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sabato 20 gennaio 2018

Ontologia orientata all'oggetto: Graham Harman e l'oggetto quadruplo III a





Mentre nella filosofia analitica esplodono i campi di studio dell'ontologia, anche la filosofia continentale non si fa mancare nulla. L'ontologia dei continentali, a differenza di quelle degli analitici, non è specialistica, ma rimane sempre generale, avendo come unico oggetto qualsiasi tipo di oggetto. Difficile è definire l'ontologia orientata all'oggetto, in generale si potrebbe dire che è un'ontologia che ha una prospettiva molto particolare: quella del realismo speculativo. L'ontologia orientata all'oggetto è nata con Levi Bryant, a cui si deve il nome, e Graham Harman. I realisti speculativi si sono accorti che non si può essere realisti se non si ammette la possibilità di conoscere le cose in sé. Quindi il realismo speculativo parte dall'idea che il noumeno è conoscibile, altrimenti non avrebbe senso parlare di oggetti esistenti indipendentemente da soggetti che possono conoscerli. Penso che il miglior modo di spiegare l'ontologia orientata all'oggetto sia quello di presentare le varie forme che ha assunto presso i suoi sostenitori. Quelli che citerò forse sono i più importanti, ma non tutti gli ontologi attualmente esistenti.


a) Gaham Harman: l'oggetto quadruplo


Graham Harman è forse uno dei più importanti filosofi continentali oggi. Purtroppo nessuna delle sue opere, che io sappia, è stata mai tradotta in italiano, molti dei suoi lavori sono in inglese. In un certo senso è uno dei tanti segni che oggi la filosofia continentale viene dall'America, un paese che diverso tempo fa era noto quasi solo per la filosofia analitica. Inoltre Harman è aperto a nuovi spazi nei quali discutere di filosofia, oltre all'accademia, come i blog. Gestisce un blog personalmente, blog che trovate qui. Harman è famoso come lettore di Heidegger, ha scritto alcuni importanti libri su questo filosofo come Heidegger Explained: From Phenomenon to Thing e Tool-Being; Heidegger and the Metaphysics of Objects. Non intendo parlare di questi scritti, al momento, penso sia molto più importante concentrarsi su un altro tema: la teoria dell'oggetto quadruplo. Su questo tema Harman ha scritto un libro che porta il titolo The quadruple object. La nozione di oggetto di Harman è molto amplia, essa comprende entità di vario genere, da ogni parte della realtà, che siano reali o fittizie non importa. Un oggetto in questo senso può essere una sedia, un elettrone, una cellula, ma anche Harry Potter, le baguette volanti, ecc. La tesi di Harman è che l'oggetto ha una struttura quadrupla e che non c'è differenza tra una relazione causale uomo/oggetto e la percezione umana di un oggetto. Come prima mossa Harman intende difendere l'esistenza e l'importanza dell'oggetto all'interno dell'ontologia. Harman individua due movimenti contrari all'ontologia dell'oggetto: c'è chi cerca di ricondurre l'oggetto a qualcosa di più fondamentale (Talete lo aveva fatto con l'acqua, Democrito con l'atomo, ma oggi in fisica c'è chi pensa che i quark siano entità di questo tipo); c'è invece chi traduce l'oggetto dissolvendolo in una impressione soggettiva o un fenomeno (Hume riconosce l'impressione, non l'oggetto, come materia della percezione). La prima posizione è di carattere monista e Harman ne individua differenti tipi: molti pre-socratici, affermando l'esistenza di un solo principio di tutte le cose (acqua, aria, aperion), di fatto erano dei monisti; anche Deleuze e De Landa che affermano l'esistenza di un virtuale continuo che si differenzia in sé stesso, metrizzandosi e generando la realtà attuale, sono chiaramente dei monisti, ma diversi dai pre-soscratici; anche il "pre-individuale" di Simondon viene classificato da Harman come una forma di monismo. Il monismo presenta principalmente il seguente problema: riducendo tutto a entità più semplici diventa difficile spiegare entità complesse nei termini delle entità più semplici (se mi dite "tutto è fatto di quark", poi dovete chiarire come il quark possa spiegare la complessità del corpo di un elefante o magari del pianeta Marte). Nella seconda posizione rientrano questi due orientamenti: correlazionismo; relazionismo. I correlazionisti credono che non si possa pensare nulla di esistente se non in relazione ad un soggetto che lo conosce, per questo motivo se un oggetto è, è perché è già oggetto di una percezione o conoscenza, quanto meno possibile. Questo però significa che se non ci fossero soggetti in questo universo, non esisterebbe nulla. La fisica quantistica, ad esempio, fa dipendere l'esistenza degli oggetti dall'osservatore, ma l'universo si è formato in moltissimi anni, molto prima che ci fossero vita e soggetti in esso. Due esempi di correlazionisti sono Berkley e Kant. Il relazionismo è invece una posizione