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domenica 25 maggio 2014

Un commento a " perché il mondo non c'é " di Markus Gabriel, p II


Continuando la mia analisi di questo libro, vorrei esporre quelle che sono le obbiezioni varie che Gabriel pone a viarie posizioni, come per esempio è il caso del costruttivismo, del materialismo, del monismo e del dualismo ecc..., ancora prima di approfondire maggiormente la filosofia e il nuovo modello contenuto in questo libro. Per esempio adesso vorrei parlare della questione del materialismo, in questo ci sarà l'occasione di discutere in generale su questo tipo di posizione e vederne cosa ne dice nel libro, oltre che vedere quelle che sono le obbiezioni e le eventuali contro-obbiezioni. Prima di tutto Gabriel distingue tra il fisicalismo e il materialismo, in questo modo:

"  Während der Physikalismus behauptet, dass sich alle Existierende im Universum befindet, und deswegen physikalisch untersucht werden kann, behauptet der Materialismus dass alles Existierende materiell ist. "  (Gabriel, Markus, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, Berlino, 2013, pp. 42 )

Il fisicalismo dunque dice solo che perché le cose esistano si devono trovare nell'universo, non c'è altro al di là di questo, mentre il materialismo sostiene di più che ogni cosa che esiste è materiale, quindi non basta solo che si trovi nell'universo. Il materialismo, dice Gabriel, deve per forza di cosa considerare materiali, anche sia i ricordi, le immagini dipinte dalla fantasia e stati cerebrali. Anzi meglio, se io immagino qualcosa, questa mia attività, come l'immagine stessa devono corrispondere ad un'attività riconducibile al cervello, quindi ad un particolare stato cerebrale e lo stesso certamente è per i ricordi. Quindi il problema del materialista è il classico, ovvero dover identificare quelli sono gli stati specifici del cervello, fare magari anche una mappatura del cervello, sapere quali sono le zone cerebrali adibite a cosa. L'analisi per esempio può essere condotta in questo modo: vedo che il cervello si accende, ma si accende sempre qualche parte; quando vedo che è in atto un certo tipo di attività per esempio una linguistica, controllo la parte in funzione, quindi vedo la dove il cervello si attiva in quell'azione e così penso che quella sia la parte che abbia quella funzione. Secondo me i problemi del materialismo sono che non può parlare di sensazione come qualcosa di un processo materiale, dato che questo materiale non va oltre la mera superficie e non può essere preso il cervello come qualcosa di nostro interiore, di solito spiego la cosa così: se prendo una palla e la metto fuori dalla scatola, questa si trova all'esterno della scatola, mentre se la posiziono all'interno della scatola sarà dentro la scatola, ma in entrambi i casi la palla si trova nel mondo esterno; così ne consegue che se io ho il cervello, questo può trovarsi fuori dalla scatola cranica e allora sarà fuori di essa, oppure il cervello può essere dentro la scatola cranica, in quell'altro caso sarà all'interno della scatola cranica, ma in entrambi i casi il cervello si trova nel mondo esterno, così che il materialista non può pensare più l'interiore, ma deve per forza esulare la via del dualismo interno ed esterno, come esiliato dovrà cercarsi una terza terra, ma bisogna vedere dove troverà questa terra; nonché poi il fatto come si fa notare che nei fenomeni cerebrali manca un cominciamento causale e non si spiega come questo possa determinare se stesso. Ora però vediamo anche le obbiezioni di Gabriel che poi quelle che contano di più visto che si sta parlando di questo libro; dunque Gabriel per esempio dice che se ogni nostra immaginazione è uno stato cerebrale, devono essere stati cerebrali anche le immaginazioni di cose non materiali, perché se tutto è materiale, se io in questo momento chiudo gli occhi e penso ad un drago, a cosa corrisponde materialmente quell'immagine? a quale stato cerebrale? e non sarebbe un po' contraddittorio se si dicesse che un'immagine di qualcosa di immateriale è materiale?. Questo è un problema del resto, ci sarà una distinzione tra la mera immagine e quella cosa che l'immagine indica, ma certamente il materialista nega  che esista qualcosa di non materiale, tuttavia deve scontrarsi con il contenuto stesso di questa immagine. La cosa veramente forte è anche che questo materialista mentre pensa: " tutto è materiale" si dovrebbe trovare in un particolare stato cerebrale, da questo ne consegue che, come dice Gabriel, la teoria stessa del materialismo in quanto tale, non sarebbe nulla di astratto ma qualcosa di puramente materiale, come la verità stessa, perché se noi siamo d'accordo con il fatto che questa teoria sia vera, allora ne deve conseguire che anche questa verità sarebbe qualcosa di materiale. Aggiungo io che appunto il materiale come tale è qualcosa di puramente individuale, per questo si deduce che la teoria e questa verità non potrebbero avere carattere universale. Così infatti, osserva Gabriel che due materialisti che pensano la stessa teoria dovrebbero in quello stesso momento trovarsi nello stesso e medesimo stato cerebrale, tanto è che con una piccola variazione cambierebbe tutto, ma quante probabilità ci sono che due persone abbiano nello stesso momento lo stesso stato cerebrale? dovrebbero tutti e due le stesse e identiche connessioni cerebrali nello stesso momento. Se diciamo che le immaginazioni nostre sono stati cerebrali, non potrebbe essere vero il contrario? cioè che gli stati cerebrali sono immaginazioni e con questa genialata di mossa Gabriel, pone un bel problema, perché noi ogni cosa che vediamo ce la rappresentiamo, sembra dipendere da altro, ma il soggetto dell'altro fosse il cervello, esso è altrettanto materiale come il resto della realtà, dunque potrebbe benissimo essere una specie di rappresentazione anche quella, però come dicevo prima, il materialista non può pensare la dimensione interiore. Un altro problema secondo Gabriel è quello dell'identificazione, quindi poi della rappresentazione stessa, che poi ovviamente si ricollega come quasi conseguenza a quello che si è detto prima, per cui voglio fare presente queste due affermazioni di Gabriel:

