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mercoledì 29 agosto 2018

Cartesio: La prova ontologica dell'esistenza di Dio (quinta meditazione)


Cartesio prova ontologica esistenza di Dio






Cartesio: concezione vs immaginazione


Con la quarta meditazione Cartesio dimostra che Dio non ci ha dato una facoltà di conoscere che si inganna e ha mostrato per quali motivi noi siamo soggetti all'errore. Cartesio ha dimostrato che l'errore dipende dalla volontà e accade quando affermiamo o neghiamo qualcosa a proposito di ciò che non concepiamo in maniera chiara e distinta. Il chiaro e il distinto diventano anche un criterio di verità in Cartesio. Possiamo affermare o negare con certezza qualcosa solo se concepiamo questo qualcosa in maniera chiara e distinta, ma ci sbagliamo se ne abbiamo un'idea oscura e confusa. Nella quinta meditazione Cartesio continua nel suo percorso con lo scopo di risolvere tutti i suoi dubbi e decide di esaminare quali tra le idee della sua mente sono chiare e distinte, per separarle da quelle oscure e confuse. Concepiamo in modo chiaro, ad esempio, tutti quei concetti generali che si applicano ad ogni ente, ossia cose come la lunghezza, la larghezza e la profondità. Oltre a queste, ho molte idee chiare e distinte nella mia mente di cose che non esistono nel mondo, ma delle quali posso conoscere con chiarezza le loro proprietà. Un esempio di questo caso sono le figure geometriche, delle quali Cartesio cita il triangolo. Del triangolo posso dire che ha tre lati, tre angoli, che la somma degli angoli interni è uguale a due retti, che l'angolo più grande è sotteso al lato più grande, che l'area di un triangolo è: (base x altezza) / 2, ecc. La matematica, come molte altre scienze, si fonda su molti principi evidentissimi ed è ricca di un sapere fondato su idee chiare e distinte. Ora che non ho più motivo di credere all'esistenza di un genio maligno posso dire questo: che le proposizioni di quelle scienze sono assolutamente vere ed evidenti. Le figure geometriche, dunque, sono un esempio di idee chiare e distinte. Tuttavia, queste figure, secondo Cartesio, non hanno luogo nella realtà esterna, ma sono solo nella nostra mente, infatti sono tutte idee innate. La prova di questo, osserva Cartesio, sta nel fatto che, sebbene possiamo credere di aver visto cose triangolari in questo mondo, noi possiamo pensare un sacco di figure che non sono in questo mondo, ad esempio il chiligono. Tra l'altro, il fatto che possiamo pensare il chiliogono, ossia che possiamo pensare che questa figura ha mille lati, significa che il pensiero non necessariamente ha per oggetto immagini. Questa è una delle tesi fondamentali di Cartesio: posso concepire un'idea senza per questo doverla immaginare o rappresentarla nella forma di immagine.





La prova ontologica dell'esistenza di Dio


Se posso pensare in modo chiaro e distinto un'idea e le proprietà che le appartengono, di una natura tale che non posso pensare un triangolo senza pensare allo stesso tempo che la somma degli angoli interni sia uguale a due retti, ne consegue che posso provare l'esistenza di Dio, se la proprietà dell'esistere è così evidente e inseparabile dall'essenza di Dio stesso. Questa è la prova ontologica dell'esistenza di Dio e segue in Cartesio questa forma:

