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martedì 27 febbraio 2018

La natura della ragione strumentale VI
















La Critica della ragion pura e la Critica della ragion pratica di Kant differiscono essenzialmente per un fattore. Nella Critica della ragion pura Kant pensa la ragione come uno strumento. Egli pensa la ragione come un compasso e dice che la ragione ha un campo limitato di applicazione perché la si usa per studiare solo ciò è esperibile, ma non può essere usata al di fuori di questo campo perché sarebbe come usare un compasso, non per fare cerchi, ma linee; nella Critica della ragion pratica la ragione non è uno strumento, ma è un soggetto. È il soggetto ad essere razionale in quanto portatore della legge morale. Nella Critica della ragion pura esiste il soggetto (l'io penso), ma è semplicemente una funzione logica, ciò che accompagna e unisce le varie rappresentazioni, altrimenti avremmo uno stato di schizofrenia con rappresentazioni voltanti ovunque. L'io penso è fenomeno, diversamente dal soggetto morale che è noumenico. Quindi per Kant la ragione strumentale ha soltanto un uso teoretico, non pratico. Spesso si dice che la ragione strumentale funziona secondo la logica mezzi/fini. Nella Critica della ragion pratica Kant smonta questa logica facendo del dovere un fine in se stesso. Secondo Kant usare la ragione strumentale per le azioni vorrebbe dire confondere la ragione teoretica con quella pratica, o usare la ragione teoretica in ambito pratico. Cercherò comunque qui di parlare della ragione strumentale e della ragione calcolante tentando di mostrare cosa ne hanno detto i vari filosofi, analitici e continentali. Mentre i continentali condannano completamente la ragione strumentale, soprattutto dopo l'esperienza del nazismo, negli analitici la critica non è così forte, ma certamente, anche loro, ammettono l'esistenza di tipi di razionalità migliori. Possiamo immaginare una ragione strumentale e calcolante come una ragione che cerca i mezzi per raggiungere un dato fine. Usando un calcolo, emette un risultato su quale sia il metodo migliore per arrivare al fine. Se il fine è diventare ricco, la ragione ci dice quale è il mezzo migliore, ma di che mezzo si tratta? Sotto certi aspetti si può dire che il capitalista che sfrutta il lavoratore per profitto sia razionale, nel senso che usa un metodo efficace per guadagnare di più, ma dal punto di vista del fatto che i lavoratori malati lavorano male, che quelli licenziati aumentano la massa dei disoccupati e che questi agiranno prima o poi contro il capitalista, la sua azione appare completamente irrazionale. Tutto dipende da quante informazioni includiamo nel calcolo. Molte delle nostre azioni sono completamente irrazionali dal punto di vista dell'ambiente-mondo che stiamo danneggiando (da questo punto di vista non è più razionale disboscare un bosco per piantare olio di palma, in quanto l'olio di palma costa meno). Nella mia analisi prenderò in considerazione principalmente tre autori: Hubert Dreyfus; Robert Nozick; Max Horkheimer.

