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sabato 23 giugno 2018

Politica Aristotele libro VII





Per capire quale sia la costituzione migliore Aristotele ci dice che dobbiamo apprendere quale sia il modo migliore di vivere. Per capire quale sia la vita migliore Aristotele divide tutti i beni dell'uomo in tre parti:

1 i beni esterni

2 i beni del corpo

3 i beni dell'anima

L'uomo beato, afferma Aristotele, li possiede tutti e tre. Il beato vive secondo virtù, è coraggioso e non è sottomesso alle necessità del corpo. Possedere i beni esterni va bene, ma un eccesso di essi è necessariamente dannoso o inutile. Per quanto riguarda i beni dell'anima le cose stanno assai diversamente, in quanto più li si possiedono, meglio è. L'uomo merità tanta felicità per quanta virtù ha e l'anima rispetto a tutti gli altri beni è da preferire, perché l'anima riveste un ruolo centrale. Essa non deve essere mai sottomessa al corpo e non si deve mai preferire a lei ai beni esterni. La fortuna non è infatti la stessa cosa della felicità e Aristotele solitamente fa coincidere la felicità con la virtù. 

Migliore è quella città che è meglio disposta, ma non può essere ben disposto chi non fa del bene. Questo significa che è ben disposto solo chi vive secondo virtù, vale per l'individuo, ma anche per la città stessa. La felicità dei due è dello stesso tipo: se il migliore individuo è quello più virtuoso, la migliore città è quella più felice.  Da questo fatto Aristotele deduce due problemi: se sia meglio per il singolo partecipare alla vita politica; quale sia nello specifico la migliore costituzione per una città. Aristotele si concentra sul secondo problema, perché è quel problema che riguarda da vicino la questione politica e comincia a dire che la costituzione migliore è quella che permette a ciascuno di vivere beatamente. A questo punto Aristotele prende in considerazione molte cose, tra cui se sia meglio vivere una vita dedita alla contemplazione o vivere una vita rivolta ad attività pratiche, se sia meglio vivere sotto la tirannia e il dispotismo o meno, per quale scopo sono nate le leggi. Aristotele considera l'opinione di alcuni che credono che le leggi siano nate con lo scopo della sottomissione e considera tutti quei popoli che hanno leggi il cui unico scopo sembra di natura militare. Aristotele afferma che lo scopo del politico non consiste nella sottomissione del prossimo, dunque scredita quella nozione di legge, appena da me menzionata. Mentre il pilota e il medico devono fare uso dell'arte del dominio, non è lo scopo del politico quello del dominare. Aristotele ammette una forma di dominio sugli schiavi soli, ma si oppone ad ogni forma di dispotismo in quanto tale. 

Sebbene non sia bello dare ordini agli schiavi, né sia nobile ferne uso, osserva Aristotele, questo non significa che ogni forma di autorità sia da disprezzare. In realtà esiste una forma di autorità che viene esercitata dal padrone verso lo schiavo, ma vi è anche un'altra forma di autorità che è esercitata dal politico verso i suoi cittadini, in qualità di uomini liberi. Alcuni pensano che il dominio sia preferibile perché ci dà più potere sugli altri e dunque dovremmo sottrarlo agli altri. Tuttavia, sostiene Aristotele, creare relazioni basate sulla disuguaglianza tra simili è contro natura e dunque non può essere bello. Visto che, se un uomo è virtuoso, è meglio imitare i suoi atti, allora è meglio la vita pratica per la città, piuttosto che la vita teoretica. La felicità, in fondo, dipende dalla virtù e la virtù da un certo modo agire.  Nessuna città, neanche quelle più isolate, può veramente permettersi di rinunciare ad agire. 


Per avere una buona città, dovono esserci delle proporzioni. Bisogna capire il numero di cittadini necessario e la regione dove far nascere la città. Dunque bisogna trovare il numero giusto di cittadini e il giusto terreno per la città. Deve esistere anche una proporzione tra le classi e i lavori: non possono esserci troppi opliti o troppi agricoltori. La città non deve essere troppo popolosa. Il miglior limite per la città è il maggior numero di abitanti compatabile con una vita autosufficente. Anche il territorio deve essere abbastanza grande perché sia autosufficiente e deve essere di una natura tale che tutti possano vivere senza occupazione.  Se il terreno lo si può cogliere d'un colpo d'occhio, lo si può anche difendere. Anche la vicinanza rispetto al mare è un fattore da prendere in considerazione. Se non fosse per gli effetti negativi del commercio, la vicinanza rispetto al mare potrebbe essere vantaggiosa. La città potrebbe importanre prodotti che mancano ed esportare quelli in eccesso, ma nel commercio si genera il vizio della brama del guadagno e del denaro. Inoltre è altrettanto importante avere una buona flotta per difendersi dal nemico.

