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domenica 23 agosto 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p V






In questo testo vorrei palare della critica del nuovo realismo al costruttivismo, anche perché questa posizione si considera un superamento e una risposta a questa corrente filosofica. In particolare Maurizio Ferraris considera il nuovo realismo come superamento del post-modernismo (Vattimo, Lyotard, Foucault, Derrida, Rorty, Deleuze, ecc...). Sotto il nome di costruttivismo vengono identificate una serie di filosofie che si riconoscono nell'affermazione di Nietzsche: "non ci sono fatti, ma solo interpretazioni". Questa frase potrebbe essere, immagino, interpretata in vari modi, del resto sarebbe coerente con quello che dice la frase stessa. In generale si pensa che più o meno significhi che non ci sono delle verità in sé, né che si parli di verità oggettive o di qualcosa che ci sia oggettivamente e indipendentemente da noi, ma che in realtà tutto sia già interpretazione. Intendendo così le cose dovremmo isolare dal post-modernismo una corrente che è stata più influenzata dall'ermeneutica, ovvero da quella corrente di pensiero che rivaluta il pregiudizio, pensando che non possa darsi un soggetto senza pregiudizi e che ogni atteggiarsi nei confronti di una cosa debba presupporre dei pregiudizi metafisici, lo stesso atteggiarsi lo evidenzia ed è l'esistenza di questo che parla dell'esserci di questi vari pregiudizi. Si può pensare che tutto sia una prospettiva, che tutto sia molto soggettivo, o quanto meno che l'oggetto non si dia mai oggettivamente, nel senso che non conosciamo mai l'oggetto senza mai filtrare questa conoscenza con, per esempio, delle categorie mentali: questo è il circolo ermeneutico. Il problema del circolo ermeneutico non è altro che una delle eredità della filosofia kantiana, uno dei problemi che abbiamo ereditato da Kant. Il problema della filosofia di Kant è che Kant ha concepito un oggetto come per sé, riferendo questo come se dovesse darsi ad un soggetto, in quanto ogni cosa è sempre per un soggetto, quindi è fenomeno, ma quando Kant parlava del soggetto non lo pensava come in sé, lo pensava altrettanto come un per sé. La domanda sorge spontanea, se l'oggetto è per un soggetto, essendo anche il soggetto per sé (io penso), per cosa è il soggetto? io ho pensato che il problema si potesse risolvere dicendo che c'è un evento, quello della conoscenza e che il soggetto e l'oggetto dovessero essere riferiti alla conoscenza. Tuttavia se invece di rispondere in questo modo dicessimo che se l'oggetto è per un soggetto, il soggetto è per un oggetto, avremmo il circolo ermeneutico, un circolo dove il soggetto interpretante modifica sempre l'oggetto interpretato e nello stesso tempo ne è sempre modificato. C'è un costruttivismo che arriva agli estremi, pensando che ogni cosa sia una costruzione sociale, non solo i soldi, lo Stato, ma anche la pioggia e la birra che bevi, per non parlare forse dell'intero universo. Maurizio Ferraris, ad esempio, a proposito della birra ha detto che se noi entrassimo in un bar per berci una birra, la bevessimo e tentassimo poi di convincere il barista che non c'è nulla da pagare perché i soldi sono solo una costruzione sociale e magari persino la birra, il barista si potrebbe dire letteralmente che non se la berrebbe. Intanto noi quando chiediamo la birra ad in un bar facciamo una promessa di pagamento, questa è valida fintanto che due persone la stipulano e non è solo una costruzione visto che ha delle conseguenze reali; i soldi esistono ontologicamente perché in un determinato documento lo comprova in un determinato contesto, nel senso che esiste un documento che ne attesta l'esistenza; sulla birra potremmo chiedere al cliente se gli è piaciuta, anche perché avrebbe poco senso dire di sì e poi aggiungere: però in realtà è una costruzione mentale. Chiaramente questi sono i casi più estremi ed in generale il tentativo è quello di far dipendere l'essere dal sapere, ma come dice Ferraris è altrettanto assurdo come quanto ha detto Bruno Lantuor, cioè che Ramsete II non poteva essere morto di tubercolosi perché questa malattia è stata scoperta solo nel 1882. Questo è ovviamente assurdo perché in questo modo vorrebbe dire che scoprire le malattie significa crearle, a questo punto dovremmo fermare tutta la ricerca scientifica (questo è diverso da quello che dice Feynman, cioè che ci sono dei medici che passano il tempo in laboratori a creare malattie). In teoria basta fare degli esempi più semplici: noi proviamo dolore indipendentemente dal fatto che sappiamo cosa sia, così come non ci serve a nulla un concetto di felicità per essere felici. In particolare questo lo si osserva nei bambini, se si suppone che non abbiano una conoscenza pregressa, questo significa che le loro esperienze non possono essere condizionate dal sapere. Inoltre ci sono cose che esistono senza che nemmeno noi sappiamo della loro esistenza, l'astronomia che continua a scoprire nuovi pianeti, soli e supernove continua a confermare questo fatto. Da questo punto di vista sembra molto improbabile che l'essere possa dipendere dal sapere. Tuttavia quando Gabriel parla di costruttivismo comprende una serie di posizioni in più, per esempio quella del realismo interno e quella del neurocostruttivismo. La prima posizione è sostenuta da Hilary Putnam, secondo questa posizione in realtà che