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sabato 11 agosto 2018

Cartesio: La prova cosmologica dell'esistenza di Dio (terza meditazione)



L'idea di Dio nell'uomo

 

 

 

 

Le idee secondo Cartesio


All'inizio della terza meditazione Cartesio ricapitola quel che aveva detto nella meditazione precendente, affermando che, pur distraendo tutti i sensi, non posso mai smettere di pensare che io sono per il semplice fatto che penso. Io sono una cosa pensante o res cogitans, ossia un Cogito. L'essere che sono è un essere che pensa, ma cosa pensa? Esso pensa idee. Esistono tre tipi di idee secondo Cartesio:

1 Innate: idee che sono in me dalla nascita.

2 Avventizie: idee che vengono dal mondo esterno.

3 Fittizie: idee che mi formo, costruendole con la mente.

Un esempio di idea innata è il triangolo, in quanto il triangolo, secondo Cartesio, non è qualcosa di cui noi ci formiamo un'idea perché abbiamo osservato cose triangolari, noi diciamo piuttosto che sono triangolari perché abbiamo l'idea del triangolo. Un'idea avventizia è quella dell'albero o del pavone, qualora abbiamo avuto esperienza di queste cose che si trovano in natura. Un'idea fittizia, al contrario, è l'idea del centauro, in quanto è una creatura fantastica derivata dalla mescolanza dell'uomo con il cavallo. Qui sorge un problema: noi crediamo che esistono delle idee che vengono da oggetti esterni? Se avessimo prova che esiste un mondo di oggetti e che le idee che abbiamo nella nostra mente sono idee di questi oggetti, allora avremmo già risolto tutti problemi. Tuttavia abbiamo ancora motivo di dubitare che le cose stiano così. Infatti potrebbe essere che tutte queste idee siano prodotte da noi stessi, così come i sogni si producono in noi. Non abbiamo ancora un motivo per credere che all'idea di pavone debba corrispondere un oggetto reale esterno, in questo caso un animale come il pavone. Inoltre, osserva Cartesio, non sempre le idee sono simili alle cose di cui sono idee. C'è una differenza tra l'idea e l'oggetto. Ad esempio, afferma Cartesio, noi abbiamo due idee del sole nella nostra mente: la prima viene dai sensi; la seconda è una nozione proveniente dall'astronomia. La prima idea del sole è avventizia, mentre la seconda è innata. La seconda, infatti, si basa su nozioni scientifiche e matematiche. Il cieco non ha la prima idea del sole, perché non lo ha mai visto, ma Cartesio afferma il cieco deve avere la seconda, quella scientifica, in quanto è innata.





Un'idea ha molta meno realtà di una sostanza, infatti l'idea rappresenta qualcosa che può esistere o meno, mentre la sostanza è. Ogni cosa ha un certo grado di perfezione o di realtà. L'attributo, siccome dipende dalla sostanza, non può essere più reale della sostanza e tanto meno più perfetto. Tutti i colori del pappagallo non sarebbero affatto, se non vi fosse un pappagallo che ha quei colori come proprietà. Ogni cosa che è effetto di una causa ha una certa realtà, ma la causa deve avere almeno tanta realtà quanto ne ha l'effetto. Tuttavia, se qualcosa è meno perfetto di qualcos'altro, questo qualcosa ha meno realtà. Cartesio crede che la realtà abbia dei gradi e che gli enti possano essere considerati più o meno reali a seconda del loro grado di dipendenza. Ciò che non dipende da nulla è ciò che è più reale di ogni altra cosa. La proprietà, come ho detto, non esiste senza la sostanza, dunque è meno reale di essa. La sostanza, intendo dire, ad esempio, quel pappagallo a cui mi riferivo prima, non esiste per necessità e la sua esistenza dipende da qualcos'altro. Più reale di ogni altra cosa è Dio, in quanto non dipende da nient'altro.

