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domenica 1 giugno 2014

lezione VII: la mia soluzione sul rapporto soggetto-oggetto



Se prima si parlava di altre soluzioni sul rapporto tra soggetto e oggetto e la cosa del resto la si giustificava dal fatto che in fondo questo rapporto non è che la versione primordiale della conoscenza, il dover relazionarsi con questo altro. Ovviamente la discussione sulla conoscenza non finisce qui, ma appunto tutto quello che si sta facendo adesso e solo aprire una parentesi di approfondimento, che magari non è nemmeno tanto una parentesi, in quanto non interrompe il nostro discorso, ma invece si permette addirittura di renderlo più fluido, delucidando su quel rapporto elementare. Rapporto elementare si deve dire quella forma di rapporto che traspare in numerosi casi singoli e che è lo stesso per ognuno di essi. Questo appunto rapporto elementare di rapporto tra soggetto e oggetto vuole qui essere risolto in un'altra accezione, che in questo caso appunto è la mia soluzione al problema, nella quale l'originario si fa sempre unità e le parti sono sempre aspetti o maschere. Per fare questa discussione mi servo di alcune considerazioni, nonché visioni particolari che sono da un lato quella di Bergson e dall'altro quella di un altro filosofo come può essere Maurice Marleau-Ponty e dopo aver discusso di questi trarre come delle conclusioni e riflessioni per spiegare quella che è la mia posizione. Bergson ha sconvolto tutta la visione filosofica sulla percezione, si è reso conto dell'errore di tutti i suoi predecessori e del problema che stava dietro all'idealismo e al realismo, così anche Ponty in un certo senso ha superato quel dualismo idealismo/realismo, che però è tutto, è anche opposizione tra soggetto/oggetto, io/mondo. Bergson fa notare che fino a lui si pensata la percezione come fosse una contemplazione della realtà, cosa che in realtà non è, perché in realtà la percezione è sempre già un'azione, così che tutto venga portato su un altro piano. Se pensiamo al fatto che per vedere quello che sta dietro di noi dobbiamo muoverci, per sentire un suono magari anche allungare l'orecchio, per sentire il profumo respirare e tutto questo non è mai qualcosa di puramente passivo, ma vi è sempre coinvolto un soggetto agente o anche meglio semplicemente un corpo. Sarà interessante a parte la questione appunto del fatto che si possa, a parte considerare gli oggetti come riflettenti azioni possibili, ma cercare di spostare il dualismo soggetto/oggetto, nel senso di agente/agito, perché vien da pensare che se nella contemplazione il soggetto è tale rispetto all'oggetto, è solo perché questo si fa agente. L'altra cosa dire appunto è che nella sua posizione Bergson pretende di aver superato il dualismo idealismo/realismo, il mondo secondo Bergson sarebbe composto da immagini, che sono molto più della rappresentazione e molto meno della cosa, quindi a metà tra idealismo e realismo. Marleau-Ponty anche lui cerca di andare in una direzione nella quale superi il dualismo idealismo/realismo, perché afferma con la fenomenologia ci troviamo di colpo in un mondo della vita totalmente pre-concettuale, la dove non ci sarebbe più distinzione tra soggetto e oggetto; il corpo come soggetto percepiente è anteriore ad ogni contrapposizione, noi siamo campi intersoggettivi e non gli bene a Ponty la distinzione tra in sé e per sé, dunque anche solo per aggiungere in più non avrebbe senso più la distinzione tra interno ed esterno. Il punto più rilevante per me è questa doppio della realtà, perché la mano che tocca è sia soggetto come toccante, ma è anche sempre oggetto dell'essere toccato. La mano infatti agisce sulle cose, le tocca, ma patisce anche la ricezione delle sensazioni e diventa in questo modo oggetto. Nella mia concezione sia l'oggetto che il soggetto non sono altro che delle mere maschere, l'idea era prima tutto nata per cercare di risolvere una questione della fenomenologia, che in qualche modo diceva che la psicologia pretendeva di fare dell'io il proprio oggetto di conoscenza, ciò è impossibile perché il soggetto sarebbe dovuto diventare oggetto della conoscenza, ma sarebbe stato come trasformare l'acqua in vino. Se però l'oggetto e il soggetto non sono presi in un senso rigido, ma sono solo delle maschere allora cambia tutto. Perché in fondo è quello stesso che studia sé, ma per studiarsi deve darsi due volte in un dualismo finto; se no il problema sarebbe come può l'unità relazionarsi con se stessa e in che modo, se l'unità volesse essere oggetto di un suo studio, però il conoscente nell'oggetto conosciuto deve passare in qualche modo e il conosciuto deve essere almeno in apparenza altro. Ovviamente la contrapposizione tra soggetto e oggetto è apparente, perché lo stesso giace sotto i due. Quindi come dico sempre io: io sono me stesso", vuol dire che uno stesso si da una volta nell'io e un'altra nel me, ma è lo stesso, perché la prima volta indossa la maschera del soggetto e la seconda quella dell'oggetto. Non essendoci rigide posizioni, si capisce che l'errore era quello di aver pensato come oggetto solo la realtà inanimata come gli enti e come soggetto solo la realtà animata; la sociologia ha trovato di fronte a sé il problema di come si potessero rapportare dei soggetti, visto che ogni volta che un soggetto di rapporta ad un altro non può che farlo oggetto. Con questa visione nuova le cose sono impostate in modo diverso, perché in realtà dualismo soggetto/oggetto deve essere riportato a quello agente/agito, in questo modo cambiano le cose, tenendo presente che in questo caso con il termine movimento deve essere intesa la relazione tra quell'agente e l'agito.