una sola realtà omogenea là fuori, questa realtà è indipendente da noi e quello che noi in ontologia concepiamo come oggetto o ente (onto logos=discorso sull'ente), in realtà non è altro che un ritaglio mentale di quella realtà omogenea. Detto così, in effetti, sembra una posizione costruttivista quella di Putnam, tuttavia viene da chiedersi perché chiamarla realismo. C'è un altro problema: per Putnam gli oggetti e gli individui non sembrano essere la stessa cosa. Ad esempio Putnam nel suo articolo: Realismo interno, propone questo esempio: se immaginiamo un universo in cui stanno tre individui, quanti oggetti ci sono? alcuni rispondono tre perché segmentano la realtà in un modo, altri direbbero 7, perché sommano i vari individui creando altri oggetti, altri considerando l'esistenza dell'oggetto nullo risponderebbero 8. Il problema è che non sembra che individuo e oggetto siano la stessa cosa, anzi secondo me il problema del ritaglio della realtà è più che altro di questo tipo: se io dico di sollevare una pila di libri, la pila di libri è proprio un oggetto? oppure ci sono solo i libri? o magari ci sono solo le pagine dei libri? e se in realtà fosse tutto falso e ci fossero solo stringhe vibranti?. Vedete qui non ci si chiede se i colori, le forme, le qualità in generale siano costruzioni mentali, di questo nell'articolo non si parla, non si sa se queste possano essere oggettive o meno. Putnam dovrebbe essere un caso a parte, ma vediamo cosa contesta il nuovo realismo a Putnam, o meglio cosa contesta Gabriel: se l'intera realtà è tagliata dalla mente, anche questa realtà omogenea deve essere un taglio. Gabriel si sta chiedendo, in pratica, questa realtà omogenea in che settore di oggetti dovrebbe rientrare o in qualche maniera se non rientra in nessuno di questi sarebbe questa il mondo?, ma il mondo non esiste come dice Gabriel. Ci sono due problemi qui: uno è che Gabriel non riesce a concepire un prementale, un pretagliato, per questo non riesce ad immaginarsi una realtà omogenea che non sia tagliata dalla mente e se ogni cosa deve entrare in un settore di oggetti, questa bella suddivisione non vi ricorda piuttosto le classiche operazioni della mente, piuttosto che delle realtà molteplici ed oggettive? insomma non è più mentale quello che dice Gabriel? almeno Putnam sa dove finisce la mente e dove comincia il prementale. Un secondo problema di Gabriel è che non riesce a distinguere la descrizione della realtà dalla realtà, ovvero sempre quel problema tra la mappa e il territorio, così il nuovo realismo oggettiva le letture del territorio (mappe) cercando di eliminare il territorio, dicendo che non c'è nulla di costruttivistico o soggettivo, dal momento che quelle entità sono oggettive ed esistono in un certo campo di senso. Da qui si arriva ad un secondo problema: non c'è conoscenza del mondo, chiaramente perché non esiste, ma anche che non esiste comunicazione tra le varie scienze, visto che parlano di cose molto differenti, di settori di oggetti molto lontani. Ferraris quando si chiede che ruolo abbia la filosofia oggi, cerca di ritagliare uno spazio a fianco delle altre scienze, per esempio dicendo che nell'ambito dell'arte il cognitivismo non ti spiega che cosa sia un'opera d'arte (domanda di ontologia), ma al massimo ti dice che cosa succede ad un uomo o ad una donna quando guarda un'opera d'arte, in particolare cosa succede nel cervello. Diverso è pensare che la filosofia abbia un ruolo fondativo, che per esempio i matematici parlano di numeri, costruiscono teoremi, formule, ma non rispondono alla domanda su cosa sono i numeri, che statuto hanno e come si può fondare la matematica (classiche domande di filosofia della matematica). Per esempio se la filosofia ha un ruolo a fianco delle varie scienze e rispetto ad essa ha oggetti diversi, che relazione esiste tra l'ontologia della fisica e la fisica? nel senso è impossibile che ci siano dei ponti tra le due discipline? ha un senso pensare che qui si parli di due settori di oggetti diversi?. Per esempio tornando a prima l'oggetto del cognitivismo e dell'ontologia dell'arte deve essere sempre l'opera d'arte. Qui ci possiamo passare al neurocostruttivismo, il neurocostruttivismo direbbe che, dopo tutto, non c'è nessuna opera d'arte, ma che ci sono solo stati cerebrali (Gehirnzustände). Facilmente il nuovo realismo sorride di questa teoria, che certamente ha la sua importanza, ma che se presa troppo sul serio arriva ad una idea assurda e in particolare ad una contraddizione, perché se tutto il mondo materiale non è altro che una simulazione mentale o meglio del cervello, dal momento che il cervello è calato in questo mondo, ne abbiamo un'immagine, è tanto fisico quanto le altre cose, perché mai dovrebbe esserlo di più? a questo punto il neurocostruttivismo deve ammettere che non abbiamo cervello o che anche il cervello fa parte della simulazione, dunque il neurocostruttivismo sarebbe condannato a tornare al vecchio idealismo, forse a Fichte. Su questo si potrebbe aggiungere il famoso esperimento mentale di Hilary Putnam dei cervelli nella vasca che Gabriel non cita, ma che sostiene che se fossimo dei cervelli nella vasca collegati a dei computer e vedessimo tramite quei computer la realtà, nulla può veramente dimostrarcelo, nel senso che non possiamo essere sicuri che non sia vero e quindi non possiamo dare per scontato l'esistenza di una realtà esterna oggettiva. 

