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sabato 14 gennaio 2012

un commento a "Post Mortem" ( Caraco)






Per non doverlo ripetere magari in qualche post successivo, dirò brevemente  chi era questo Caraco, figlio di una famiglia ricca ebrea, nato a Costantinopoli, la sua famiglia si trasferirà in Francia, sino a quando arriverà la minaccia nazista, in quel momento la sua famiglia dovrà trasferirsi in Argentina e la sua famiglia gli racconterà un mucchio di menzogne per tenerlo alla larga della verità dello sterminio degli ebrei, che poi lui scoprirà da solo, ritornando a Parigi e per lui sarà scioccante, da li inizia veramente ad aprire sul serio gli occhi. In ogni caso sembra che fosse evidente che era portato per la scrittura quindi nonostante i sui studi, che invece riguardavano gli ambiti commerciali e in particolare si trova portato per la filosofia, i suoi libri per il loro contenuto possono assomigliare a quelli di Cioran, oppure a quello che sta scritto nei romanzi di Celine, magari anche Elias Canetti, qualcuno aggiunge. In questo libro si parla della morte di sua madre, essa sembra che avesse la laringite, tossiva sempre più spesso, ma non solo aveva anche un tumore ai polmoni dal quale sembra che non avesse scampo. Caraco si lamenta spesso della freddezza dei medici, i quali non solo sembravano privi di ogni sentimento ed emozione, ma quasi gli sembravano dei sadici; dobbiamo tenere conto a proposito della morte della madre che gli venivano somministrati degli stupefacenti per farle sopportare il dolore, vista la sua situazione tragica e Caraco aggiunge anche che è anche a causa della mole di farmaci che gli hanno dato che essa è morta, ironizzando afferma che con quella quantità avrebbero potuto sterminare un’intera mandria di buoi; è evidente che Caraco ha una visione pessimista dei medici, ma per altro non si può avere dei santi e d’altro canto Caraco stesso afferma che i medici sono dei poveracci quanto i malati. Sua madre non voleva pensare mai alla morte , anzi si illudeva di poter vivere in eterno o almeno amava farlo, questo poi ha condotto lei a credere a tutte le balle che gli dicevano i medici per non rivelargli la verità della sua condizione molto tragica, in fondo anche se stava male, lei voleva considerarsi sana. La forza della madre, è quella di aver creduto fino all’ultimo di poter ancora vivere, mai si è rassegnata al suo fatale destino, anche se stava molto male e sempre peggio. Da notare è il modo in cui Caraco chiama la madre, la chiama “Signora Madre”, non dice mai quale fosse il suo nome, preferisce non menzionarlo e non solo con quel “Signora” eleva la madre, ma del resto fa lo stesso con il padre chiamandolo il “Signor Padre”, il quale però come personaggio poco. Interessante è anche il suo modo di scrivere, infatti lui scrive solo metà pagina lasciando la restante parte vuota, come se ogni branetto presente nella pagina fosse a se, ma nello stesso tempo si può notare una certa continuità tra i vari brani delle pagine, che posti come tali potrebbero sembrare quasi dei frammenti, o degli aforismi; alla fine ognuno comincia sulla scia di quello che viene detto prima. L’importanza di quest’opera, seppure breve sta nella sua profondità, nella sua analisi del suo profondo, dell’influenza che ha avuto la morte della madre in se e di ciò che era la madre per se, in se e per gli altri. La “Signora Madre” viene definita come una persona forte, che sa parlare con le altre persona senza ferirle , e soprattutto senza lasciare trapelare nulla di se, quindi senza introdurre il se nel discorso, una donna non facile da trovare al mondo. La “Signora Madre” era un ebrea piuttosto bizzarra, aveva una sua chioma bionda e ondulata, il che è strano per un ebrea, il suo aspetto infatti sapeva più da inglese o da tedesca e quando un ebreo veniva a sapere che lei era ebrea a stento ci credeva; non credeva in nessuna religione specificamente, ma credeva in certe superstizioni come quella che certi amuleti potessero avere dei poteri ecc.. , a tutto ciò Caraco era contrario infatti tenterà in ogni modo di convincerla a smettere, ci riesce anche un giorno. La gente era attratta da sua madre, difficile era resistergli, infatti viene raccontato che tre professori al liceo le avevano fato una corte spietata. Ora è morta, Caraco ricorda anche un episodio in cui lei se stava con lui sul un ponte sopra la Senna e lei rideva di un uomo magro nudo che stava prendendo il sole, l’uomo è ancora vivo dopo che lei è morta, sembra quasi un ride bene chi ride ultimo, ma l’episodio deve solo ricordare di pensare prima di giudicare, anche perché tutto ha una ragione e chi invece sembra che compia le azioni più stupide, magari in realtà sta compiendo le più giuste e così anche per le credenze, quelle che sembrano più assurde non per questo sono sbagliate. L’uomo magro nudo del resto per fare quello che faceva doveva essere in più che buona salute. Quello che poi risulta dopo è il significato che acquisisce la madre una volta morta, infatti la madre cambierà dopo morta, o quanto meno per Caraco, prima di tutto dice che lui cominciasse a vederla in ogni strada di Parigi, tanto è che le sue passeggiate erano diventate delle sorte di pellegrinaggi nei luoghi in cui lui era stato con lei; non era pazzo per le sue visioni, erano i ricordi che in lui apparivano come limpidi ogni volta che passeggiava per quelle strade e lui capitava in luoghi in cui era stato con sua madre. 