 ( M = Ae →Ao ) = ( E = S →O )

Questo vale per un ente come una palla, ma vale anche per persone, animali ecc..., per esempio nel caso della persone, come percepiente, troviamo questo fenomeno: " io mi rappresento qualcosa ", dove in questo caso abbiamo una cosa, che come l'io in realtà ha sempre due facce, perché per prima cosa vediamo questo, ovvero io come soggetto che rappresenta la cosa:

  S ( io )→ O ( cosa )

Il secondo passaggio è qualcosa la cosa viene rappresentata a me, quindi il ritorno della rappresentazione, rispetto ad un primo gettato.

 O ( me )← S ( cosa )

È lo scambio delle maschere invisibile che avviene in ogni momento noi mentre percepiamo lo facciamo senza accorgercene, perché prima noi stessi siamo con la maschera del soggetto ( io ) quando ci rapportiamo cosa la cosa che è in quel caso oggetto, ma siccome la rappresentazione è a me, nel senso che deve tornare la rappresentazione a me stesso, il moto in questo caso è a partire dalla cosa, che in questo caso si fa soggetto e invece noi stessi siamo oggetti ( me ). Quando noi decidiamo di conoscere noi stessi, cosa facciamo? non facciamo altro che relazionarci con noi in due momenti, da un alto un Io soggetto che studia un Me e poi il Me che si fa Io comunicante un sapere di cui quel primo soggetto diventa oggetto di comunicazione quindi Me dell'Io precedente.
In generale si può dire portatore della maschera del soggetto l'agente e portatore della maschera dell'oggetto, l'agito. Vediamo un altro caso, però complichiamolo alle stelle rendendoci conto che il cambio di maschera dipende dalla prospettiva, il caso è quello di una palla che colpisce un'altra palla producendo movimento della seconda, ammettendo che la prima via stata spostata dal un colpo di vento. In questo caso il ruolo è duplice, perché la prima palla si fa soggetto dello spostamento della seconda palla, la seconda palla come spostata è l'oggetto dello spostamento, ma sarà anche il soggetto del futuro movimento che la coinvolge in primo piano.

P1 ( S ) →P2 ( O ), P2 ( S )

però:

E1 = P1 ( S ) →P2 ( O ) ;   E2 = P2 ( S )

Quindi se immaginiamo un soggetto che guarda quelle palle cosa succede? in pratica lui come soggetto si rappresenta quell'evento, parlo di evento anche per semplificare, questo evento prima è oggetto, poi soggetto:

Io ( S )  → E1 ( O ), Me ( O ) ← E1 ( S ) ; Io ( S ) →E2 ( O ), Me ( O ) ← E2 ( S )

si può anche complicare la cosa così:

Io ( S ) →( P1 ( S ) →P2 ( O ) ) ( O ), Me ( O ) ← ( P1 ( S ) →P2 ( O ) ) ( S ) ; Io ( S ) → ( P2 ( S ) ) ( O ), Me ( O ) ←( P2 ( S ) ) ( S )

Poi ci immagineremo un soggetto che vede tutto questo al cinema questa scena nel Film, allora cambia tutto, perché quello che era soggetto percepiente diventa anche un percepito, ovvero da chi sta guardando il film, in un altro sistema più grosso:

Io ( S ) →( Io ( S ) →( P1 ( S ) →P2 ( O ) ) ( O ) ) ( Me ( O ) ), Me ( O )← ( Me ( O ) ← ( P1 ( S ) →P2 ( O ) ) ( S ) ) ( Io ( S ) ); Io ( S ) → ( Io ( S ) → ( P2 ( S ) ) ( O ) ) ( Me ( O ) ), Me ( O ) ← ( Me ( O ) ←( P2 ( S ) ) ( S ) ) ( Io ( S ) ).

Così si potrebbe ancora andare avanti, non c'è bisogno di fare altri esempi, l'importate è aver capito quella che è in questo caso lo scambio che si genera cambiando la prospettiva su una cosa. Però è tutto vero e sembra ancora più concreto con quell'esempio di Ponty della mano, che sempre tocca come soggetto un oggetto, ma è anche toccata perché recepisce passivamente dati, però immaginatevi le vostre mani che si toccano a vicenda, questo gioco in quel caso diventa una follia divertentissima. Il problema del rapporto tra soggetto e oggetto ci porta piano, piano al problema dell'interiore e dell'esteriore, anche lì non direttamente connesso con la questione della conoscenza, ma lo è in realtà perché noi cerchiamo di investigare su questo:  S →O, così diventa interessante se S sia interiore o esterno così anche per O.