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sabato 28 novembre 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p VII


 




Adesso vorrei parlare della seguente osservazione che fa Gabriel, sempre nel libro: perché il mondo non c'è?. Si tratta di una cosa che dice sbrigativamente, o meglio certa di liquidare certe affermazioni di alcuni ontologi, in particolare sul tempo, ma il punto è che lo fa con troppa velocità, senza prendere sul serio queste affermazioni, che forse meriterebbero uno studio più approfondito.
Così Gabriel dice:

"Manche Ontologen haben etwa behauptet, dass es überhaupt nichts gibt, da sich bewegt, oder dass der Fluss der Zeit nur eine Illusion ist. Andere meinen, dass die Vergangenheit oder die Zukunft nicht existieren, sondern nur die Gegenwart (und auch die nicht so richtig). Wieder andere meinen, es gebe unzählige mögliche Welten neben der unsrigen, mit denen wir nur nicht in physischen Kontakt treten könnten. Alle diese seltsame Annahmen resultieren aus einer falschen Ontologie. Wenn man ernshaft auf den Gedanken kommt, dass keine Zeit verfließt, während man seine Ontologie formuliert, ist offensichtlich etwas schiefgelaufen. Außerdem versichere ich, dass sich während der Abfassung dieser Zeilen ziemlich viel bewegt hat: meine Finger, der Cursor, meine Maus, meine Augen, Teile meines Gehirns, meine Muskeln, mein Herz oder der Zug, in dem ich sitze. In den ersten Schritten der Ontologie sollten wir also sehr behutsam vorgehen und keine allzu großen Sprüge wagen." (Warum es die Welt nicht gibt, p.69-70)

In pratica Gabriel ci sta dicendo che ci sono ontologi che affermano che è un'illusione che qualcosa si muova e che anche il flusso del tempo sia un'illusione perché in realtà c'è un solo e grande presente, ma questi ontologi si sbagliano perché evidentemente mentre dicono questo tutto attorno a loro si muove, in primo luogo la loro lingua per parlare e nello stesso tempo il tempo scorre in qualche modo, quindi sembra che non si accorgano nemmeno di quello che hanno attorno, un po' come Talete che si dice che sia caduto in un pozzo, mentre camminando guardava le stelle. In realtà questo tipo di soluzione è molto veloce, vuol dire non prendere in considerazione una tradizione millenaria, l'idea che il tempo sia un'illusione era già presente in Agostino, molte religioni orientali affermano l'illusorietà del tempo e chissà quante altre tradizioni spirituali. Agostino diceva che il tempo non era comunicabile nella sua essenza, dal momento che era conoscibile solo tramite intuizione, ma come trasmettere questa esperienza individuale? Agostino pensa, c'è un presente che è la situazione attuale, il passato non è, c'era e quando era, era un altro presente, ora è solo un presente passato, mentre il futuro non è ancora, quindi può essere considerato solo un presente futuro. In pratica ciò che è, è solo il presente, mentre il passato e il futuro sarebbero due non essere, per questo il tempo sarebbe un'illusione. La cosa interessante è che un connazionale di Gabriel, ovvero un altro tedesco come Eckart Tolle afferma la stessa cosa. Tolle ad esempio fa questo esperimento, prende un gruppo di persone e gli dice: alzate la vostra mano del futuro!, chiaramente tutti sono lì ad aspettare che arrivi questo futuro, ma nello stesso tempo si possono accorgere che in realtà c'è solo presente perché attendono sempre un futuro che non arriva mai. Se camminando facciamo attenzione ai nostri passi, andiamo avanti concentrandoci su quello che abbiamo attorno e cerchiamo di prendere consapevolezza delle cose che ci circondano, potrà capitarci di accorgerci che in realtà il tempo è una bufala, esattamente come la storia di babbo natale!. Peccato che Gabriel non prenda sul serio queste posizioni, ma cerchi di liberarsene velocemente. Il suo argomento poggia non su una prova del tempo, ma sul movimento e sul fatto che il movimento non ci sarebbe se non vi fosse prima il tempo (altro presupposto). Quindi principalmente il suo problema deriva dal fatto che alcuni hanno detto che il movimento è un'illusione, in particolare lo facevano Parmenide e Zenone di Elea, ma questi cercavano di dimostrare che il movimento era un'illusione basandosi sul fatto che questo contiene paradossi. Micheal Onfray ricorda sempre che Diogene il Cinico diceva a Zenone di camminare e farsi un passeggiata per convincersi che il movimento è qualcosa di reale. Nelle filosofie del 900' molti filosofi tra cui Bergson e William James hanno sostenuto che il tempo non poteva essere spazializzabile e ne hanno sempre più fatto un'esperienza soggettiva, maggiormente relativa. Ai giorni nostri nessuno si sognerebbe più di sostenere che il tempo sia oggettivo ed omogeneo, quella forma di tempo fa parte di un nostro modo di codificare il tempo, come già ci insegnava Kant, il quale considerava il tempo come una forma e come ci insegna ora anche la PNL con le sue time-line. Non è chiaro dove voglia arrivare Gabriel, anche perché, come ho detto, non ha senso fare troppo i realisti con il tempo dopo gli sviluppi del pensiero su questo argomento nel 900'. Per quanto riguarda il movimento bisogna vedere gli sviluppi della tecnica cinematografica, perché questa sembra che ci insegni che il movimento parte da dalle immagini immobili fatte scorrere, per questo dovremmo pensare che ci sia un tempo o forse il movimento è il risultato di presenti immobili che scorrono?. A prescindere da che cosa si voglia sostenere, è abbastanza evidente che non si può liquidare così facilmente certe posizioni di ontologia. 