1 Dio è sommamente perfetto.

2 L'esistenza è una perfezione.

3 Dio esiste.

Questo argomento dal punto di vista della struttura funziona perfettamente, ma il suo contenuto può apparire strano e merita di essere spiegato. La prima premessa dice semplicemente che Dio è un essere che ha in sé ogni tipo di perfezione. Questa potrebbe essere considerata semplicemente una definizione, nel senso che non ha bisogno di prova. Se Dio non avesse tutte le perfezioni non sarebbe Dio. La conclusione discende dalle due premesse in modo perfetto, ma la sua verità dipende dalla verità delle premesse. Il problema è la seconda premessa. Perché l'esistenza sarebbe una perfezione? Cerchiamo di smontare questo enunciato: "l'esistenza è una perfezione". Posso dire che l'esistenza sia una perfezione di Dio solo se la considero prima di tutto una sua proprietà, ma perché considerare l'esistenza una proprietà? Di solito siamo abituati a pensare che se una cosa non esiste, questo non significa che ha tutte le proprietà che gli convengono meno l'esistenza, ma che non ha proprietà affatto, perché non esiste. Per capire questo dobbiamo entrare nella mentalità di un filosofo dell'epoca, in particolare di un filosofo molto influenzato dal pensiero medioevale. Prendiamo due idee: l'idea di un pavone; l'idea di un drago. Posso dire del pavone che ha una lunga coda e posso dire del drago che sputa fuoco, entrambi gli enunciati sembrano veri, salvo il fatto che i pavoni esistono e i draghi no. Come posso dire il vero di una cosa che non esiste? Posso pensare, per esempio, che quel qualcosa, il drago in questo caso, non ha un'esistenza attuale, ma solamente una possibile. Non c'è nulla di contraddittorio nel pensare il drago come esistente, dal punto di vista logico. Il pavone, al contrario, esiste attualmente. Come faccio a dire che il pavone esiste e il drago no? Questo lo so per esperienza, ossia con i miei sensi ho visto pavoni, mentre non ho mai visto draghi. Potrei avere un'allucinazione di un drago, ma questo per Cartesio conferma solo il fatto che i sensi tendono ad ingannare. Dunque non posso derivare dal concetto di pavone o di drago l'esistenza attuale, ma solo quella possibile. Esiste qualcosa che non ha assolutamente esistenza possibile? Certo, il quadrato rotondo, il triangolo rettangolare o il ferro bronzeo. Non esistono, neanche come possibili, perché sono impossibili, ossia non può esistere logicamente qualcosa che è triangolare e rettangolare allo stesso tempo. Il caso di Dio, invece, è particolare. Se qualcosa manca di una proprietà è imperfetta, almeno sotto un profilo. Se Dio non avesse l'esistenza, in questo senso, ossia pensando l'esistenza come una proprietà, allora mancherebbe di una perfezione e sarebbe imperfetto. La definizione di Dio enunciata nella prima premessa ci impedisce di dire una cosa simile, dunque Dio deve esistere, altrimenti non avrebbe tutte le perfezioni.

Dal fatto che non possiamo pensare una montagna senza la vallata, osserva Cartesio, non ne segue che esistono montagne e vallate. Potremmo pensare che sia lo stesso per Dio, ossia che dal fatto che non posso pensare Dio se non come esistente non ne segue che esiste, ma non è così. Infatti se non posso pensare Dio come non esistente è perché Dio esiste davvero ed è per questa necessità che non posso pensare Dio se non come necessariamente esistente. Il drago e il pavone hanno esistenza possibile, questo lo so perché posso pensarli come esistenti senza contraddizione. Tuttavia il drago non esiste attualmente, mentre il pavone sì. Dio non ha esistenza possibile, ha un'esistenza necessaria. Avere un'esistenza necessaria significa che l'esistenza di qualcosa può essere derivata dalla sua stessa essenza. Dio per essenza è un essere totalmente perfetto, l'esistenza è una perfezione, dunque Dio esiste.

Se posso affermare con facilità tutto questo è perché concepisco chiaramente l'idea di Dio, perché ho un'idea chiara e distinta di Dio, almeno secondo Cartesio. Quando affermo qualcosa di ciò che concepisco in modo chiaro e distinto dico il vero. Ora so che quell'idea innata di Dio, idea che non mi sono dato da solo, ma che l'ha posta Dio stesso, è un'idea chiara e distinta, un'idea nella quale l'esistenza è derivabile necessariamente dall'essenza.