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sabato 23 dicembre 2017

La nuova filosofia continentale I










Negli ultimi tempi a livello mondiale in filosofia si è assistito ad un boom della filosofia analitica, questo fenomeno è stato possibile soprattutto grazie alla moltiplicazione dei campi di studio all'interno della filosofia analitica e al suo avvicinamento al pensiero scientifico. Si pensi al fatto che in origine prima di tutto la filosofia analitica era composta da tre rami: filosofia del linguaggio, logica e filosofia della matematica. Queste tre branche sono ben rappresentare dai tre scritti di Frege: Sinn und Bedeutung (filosofia del linguaggio); Begriffschrift (logica); Grundlagen der Aritmetik (filosofia della matematica). Successivamente si è aggiunta l'epistemologia formale o la filosofia della scienza analitica. Questo passaggio è avvenuto soprattutto grazie al Circolo di Vienna (Carnap, Schlick, Neurath, Reichenbach). La prima filosofia analitica, in sostanza, principalmente si occupava di linguaggio, anche quando faceva cose come epistemologia o filosofia della matematica. È stato come un tentativo di pensare la filosofia come campo scientifico del sapere indipendente dalla scienze e fondato su una branca della matematica come la logica classica, soprattutto per quanto riguarda la logica predicativa pensata dal filosofo Frege. Una svolta nella filosofia analitica è avvenuta nel 1940 con la pubblicazione di Il concetto della mente di Gilbert Ryle. Con questo passo è nata la filosofia della mente. Con la filosofia della mente la filosofia analitica ha incominciato a interessarsi di temi diversi da quelli del linguaggio e a pensare di fare scienza come qualsiasi altro scienziato, perciò i filosofi analitici hanno incominciato a interessarsi di scienze cognitive e neuroscienze. Da questo momento la filosofia analitica ha rotto con la barriera che la separava dalle scienze naturali e per questo motivo ora la filosofia analitica non è più un campo del sapere indipendente dalle scienze. Quando è avvenuto il ritorno all'ontologia, ai famosi problemi dell'essere, problemi che i primi filosofi analitici come Carnap non consideravano seri, la relazione tra la filosofia analitica e la scienza si è ampliata moltissimo. Oggi ci sono tanti ambiti ontologici quanti ambiti scientifici (bioontologia, neuroontologia, ontologia dell'informatica, ontologia sociale, ecc.). A livello mondiale ci sono diversi centri di ricerca in cui collaborano vari filosofi o che magari sono diretti da filosofi (es. centro sulla coscienza di David Chalmers in Australia o il centro di studio della soggettività di Dan Zahavi a Copenhagen). Dato questo fatto, non stupisce che oggi la filosofia analitica sia la più diffusa in tutto il mondo ed è tanto diffusa anche e soprattutto in Europa. Dove prima si studiava filosofia continentale oggi ci sono intere università solo sulla filosofia analitica.