che Harman attribuisce a Whitehead. Secondo Harman questa posizione sostiene che non esiste nulla che non sia almeno in relazione con qualcosa. A dispetto di tutte queste posizioni Harman intende difendere un'ontologia orienta all'oggetto. Per oggetto prima di tutto Harman intende un'unità con delle qualità. Harman difende la posizione sostanzialista sull'oggetto, ma con delle significative differenze rispetto alla tradizione: allarga il campo di applicazione della nozione di sostanza (anche un gruppo di persone che si tengono per mano in cerchio per Harman è una sostanza); le sostanze non sono enti semplici (non composte da parti); le sostanze non sono indistruttibili; le sostanze non riguardano solo enti reali, ma anche fittizi (anche Harry Potter è una sostanza). Lo schema a quattro attraverso il quale Harman legge l'oggetto è composto di: oggetto sensibile, qualità sensibili, oggetto reale, qualità reali. Harman incomincia con l'analisi dell'oggetto sensibile, partendo da uno studio della posizione di Husserl nella fenomenologia. Husserl non studia l'oggetto come è, indipendentemente dall'esperienza dell'uomo, ma come si dà in quest'ultima. La fenomenologia è la scienza dell'esperienza. L'obbiettivo di Husserl era quello di poter studiare la pura esperienza e il puro dato nell'esperienza come qualcosa di assolutamente evidente. Così Husserl ha messo tra parentesi il mondo naturale, affinché rimanesse solo il dato alla coscienza. Questa messa tra parentesi ha fatto sì che Husserl fosse accusato di idealismo, ma Husserl non è idealista. Tuttavia è vero che la fenomenologia pensa l'oggetto solo in quanto si presenta ad una coscienza e mette tra parentesi l'esistenza stessa delle cose, di modo che noi possiamo avere il noema, ossia quell'elemento comune rispetto all'allucinazione, all'illusione o all'esperienza reale di qualcosa. La fenomenologia non parla delle cose indipendentemente dalla coscienza che le intenziona, ma ci dice cose importanti anche su queste. Quando percepisco un oggetto, ad esempio lo schermo del computer, io vedo una parte dell'oggetto che si offre a me e non tutto l'oggetto, visto che non posso percepirne il retro. Se considero la parte che si offre alla mia coscienza ho il noema, ma la percezione intenziona l'oggetto (schermo del computer) tutto intero, in quanto la percezione è a proposito di quell'oggetto. La percezione è solo un tipo di atto della coscienza, ce sono molti altri:  il giudizio, la credenza, il ricordo o il desiderio. La modalità dell'atto di coscienza Husserl la chiama noesi. Graham Harman usa il termine "oggetto sensibile" per indicare l'oggetto intenzionato dalla coscienza, mentre usa il termine "qualità sensibili", per indicare tutte quelle qualità che si danno a noi dell'oggetto. Posso osservare lo stesso oggetto da più punti di vista, esso non perde mai la sua unità, ma ogni volta vedrò parti diverse e nello stesso tempo non saranno le stesse qualità che diverranno oggetto della percezione. Le qualità possono essere di due tipi: accidentali o eidetiche. Le accidentali non sono essenziali, mentre le eidetiche lo sono. Sottraendo ad un oggetto una qualità accidentale non cambia la sua natura, ma le eidetiche invece riguardano proprio la natura dell'oggetto. Nella percezione si possono riscontrare una serie di strutture, ad esempio il fatto che, dice Husserl, non esiste colore senza estensione. Le strutture nelle cose costituiscono le qualità reali. Harman considera Husserl come un ontologo orientato all'oggetto idealista che analizza principalmente tre componenti degli oggetti:

a) oggetto sensibile (oggetto presente alla coscienza)

b) qualità sensibili (accidentali)

c) qualità reali (eidetiche)

Quello che manca nel modello di Husserl è l'oggetto reale. Secondo Harman è Heidegger l'ontologo  orientato all'oggetto che ha messo al centro della riflessione l'oggetto reale. Heidegger ha scoperto che l'oggetto non si esaurisce negli elementi che si rendono presenti alla coscienza, l'essere dell'oggetto eccede questi ultimi. Questa scoperta in Heidegger avviene soprattutto con il concetto di "utilizzabilità", che è un carattere dell'essere degli oggetti. In quanto un oggetto può essere uno strumento è utilizzabile da qualcuno. Ogni campo di oggetti può presentare gli oggetti come isolati, ma in realtà esiste sempre una rete di relazioni tra gli oggetti (es. con il coltello taglio le carote, il coltello ha questa abilità anche se le carote adesso non le sto effettivamente tagliando). Secondo Harman non c'è differenza di specie tra la percezione dell'uomo del pezzo di carta e il fuoco che entra in contatto con il pezzo di carta e lo brucia. Entrambe sono delle relazioni e possono differire solo per il grado. Mentre l'oggetto sensibile scompare se non è più percepito, l'oggetto reale è assolutamente indipendente rispetto a noi.

