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sabato 9 marzo 2019

Della libera morte (Spiegazione/Zarathustra)







Zarathustra comincia il discorso sostenendo che molte persone muoiono troppo tardi e altre troppo presto. Il suo insegnamento consiste nel morire al momento giusto.

I superflui, i predicatori di morte, non vorrebbero nemmeno essere nati e questo è il consiglio che dà Zarathustra ad essi. Ma ognuno avrà il suo momento giusto per morire. C'è chi muore all'improvviso, chi lascia il corpo in pace, chi decide quando morire. Decidere la propria morte, osserva Jung, era un po' la superstizione di Nietzsche. Nel prologo profeticamente si legge che l'anima del funambolo è morta prima del suo corpo. Questo indica la futura follia di Nietzsche. Nietzsche avrebbe voluto determinare il momento della sua morte. Esitono santi e yogi che affermano di essere in grado di farlo, ma Jung ci dice che la morte non la si può decidere, è solo un evento che dobbiamo accettare quando ci capita.




La morte è un evento importante, dovremmo essere capaci di festeggiare questo evento. In molta della nostra cultura la morte è trattata semplicemente come un evento triste. In Irlanda, invece, quando muore qualcuno si va a bere birra. Noi però non siamo abituati a questo. Siamo abituati alla cultura delle lacrime per il defunto, alla religione, alla tristezza del cimitero, ecc.

Zarathustra parla di libera morte. Non parla della morte naturale, potrebbe essere anche un riferimento al suicidio, ma di certo si riferisce alla morte volontaria. Il problema del suicidio non è visto come dagli stoici o dagli epicurei, ossia un modo per togliersi la vita quando non è più possibile vivere secondo saggezza. Zarathustra pensa la morte libera avendo in vista la volontà di servire il superuomo venturo. Come nota Strauss la morte deve essere scelta, ma non per rassegnazione o insoddisfazione nei confronti della vita, ma per la gloria. Chi ha fatto del suicidio e della morte rapida un male o un peccato, questo è un predicatore della morte lenta. Nietzsche penso che qui si riferisca ai cristiani, i quali pensavano che le anime delle persone che si sono suicidate sarebbero andate all'inferno per aver rifiutato un dono di Dio.





Solo chi adempie la propria vita può morire nobilmente, così la morte è una promessa per l'uomo. Meglio è morire in battaglia, osserva Zarathustra. Nietzsche si interessava soprattutto delle civiltà guerriere, dei greci e dei germani. Nietzsche dunque porta con se quegli ideali della società aristocratica nella quale morire per la patria, morire in battaglia è un bene e garantisce alla nostra anima un buon posto nell'al di là.

Qui sembra tornare l'immagine del guerriero presentata nel capitolo sulla guerra e i guerrieri. Zarathustra continua a pensare un superuomo guerriero.

Bisogna, però, imparare a morire. Io muoio perché lo voglio, così parla il superuomo di Zarathustra. Bisogna, afferma Zarathustra, avere una meta ed un erede. La meta e l'erede devono essere il superuomo, poiché nel prologo Zarathustra ci ha detto che il superuomo è il senso della terra.

In alcuni invecchia prima il cuore, in altri la mente. Ognuno ha le sue malattie e diventiamo sempre più marci dentro. Non ha alcun senso tenerci in vita tanto a lungo, meglio una morte più rapida. A che pro vivere in quello stato? Si chiede Zarathustra. Zarathustra invoca i predicatori della morte rapida, contrapponendo questi ai predicatori della morte lenta. Ho già mostrato nel capitolo sui predicatori di morte che qui Nietzsche sta pensando ai cristiani. Critica il cristianesimo per aver preferito la morte lenta e dolorosa a quella rapida. Ma Nietzsche non critica Cristo. Di Cristo, in questo capitolo, Zarathustra afferma che è morto troppo presto, che avrebbe dovuto vivere più a lungo e se lo avesse fatto avrebbe ritrattato la sua dottrina. Cristo non è l'unico ad essere morto presto, molti altri lo sono: Socrate lo è anche. Zarathustra, invece, non essendo morto presto, può ora raccontarci la sua nuova dottrina, dopo il suo risveglio e il mutamento avvenuto nel suo cuore.

Nelle ultime righe Zarathustra afferma che la morte è un ritornare alla terra, non un andare verso il cielo. Lui ha lanciato la sua palla d'oro agli altri. Lo stesso dovrebbero fare gli altri. Per questo motivo Zarathustra rimane sulla terra.