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lunedì 7 settembre 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p VI





Vorrei cominciare una discussione sul concetto di esistenza che adotta Gabriel nella sua opera, per mostrare come la visione in realtà, nel suo caso continui a rimanere imparziale, cercando sempre di rimanere in linea con le mie critiche a questa opera e al nuovo realismo. Vediamo la delucidazione del concetto di esistenza di Markus Gabriel:

"Übrigens steckt dies in der Wortgeschichte von -Existenz-. Denn Existenz kommt aus Lateinischen (mit einer altgrichischen Vorgeschichte). Das Verb -existire- heißt -entstehen, heraustreten-. Wörtlich übersetzt bedeutet das Wort -Heraus-Stehen-, -Hervorstechen- oder -Hervortreten-. Was existiert, sticht hervor, es hebt sich von anderen Gegenständen durch seine Eigenshaften ab." (Warum es die Welt  nicht gibt, p.74)

Il testo qui lo metto in tedesco, ma sono venuto a sapere che hanno tradotto il libro in italiano (finalmente), è edito dall'Einaudi, la mia versione l'ho acquistata a Lipsia anni fa, nel 2013, in tedesco chiaramente, non mi azzardo in una traduzione anche se capisco perfettamente il testo. In pratica sta descrivendo un po' quella che è la storia della parola esistenza, nel senso della parola "Existenz" tedesca, la quale chiaramente viene dal latino e significa in un certo senso "sussistere da", "ex-sistere". "Entstehen" dopo tutto rende bene l'idea, questa parola in tedesco vuol dire essere, ma nel senso del comparire, per esempio per dire "Luce sia", nella Bibbia, in tedesco compare "Licht entsteht". "Heraus" è un altro buon indizio, nel senso che "aus" vuol dire da, ma nel senso di tridimensionalmente fuori, mentre "her" è sempre verso di me partendo da qualche parte, ad esempio se dicessi:"Warf mir den Rucksack herunter!", intendo dire che io sono sotto e chiedo che mi si lanci giù lo zaino. Il famoso "raus" dei nazisti, sarebbe in realtà "heraus" ed è comunque sbagliato perché per dire ad uno di andarsene, si dovrebbe dire "hinaus", "heraus" potrebbe usarlo solo uno che si trova già fuori a uno che si trova dentro. Lasciando perdere questa questione, c'è da dire che in realtà in tedesco molte volte si trova una parola che viene dal latino e una che è veramente tedesca, questo è il caso di "esistenza", perché la parola che viene dal latino sarebbe "Existenz", mentre la parola che viene dal tedesco è "Dasein". "Dasein" solitamente è tradotto in italiano con esserci, in generale indica lo stare qui. Quando Gabriel parla di esistenza la intende come un apparire in un campo sensoriale (Sinnfeld), ma questo apparire (vorkommen) è sempre un venir fuori con certe qualità (Eigenschaften). Gabriel afferma che è del tutto impossibile che un oggetto non possa avere delle qualità, altrimenti non esisterebbe, per questo motivo noi non possiamo essere altro che la somma delle nostre qualità. Se le cose stanno così ci sono due problemi: il primo deriva dal fatto che se cambiano tutte le nostre qualità come facciamo a dire di essere ancora noi stessi?; il secondo deriva dal fatto che se le cose stanno così, Gabriel fa coincidere l'essenza con l'esistenza, visto che non riesce a concepire l'esistenza come qualcosa che non possa essere una qualità o essere il semplice apparire di certe qualità. Il primo punto è delicato, il secondo ancora di più. Supponiamo che io per mio carattere sia una persona timida, chiusa, triste e depressa, ma poi vado ad un corso di PNL, insoddisfatto dalla mia vita e scopro come cambiare il mio carattere riuscendoci, cosa succede in quel momento? se io sono solo la somma delle mie qualità come faccio ad essere ancora me stesso?. Il problema ovviamente è molto vecchio e si rifa alla tradizione inglese-scozzese dell'empirismo, secondo la quale non esiste una sostanza nelle cose, ma le cose sono composte dalla semplice somma delle loro qualità. Il punto è che in queste filosofie, in particolare in Hume, il concetto di identità sparisce del tutto e diventa una pura e semplice convenzione. Ad esempio ieri sono andato a prendere un caffè con Pierre (esempio tipico sartriano), abbiamo parlato e poi ci siamo detti che ci saremmo rivisti il giorno dopo a casa sua per continuare la discussione, nel frattempo molte cose cambiano, quella sera Pierre trova una nuova fidanzata, cambia look di capelli e il giorno dopo mi racconta tutte queste cose, il problema è molto semplice: con chi sto parlando?. Sembra stupido ma una volta che le conseguenze delle tue tesi sono la convenzionalità delle identità come posso dire che quello sia ancora Pierre nonostante i cambiamenti?. L'altro problema riguarda il fatto che l'esistenza in questo caso o è il semplice "vorkommen", questo apparire in un campo di senso, oppure deve essere anche quella una qualità. Perché se noi siamo la somma delle nostre qualità, allora è evidente che coincidiamo in tutto con l'essenza nostra e l'esistenza non è altro che l'apparire dell'essenza in un campo di senso. È chiaro che Gabriel non prendere in considerazione la tradizione esistenzialista tedesca e francese, questo perché parla di "Existenz" e non di "Dasein". Secondo l'esistenzialismo francese, in particolare, l'esistenza precede l'essenza, per cui prima esistiamo, ancora prima di essere quello o quell'altro, quindi prima di avere delle qualità, perché se siamo davvero qualcosa, noi siamo libertà e possibilità. Se non è così per Gabriel vien da chiedersi come si costituiscano le qualità, dal momento che non sono frutto di nostre scelte (cosa che avrebbe senso solo ipotizzando l'esistenza prima dell'essenza). Si può pensare che Gabriel creda che nasciamo già con qualità, questo poi non è del tutto falso, ma questa continua identificazione di noi con le qualità, non ci preclude un po' la possibilità di cambiare?. A tutto questo va aggiunto che le sue critiche all'idea della "Supergegenstand" (superoggetto) a questo punto non funzionano. Gabriel dice che questo oggetto non può esistere, perché non può ex-sistere, come potrebbe avere un fondamento ulteriore?; c'è un secondo punto per cui il super-oggetto non potrebbe essere nulla in quanto non ha qualità che lo distinguano dagli altri oggetti, perché per essere una cosa, secondo Gabriel non basta che sia identica a se stessa, ma deve essere anche diversa dagli altri oggetti. In un certo senso nella definizione del suo cane, secondo Gabriel, è più importante il fatto che non sia Batman, piuttosto che il fatto che abbia quattro gambe, infatti quattro gambe le possiedono molti altri animali. Se noi però immaginiamo che questo superoggetto non sia semplicemente un oggetto, ma l'esistenza stessa, non intesa secondo "Existenz", ma secondo "Dasein", senza pensare un luogo dove debba trovarsi, intendendo quel "da" come un qui generico che sta per un ovunque (wo auch immer). Se poniamo l'esistenza prima dell'essenza non c'è bisogno che questo superoggetto debba per forza di cosa caratterizzarsi per delle qualità, le qualità vengono dopo e non sono altro che mille declinazioni della stessa cosa, ma in primo luogo si dirà che questo superoggetto esiste.