Vediamo più da vicino l'analisi degli strumenti di Heidegger:

Heidegger attua la sua analisi nel terzo capitolo di Essere e tempo, capitolo che porta come titolo "la mondità del mondo". L'uomo è in commercio con il mondo, nel senso che l'uomo non contempla semplicemente gli oggetti che ha attorno, ma li usa. Ogni oggetto è un mezzo per qualche cosa, come il martello serve a martellare e quindi a piantare chiodi nella parete. L'essere un mezzo per dell'oggetto lo qualifica come un utilizzabile. Dato che l'essere mezzo per definisce l'oggetto nel suo uso su altri oggetti, allora esiste una fitta rete tra gli oggetti, una rete che non si dà immediatamente alla coscienza. Quando scrivo sullo scrittoio con la penna, compio un'operazione che mette in relazione diversi oggetti. Sono seduto sulla sedia, ho avvicinato la sedia allo scrittoio sul quale ho posato la carta, prendo la penna per scrivere, ma prima mi accendo la lampada perché ci vedo poco. Tutto questo genera una rete di connessioni tra gli oggetti che fa sì che si rimandino a vicenda. La lampada serve per illuminare, il foglio è la superficie su cui scrivo ed è posato sullo scrittoio, mentre la penna è lo strumento che uso per scrivere. La disposizione degli oggetti nello spazio è molto particolare. Heidegger sostiene che non c'è uno spazio vuoto all'interno del quale sono collocati gli oggetti, ma che gli oggetti stessi nelle loro relazioni definiscono uno spazio. A questo punto l'Esserci disallontana gli oggetti, prende la penna in mano, la prende da dove si trovava, appoggiata sullo scaffale accanto alla carta. Ogni cosa ha il suo luogo preciso: è qui o là o laggiù. La spazialità è definita dagli oggetti, dall'essere a destra della sedia, in alto verso il soffitto, dietro di me acconto alla porta. Sono questi caratteri degli oggetti e questo insieme di relazioni che portano Heidegger alla constatazione di oggetti reali e non più solamente sensibili. Infatti Heidegger scrive:

«Il dis-allontanare proprio della quotidianità dell'Esserci secondo la visione ambientale preveggente scopre l'essere-in-sé del "vero mondo", dell'ente presso il quale l'Esserci, in quanto esistente, è già da sempre.» (Heidegger, Martin, Essere e tempo, Longanesi, Milano, 1971, p.135.)
 
Il corellazionismo o nega gli oggetti reali o dice che non si possono conoscere. Secondo Harman l'argomento del correlazionista funziona in questo modo:

1 Non posso pensare l'impensato quando lo penso.
2 Non posso pensare l'impensato quando non lo penso.

3  Non c'è pensiero dell'impensato.

Non posso in nessun modo pensare a qualcosa senza riferirla a me in quanto la penso. Se cerco di cogliere quel che sarebbe la cosa a prescindere da me, allora dovrei pensare l'impensato, ma questo è assurdo, dunque: non posso pensare l'impensato quando lo penso. Ovviamente vale anche il contrario, perché se provo a non pensare a quella cosa che ricade al di là del mio pensiero, non la penso, infatti: non posso pensare l'impensato quando non lo penso. Ne segue che non esiste alcun pensiero della cosa se non in relazione al pensiero, mentre quella che non ne è in relazione rimane sempre impensata e dunque non conoscibile. Secondo Harman si può risolvere il problema del correlazionismo sfruttando Kripke, ossia ammettendo che esistono due significati della parola pensare: rendere presente alla mente qualcosa; puntare a qualcosa che si trova fuori dalla mente. Nella seconda accezione è evidente che la cosa esisteva prima del pensiero e che io la penso proprio in quanto essente là fuori di me.