Quando Zarathustra parla di "palla d'oro", a cosa pensa? o meglio a cosa pensa Nietzsche quando scrive "palla d'oro"? Da quel che si intende nel testo di Jung la palla d'oro rimanda al gioco della pelota. Un gioco messicano dei Maya. Il campo rappresenta la terra, mentre la palla d'oro è il sole. Quello che faceva cadere la palla doveva essere sacrificato. Sono giochi che venivano svolti in occasione di riti e si chiudevano sempre con i sacrifici. Troviamo un gioco simile anche in occidente, conosciuto come Le jeu de pelote, praticato nei monasteri sino al tredicesimo secolo. Jung non ha dubbi sul fatto che quella palla d'oro rappresenta il Sole, l'astro al quale Zarathustra nel prologo soleva paragonarsi.

sabato 31 gennaio 2015

Passages, J: Baudelaire. (Walter Benjamin) pIII


 
 Alchimie de la douleur

L'un t'éclaire avec son ardeur,
L'autre en toi met son deuil, Nature !
Ce qui dit à l'un : Sépulture !
Dit à l'autre : Vie et splendeur !

Hermès inconnu qui m'assistes
Et qui toujours m'intimidas,
Tu me rends l'égal de Midas,
Le plus triste des alchimistes ;

  Par toi je change l'or en fer 
      Et le paradis en enfer ;
   Dans le suaire des nuages

 Je découvre un cadavre cher,
 Et sur les célestes rivages
  Je bâtis de grands sarcophages.

Interessante dal punto di vista benjaminiano il verso della poesia in cui Baudelaire definisce se stesso come alchimista che trasforma l'oro in ferro, perché proprio il ferro? non era forse quel materiale che veniva all'epoca riscoperto per la costruzione di nuovi edifici, come sostituto di altri materiali, quando non c'era altro, del resto resistente, Bachelard diceva che era un metallo con i muscoli, ma lo scopo era anche economico, la costruzione di ferrovie per trasportare merci con treni, poi dopo anche persone (forse che le persone sono diventate merci?). Benjamin leggeva Baudelaire come qualcuno che in effetti era completamente inserito nel suo tempo, quasi rappresentasse il mondo consumista, come vedremo in questa poesia ci sono molti punti a favore della tesi di Benjamin, uno lo abbiamo già scovato. 






Le poesie di Baudelaire erano interpretate da Benjamin quasi fossero un alcolico che prendiamo per dimenticare, forse, ma dimenticare cosa? dimenticare la realtà in cui ci troviamo. Nella poesia lo stesso Baudelaire dice di essere qua per cambiare il paradiso in inferno, ma non è forse che l'inferno si è davvero fatto realtà, che cos'è l'inferno se non quella ripetizione infernale della fabbrica e dell'operaio, delineata anche nel pensiero di Blanqui?. La realtà qui sembra descritta come fosse un grande sepolcro, il cielo è la parte superiore della bara come un coperchio, il vero sarcofago, la terra è ciò che sta dentro, la natura diventa allora come un cadavere. Vediamo bene, perché la questione del cadavere è abbastanza pregnante in questi scritti di Benjamin, si potrebbe quasi dire che ci sia un tema che è quello della necrofilia che si nasconde tra le varie pagine. Del resto la merce è un cadavere, questo dipende dal fatto che è un oggetto senza vita che si trova ad essere animato solo quando noi lo desideriamo, così sembra chiamarci nel suo sepolcro, a scendere negli abissi della sua cripta; anche qui troviamo l'elemento satanico e quello dell'ebbrezza, un'ebbrezza nera, piacere necrofilo. Il verso "Je découvre un cadavre cher", parla chiaro, ma è interessante il termine caro, che fa quasi pensare che quando ci troviamo di fronte alla merce ci sentiamo presso noi stessi e questo dipende dal fatto che noi abbiamo perduto noi stessi. Di fatto era stato lo stesso Benjamin a considerare i passages come il regno dei morti venuto alla superficie, quel regno delle catacombe del medioevo. Il cadavere è la bella apparenza senz'anima, bella superficie senza profondità o forse senza una profondità che non sia quella sepolcrale. Così lo stesso, pensa Benjamin, vale per l'allegoria di Baudelaire, l'allegoria che domina le sue poesie (un esempio può essere quell'immagine del cielo come sarcofago o la natura come sepoltura). Vediamo una serie di citazioni dall'opera di Benjamin che ci possono essere d'aiuto:

"Baudelaire idealizza l'esperienza della merce, assegnandole quella dell'allegoria come canone." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.378)

"Lo spleen è il sentimento che corrisponde alla catastrofe permanente." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.375)

"Il declino dell'aura e l'atrofia - determinata dalla posizione definitiva nel conflitto di classe - dell'immagine fantastica di una natura migliore sono un'unica cosa. Perciò il declino dell'aura e il declino della potenza sessuale sono alla fine un'unica cosa." ( Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.400)

"Il teschio dell'allegoria barocca è un semilavorato della storia della salvezza, il cui processo è interrotto da Satana per quel tanto che gli è concesso." ( Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.405)