Il vero compimento della trasformazione della madre in Caraco però si ha più avanti, quando lui dalla madre singola,la sua fa un’astrazione e trova l’archetipo della madre, compiendo quest’astrazione si ha il passaggio dalla propria madre , quella che per lui era la “Signora Madre” a quella che potrebbe essere definita la “Madre Eterna”. Qui non si tratta del fatto solo che Caraco poteva essere molto legato alla madre, il tema della madre di ogni cosa è sempre stato presente nella cultura occidentale, se pensate a quella che viene definita come “Madre Natura”, che di solito coincide alla terra, che in questo caso viene posta come principio, opposto al “Padre celeste” ovvero il cielo. Le prime civiltà veneravano una divinità femminile, perché solo dalla donna poteva partorire il mondo, qui la dea venerata doveva essere una donna, magari rappresentata come piuttosto ricca di sostanza (avrete capito), ed è così anche per indicare la fertilità, perché quella tale dea non era solo madre di ogni cosa, ma anche una sorta di dea della fertilità, si può dire che il ramo delle divinità femminili diviene da quella stessa dea, a cui si può in parte collegare anche Iside e più avanti anche se non è una divinità il culto della Madonna. A proposito della Madonna Caraco ne parlerà in altro libro che è il “Breviario del caos”, che commenterò più avanti, nel quale afferma la necessità di rifondare il mondo sulla base di un principio femminile , per cui noi riconsidereremo la Madonna e a quella noi ci legheremo, non più tanto al Padre celeste. A questo punto conviene anche introdurre il tema della donna, in questa opera e si può dire che vi sia una doppia visione della donna, da un lato lui si tiene lontano dalla donna, nel senso che ripudia l’atto sessuale, arriva a dire ch chiunque se non fosse cieco non pensasse ad altro pensando solo al parto e al dolore della donna in esso, sceglierebbe di non fare più figli, o di non farne proprio. In realtà questo atteggiamento critico nei confronti delle donne gli deriva da sua madre che già ci pensava lei a giudicarle male, ma noi troviamo un altro Caraco che pensa un lato positivo delle donne, oltre che nel “Breviario del caos”, lo si vede nelle sue ultime parole scritte in questo libro:

“ Perché ogni donna porta entro di sé l’immagine di quell’io profondo al quale noi accediamo se non rinunciando al nostro”. ( Caraco)

La donna in questo caso un significo positivo, quasi in senso spirituale, comunque sarà anche interessante vederlo nell’altra opera, come ho intenzione di fare più avanti.