Tutto questo vale anche per le idee. L'idea se è nella mia mente deve avere una causa e questa causa non può avere meno perfezione dell'idea stessa. Chi è la causa di queste idee? Sono forse io la causa di queste idee? Potrebbe essere che io sono la causa di queste idee, ma se trovo anche solo un'idea la cui realtà oggettiva non può essere in me, allora ho le prove che esiste qualcos'altro oltre me stesso. Cartesio riprende in considerazione tutte idee esaminate. Le idee degli angeli sono semplicemente idee che mi sono fabbricato nella mia mente dalla mescolanza di altre idee. Questo vale anche per l'idea di cera, nella quale si possono riconoscere concetti base come quello di grandezza, di profondità, larghezza ed estensione. A questo possono essere aggiunti colori, odori e suoni. Molte idee in noi sono per giunta oscure, come quella del caldo e del freddo, rispetto alle quali non è chiaro quale sia privazione dell'altro. Tutte le idee semplici come quella di estensione e di sostanza, in quanto io sono una sostanza, una sostanza che pensa, possono essere in me, semplicemente e non necessitano di un'altra causa. 

 

La prova cosmologica e il mistero dell'idea di Dio nell'uomo


Di tutte le idee che sono in me, posso pensare che la sola idea di Dio sia l'unica che non viene effettivamente da me stesso. L'idea di Dio è l'idea di un essere sommamente potente e sommamente perfetto. Dal momento che la causa di questa idea non deve avere meno perfezione dell'idea stessa, posso io esserne la causa? Per essere la causa dell'idea di Dio dovrei poter pensare all'infinito, ma non posso pensare all'infinito se non come negazione del finito. L'infinito, invece, secondo Cartesio ha natura positiva, in quanto il finito è solo una negazione dell'infinito. L'idea di Dio non è nemmeno un'idea materialmente falsa, ossia una privazione di qualcos'altro, come il freddo rispetto al caldo. Dunque l'idea di Dio deve rappresentare qualcosa di reale, questo lo deve ammette anche l'ateo, sebbene egli negherà comunque l'esistenza di Dio. Infatti l'ateo qui deve riconoscere semplicemente che l'idea di Dio è differente per genere rispetto a quella del freddo, in quanto il freddo è assenza di calore, mentre Dio non è assenza di qualcos'altro. Cartesio sostiene pure che l'idea di Dio è chiara e distinta, sebbene io non posso certamente comprendere veramente Dio, in quanto onnipotente. Dunque come potrei io essere la causa di questa idea?

Cartesio comincia qui un'altra ipotesi interessante: forse io sono più perfetto di quello che credo, forse questa perfezione è in me in potenza, ma non si è ancora manifestata. Potrebbe essere vero, osserva Cartesio, che io sono in potenza sommamente perfetto e guadagno perfezioni di volta in volta nel tempo. Ciononostante, Dio è completamente diverso. Dio è sommamente perfetto, non in potenza, ma in atto.