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domenica 9 agosto 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p IV






Il problema posto da Gabriel suona in questo modo: quando parlo del mio salotto dico che c'è un tavolo, un televisore, un tappetto e una libreria; se qualcuno afferma che in realtà ci sono solo atomi, sta parlando di qualcosa di molto diverso che non dovrebbe essere confuso con il salotto: sono due settori di oggetti diversi. Per Gabriel il fisico non descrive ontologicamente in modo diverso il salotto, ma proprio parla di altre cose. Così nessuno pensa che il fisico quando parla di elettroni parli dello stesso settore di oggetti di chi invece sta parlando del salotto e quando si parla dell'universo, anche se il salotto senza dubbio non può trovarsi che su questa terra che è nell'universo, non parla del salotto (cosa succederebbe, però, se mandassi un divano nello spazio?). C'è un settore di oggetti che appartiene alla fisica, uno che appartiene all'arredamento e un altro all'astronomia. Oggetto dell'astronomia sono i pianeti, le stelle, le comete, ecc...; oggetto della fisica sono gli elettroni, gli atomi, le stringhe; mentre chi arreda una casa parla di salotto, televisione, tappeto e così via. Così dice infatti Gabriel: "Wohnzimmer und Planeten gehören demnach gar nicht zum selben Gegenstandbereich. Ein Gegenstandbereich ist ein Bereich, der eine bestimmte Art von Gegenständen enthält, wobei Regeln feststehen, die diese Gegenstände miteinander verbinden." (Warum es die Welt  nicht gibt, p.35)
Allora non c'è un solo mondo ma ci sono tanti settori di oggetti, quello che viene da chiedersi è a che esisto porti questa pluralità, immaginiamo un mondo senza soggetto, ovvero proviamo ad immaginare il mondo stesso, cosa ne concludiamo? cosa succede se pensiamo che gli elettroni non hanno più nulla a che vedere con il tavolo che abbiamo davanti?. Il gioco immagino funzioni perché non è chiaro cosa sia un tavolo e se rispondessimo parlando di elettroni non sapremmo più come distinguere un tavolo da un tappeto. C'è una posizione nichilista nell'ontologia che sostiene che in verità vi sono solo atomi, questa posizione è veramente nichilista perché alla fine dicendo questo di fatto si elimina tutti gli oggetti di colpo, dal momento che non si potrebbe più distinguere un oggetto dall'altro. Questa immagine della realtà uniforme pre-differenziale è da un lato l'opposto del nuovo realismo e nello stesso tempo un nemico da sconfiggere. Si potrebbe pensare questa immagine in questo modo: ci sono delle tracce energetiche con una data frequenza, a seconda di come queste tracce energetiche sono tagliate dalla stessa mente, se ne ottengono descrizioni ontologiche diverse, ma in realtà esiste solo un unico oceano energetico (realtà oceanica). Per esempio non parleremo di tavolo, ma parleremo di tracce energetiche che a seconda delle segmentazioni operate saranno di volta in volta degli elettroni, un tavolo, un pianeta e così via. C'è come un effetto moltiplicatore nel nuovo realismo, quest'altra posizione cerca invece un'unità, ma non perde mai il molteplice di vista. Il nuovo realismo deve gettare la spugna a dare una spiegazione totale delle cose, al più deve pensare che ognuno si occupi del suo settore e che non pali con quello vicino, del resto a che servirebbe? sono cose molto differenti, no?. In questo momento mi sovviene una cosa forse assai puerile, ma che potrebbe essere importante: il nuovo realismo ignora le scoperte della PNL. Quello che ha detto