All'interno della città ogni cittadini ha una sua mansione da svolgere, a seconda del suo compito. Sono molteplici i compiti della città e questi sono tutti riassunti da Aristotele in questo elenco:

- cibo 

- arti 

- armi

- denaro 

- culto divino

- giudizio sui diritti

Ogni compito va diviso in parti uguali e deve esere svolto da una figura specifica e dunque la società sarà divisa in contadini, commercianti, guerrieri, sacerdoti e giudici. Detto ciò: chi deve svolgere una certa attività nello specifico? questo dipende dalla costituzione del singolo, dalla sua età e da molti altri fattori. È meglio che i guerrieri siano giovani e forti, mentre il sacerdote che sia vecchio, di modo che possa avere riposo. La proprietà non deve essere comune, ma le mense possono esserlo. Tutti devono pagare per le mense comuni e per il culto. 

Inoltre Aristotele indica precisamente come va diviso il territorio. Il territorio va diviso in due: una parte pubblica e una privata. La parte pubblica va divisa tra le mense e il culto. La parte privata deve essere divisa ponendo una ai confini e l'altra al centro, di modo che ognuno abbiamo una parte di ciascuna delle due. 

Per decidere dove allocare la città biosgna seguire alcune condizioni:

1 Il sito deve essere salubre.

2 Devono essere favorevoli le condizioni per la guerra. 

3 Il territorio deve permettere al popolo di fuggire e deve rendere la vita dura ai nemici che attaccano. 

4 Biosnga che ci siano in abbondanza corsi d'acqua. Le fortificazioni devono essere diverse per costituzione: una cittadella per il regime oligarchico e quello marchico, una pianura per la democrazie e una serie di posti di fortificazioni per l'aristocrazia. 

È importante, comunque, avere delle mura, perché, altrimenti, è come lasciare campo aperto al nemico. Delle mura poi biosgna farne attivamente uso e prendersene cura.

La cosa imporante per una buona città è capire lo scopo e trovare i mezzi per esso. Tutti vogliono vivere bene, questo è solo scopo. Lo scopo della ricerca della migliore costituzione, ossia quella nella quale l'uomo può vivere meglio. il vivere meglio per l'uomo sta nel suo essere felice.

Molti credono che la felicità dipenda dai beni esterni, ma sarebbe come dire che la cetra suona bene semplicemente perché è una buona cetra e non per la bravura del suonatore. Inoltre l'andamento della città non dipende dalla sorte, ma dalla scienza del governare. Perché una città sia buona devono esserlo tutti i suoi cittadini e ci sono tre modi perché lo siano: la natura, l'abitudine e la ragione. L'uomo, l'unico dotato di ragione, spesso agisce contro le abitudini e contro la natura. Chi comanda non è un giovane, il giovane obbedisce. Tuttavia, anche il giovane, dal momento che crescerà, un giorno dovrà anche lui comandare. Il legislatore deve dunque studiare come rendere buono un uomo, perché la virtù è dell'uomo migliore e chi comanda deve essere un uomo migliore.

L'anima  viene divisa in due da Aristotele, come si è sempre fatto in filosofia, ossia dicendo che una parte dell'anima è razionale, mentre l'altra non lo è. La prima, chiaramente, deve dominare la seconda e questo è esattamente quello che accade nell'uomo veramente virtuoso. La ragione, a sua volta, come farà anche Kant, sarà divisa da Aristotele in teoretica e in pratica. Allo stesso modo nella vita esistono altrettante distinzioni come quella tra la pace e la guerra o quella tra l'ozio e il lavoro. La guerra deve avere come fine la pace e il lavoro come fine l'ozio. Aristotele sostiene, infatti, che solo con il lavoro ci conquistiamo veramente il tempo libero.

Nell'ultima parte del libro Aristotele discute dei matrimoni e dei figli. Egli afferma che bisogna che i matrimoni siano combinati e che le persone sposate abbiamo delle età precise. Airsotele deduce che se un uomo può procreare fino all'età di settanta anni e la donna fino all'età di cinquanta, allora un uomo di tranta sette anni deve sposare una donna di diciotto. Inoltre deve essere stabilità un'età a partire dalla quale gli uomini e le donne possono procreare. Ogni famiglia ha diritto ad avere dei figli, ma questi figli nel complesso non devono superare un certo numero, perché non è conveniente che la città sia troppo popolosa. Inoltre i figli vanno educati in un certo modo: bisogna che essi acquisiscano certe abitudini e che nella prima età facciano molti esercizi fisici.