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lunedì 12 agosto 2019

Sulle isole beate (spiegazione/Zarathustra)








Il capitolo incomincia con un richiamo all’albero dei fichi, i cui frutti sono buoni e dolci. I fichi sono usati da Zarathustra come metafora del suo insegnamento. In particolare Zarathustra sostiene di essere un vento del nord che porta i fichi.

L’albero dei fichi ci rimanda al capitolo sul morso della vipera. Il riferimento al vento del nord, invece, ci ricorda la nuova missione di Zarathustra definita nel capitolo sul fanciullo e lo specchio. Zarathustra ha promesso che sarebbe tornato dalla sua grotta a portare i suoi insegnamenti.





Nel passaggio successivo vediamo questo riferimento al mare. Il capitolo precedente si chiudeva con Zarathustra che affermava la sua intenzione di dirigersi verso le isole beate nelle quali si trovano i suoi vecchi seguaci. In questo capitolo non si parla delle isole beate, troviamo solo un riferimento nel titolo. Ma in questo passaggio vediamo questo riferimento al mare. Non aveva ancora mai parlato del mare Zarathustra, che aveva sempre frequentato i monti. Adesso Zarathustra guarda il mare e l’orizzonte. La grandezza del mare fa pensare all’infinito. Questo pensiero, come nota Zarathustra, porta l’uomo a pensare a Dio. Ma Zarathustra ci dice di non pensare a Dio, ma al superuomo. Jung nota come nella teoria di Zarathustra spesso il superuomo prende il posto di Dio e una certa immagine del superuomo fa sembrare il superuomo stesso come fosse uno degli dei greci. In generale, una critica che si potrebbe fare a Nietzsche è la seguente: Nietzsche ha semplicemente messo il superuomo al posto di Dio.

Quando si parla di isole beate, a che isole si sta facendo riferimento? Nelle lezioni di Jung troviamo alcune ipotesi: per esempio si parla dell’isola greca di Cythère o l’isola di Tahiti di Ganguin. Tuttavia secondo Jung Nietzsche stava pensando ad Atlantide. In ogni caso delle isole beate se ne parla in tutta la letteratura classica, soprattutto in quella greca. Nella letteratura greca si parla di isole dei beati come isole nelle quali la natura è molto rigogliosa e l’uomo può vivere nell’isola senza dover lavorare, godendo dell’abbondanza che la natura gli offre. Si sostiene che queste isole di cui parlano i greci non sarebbero altro che le Canarie.

Dopo questo passaggio sul mare vediamo Zarathustra incominciare a costruire quelli che possono sembrare degli argomenti contro l’esistenza di Dio o volti a provare il fatto che Dio è solo una supposizione. Classificandoli tutti ne ho notati almeno cinque:

1) Il primo argomento parte dall’impossibilità per l’uomo di poter creare Dio e ne conclude che l’uomo non può aver creato dei, perciò Dio è solo una supposizione.

L’uomo, sostiene Zarathustra, farebbe meglio a creare il superuomo o quanto meno i suoi antenati.

2) Il secondo argomento parte dall’impossibilità per l’uomo di poter pensare Dio, concludendone che se fosse possibile tutto dovrebbe poter essere visto e sentito dall’uomo, ma noi non possiamo sentire e vedere ogni cosa, dunque Dio è solo supposizione.

Il mondo, sostiene Zarathustra, deve essere creato. Noi dobbiamo diventare la nostra immagine, volontà e amore.

3) Il terzo argomento parte dall’impossibilità per l’uomo di sopportare di non essere Dio se Dio esistesse, dunque Dio è solo una supposizione.

Lampert nota che questo argomento segue lo schema del sillogismo ipotetico. Il sillogismo ipotetico è un argomento di questa forma: A B, B → C ⊢ A → C. In questo caso viene così: se ci fossero dei, non potrei sopportare di non essere un dio; dal momento che non potrei sopportare di non essere un dio se ci fossero dei, allora non c’è alcun dio.

4) Il quarto argomento parte dall’impossibilità per l’uomo di portare il tormento della supposizione di Dio senza morire, ma l’uomo non è morto, dunque Dio è solo supposizione.

5) Il quinto argomento parte dall’idea che l’esserci di Dio rende storto ciò che era dritto. Per esempio il tempo e il divenire, se Dio esistesse ed è eterno, non sarebbero. Ma il tempo e il divenire sono evidenze dei sensi e dell’esperienza di tutti i giorni. A Zarathustra sale il vomito solo all’idea di pensare al concetto di qualcosa di eterno e imperituro. Per questo Dio è una supposizione.

Qui Lampert sostiene che tutte queste prove contro l’esistenza di Dio sono delle prove per Zarathustra che la cosa più alta che vi sia qui è l’uomo, o meglio ancora il superuomo, come superamento dell’uomo stesso. Contro Dio Nietzsche contrappone la volontà di potenza, la quale, se Dio esistesse, non sarebbe nulla di fronte ad una volontà onnipotente e come vedremo, non vi sarebbe nulla più da creare se Dio fosse.





L’atto di creazione rende più lieve la vita e allevia dalla sofferenza. Tuttavia quando creiamo dobbiamo soffrire, perché la creazione funziona esattamente come il parto.

«Ma così vuole la mia volontà creatrice, il mio destino. O, se debbo parlarvi più sinceramente: proprio un tal destino vuole- la mia volontà.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.91)

«Volere libera: questa è la vera dottrina della volontà e della libertà – così ve la insegna Zarathustra.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.92)

Vediamo da questi semplici passaggi che il tema del capitolo passa da Dio alla volontà di potenza. Non solo questo: Zarathustra sostiene che non può esistere volontà di potenza se esistesse Dio. Infatti, se esistesse Dio, non rimarrebbe nulla da creare. Proprio perché Dio non esiste si apre uno spazio largo per creare per l’essere umano. Il senza Dio potrà dunque volere, creare e valutare. La volontà creatrice viene paragonata da Zarathustra ad un martello che scalfisce una pietra. Nelle pietre è addormentata un’immagine. Il martello deve portare alla luce quell’immagine. Questa è creazione. È interessante notare che il rapporto tra la beatitudine e il superuomo. Il superuomo è beato perché è creatore. Questa è la filosofia del martello del super uomo. Zarathustra, nota Lampert, è lo scultore dell’umanità. Egli vuole tirare fuori l’immagine del superuomo. Bisogna preparare l’uomo all’avvento del superuomo.