Io non sono sommamente perfetto quanto lo è Dio e non ho prove che possa diventarlo. Io, tuttavia, come si è dimostrato nella seconda meditazione, esisto ed esisto come una cosa che pensa. Se io esisto, da dove deriva la mia esistenza? Se fossi un essere eterno dovrei essere io stesso causa di me stesso, tuttavia questo non è il caso, infatti non sono un essere eterno. Potrei affermare, come fanno molti, che se io esisto è perché sono nato e sono nato dal rapporto dei miei genitori. Questa risposta, secondo Cartesio, non funziona. Infatti, osserva Cartesio, posso dividere il tempo all'infinito in infiniti istanti, ma se io esisto ora, non posso pensare che questo dipenda dal fatto che io esistevo ieri. Infatti non posso derivare dal fatto esisto ora il fatto che esisterò anche in futuro. Devo piuttosto chiedermi, visto che io sono certo di esistere e questo lo ha dimostrato Cartesio nella seconda meditazione, cosa fa sì che io esista in questo preciso momento. Creazione e conservazione, osserva Cartesio, differiscono solo nel nostro modo di pensare. Se io esisterò in futuro, questo dipende da una certa causa che fa sì che io possa esistere. Quel che devo capire è se questa causa posso essere io. Se io avessi tale potere, allora dovrei almeno poterlo pensare, ma non esiste nulla di simile in me. La causa della mia esistenza, in quanto sono cosa che pensa e possiede l'idea di Dio, deve almeno avere tanta perfezione quanta ne ha il suo effetto, ossia deve possedere tutte quelle perfezioni che sono attribuite a Dio stesso. Se io esisto, se esiste una causa della mia esistenza in questo momento, allora o questa causa è causa anche della sua stessa esistenza o c'è un'altra causa per la sua esistenza. Non posso però pensare che la mia esistenza attuale dipenda da una serie infinita di cause, sarebbe assurdo e non troverei mai la causa della mia esistenza perché non ci sarebbe nessuna causa che regge tutto il resto. Non posso nemmeno pensare che una serie di cause differenti, parziali, messe assieme possono avermi dato l'esistenza. Solo Dio può essere causa della mia stessa esistenza e dell'idea di Dio in me.

Come faccio a sapere che l'idea di Dio è opera di Dio stesso? Se l'idea di Dio fosse avventizia, ossia venisse dalla sensibilità, allora avrei dovuto percepire o avere esperienza sensibile di Dio, ma questo è impossibile. Io poi, non possiedo tutte le perfezioni che si attribuiscono a Dio e perciò non posso essermi fabbricato una tale idea, dunque l'idea di Dio non è nemmeno fattizia. L'idea di Dio è, invece, innata. Essa è innata perché Dio la risposta in me quando sono nato come un marchio di fabbrica o come un suo autografo sull'opera che ha appena creato.

In questa meditazione Cartesio si serve della prova cosmologica dell'esistenza di Dio. Nella sua formulazione classica la prova cosmologica funziona in questo modo: se l'universo esiste deve avere una causa, ma questa causa sarà effetto di un'altra causa e così via; ora, non posso certamente pensare che l'universo tragga esistenza da infinite cause, dunque vi deve essere una causa prima di tutte; questa causa non è effetto di altre cause, essa è causa sui, ossia causa del suo stesso essere; questa causa è Dio stesso. Nel caso di Cartesio l'argomento cambia decisamente sul lato temporale. Cartesio non sta cercando la causa passata dell'esistenza di tutte le cose e del genere umano, cerca nel presente ciò che fa sì che la mia stessa esistenza sia possibile. Se io ora esisto, allora esisto per qualche causa, ma questa causa di cui sono effetto o è causa della sua esistenza o non lo è, se non lo fosse deve esistere un'altra causa che è causa della sua stessa esistenza, questa causa è Dio medesimo. Un ragionamento simile si può fare per l'idea di Dio, idea di un essere sommamente perfetto ed onnipotente. Se io fossi la causa di quest'idea, allora dovrei essere un essere sommamente perfetto ed onnipotente, ma non lo sono. Nel mondo sensibile non incontro una causa simile. Dunque l'idea di Dio non è avventizia e nemmeno fattizia, devo pensare che sia innata. Dio solo può essere la causa dell'idea di Dio.

Al termine di questa meditazione Cartesio può concludere due cose: che ora so di non esistere solo io, ma che esiste anche Dio; inoltre, se Dio è sommamente perfetto e dunque non ha alcuna imperfezione, essendo il fare il male, o semplicemente l'ingannare qualcuno, un'imperfezione, allora Dio non è il genio maligno. Sono certo, a questo punto, che non c'è alcun genio maligno. Dio, infatti, è sommamente perfetto, dunque deve essere sommamente buono. Ricapitolando: ho dubitato di ogni cosa, ma ho scoperto che non posso dubitare della mia esistenza come cosa che dubita, tuttavia io non sono la causa della mia esistenza e qui, con la prova cosmologica, Cartesio dimostra che la causa della mia esistenza non può che essere Dio.