la PNL è che una cosa è la mappa con cui leggiamo la realtà, un'altra è il territorio, per questo motivo tutte le differenti descrizioni che si fanno del mondo non sono altro che mappe mentali rispetto ad una sola realtà omogenea che è il territorio. Il nuovo realismo non parla più di un solo territorio e nello stesso tempo pur parlando di tante mappe, non pensa che queste siano mentali, al contrario sono tutte oggettive. Rispetto alla posizione che ho proposto si può dire che in verità ci sono solo energie con queste frequenze, dopo di che tutto il resto sono mappe mentali, come la mente taglia questo oceano energetico. Rispetto alla Pnl qui si dice che non si tratta solo di mappe di convinzioni, ma ci sono molte più mappe e la fisica come le varie scienze ne conoscono diverse, non c'è una descrizione ontologica che possa dirsi migliore delle altre. Da questo punto di vista c'è da aggiungere che esiste un problema che è il linguaggio, visto che questo contribuisce molto nei tagli. Spesso confondiamo quello che diciamo con ciò che c'è, la domanda è se molti dei problemi del nuovo realismo non abbiano a che vedere con il linguaggio. Nel linguaggio non fai altro che dire quello che pensi ed in un certo senso esternare molte delle operazioni mentali. Quando parli del tavolo non parli di elettroni, quando parli di pianeti non parli del salotto e così via, questo nel linguaggio; nella realtà come non pensare che tutto possa coesistere? è chiaro che si dovrebbe pensare in termini molto più isomorfici e di omogeneità. Sicuramente Gabriel invita a distinguere i settori di oggetti, da quelli che sono solo settori di discorso, in questo modo alcune cose vanno effettivamente ridotte al linguaggio, quello che si capisce poco è quando si usi questa operazione, perché nel libro ci sono poche spiegazioni. Forse l'argomento più forte per il nuovo realista è quello dell'opera d'arte, del resto sarebbe stupido pensare che l'opera d'arte coincida con la sua base materiale, che un quadro è un'opera d'arte solo perché in una cornice, anche perché l'opera d'arte potrebbe essere la cosa stessa, per questo motivo l'opera d'arte non è l'oggetto materiale, ma è qualcosa di più. A questo punto una descrizione chimica del quadro o una fisica non servono a nulla, quello che dice un critico d'arte invece sì. La fontana di Duchamp è un'opera d'arte, ma perché? non ci interessa ora risolvere la questione, Maurizio Ferraris, ad esempio, considera l'opera d'arte un tipo particolare di documento, quello che ci interessa è che il nuovo realismo in questo modo fa funzionare bene l'idea che un settore sia quello dell'arte e un altro sia quello degli oggetti comuni o di quelli analizzati dai chimici. Posso descrivere vari oggetti con mappe diverse, tenendo presente che il territorio è uno solo, questo non lo ha capito il nuovo realismo, ma cosa fare con l'arte?. Dal mio punto vista, che adotto più o meno la teoria di Artur Danto, posso considerare le opere d'arte come forme significanti. Questo però ci riporta ad una idea di lettura, ad un essere umano che fa esperienza dell'arte e che in questa esperienza può cogliere una determinata forma significante, ma la stessa forma esiste oggettivamente?, che cosa vede un'anatra quando vede la fontana di Duchamp e che cosa un barbaro?. Al momento si può rispondere che il mondo dell'arte presuppone una sua storia, dei significati che vuole esprimere e quindi un suo linguaggio che difficilmente esistono al di fuori di un mondo di persone che sono in grado coglierli.