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domenica 23 agosto 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p V






In questo testo vorrei palare della critica del nuovo realismo al costruttivismo, anche perché questa posizione si considera un superamento e una risposta a questa corrente filosofica. In particolare Maurizio Ferraris considera il nuovo realismo come superamento del post-modernismo (Vattimo, Lyotard, Foucault, Derrida, Rorty, Deleuze, ecc...). Sotto il nome di costruttivismo vengono identificate una serie di filosofie che si riconoscono nell'affermazione di Nietzsche: "non ci sono fatti, ma solo interpretazioni". Questa frase potrebbe essere, immagino, interpretata in vari modi, del resto sarebbe coerente con quello che dice la frase stessa. In generale si pensa che più o meno significhi che non ci sono delle verità in sé, né che si parli di verità oggettive o di qualcosa che ci sia oggettivamente e indipendentemente da noi, ma che in realtà tutto sia già interpretazione. Intendendo così le cose dovremmo isolare dal post-modernismo una corrente che è stata più influenzata dall'ermeneutica, ovvero da quella corrente di pensiero che rivaluta il pregiudizio, pensando che non possa darsi un soggetto senza pregiudizi e che ogni atteggiarsi nei confronti di una cosa debba presupporre dei pregiudizi metafisici, lo stesso atteggiarsi lo evidenzia ed è l'esistenza di questo che parla dell'esserci di questi vari pregiudizi. Si può pensare che tutto sia una prospettiva, che tutto sia molto soggettivo, o quanto meno che l'oggetto non si dia mai oggettivamente, nel senso che non conosciamo mai l'oggetto senza mai filtrare questa conoscenza con, per esempio, delle categorie mentali: questo è il circolo ermeneutico. Il problema del circolo ermeneutico non è altro che una delle eredità della filosofia kantiana, uno dei problemi che abbiamo ereditato da Kant. Il problema della filosofia di Kant è che Kant ha concepito un oggetto come per sé, riferendo questo come se dovesse darsi ad un soggetto, in quanto ogni cosa è sempre per un soggetto, quindi è fenomeno, ma quando Kant parlava del soggetto non lo pensava come in sé, lo pensava altrettanto come un per sé. La domanda sorge spontanea, se l'oggetto è per un soggetto, essendo anche il soggetto per sé (io penso), per cosa è il soggetto? io ho pensato che il problema si potesse risolvere dicendo che c'è un evento, quello della conoscenza e che il soggetto e l'oggetto dovessero essere riferiti alla conoscenza. Tuttavia se invece di rispondere in questo modo dicessimo che se l'oggetto è per un soggetto, il soggetto è per un oggetto, avremmo il circolo ermeneutico, un circolo dove il soggetto interpretante modifica sempre l'oggetto interpretato e nello stesso tempo ne è sempre modificato. C'è un costruttivismo che arriva agli estremi, pensando che ogni cosa sia una costruzione sociale, non solo i soldi, lo Stato, ma anche la pioggia e la birra che bevi, per non parlare forse dell'intero universo. Maurizio Ferraris, ad esempio, a proposito della birra ha detto che se noi entrassimo in un bar per berci una birra, la bevessimo e tentassimo poi di convincere il barista che non c'è nulla da pagare perché i soldi sono solo una costruzione sociale e magari persino la birra, il barista si potrebbe dire letteralmente che non se la berrebbe. Intanto noi quando chiediamo la birra ad in un bar facciamo una promessa di pagamento, questa è valida fintanto che due persone la stipulano e non è solo una costruzione visto che ha delle conseguenze reali; i soldi esistono ontologicamente perché in un determinato documento lo comprova in un determinato contesto, nel senso che esiste un documento che ne attesta l'esistenza; sulla birra potremmo chiedere al cliente se gli è piaciuta, anche perché avrebbe poco senso dire di sì e poi aggiungere: però in realtà è una costruzione mentale. Chiaramente questi sono i casi più estremi ed in generale il tentativo è quello di far dipendere l'essere dal sapere, ma come dice Ferraris è altrettanto assurdo come quanto ha detto Bruno Lantuor, cioè che Ramsete II non poteva essere morto di tubercolosi perché questa malattia è stata scoperta solo nel 1882. Questo è ovviamente assurdo perché in questo modo vorrebbe dire che scoprire le malattie significa crearle, a questo punto dovremmo fermare tutta la ricerca scientifica (questo è diverso da quello che dice Feynman, cioè che ci sono dei medici che passano il tempo in laboratori a creare malattie). In teoria basta fare degli esempi più semplici: noi proviamo dolore indipendentemente dal fatto che sappiamo cosa sia, così come non ci serve a nulla un concetto di felicità per essere felici. In particolare questo lo si osserva nei bambini, se si suppone che non abbiano una conoscenza pregressa, questo significa che le loro esperienze non possono essere condizionate dal sapere. Inoltre ci sono cose che esistono senza che nemmeno noi sappiamo della loro esistenza, l'astronomia che continua a scoprire nuovi pianeti, soli e supernove continua a confermare questo fatto. Da questo punto di vista sembra molto improbabile che l'essere possa dipendere dal sapere. Tuttavia quando Gabriel parla di costruttivismo comprende una serie di posizioni in più, per esempio quella del realismo interno e quella del neurocostruttivismo. La prima posizione è sostenuta da Hilary Putnam, secondo questa posizione in realtà che