"L'allegoria estrae ora qui e ora là un pezzo del fondo disordinato che il suo potere gli mette a disposizione, lo affianca ad un altro e prova se si adattino l'una all'altro: questo significato a quest'immagine o questa immagine a quel significato. Il risultato non può mai essere previsto, giacché fra i due non c'è nessuna mediazione naturale. Allo stesso modo stanno però le cose con la merce e il prezzo." ( Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.408)

L'allegoria è il marchio, il teschio sepolcrale, il corpo senza vesti, cadavere ignudo, una verità che non ha bisogno di dover celare il suo senso, ma che ha tanti significati. Si tratta sempre di un'immagine a cui si da un significato, ma questo è come dice Benjamin, lo stesso rapporto che c'è tra prezzo e merce, ogni volta si può sottrarre il significato all'immagine per dargliene un altro, secondo le stesse leggi del mercato che governano i prezzi. Queste poesie, dunque, sono perfettamente inserite nel mondo consumista, le stesse poesie sono dette in concorrenza, da Benjamin, come lo sono le aziende nel tentativo di vendere più merci possibili e così è l'atteggiamento che tiene Baudelaire per conquistarsi il pubblico. L'allegoria è distruttiva, come la tecnica minacci nella sua evoluzione di diventare strumento per distruggere il pianeta.

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domenica 19 ottobre 2014

Passages, B: La Moda ( Walter Benjamin )







"La noia è la grata dietro la quale la cortigiana stuzzica la morte." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.66)

Comincio subito presentando una tavola: moda-sex appeal-noia-eterno ritorno. La moda è da un lato apparenza, da un lato ancora conformismo, ma non è un tema che tratta Benjamin, può essere ancora capitalismo e sessualità, di sicuro è qualcosa che vuol sempre apparire come nuovo, qualcosa che cerca l'immortalità, ma che poi è sempre lo stesso, è noia. Attraverso la moda  l'uomo cerca di realizzare qualcosa che sembra di natura prima di tutto sessuale, cerca la bellezza apparente del vestito appetibile, lo fa realizzando un desiderio sessuale che deriva dalla sensualità della merce che ci attrae, come un bel corpo. Oltremodo Benjamin fa notare come in tutto l'abbigliamento si possano notare riferimenti sessuali, il caso più evidente è la cravatta, Benjamin però si sofferma più sul cappello femminile e su certi abiti femminili che sembrano fatti già apposta per il rapporto sessuale. La sensualità femminile si realizza nella moda, in particolare in quella sportiva, Benjamin parla delle cicliste e del loro abbigliamento, le gambe scoperte e tutto il resto, noi possiamo pensare alla pallavolo o al tennis, in questo caso il bel fisico sportivo è una cosa sola con l'abbigliamento sportivo e la moda, questa moda che poi ha carattere prima di tutto sessuale.



" Poiché la moda non è mai stato nient'altro che la parodia del cadavere screziato, la provocazione della morte attraverso la donna e un amaro dialogo sottovoce con la putrefazione, fra stridule risate ripetute meccanicamente. Questa è la moda. Perciò cambia così in fretta." (Benjamin, Walter, I passages di Paris, Einaudi, Torino, 2002, pp.67)

La moda è un modo che ha trovato l'uomo per sfuggire alla morte, ad una fine, è uno scherzo alla morte, continuamente si rinnova, come un ripresentarsi dopo la fine, ma il gioco è sempre doppio perché alla fine questa novità è solo un ritorno; in questo senso la moda e la noia hanno un rapporto simile con la morte. La moda è anche eterno ritorno, cose che prima andavano di moda possono tornare di moda un giorno e tutto ci sembrerà così nuovo. La moda cambia veloce, il tempo è sempre più veloce, la moda detta il tempo, non seguire il passo con la moda vuol dire rimanere ingessati in un passato. Eppure la moda in realtà cerca la bellezza superiore senza mai raggiungerla, è noia, o forse una reazione alla noia, noi che non siamo soddisfatti di ciò che abbiamo e di ciò che siamo. Proprio la noia è eterno ritorno come si vedrà anche più avanti, ma è la noia stessa che sta diventando di moda nel XIX secolo? la ripetizione, l'istante di noia, una moda che ritorna, se oggi vanno i cilindri, domani non saranno più di moda, ma saranno pronti per tornare un giorno in una nuova forma. La moda non è solo sesso e reazione di noia, ma una nuova configurazione della coscienza di classe, vedo come ti vesti e ti dico da che classe vieni, ci sono abiti che non tutti possono permettersi, altri per le classi inferiori, così tutto diventa quasi ingessato, il fatto stesso di poter inseguire una moda, spendere tanti soldi, dice molto sulla tua ricchezza, ma anche questa ricchezza è la noia stessa, quella noia che ti porta a soddisfare un vuoto nel comprare merci attraenti e che non ti riempie per niente.


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