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Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p V 

giovedì 16 luglio 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabirel, p III




 Bisogna discutere il fenomeno del nuovo realismo, non perché questo sia da criticare in quanto vecchia forma del realismo ingenuo che diceva semplicemente che le cose esistono realmente e sono là fuori. Prima di tutto è intento di Gabriel cercare di superare il concetto di esistenza come semplice "trovarsi" da qualche parte, l'esistenza è un apparire in un Sinnfeld, in un campo di senso, non è semplicemente l'essere in giardino o nel salotto, perché questo rimanda ancora alla vecchia teoria del contenitore. Si deve analizzare pertanto il nuovo realismo come un fenomeno più complesso, da un lato esso cerca di rendere conto del vecchio realismo metafisico, ma vuole anche superarlo. Non c'è solo l'oggetto, ma ci sono anche i punti di vista, è solo che questi punti di vista sono altrettanto oggettivi quanto l'oggetto stesso. Il problema dunque non è più semplicemente se il mondo è costruito dalla nostra mente, dalle nostre facoltà mentali o se invece sia qualcosa di oggettivo la fuori, anche perché da questo punto di vista se diciamo che il mondo è un'illusione forse Gabriel ci da ragione. Il problema è che un punto di vista realista ingenuo dice che noi ci troviamo nel mondo e che questo mondo è indipendente da noi, tanto è vero che ha una sua storia molto lunga che parte molto prima che noi stessi nascessimo; un altro punto di vista costruttivista sosterrebbe che noi non possiamo conoscere il mondo se non a partire da noi stessi. Così ad esempio Gabriel cita il romanzo russo: "mignolo di Buddha" dove viene posta la questione del luogo e ci si chiede in che luogo debba trovarsi la terra e si risponde nel tutto, ma quando viene chiesto dove si trova il tutto, si risponde che si trova in sé e l'in sé si trova nella coscienza, ma la coscienza è già contenuta nel tutto, quindi contiene se stessa come suo elemento, quasi come gli insiemi ad auto-ingerimento di Russell. Il problema tra il vecchio realismo e il costruttivismo forse dovrebbe essere questo: il mondo è conosciuto a partire dall'uomo, a partire dal soggetto, ma l'uomo e il soggetto sono nel mondo che conoscono solo a partire da loro stessi. Come risolvere questo problema? si potrebbe pensare il soggetto come un insieme ad auto-ingerimento, perché nel mondo che costruisce una parte di quella realtà è lui stesso, ma sarebbe troppo assurdo perché tutto presuppone che lui possa essere distaccato dal mondo, ovvero non nel mondo; si può pensare che ci siano due mondi: uno è quello che ci appare, quello che costruiamo (quello decodificato dai messaggi dei computer nell'immagine di Putnam); l'altro è quello reale dove siamo (la vasca dei cervelli nell'esperimento mentale di Putnam). Di fatto il nuovo realismo ha fatto questa mossa: eliminare il mondo, il mondo come contenitore di ogni cosa. In pratica il nuovo realismo per funzionare ha bisogno che non vi sia contenitore di ogni cosa, per questo, almeno per quello che riguarda la fisica quantistica, non può che schierarsi contro una teoria come la teoria del tutto di Stephen Hawking o la questa tendenza della fisica quantistica a dire che le cose sono tutte connesse, la concezione olistica di Bohm e così via. In pratica il vero dibattito non è più tanto se la realtà è semplicemente il punto di vista del soggetto oppure se è qualcosa di indipendente da esso, il vero problema è se esista un contenitore di tutte le cose, se vi sia l'Uno oppure no, se le cose non siano in realtà connesse le une con le altre o se invece ci siano veramente questi infiniti settori di oggetti. Dal punto di vista del nuovo realismo un tentativo di unire le scienze e di dare una visione globale forse sarebbe pura follia visto che in questo caso si confonderebbero tutti i settori di oggetti gli uni con gli altri.

Vediamo dunque le posizioni del nuovo realismo sulla fisica:

Ferraris sostiene, rimanendo sul filone della fenomenologia, che l'esperienza precede la scienza, che prima esperiamo il mondo, questo mondo che ci resiste ed è oggettivo, poi successivamente parliamo di elettroni e stringhe; questo accade perché c'è un'esperienza pre-categoriale che precede quelle della fisica e ne è la condizione.

