Cerca nel blog

Choose your language:

Visualizzazione post con etichetta preti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta preti. Mostra tutti i post

giovedì 24 ottobre 2019

Dei preti (Zarathustra/spiegazione)






Zarathustra parla ai suoi discepoli per dire che li stanno dei preti e i preti sono suoi nemici, perché i preti sono dei sofferenti che vogliono che gli altri soffrano come loro. Tuttavia Zarathustra invita a passare davanti ai preti con la spada nel fodero e ricorda che anche il suo sangue ha affinità con il loro.

Non dimentichiamo che Nietzsche viene da una famiglia di preti, di pastori protestanti. L’opposizione alla religione cristiana e alla figura del prete certamente risente molto di questo fatto, come se presupponga una lotta contro il padre e una certa morale che potrebbe essergli stata imposta tramite l’educazione.

Secondo Strauss nel prete viene identificata la figura del compassionevole, questo potrebbe spiegare il legame tra questo e il capitolo precedente. Jung aggiunge anche che i preti sono dei compassionevoli per professione.

Acquista qui la tua copia di Così parlò Zarathustra

In questo passaggio notiamo alcune cose. È molto interessante l’espressione tedesca “schlafendem Schwerte”, che letteralmente vuol dire “spada dormiente” (schlafen = dormire), ma che ovviamente in italiano viene resa come spada che rimane nel fodero e dunque non sguainata. Zarathustra ci mette in primo piano la sua rivalità con quelle figure che rappresentano il cristianesimo, ossia il pensiero opposto a quello che Zarathustra esprime e prova a diffondere. Anche lui è stato in passato un maestro di religione, per questo afferma di avere affinità nel sangue. Tuttavia non ha nulla da spartire con quei preti, perché il messaggio di Zarathustra è la gioia, mentre quei preti sono persone che soffrono e si nutrono delle sofferenze altrui. Ma anche di fronte a questi nemici, Zarathustra dice di tenere la spada nel fodero. Questo può significare moltissime cose, per esempio può essere un segno di non violenza. Certamente sta dicendo ai suoi seguaci che, sebbene sono dei nemici, di risparmiarli.

Anche se Zarathustra vede nel cristianesimo un nemico alla sua dottrina, nota Lampert, Zarathustra ha sempre detto di amare il proprio nemico e comunque considera quei preti delle vittime. I preti infatti sono dei sofferenti che riversano le loro sofferenze sugli altri. Inoltre Lampert sostiene che il legame sanguigno tra Zarathustra e i preti sta nell’ascetismo, sebbene poi ci siano abissali differenze su come questo si realizzi nella pratica. In particolare secondo Lampert la vera differenza tra Zarathustra e i preti sta in ciò: nei preti il cuore ha preso il sopravvento sulla mente trasformandoli in freddi calcolatori; Zarathustra ha invece assoggettato il cuore con la mente, lasciando dunque la mente libera di perseguire i suoi fini.

Questo lo si deduce dal seguente passaggio:

«Ma il sangue è il testimone peggiore della verità; il sangue avvelena anche la dottrina più pura e la trasforma in delirio e odio dei cuori. (…) Un cuore afoso e una fredda testa: dove queste cose si incontrano, nasce il vento impetuoso, il ‘redentore’.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.98)

Secondo Strauss il senso di questo discorso è il seguente: non si può avere una mente libera e un cuore libero allo stesso tempo. O si ha un cuore libero, ma a quel punto la mente sarà assoggettata al cuore. O si ha una mente libera, ma a quel punto il cuore sarà assoggettato alla mente. Tra le due opzioni Zarathustra sceglie la seconda, che è l’opzione classica della filosofia dai tempi di Platone.

Zarathustra ci dice che, quando i preti erano oramai passati, lui ha incominciato a soffrire per loro, rendendosi conto del loro dolore e della loro situazione: sono in catene e sono stati messi in catene proprio dal loro redentore. Credevano che sarebbero approdati su un’isola, afferma Zarathustra, invece hanno trovato un brutto mostro dormiente.