una sola realtà omogenea là fuori, questa realtà è indipendente da noi e quello che noi in ontologia concepiamo come oggetto o ente (onto logos=discorso sull'ente), in realtà non è altro che un ritaglio mentale di quella realtà omogenea. Detto così, in effetti, sembra una posizione costruttivista quella di Putnam, tuttavia viene da chiedersi perché chiamarla realismo. C'è un altro problema: per Putnam gli oggetti e gli individui non sembrano essere la stessa cosa. Ad esempio Putnam nel suo articolo: Realismo interno, propone questo esempio: se immaginiamo un universo in cui stanno tre individui, quanti oggetti ci sono? alcuni rispondono tre perché segmentano la realtà in un modo, altri direbbero 7, perché sommano i vari individui creando altri oggetti, altri considerando l'esistenza dell'oggetto nullo risponderebbero 8. Il problema è che non sembra che individuo e oggetto siano la stessa cosa, anzi secondo me il problema del ritaglio della realtà è più che altro di questo tipo: se io dico di sollevare una pila di libri, la pila di libri è proprio un oggetto? oppure ci sono solo i libri? o magari ci sono solo le pagine dei libri? e se in realtà fosse tutto falso e ci fossero solo stringhe vibranti?. Vedete qui non ci si chiede se i colori, le forme, le qualità in generale siano costruzioni mentali, di questo nell'articolo non si parla, non si sa se queste possano essere oggettive o meno. Putnam dovrebbe essere un caso a parte, ma vediamo cosa contesta il nuovo realismo a Putnam, o meglio cosa contesta Gabriel: se l'intera realtà è tagliata dalla mente, anche questa realtà omogenea deve essere un taglio. Gabriel si sta chiedendo, in pratica, questa realtà omogenea in che settore di oggetti dovrebbe rientrare o in qualche maniera se non rientra in nessuno di questi sarebbe questa il mondo?, ma il mondo non esiste come dice Gabriel. Ci sono due problemi qui: uno è che Gabriel non riesce a concepire un prementale, un pretagliato, per questo non riesce ad immaginarsi una realtà omogenea che non sia tagliata dalla mente e se ogni cosa deve entrare in un settore di oggetti, questa bella suddivisione non vi ricorda piuttosto le classiche operazioni della mente, piuttosto che delle realtà molteplici ed oggettive? insomma non è più mentale quello che dice Gabriel? almeno Putnam sa dove finisce la mente e dove comincia il prementale. Un secondo problema di Gabriel è che non riesce a distinguere la descrizione della realtà dalla realtà, ovvero sempre quel problema tra la mappa e il territorio, così il nuovo realismo oggettiva le letture del territorio (mappe) cercando di eliminare il territorio, dicendo che non c'è nulla di costruttivistico o soggettivo, dal momento che quelle entità sono oggettive ed esistono in un certo campo di senso. Da qui si arriva ad un secondo problema: non c'è conoscenza del mondo, chiaramente perché non esiste, ma anche che non esiste comunicazione tra le varie scienze, visto che parlano di cose molto differenti, di settori di oggetti molto lontani. Ferraris quando si chiede che ruolo abbia la filosofia oggi, cerca di ritagliare uno spazio a fianco delle altre scienze, per esempio dicendo che nell'ambito dell'arte il cognitivismo non ti spiega che cosa sia un'opera d'arte (domanda di ontologia), ma al massimo ti dice che cosa succede ad un uomo o ad una donna quando guarda un'opera d'arte, in particolare cosa succede nel cervello. Diverso è pensare che la filosofia abbia un ruolo fondativo, che per esempio i matematici parlano di numeri, costruiscono teoremi, formule, ma non rispondono alla domanda su cosa sono i numeri, che statuto hanno e come si può fondare la matematica (classiche domande di filosofia della matematica). Per esempio se la filosofia ha un ruolo a fianco delle varie scienze e rispetto ad essa ha oggetti diversi, che relazione esiste tra l'ontologia della fisica e la fisica? nel senso è impossibile che ci siano dei ponti tra le due discipline? ha un senso pensare che qui si parli di due settori di oggetti diversi?. Per esempio tornando a prima l'oggetto del cognitivismo e dell'ontologia dell'arte deve essere sempre l'opera d'arte. Qui ci possiamo passare al neurocostruttivismo, il neurocostruttivismo direbbe che, dopo tutto, non c'è nessuna opera d'arte, ma che ci sono solo stati cerebrali (Gehirnzustände). Facilmente il nuovo realismo sorride di questa teoria, che certamente ha la sua importanza, ma che se presa troppo sul serio arriva ad una idea assurda e in particolare ad una contraddizione, perché se tutto il mondo materiale non è altro che una simulazione mentale o meglio del cervello, dal momento che il cervello è calato in questo mondo, ne abbiamo un'immagine, è tanto fisico quanto le altre cose, perché mai dovrebbe esserlo di più? a questo punto il neurocostruttivismo deve ammettere che non abbiamo cervello o che anche il cervello fa parte della simulazione, dunque il neurocostruttivismo sarebbe condannato a tornare al vecchio idealismo, forse a Fichte. Su questo si potrebbe aggiungere il famoso esperimento mentale di Hilary Putnam dei cervelli nella vasca che Gabriel non cita, ma che sostiene che se fossimo dei cervelli nella vasca collegati a dei computer e vedessimo tramite quei computer la realtà, nulla può veramente dimostrarcelo, nel senso che non possiamo essere sicuri che non sia vero e quindi non possiamo dare per scontato l'esistenza di una realtà esterna oggettiva. 