Gabriel parte dal concetto di "Gegenstandbereich" (settore di oggetti), per cui se parliamo di banane, dico dal punto di vista di ciò osserviamo con gli occhi, il settore di oggetti è uno, se invece le consideriamo in quanto fatte di atomi, allora il settore degli oggetti è un altro. In questo modo i settori non devono essere confusi e non li confondi perché non esiste il mondo, non è che queste cose sono nello stesso luogo. Infatti il problema sarebbe se il giallo e la morbidezza della banana sono tali come li vediamo o tocchiamo o sia meglio una descrizione fisica che non parla più veramente di giallo, ma parte da altre entità; Gabriel direbbe che parliamo di cose diverse, quello che si chiede è se con questa mossa le banane non diventino due.

In effetti un problema può essere quello che ho detto per ultimo, ovvero se non c'è un grande contenitore perché allora pensare che tutti i discorsi sulla banana vertano sulla stessa banana, ovvero considerare la banana come oggetto della vista o oggetto della fisica, la mia banana come la vedo e così via, non potrebbe condurre ad una magica moltiplicazione delle banane come Gesù aveva fatto con il pesce?. Come ho detto prima, ma del resto si sa, non è che la fisica quantistica pensi che il mondo non esisti, anzi crede nel contenitore delle cose e questo vale per le teorie di Hawking, di Bohm e altri. Il problema della fisica rispetto all'oggetto dovrebbe essere a mio avviso descrittivo, ma sempre fatto in un modo tale che questa descrizione possa inserirsi nell'identità dell'oggetto. Moltiplicare le realtà, invece di dire che c'è la realtà, perché poi è questo il punto; il nuovo realismo non afferma che il mondo è reale o che la realtà è reale (tautologia), ma che la realtà non c'è perché ci sono le realtà. Per questo motivo Gabriel cita un film come Matrix usandolo come coltellaccio da ritorcere contro chi crede che la realtà sia un'illusione, perché Gabriel forse direbbe anche lui che la realtà è illusione, nel senso dell'intero contenitore, ma direbbe che quel film non fa altro che dire questo: non c'è realtà, ma ci sono le realtà (i settori di oggetti senza il contenitore mondo); e non come crederebbero altri, me compreso, che quello che vediamo sia fittizio. Da un punto di vista lacaniano quando si moltiplica senza mai riportare il molteplice ad un solo senso, questo è delirio; Lacan parlando del simbolismo di Jung diceva che era delirio, perché il delirio è molteplice, il paziente ha perso il senso della sua parola e la può trovare solo nel "padre" (il Simbolico), mentre Jung moltiplica i complessi, parla di archetipi e così via, trasformando la psicoanalisi in un delirio; cosa Lacan direbbe di Gabriel?. È comunque importante tenere conto di quello che sto dicendo perché il nuovo realismo non va mai confuso con il vecchio realismo che diceva semplicemente che la realtà è reale per il fatto che esiste una resistenza degli oggetti. Ci rimane una domanda: cosa dovrebbe fare una persona che crede che il mondo sia un'illusione oggi? non potrebbe che credere che esista il contenitore delle cose, che le cose sono tutte connesse e che i fatti e gli oggetti non siano che illusioni. Quest'ultima non è la mia posizione, certamente credo che le cose siano connesse, ma ci sono esperimenti della fisica che lo dimostrano; tuttavia mi interessa prendere una frase dal libro di Gabriel:

"Es wäre merkwürdig, wenn Ihnen jemand auf die Frage, ob sich noch Butter im Kühlschrank befindet, antwortete:"Ja, wobei di Butter und Kühlschrank eigentlich nur eine Illusion, eine menschliche Konstruktion sind. In Wahrheit gibt es weder Butter noch einen Kühlschrank. Zumidenst wissen wir nicht, ob es sie gibt. Trotzdem guten Appetit!" (Markus Gabriel, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, pp. 22)

Supponiamo che voi chiedete se c'è del burro in frigo e qualcuno vi risponde: "sì certo, ma è solo un'illusione, in realtà non esiste. Comunque buon appetito!", voi che gli direste?. Fa strano che uno pensi che le cose siano un illusione e ci si chiede come vivrebbe la sua vita, il punto è che la vivrebbe come gli altri, solo non la prenderebbe troppo sul serio come gli altri. 

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