Quando parla del redentore Zarathustra sta facendo chiaramente riferimento a Gesù. Gesù appunto definito come redentore e dunque salvatore, ma Zarathustra qui sta rovesciandone completamente l’immagine. Egli ci sta dicendo che, al contrario, è proprio lui ad aver messo gli uomini in catene. L’isola che devono raggiungere questi preti o che pensavano di aver raggiunto è la terra promessa, il tema classico della religione. È interessante che nel testo in tedesco per il termine isola non troviamo il classico “Insel”, ma ‘Eiland’. I preti non hanno raggiunto un'isola, ma un mostro.


Nei passaggi successivi vediamo Zarathustra paragonare le chiese dei cristiani a delle capanne o a delle caverne e il cammino del cristiano ad una scala di penitenza che il peccatore sale inginocchiato nel momento della preghiera.

Il riferimento alle caverne, al di là del discorso sul buio luogo in cui il cristiano pratica la sua messa, può essere anche un riferimento ai primi cristiani, i quali, perseguitati dai romani, praticavano il loro culto nelle catacombe. Invece, il riferimento alla scala della penitenza è un modo per sottolineare che la strada verso il cielo dei cristiani è sempre una strada fatta di sofferenza, rinunce e fatica. Di tutte queste cose Zarathustra ci dice che sono state create da un uomo che si vergognava alla purezza del cielo. Qui Zarathustra sembra dire che questi luoghi di culto non sanno essere porte verso il cielo, ma sembrano piuttosto dei luoghi che ci riparano dal cielo aperto. Così Zarathustra sostiene che ritornerà un giorno i quei luoghi (le chiese), solamente quando il tetto sarà sfondato e il cielo potrà raggiungere la terra.

L’uomo, dice Zarathustra, ha chiamato Dio ciò che era causa della sua sofferenza, ma allo stesso modo non è stato capace di amare Dio senza crocifiggere l’uomo. La sofferenza, l’uomo tormentato, incapace di amare la vita e la terra, è il carattere che ha condizionato molto del cristianesimo. Molto di questo si collega con i vecchi discorsi di Zarathustra sui predicatori di morte. Zarathustra descrive il prete come un cadavere avvolto in un mantello nero. L’immagine del prete-zombie si basa su quegli istinti cristiani che rivolgono verso l’interno contro gli istinti vitali. L’abnegazione di se stesso, del proprio corpo, del proprio desiderio, sono tutti termini che caratterizzano l’immagine cristiana di Nietzsche.

Successivamente Zarathustra descrive questi uomini (i preti) come uomini pieni di buchi, annegati nella compassione. Se oggi guidano degli uomini, al loro tempo sono stati un gregge e delle pecore. Hanno scritto il loro sentiero con il sangue, dice Zarathustra, ma il sangue avvelena anche le dottrine più pure. Che uno cammini sui carboni ardenti, non significa che la sua dottrina sia giusta, sostiene Zarathustra, poiché molte dottrine sono nate dal rogo di se medesimi.

La strada di sangue descritta dai preti potrebbe indicare la persecuzione dei cristiani degli infedeli, tutte le loro guerre religiose, per non parlare dell’inquisizione. Ed è anche molto interessante il discorso sul rogo, perché spesso la religione alle spalle ha una storia di martiri e la religione cristiana ne ha molti. Ma anche i cristiani hanno chiaramente mandato sul rogo altre persone che hanno deliberatamente dichiarato “streghe”.

I preti, sostiene Zarathustra, sono dei falsi redentori e uomini molto meschini. Zarathustra, afferma, ha conosciuto sia uomini grandi che uomini più meschini, ma nessuno dei due è il superuomo. Il superuomo ha ancora da venire.

Ciò che è buono per l’uomo inferiore, osserva Jung, non è buono per quello superiore. L’uomo creatore, il superuomo, non ha bisogno del credere, non si accontenta della semplice fede e delle risposte che gli sono offerte dalla Chiesa. Egli vedrà la Chiesa stessa, tutti i suoi valori e la sua dottrina, semplicemente come una prigione. Diverso è il caso dell’uomo comune che cerca risposte rassicuranti e si trova spesso protetto sotto il tetto della Chiesa.