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domenica 9 agosto 2015

Un commento a "perché il mondo non c'è" di Markus Gabriel, p IV






Il problema posto da Gabriel suona in questo modo: quando parlo del mio salotto dico che c'è un tavolo, un televisore, un tappetto e una libreria; se qualcuno afferma che in realtà ci sono solo atomi, sta parlando di qualcosa di molto diverso che non dovrebbe essere confuso con il salotto: sono due settori di oggetti diversi. Per Gabriel il fisico non descrive ontologicamente in modo diverso il salotto, ma proprio parla di altre cose. Così nessuno pensa che il fisico quando parla di elettroni parli dello stesso settore di oggetti di chi invece sta parlando del salotto e quando si parla dell'universo, anche se il salotto senza dubbio non può trovarsi che su questa terra che è nell'universo, non parla del salotto (cosa succederebbe, però, se mandassi un divano nello spazio?). C'è un settore di oggetti che appartiene alla fisica, uno che appartiene all'arredamento e un altro all'astronomia. Oggetto dell'astronomia sono i pianeti, le stelle, le comete, ecc...; oggetto della fisica sono gli elettroni, gli atomi, le stringhe; mentre chi arreda una casa parla di salotto, televisione, tappeto e così via. Così dice infatti Gabriel: "Wohnzimmer und Planeten gehören demnach gar nicht zum selben Gegenstandbereich. Ein Gegenstandbereich ist ein Bereich, der eine bestimmte Art von Gegenständen enthält, wobei Regeln feststehen, die diese Gegenstände miteinander verbinden." (Warum es die Welt  nicht gibt, p.35)
Allora non c'è un solo mondo ma ci sono tanti settori di oggetti, quello che viene da chiedersi è a che esisto porti questa pluralità, immaginiamo un mondo senza soggetto, ovvero proviamo ad immaginare il mondo stesso, cosa ne concludiamo? cosa succede se pensiamo che gli elettroni non hanno più nulla a che vedere con il tavolo che abbiamo davanti?. Il gioco immagino funzioni perché non è chiaro cosa sia un tavolo e se rispondessimo parlando di elettroni non sapremmo più come distinguere un tavolo da un tappeto. C'è una posizione nichilista nell'ontologia che sostiene che in verità vi sono solo atomi, questa posizione è veramente nichilista perché alla fine dicendo questo di fatto si elimina tutti gli oggetti di colpo, dal momento che non si potrebbe più distinguere un oggetto dall'altro. Questa immagine della realtà uniforme pre-differenziale è da un lato l'opposto del nuovo realismo e nello stesso tempo un nemico da sconfiggere. Si potrebbe pensare questa immagine in questo modo: ci sono delle tracce energetiche con una data frequenza, a seconda di come queste tracce energetiche sono tagliate dalla stessa mente, se ne ottengono descrizioni ontologiche diverse, ma in realtà esiste solo un unico oceano energetico (realtà oceanica). Per esempio non parleremo di tavolo, ma parleremo di tracce energetiche che a seconda delle segmentazioni operate saranno di volta in volta degli elettroni, un tavolo, un pianeta e così via. C'è come un effetto moltiplicatore nel nuovo realismo, quest'altra posizione cerca invece un'unità, ma non perde mai il molteplice di vista. Il nuovo realismo deve gettare la spugna a dare una spiegazione totale delle cose, al più deve pensare che ognuno si occupi del suo settore e che non pali con quello vicino, del resto a che servirebbe? sono cose molto differenti, no?. In questo momento mi sovviene una cosa forse assai puerile, ma che potrebbe essere importante: il nuovo realismo ignora le scoperte della PNL. Quello che ha detto la PNL è che una cosa è la mappa con cui leggiamo la realtà, un'altra è il territorio, per questo motivo tutte le differenti descrizioni che si fanno del mondo non sono altro che mappe mentali rispetto ad una sola realtà omogenea che è il territorio. Il nuovo realismo non parla più di un solo territorio e nello stesso tempo pur parlando di tante mappe, non pensa che queste siano mentali, al contrario sono tutte oggettive. Rispetto alla posizione che ho proposto si può dire che in verità ci sono solo energie con queste frequenze, dopo di che tutto il resto sono mappe mentali, come la mente taglia questo oceano energetico. Rispetto alla Pnl qui si dice che non si tratta solo di mappe di convinzioni, ma ci sono molte più mappe e la fisica come le varie scienze ne conoscono diverse, non c'è una descrizione ontologica che possa dirsi migliore delle altre. Da questo punto di vista c'è da aggiungere che esiste un problema che è il linguaggio, visto che questo contribuisce molto nei tagli. Spesso confondiamo quello che diciamo con ciò che c'è, la domanda è se molti dei problemi del nuovo realismo non abbiano a che vedere con il linguaggio. Nel linguaggio non fai altro che dire quello che pensi ed in un certo senso esternare molte delle operazioni mentali. Quando parli del tavolo non parli di elettroni, quando parli di pianeti non parli del salotto e così via, questo nel linguaggio; nella realtà come non pensare che tutto possa coesistere? è chiaro che si dovrebbe pensare in termini molto più isomorfici e di omogeneità. Sicuramente Gabriel invita a distinguere i settori di oggetti, da quelli che sono solo settori di discorso, in questo modo alcune cose vanno effettivamente ridotte al linguaggio, quello che si capisce poco è quando si usi questa operazione, perché nel libro ci sono poche spiegazioni. Forse l'argomento più forte per il nuovo realista è quello dell'opera d'arte, del resto sarebbe stupido pensare che l'opera d'arte coincida con la sua base materiale, che un quadro è un'opera d'arte solo perché in una cornice, anche perché l'opera d'arte potrebbe essere la cosa stessa, per questo motivo l'opera d'arte non è l'oggetto materiale, ma è qualcosa di più. A questo punto una descrizione chimica del quadro o una fisica non servono a nulla, quello che dice un critico d'arte invece sì. La fontana di Duchamp è un'opera d'arte, ma perché? non ci interessa ora risolvere la questione, Maurizio Ferraris, ad esempio, considera l'opera d'arte un tipo particolare di documento, quello che ci interessa è che il nuovo realismo in questo modo fa funzionare bene l'idea che un settore sia quello dell'arte e un altro sia quello degli oggetti comuni o di quelli analizzati dai chimici. Posso descrivere vari oggetti con mappe diverse, tenendo presente che il territorio è uno solo, questo non lo ha capito il nuovo realismo, ma cosa fare con l'arte?. Dal mio punto vista, che adotto più o meno la teoria di Artur Danto, posso considerare le opere d'arte come forme significanti. Questo però ci riporta ad una idea di lettura, ad un essere umano che fa esperienza dell'arte e che in questa esperienza può cogliere una determinata forma significante, ma la stessa forma esiste oggettivamente?, che cosa vede un'anatra quando vede la fontana di Duchamp e che cosa un barbaro?. Al momento si può rispondere che il mondo dell'arte presuppone una sua storia, dei significati che vuole esprimere e quindi un suo linguaggio che difficilmente esistono al di fuori di un mondo di persone che sono in grado coglierli.