Un problema simile secondo Harman si ha con le relazioni tra gli oggetti. Ci sono due principali teorie in filosofia sul tema delle relazioni. La prima è l'occasionalismo e la seconda è la teoria empirista. Harman critica entrambe le teorie. La teoria occasionalista afferma che non ci sono due oggetti che entrino in relazione senza che la relazione passi per Dio. Harman attribuisce questa teoria a Malebranche, Spinoza e Whitehead. Non gli serve dir nulla contro la posizione, se non sottolineare le risate di chi la considera ridicola. Al contrario si lamenta che non sia considerata altrettanto ridicola la posizione di Hume, ossia quella empirista. Hume crede che le relazioni siano fondate sull'abitudine, perciò, ne deriva Harman, Hume sostiene che la relazione passa sempre attraverso l'uomo. Secondo Harman gli oggetti sono completamente irriducibili, hanno moltissimi aspetti e difficilmente potremmo conoscerli tutti (pensate a quanti usi si potrebbero fare di una sedia). In questo senso quando due oggetti reali entrano in relazione, secondo Harman, non entrano mai in relazione completamente, ma solo per alcune parti. Quando del fuoco brucia del cotone, esso produce affetti solo su alcune parti dell'oggetto. L'oggetto non è mai riducibile alle sue parti o alle sue qualità. Quando tocchiamo un oggetto, non tocchiamo mai l'oggetto reale, ma quello sensibile e toccheremmo delle parti dell'oggetto sensibile. L'oggetto sensibile è come un ponte per tutte le sue qualità che di volta in volta vediamo quando osserviamo l'oggetto da prospettive diverse. Tuttavia, anche le qualità non le percepiamo isolatamente, ma sempre in riferimento ad una parte dell'oggetto. Il nero è sempre nero della zebra, dell'inchiostro, del martello.

Ho detto che Harman sostiene la natura quadrupla dell'oggetto ed è quello che mano a mano sto cercando di far emergere. Harman riprende la teoria del quadruplo da Heidegger. Cita vari testi, tra cui Das Ding (La Cosa). Lo schema a quattro di Heidegger ha i seguenti poli:

a) Terra

b) Dei

c) Mortali

d) Cielo

Ogni tanto Harman riporta lo schema di Heidegger a queste due coppie di opposti:

a) velato; non-velato

b) uno; molti

L'uno rappresenta l'unità dell'oggetto e i molti la molteplicità delle qualità dell'oggetto. Lo schema dell'oggetto quadruplo di Harman, come ho spiegato fino ad ora, ha questi quattro poli:

a) oggetto sensibile

b) qualità sensibili

c) qualità reali

d) oggetto reale




Ognuno di questi poli intrattiene delle relazioni con gli altri, relazioni che sono definite da tensioni. Harman ne individua sempre quattro:

a) oggetto sensibile - qualità sensibili (tempo)

b) oggetto reale - qualità sensibili (spazio)

c) oggetto reale - qualità reali (essenza)

d) oggetto sensibile - qualità reali (eidos)

Tutte queste tensioni si manifestrano nel rapporto tra l'oggetto e le sue qualità. La grande dualità secondo Harman è tra il reale e il sensibile e non tra la mente e il mondo. La mente umana è un oggetto, così come ci sono molti altri oggetti in questo mondo, non ha nessun ruolo privilegiato, così come non lo ha l'uomo. La percezione umana è una relazione tra molte altre, tra molti altri tipi di relazioni tra cose. Harmann si avvicina dunque al pampsichismo, posizione che sostiene l'esistenza di differenti livelli di psiche negli oggetti e dice che ogni cosa ha la coscienza. Tuttavia Harmann preferisce parlare di polipsichismo, evitando il prefisso "pan", ossia "tutto".

Al termine del testo Harman parla di "ontografia", un campo del sapere di sua invenzione che ha come oggetto lo studio del rapporto tra le quattro parti dell'oggetto. Harman introduce una lettura simpatica dei quattro termini usando le carte (picche, cuori, fiori e quadri). In questo modo si può studiare un oggetto qualsiasi, ad esempio un tavolo, con questo schema:

a) tavolo di picche (oggetto reale)

b) tavolo di cuori (qualità reali)

c) tavolo di fiori (oggetto sensibile)

d) tavolo di quadri (qualità sensibile)




 

Questo è solo un modo di leggere gli oggetti nell'ontologia orientata agli oggetti. È forse uno dei modi più famosi e certamente gli altri ontologi orientati agli oggetti si sono confrontati con questo modello. In generale l'oggetto è pensato nella sua più assoluta indipendenza rispetto al soggetto. Inoltre l'oggetto non viene mai pensato come qualcosa che esiste solo in quanto è in relazione con altri oggetti, ma come qualcosa che possiede un-esistenza che è del tutto indipendente rispetto ad ogni tipo di relazione con altri oggetti.

Nella prossima pubblicazione parlerò di un altro tipo di ontologia orientata all'oggetto che l'ontologia orientata alle macchine di Levi Bryant.  

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