kant, conferenza che porta come titolo: Che cos'è la critica?, scriverà anche un articolo dal titolo: Che cos'è l'illuminismo? che cos'è la rivoluzione? Nel corso al Collège de France del 1982-1983 Foucault terrà le prime lezioni sempre sul tema dell'illuminismo e Kant. Nella conferenza del 1978 Foucault definisce la critica come caratteristica del mondo moderno. Secondo Foucault dopo la Riforma si è posto il problema dell'arte del governo, nel senso del come governare i popoli, come governare l'economia, come governare la famiglia, ecc. . In quel momento nasce la critica come contromossa, come arte del non essere governati in generale o non essere governati in un certo modo. In questo consiste il saper fare uso della propria ragione: esso consiste in un esercizio critico, esercizio che Foucault declina nella forma dell'arte del non essere governati. Nell'articolo Che cos'è l'illuminismo? che cos'è la rivoluzione? Foucault sostiene una tesi molto originale sulla nozione di rivoluzione in Kant. Kant crede che la rivoluzione sia importante non tanto per quelli che vi partecipano, non per l'eventuale successo ottenuto (Kant non approva gli atti rivoluzionari, ma una volta che accadono non pensa sia corretto nemmeno tornare indietro), ma per l'effetto che la rivoluzione produce negli spettatori. La rivoluzione per Kant è spettacolo. Con la rivoluzione Kant individua un segno della storia che, seppure non dimostra che esiste il progresso nella storia, almeno dimostra che ogni tanto le cose migliorano, questo segno è l'entusiasmo. La rivoluzione suscita entusiasmo negli spettatori. Spettatori che non sono quelli che hanno preso parte alla rivoluzione, ma sono, invece, persone che hanno osservato gli sviluppi a distanza, che anche se non erano lì presenti, comunque, con questo sentimento, partecipano idealmente all'evento.

Nella lezione del 5 Gennaio del 1983 Foucault ritorna sul tema dell'illuminismo in Kant. Qui Foucault ci dice qualcosa di più tecnico sul testo di Kant. Il testo di Kant è un articolo, un articolo scritto per la rivista berlinese: Berlinische Monatsschrift. È stato scritto nel 1784. Il giornale ai temi dell'illuminismo permette di mettere in comunicazione gli intellettuali con il pubblico, in questo modo gli intellettuali potevano scrivere e comunicare idee. Kant assegna un ruolo all'uso pubblico della ragione proprio in questo caso, al caso dell'intellettuale che scrive l'articolo e può esercitare in questo modo la critica, perciò si può dire che Kant nella scrittura dell'articolo sull'illuminismo facesse uso pubblico della ragione. Inoltre Foucault sottolinea il grado di consapevolezza del movimento illuminista, in quanto il movimento illuminista non è stato definito tale dai posteri, ma lui stesso si è fatto chiamare in questo modo. Questo denota una certa comprensione del presente. È sul presente che è concentrata la domanda di Kant sull'illuminismo, Kant si chiede: cosa sta accadendo ora? qual'è il presente in cui vivo? Secondo Foucault la minorità dipende dall'aver scambiato due coppie obbedienza/assenza di ragionamento e privato/pubblico. L'obbedienza è stata scambiata con l'assenza di ragionamento, al contrario l'obbedienza e il ragionamento andrebbero separati come accade nell'uso privato e pubblico della ragione, in questo consiste l'uscita dello stato di minorità. Due esempi di casi in cui si osserva questo fenomeno sono la rivoluzione francese e Federico di Prussia. Nelle lezioni successive il tema diventa la parrēsia. La parrēsia è il parlar franco, il dire la verità, l'atto di coraggio da parte del singolo che dice la verità di fronte al sovrano rischiando la sua vita. Questo è l'atto di coraggio dell'illuminismo: abbi il coraggio di utilizzare la tua ragione!. Il filosofo deve avere il coraggio di prendere in pugno la sua arma: la penna.  Uno splendido racconto di Löwy su Lukács mostra molto bene quest'immagine del filosofo coraggioso, ma in un momento in cui ci si deve arrendere:

«Un episodio che si racconta della vita di Lukács vale per molti di loro: imprigionato nel novembre 1956, dopo la sconfitta della Cultura del governo Imre Nagy, si vide intimare dall'ufficiale sovietico che lo minacciava con la mitraglietta l'ordine imperativo di consegnare le armi. Non avendo scelta, il vecchio filosofo ebreo-ungherese avrebbe estratto di tasca la stilografica e l'avrebbe consegnata alle forze dell'ordine...» (Löwy, Michael, Redenzione e utopia, Bollati Boringhieri, Torino, 1992)


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