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domenica 25 maggio 2014

Un commento a " perché il mondo non c'é " di Markus Gabriel, p II


Continuando la mia analisi di questo libro, vorrei esporre quelle che sono le obbiezioni varie che Gabriel pone a viarie posizioni, come per esempio è il caso del costruttivismo, del materialismo, del monismo e del dualismo ecc..., ancora prima di approfondire maggiormente la filosofia e il nuovo modello contenuto in questo libro. Per esempio adesso vorrei parlare della questione del materialismo, in questo ci sarà l'occasione di discutere in generale su questo tipo di posizione e vederne cosa ne dice nel libro, oltre che vedere quelle che sono le obbiezioni e le eventuali contro-obbiezioni. Prima di tutto Gabriel distingue tra il fisicalismo e il materialismo, in questo modo:

"  Während der Physikalismus behauptet, dass sich alle Existierende im Universum befindet, und deswegen physikalisch untersucht werden kann, behauptet der Materialismus dass alles Existierende materiell ist. "  (Gabriel, Markus, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, Berlino, 2013, pp. 42 )

Il fisicalismo dunque dice solo che perché le cose esistano si devono trovare nell'universo, non c'è altro al di là di questo, mentre il materialismo sostiene di più che ogni cosa che esiste è materiale, quindi non basta solo che si trovi nell'universo. Il materialismo, dice Gabriel, deve per forza di cosa considerare materiali, anche sia i ricordi, le immagini dipinte dalla fantasia e stati cerebrali. Anzi meglio, se io immagino qualcosa, questa mia attività, come l'immagine stessa devono corrispondere ad un'attività riconducibile al cervello, quindi ad un particolare stato cerebrale e lo stesso certamente è per i ricordi. Quindi il problema del materialista è il classico, ovvero dover identificare quelli sono gli stati specifici del cervello, fare magari anche una mappatura del cervello, sapere quali sono le zone cerebrali adibite a cosa. L'analisi per esempio può essere condotta in questo modo: vedo che il cervello si accende, ma si accende sempre qualche parte; quando vedo che è in atto un certo tipo di attività per esempio una linguistica, controllo la parte in funzione, quindi vedo la dove il cervello si attiva in quell'azione e così penso che quella sia la parte che abbia quella funzione. Secondo me i problemi del materialismo sono che non può parlare di sensazione come qualcosa di un processo materiale, dato che questo materiale non va oltre la mera superficie e non può essere preso il cervello come qualcosa di nostro interiore, di solito spiego la cosa così: se prendo una palla e la metto fuori dalla scatola, questa si trova all'esterno della scatola, mentre se la posiziono all'interno della scatola sarà dentro la scatola, ma in entrambi i casi la palla si trova nel mondo esterno; così ne consegue che se io ho il cervello, questo può trovarsi fuori dalla scatola cranica e allora sarà fuori di essa, oppure il cervello può essere dentro la scatola cranica, in quell'altro caso sarà all'interno della scatola cranica, ma in entrambi i casi il cervello si trova nel mondo esterno, così che il materialista non può pensare più l'interiore, ma deve per forza esulare la via del dualismo interno ed esterno, come esiliato dovrà cercarsi una terza terra, ma bisogna vedere dove troverà questa terra; nonché poi il fatto come si fa notare che nei fenomeni cerebrali manca un cominciamento causale e non si spiega come questo possa determinare se stesso. Ora però vediamo anche le obbiezioni di Gabriel che poi quelle che contano di più visto che si sta parlando di questo libro; dunque Gabriel per esempio dice che se ogni nostra immaginazione è uno stato cerebrale, devono essere stati cerebrali anche le immaginazioni di cose non materiali, perché se tutto è materiale, se io in questo momento chiudo gli occhi e penso ad un drago, a cosa corrisponde materialmente quell'immagine? a quale stato cerebrale? e non sarebbe un po' contraddittorio se si dicesse che un'immagine di qualcosa di immateriale è materiale?. Questo è un problema del resto, ci sarà una distinzione tra la mera immagine e quella cosa che l'immagine indica, ma certamente il materialista nega  che esista qualcosa di non materiale, tuttavia deve scontrarsi con il contenuto stesso di questa immagine. La cosa veramente forte è anche che questo materialista mentre pensa: " tutto è materiale" si dovrebbe trovare in un particolare stato cerebrale, da questo ne consegue che, come dice Gabriel, la teoria stessa del materialismo in quanto tale, non sarebbe nulla di astratto ma qualcosa di puramente materiale, come la verità stessa, perché se noi siamo d'accordo con il fatto che questa teoria sia vera, allora ne deve conseguire che anche questa verità sarebbe qualcosa di materiale. Aggiungo io che appunto il materiale come tale è qualcosa di puramente individuale, per questo si deduce che la teoria e questa verità non potrebbero avere carattere universale. Così infatti, osserva Gabriel che due materialisti che pensano la stessa teoria dovrebbero in quello stesso momento trovarsi nello stesso e medesimo stato cerebrale, tanto è che con una piccola variazione cambierebbe tutto, ma quante probabilità ci sono che due persone abbiano nello stesso momento lo stesso stato cerebrale? dovrebbero tutti e due le stesse e identiche connessioni cerebrali nello stesso momento. Se diciamo che le immaginazioni nostre sono stati cerebrali, non potrebbe essere vero il contrario? cioè che gli stati cerebrali sono immaginazioni e con questa genialata di mossa Gabriel, pone un bel problema, perché noi ogni cosa che vediamo ce la rappresentiamo, sembra dipendere da altro, ma il soggetto dell'altro fosse il cervello, esso è altrettanto materiale come il resto della realtà, dunque potrebbe benissimo essere una specie di rappresentazione anche quella, però come dicevo prima, il materialista non può pensare la dimensione interiore. Un altro problema secondo Gabriel è quello dell'identificazione, quindi poi della rappresentazione stessa, che poi ovviamente si ricollega come quasi conseguenza a quello che si è detto prima, per cui voglio fare presente queste due affermazioni di Gabriel:

" Der erste Problem des Materialismus ist das Problem der Identification. Der Materialismus lehrt, dass meine Vorstellung von einem Couchtisch mit Kaffeeflecken letzlich darauf zurücfkführbar ist, dass der Couchtisch und die Kaffeeflecken aus physikalischen Gegenständen, etwa subatomeren Partikeln, bestehen. (...) Der Materialismus muss die Existenz von Vorstellungen anerkennen, um sie im nächsten Schritt leugnen zu können. Dies ist ein Wiederspruch." (  Gabriel, Markus, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, Berlino, 2013, pp. 45 )

L'identificazione è problematica per il materialista perché non è chiaro se diciamo che le cose sono materiali, poi aggiungiamo che queste materia è fatta di atomi, come facciamo a parlare di oggetti? nel senso c'è una posizione in ontologia nichilista che afferma che la materia è fatta solo di atomi e che in realtà vi sono per nulla oggetti, ma solo questi atomi. Così se la fuori la realtà è fatta di atomi come posso dire che quello è il tavolo del sofà con le macchie di caffè (  Couchtisch mit Kaffeeflecken ), perché non riesco a distinguerlo dal resto e sarebbe difficile individuare ora le macchie di caffè. Oltretutto, Gabriel ci fa notare che esiste una contraddizione nel materialismo che è quella che il materialismo deve fare un'indagine sulle rappresentazioni, per poi dopo negarle, quindi l'oggetto dell'accertamento se prima è come oggetto, dopo viene negato in senso assoluto. Sono tutti questi degli argomenti validi per mettere radicalmente in discussione la posizione materialista, si dovranno vedere  nelle parti successive argomenti sul costruzionismo e altre forme di pensiero, proprio perché Gabriel attacca un po tutte le posizioni.

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Sono molto orgoglioso di aver letto questo libro: " perché il mondo non c'è", che poi sarebbe una mia traduzione dall'originale " Warum es die Welt nicht gibt", perché credo non sia ancora mai stato tradotto in italiano, di un famoso filosofo tedesco di nome Markus Gabriel, esponente del movimento filosofico del nuovo realismo, il più giovane in Germania, insegna a Bonn. Si tratta quasi di un onore poter parlare di questa opera di cui Slavoj Žižek, in persona, ha detto: " Eine großartige Gedankenübung ", ovvero un grande lavoro di pensiero. Sai chiaro il mio intento in questo caso visto che non sono un nuovo realista, è quello appunto di analizzare l'opera, però in più parti perché richiede abbastanza tempo e in qualche modo confrontarmi con essa, rispetto a quello che è il mio modello di pensiero. Devo ammettere che dall'ultima volta che avevo scritto su Maurizio Ferraris, questo libro diciamo lo vedo come qualcosa di molto diverso e nuovo, intanto certamente è molto più dettagliato, all'apparenza sembra contenere un po' tutto quello che è il pensiero di Maurkus Gabirel ed è anche, lo si ammette facilmente, un libro piuttosto divertente, neanche troppo complesso, anche da leggere in tedesco non è poi così difficile. Si tratta appunto di costruire dei testi che siano in realtà come dei dialoghi quasi con questa nuova forma di filosofare che chiamano: nuovo realismo, il dialogo quindi al di là della mera presentazione diventa analisi critica sopratutto da parte poi di un'altra posizione che è la mia, quella della filosofia dell'Uno. Sembra che per cominciare che questo libro appunto delinei il nuovo realismo, appunto come qualcosa di completamente nuovo e innovativo, per cui sarebbe alquanto stupido trattarlo come il realismo classico che invece afferma semplicemente l'esistenza del mondo esterno, cosa che però non traspare molto nel manifesto di Ferraris. Il punto non è tanto pensare che vi siano semplicemente delle cose la fuori come date, il che è vero che vi sono, ma la cosa più nuovo da quello che si capisce di questo tipo di realismo, è quello di inscrivere anche le prospettive come fossero qualcosa di completamente obbiettivo e non avesse quella loro soggettività che solitamente si dice le sia più appropriata. Per esempio vediamo questo caso, Markus Gabriel si trova a Napoli con Ferraris ( i due si conoscono e sono amici ), da Napoli in effetti si può osservare il Vesuvio e infatti dice :

" Der Neue Realismus hingegen nimmt an, dass es in diesem Szenario midestens vier Gegenstände gibt:

1 Der Vesuv

2 Der Vesuv von Sorrent aus gesehen

3 Der Vesuv von Neapel aus gesehen ( Ihre Perspektive )

4 Der Vesuv von Naepel aus gesehen ( meine Perspektive )

Man kann sich leicht klarmachen, warum diese Option die beste ist. Es ist nicht nur eine Tatsache, dass der Vesuv ein Vulkan ist, der sich an einer bestimmten Stelle auf der Erdoberfläche befindet, die derzeit zu Italien gehört, sondern es ist ganz mit demselben Recht ebenfalls eine Tatsache, dass er von Sorrent aus soundso und von Naepel aus eben anders aussieht." ( Gabriel, Markus, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, Berlino, 2013, pp. 14 )