Come ho detto per la filosofia analitica, ad un certo punto c'è stata una svolta e i filosofi analitici hanno smesso di occuparsi solamente di linguaggio. Allo stesso modo deve avvenire una svolta o un  grande cambiamento nella filosofia continentale, anche in risposta al corso attuale degli eventi. Questo in realtà sta già avvenendo. Questo articolo e molti altri articoli a venire vogliono proprio parlare di questo tema. Oggi la filosofia continentale si divide nettamente in due: chi rimane ancora legato al vecchio metodo e stile della filosofia continentale; chi è aperto alla svolta in atto nella tradizione continentale. La filosofia analitica nel tempo ha costruito una vera immagine caricaturale del filosofo continentale come qualcuno che non argomenta, che scrive testi oscuri, che non fa filosofia ma storia della filosofia, che non fa scienza, ma letteratura. Questa immagine è chiaramente falsa, ma non del tutto priva di fondamenti. Per quanto riguarda l'argomentazione sono pronto a scommettere che se si prendesse un testo qualsiasi di un continentale e ci si impegnasse nello studio anche solo di un capitolo del testo, sarebbe facile individuare una tesi e degli enunciati che supportano la tesi, di modo da poter costruire un vero e proprio argomento. È vero, però, che i filosofi continentali non si sono interessanti inizialmente molto di logica e non hanno mai scritto argomenti in forma canonica, così come capita nella filosofia analitica. L'interesse dei continentali per la logica formale è molto recente e va rintracciato nell'ultima filosofia francese, soprattutto in Deleuze, Lyotard e Badiou. Inoltre, siccome l'interesse del filosofo continentale è quello di costruire un sistema filosofico, come spiega Harmann, non si può costruire un sistema filosofico con un elenco di argomenti. Per quanto riguarda la questione dell'oscuro, certamente i primi filosofi analitici, come ad esempio Wittgenstein, avevano il pregio di scrivere in maniera molto chiara, ma dato che oggi i filosofi analitici sono immersi sempre di più nel sapere scientifico, i loro scritti incominciano a presupporre una certa conoscenza tecnica e a diventare meno chiari di come erano un tempo. Ovviamente tutto dipende da cosa si intende per chiaro, perché, come nota Markus Gabriel, nemmeno il concetto di chiarezza è davvero chiaro. Se per chiarezza si intende il livello di leggibilità, allora questa accusa quando viene generalizzata è chiaramente falsa. Certo Deleuze e Heidegger scrivono molto bene, ma sono difficili da leggere, tuttavia nella filosofia continentale ci sono altri filosofi come Bergson e Foucault che scrivono in modo molto chiaro. Searle ha poi detto che la filosofia continentale non è che un ibrido con la storia della filosofia. Una critica del genere non manca di appigli: Heidegger ha pensato un'intera filosofia come interpretazione della storia della filosofia, nel particolare come interpretazione della storia della metafisica come scambio dell'essere con l'ente. Un vecchio modo di fare dei continentali consisteva, ogni volta che si presentava un concetto, nello spiegare la storia del concetto all'interno della storia della filosofia. Questo modo di fare ha certamente creato una grande confusione tra la filosofia e la storia della filosofia, tanto è vero che ci sono persone che credono che la filosofia sia la storia della filosofia, ma la storia della filosofia è semplicemente storia o storia delle idee. Certamente il fatto che la filosofia continentale prendesse in considerazione seriamente la storia, in tutti i sensi (storia delle scienze, storia dell'economia, storia dei concetti, ecc.), è molto importante. Questo significa essere consapevoli che le cose hanno un'origine, una storia e che un giorno potranno non essere più. Ad ogni modo se i filosofi continentali fossero degli storici delle idee o della filosofia, allora sarebbero dei pessimi storici. Prendo due esempi per farmi capire: Deleuze scrive un testo su Leibniz nel quale afferma che la monade è molteplicità e legge la monade attraverso i frattali di Mandelbrot, ma chiaramente Leibniz pensava che la monade fosse monos (Uno) e non poteva conoscere i frattali; Heidegger scrive un libro su Nietzsche nel quale sostiene che Nietzsche è l'ultimo dei metafisici, ma quanto è davvero fedele al vero Nietzsche la lettura di Heidegger? Infine sul tema: i continentali non fanno scienza, ma letteratura, questo è altrettanto falso. Si noti come nella filosofia continentale non esista affatto la filosofia della letteratura, mentre, al contrario, la filosofia della letteratura è un'invenzione degli analitici. Sono gli analitici che si interrogano sulla possibile esistenza di oggetti fittizi come Sherlock Holmes. I continentali usavano la letteratura in un altro senso: come una fonte in più da usare nello studio di certi temi. Per esempio si usavano i testi di Kafka come materiale a partire dal quale riflettere sulla nozione di Legge in filosofia del diritto, sulla società capitalista e sul mondo della burocrazia in filosofia politica e sociale. In ogni caso non è nemmeno vero che la filosofia continentale non si interessi di scienza, è solamente che non se ne parla abbastanza. In primo luogo andrebbe citato il caso dell'epistemologia francese, i nomi potrebbero essere moltissimi, ne cito alcuni: Bachelard (fisica, chimica, matematica), Canguilhem (biologia), Koyré (astronomia), Vuillemin (matematica), Cavaillès (matematica), Lautman (matematica). Inoltre si può citare Bergson come attento lettore di Einstein, Simondon e Deleuze come due grandi filosofi dagli interessi scientifici più disparati (fisica quantistica, termodinamica, biologia, neuroscienze, matematica, ecc.).

Detto ciò, la nuova filosofia continentale risponde dettagliatamente ad ognuno di questi punti e impara dagli errori del passato. Sicuramente nella nuova filosofia continentale si argomenta molto di più, i testi sono molto più chiari, si perde molto meno tempo in lunghi monologhi noiosi sulla storia della filosofia e si fa molta più scienza. Per capire la svolta bisogna prima partire dall'ultima filosofia continentale. Gli ultimi due movimenti nella filosofia continentale sono stati l'ermeneutica (Gadamer, Vattimo, Eco, ecc.) e il posstrutturalismo (Deleuze, Foucault, Derrida, Lyotard, ecc.). Di tutto questo forse gli unici filosofi ancora molto studiati sono Deleuze e Foucault. Dopo di che, è stata la volta di due grandi filosofi: Slavoj Žižek; Alain Badiou.  Slavoj Žižek è forse stato uno dei primi a incominciare a introdurre qualche tema della filosofia della mente in filosofia continentale, è riuscito a rimettere in gioco, assieme ad altri come Micheal Hardt, la figura di Hegel nel pensiero americano. Alain Badiou è il primo continentale a trattare in maniera rigorosa la logica e a occuparsi di teoria degli insiemi, non per fare filosofia della matematica, ma per costruire una vera ontologia. Con Badiou nasce un nuovo modo di fare filosofia continentale in senso matematico che prima non esisteva affatto. Badiou e Žižek rappresentano un termine medio per la svolta, un pezzo di storia della filosofia continentale, secondo me troppo importante per capire gli sviluppi attuali in questo ambito.

Nella prossima pubblicazione parlerò del realismo speculativo.

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