" Der erste Problem des Materialismus ist das Problem der Identification. Der Materialismus lehrt, dass meine Vorstellung von einem Couchtisch mit Kaffeeflecken letzlich darauf zurücfkführbar ist, dass der Couchtisch und die Kaffeeflecken aus physikalischen Gegenständen, etwa subatomeren Partikeln, bestehen. (...) Der Materialismus muss die Existenz von Vorstellungen anerkennen, um sie im nächsten Schritt leugnen zu können. Dies ist ein Wiederspruch." (  Gabriel, Markus, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, Berlino, 2013, pp. 45 )

L'identificazione è problematica per il materialista perché non è chiaro se diciamo che le cose sono materiali, poi aggiungiamo che queste materia è fatta di atomi, come facciamo a parlare di oggetti? nel senso c'è una posizione in ontologia nichilista che afferma che la materia è fatta solo di atomi e che in realtà vi sono per nulla oggetti, ma solo questi atomi. Così se la fuori la realtà è fatta di atomi come posso dire che quello è il tavolo del sofà con le macchie di caffè (  Couchtisch mit Kaffeeflecken ), perché non riesco a distinguerlo dal resto e sarebbe difficile individuare ora le macchie di caffè. Oltretutto, Gabriel ci fa notare che esiste una contraddizione nel materialismo che è quella che il materialismo deve fare un'indagine sulle rappresentazioni, per poi dopo negarle, quindi l'oggetto dell'accertamento se prima è come oggetto, dopo viene negato in senso assoluto. Sono tutti questi degli argomenti validi per mettere radicalmente in discussione la posizione materialista, si dovranno vedere  nelle parti successive argomenti sul costruzionismo e altre forme di pensiero, proprio perché Gabriel attacca un po tutte le posizioni.

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