Le citazioni pensavo anche di lasciarle in tedesco, qualcuno di mia conoscenza diceva che le lingue non si possono tradurre, non so nemmeno se mi azzarderei davvero in una traduzione, che potrebbe quasi solo rovinare il testo, ad ogni modo spiego quello di cui si parla, ovvero, se è un fatto ( Tatsache ) che il Vesuvio sia un vulcano e si trovano in un certo luogo e anche un fatto che appaia in un certo modo da Sorrento e in un altro da Napoli, dove però l'apparire è qualcosa che appunto rappresenta una prospettiva e ovviamente un parziale adombramento dell'oggetto stesso. Quindi qui il nuovo realismo oltre a considerare reale il Vesuvio stesso, considera reale anche le prospettive sul Vesuvio e la cosa appunto quasi straordinariamente nuova e che mai avrei immaginato è appunto questo processo di ontologizzazione delle prospettive stesse. Perché in fondo quello che si propone in questo testo è capire che ci sono le cose, ci sono le prospettive sulle cose, ma non s'è e non esiste il mondo. Qui per mondo viene inteso una specie di sfondo a tutta la realtà, un grande contenitore di tutte le cose, che in un altro senso sarà detto anche dal filosofo con il nome di superoggetto ( Supergegenstand ). È proprio come nel quadrato nero su sfondo bianco, dice Gabriel, cioè in quel quadro dove appunto compare questo oggetto su uno sfondo neutro, a indicare l'assenza dello sfondo stesso, anzi a dire il vero a voler analizzare ancora più approfonditamente verrebbe da dire che questo nero del quadrato risalta perché lo sfondo è bianco. Per capire questo tipo di filosofia, si devono comprendere mano a mano due concetti, uno è quello di Gegenstandbereich e altro è quello di Sinnfeld, di cui qui in effetti vorrei fare un prima delucidazione, per esempio diciamo etimologicamente vorrebbe dire: " settore di oggetti ", il secondo, è difficile da tradurre, si potrebbe dire così: " campo di sensoriale", non so quanto questa traduzione rispecchi quello che realmente è.  Il settore di oggetti varia, diciamo pure che secondo Markus Gabriel la fisica quantistica che oggi sostiene di essere capace di darci una visione della realtà migliore di quella che noi abbiamo con i nostri sensi, ha smarrito completamente l'idea che l'elettrone, la stringa, l'atomo stesso in realtà certo esistono ma in una diversa Gegenstandbereich, quindi un settore di oggetti diverso da quello con cui abbiamo a che fare noi tutti i giorni e ce ne sono diversi di settori di oggetti, più o meno per ogni scienza e altro ancora, ma sono in qualche modo paralleli e diciamo appunto non vi è uno di essi che si possa dire più vero degli altri e non c'è una sola visione corretta del mondo. Anzi il punto è che questi settori possono sussistere perché non c'è mondo, quindi in realtà non si tratta di visioni del mondo, ma appunto qualcosa come una specie di realtà fatta da queste molteplicità che non rinviano più ad un tutto. Il secondo concetto di cui si parla invece era quello di Sinnfeld, che sembra sia stato preso dal nome della fiction famosa americana: Seinfeld, soprannominato lo show su nulla, che appunto designa questo campo sensoriale, che è quella specie di parte della realtà dove compaiono le cose, ma le cose appunto possono comparire, a quel che sembra in più Sinnfeld, possono apparire in modo diverso, come nel caso del Vesuvio, dato che si danno molte prospettive. Il punto sta che in realtà il Vesuvio noi non lo vediamo mai, anche se Gabriel ci dice che esiste, nel senso che non lo vediamo per interno, vediamo solo una parte, come nel concetto husserliano di adombramento, la prospettiva sembra quasi essere pari ad un adombramento. Però quello che si deve capire in questo caso è che in qualche modo l'esistenza stesa delle cose coincide con questo apparire in un campo sensoriale, infatti dice:

" Existenz = Erscheinung in einem Sinnfeld " ( Gabriel, Markus, Warum es die Welt nicht gibt, Ullstein, Berlino, 2013, pp. 87)

Questo apparire però appunto è qualcosa di oggettivo, nel senso che i campi sensoriali sono qualcosa di indipendente da noi, non sono nostre costruzioni e questo non in effetti non si capisce, visto che si è abituati a considerare i sensi come qualcosa di soggettivo, che deriva dall'idealismo e oltre, ma penso anche gli empiristi avessero questa idea, in ogni caso Gabriel cambia tutta la concezione, perché pensa i sensi come qualcosa di oggettivo, i sensi sono oggettivi e le prospettive devono essere ontologizzate. L'ontologizzazione delle prospettive fa si che anche appunto le prospettive non siano tanto più soggettive, ecco perché l'ammissione delle prospettive non è contraddizione con l'idea del realismo. Infatti di per sé si può dire che il Vesuvio visto da Sorrento sia una prospettiva in sé, come qualcosa quasi di oggettivo che non dipende dal fatto che sia io a vederlo da li, perché se ci si mette un altro vede la stessa cosa, al prospettiva da Napoli sul Vesuvio è diversa da quella di Sorrento, ma non cambia al variare del soggetto.

Vorrei qui adesso buttare alcuni appunti di critiche a quello che si è detto, mettendoli diciamo pure in un elenco:

1 l'esperimento dell'entanglement: se separiamo due fotoni, diamo delle informazioni ad uno e lo modifichiamo, così si codifica l'altro e questo non si spiega perché i fotoni sono separati, allora devono essere connessi in qualche modo, tutte le cose sono connesse. In fisica quantistica, non la conosco bene, esiste una teoria che si chiama : teoria del tutto. Il punto è rispetto a questa scoperta, ovvero il fatto che ogni cosa è collegata, quindi che esiste una specie di totalità, come si può dire che il mondo non esiste?, ovviamente qui dovrò poi spiegare quali sono le ragioni per cui Gabriel afferma che il mondo non c'è.

2 se vediamo il mondo in un certo modo, qualcuno forse direbbe che ci sono delle strutture che traducono il mondo così come lo vediamo, queste strutture sono i nostri sensi e così via. Ora se vediamo le stesse cose è perché abbiamo le stesse strutture, le zanzare ne hanno altre, vedono in modo diverso, come si può separare dal soggetto la prospettiva e come considerare obbiettiva la visione della zanzara? Credo forse che Gabriel dirà che il Sinnfeld della zanzara è diverso da quello dell'uomo, ma il punto è come fa il Sinnfeld a non essere soggettivo? una mia analisi maggiore del libro approfondirà l'argomento.

3 Una visione come quella di Gabriel sembra portare verso una concezione relativistica, come dovremmo rapportarci con la pretesa di verità oggettiva delle scienze?

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