a) Dreyfus: la ragione calcolante

Hubert Dreyfus è uno dei maggiori filosofi analitici sul tema dell'intelligenza artificiale. Nei suoi studi sull'intelligenza artificiale si è impegnato a dimostrare che la ragione umana è diversa dalla ragione della macchina e che ci sono cose che la macchina ancora non è in grado di fare, ma l'uomo sì. La ragione calcolante, puramente logico-aritmetica, è tipica dell'intelligenza artificiale e dei computer, ma la ragione umana è molto più di tutto questo. Secondo Dreyfus quel modello di razionalità a cui si rifanno chi programma e progetta macchine intelligenti non è altro che il modello di razionalità a cui si rifaceva lo stesso Socrate. Socrate, secondo Dreyfus, interrogava le persone che venivano considerate esperte nella sua società (es. i sofisti) e cercava di capire da loro quali fossero le regole che adottavano per pensare e per ragionare. La classica domanda socratica, ossia "che cos'è x?", è una domanda che chiede dei criteri sulla base dei quali un soggetto applica un concetto in un determinato caso. Ad esempio: se affermi che il soldato che non scappa di fronte al pericolo è coraggioso, sulla base di quale nozione di coraggio lo affermi? Il soggetto ha appreso delle regole e le mette in pratica, quando viene interrogato da Socrate, Socrate gli chiede delle regole che usa, ma il soggetto non le ricorda o non è in grado di rispondere. Mentre il soggetto sembra facilmente trovare casi di applicazione del suo concetto, egli sembra aver perso la regola. Il discorso regola/caso è il tipo di ragionamento che l'intelligenza artificiale usa e che è stato pensato in particolare dall'informatico Edward Feigenbaum, citato spesso da Dreyfus. La macchina intelligente segue un tipo di ragionamento deduttivo ed è programmata a seguire determinate regole. Esempio di Dreyfus: il gioco degli scacchi. La macchina viene programmata di modo tale che possieda tutta la conoscenza delle regole che adottano i campioni mondiali di scacchi. Ad ogni mossa è in grado di controbattere con una contromossa adeguata sulla base delle informazioni che possiede. L'essere umano funziona in modo diverso. L'uomo certamente impara prima le regole, le mette in pratica diverse volte per prendere confidenza, ma ad un certo punto riesce a eseguire tutto automaticamente senza nemmeno doversi ricordare più delle regole che usa. Un uomo che sta imparando una lingua come l'inglese dovrà prima di tutto apprendere le regole della grammatica e una buona dose di vocaboli. Mano a mano che farà pratica nel parlare, nello scrivere e nel leggere, non avrà più bisogno delle vecchie regole perché tutto gli viene automatico. L'esperto umano, afferma Dreyfus, non comprende le regole solo alla lettera, ma ne comprende lo spirito e sa quando è necessario rompere con certe regole. L'esperto umano degli scacchi non ragiona necessariamente usando inferenze, quindi usando un metodo puramente logico-matematico, ma è capace di servirsi di un sapere intuitivo, una volta che ha metabolizzato molto le regole che ha appreso precedentemente. È vero, tuttavia, che il campione degli scacchi del mondo è stato battuto da un computer, il famoso computer Deep Blue della IBM. Bisogna tenere conto, però, che questi computer sono programmati per seguire un vastissimo numero di regole prese proprio da quelle che seguono i vari campioni a livello mondiale.

b) Nozick: la ragione strumentale come primo livello di razionalità

Robert Nozick scrive sulla ragione strumentale nel quinto capitolo di La natura della razionalità. Robert Nozick vede nella ragione strumentale un livello base della ragione, ma è convinto che la razionalità non si riduca alla ragione strumentale. La ragione strumentale segue lo schema mezzo/fine. Per ogni obbiettivo da raggiungere esiste un modo per realizzarlo e per farlo nel miglior modo possibile. Trovare questo mezzo è lo scopo della ragione strumentale. Nozick si chiede come venga giustificata l'esistenza di una ragione strumentale e risponde in questo modo: perché è lo strumento migliore per raggiungere i propri obbiettivi e realizzare il proprio desiderio. La ragione strumentale trova mezzi per realizzare fini, ossia comprende in che modo ottenere certi risultati. Tuttavia essa stessa diventa un mezzo. Se il voler realizzare un obbiettivo dipende dal mio desiderio e come mezzo per capire come posso realizzare l'obbiettivo uso la ragione strumentale, allora la ragione strumentale diventa un mezzo del desiderio. Il fatto che la ragione strumentale persegua come fine quello di massimizzare l'utilità con il raggiungimento di un dato obbiettivo, sapendo che l'utilità non potrà mai essere determinata a priori, ma solo a posteriori, ne segue che la ragione strumentale rimane empirica. Da quanto detto si possono dedurre due cose: che la ragione pratica pura di Kant che persegue l'obbedienza alla legge morale come fine in se stesso non è una ragione strumentale, in quanto non fa del dovere un mezzo per qualcos'altro; che la ragione pura teoretica non è una ragione strumentale in questo senso, perché non è empirica, ossia la sua conoscenza riguarda i giudizi a priori. Questo significa anche che la ragione pratica empirica può avere un uso strumentale come mezzo per la soddisfazione del desiderio. Per Nozick questa ragione strumentale usa anche dei principi e segue il calcolo, per esempio il calcolo della probabilità che è alla base di simili ragionamenti. Tuttavia, come dice Heidegger per gli strumenti, la ragione strumentale è una nostra protesi, così come il martello, in quanto strumento, può essere visto come estensione del braccio.

Detto questo Nozick riflette su ciò che consideriamo razionale e prende in considerazione la famosa affermazione di David Hume:

«Non è contrario alla ragione che io preferisca la distruzione del mondo intero piuttosto che graffiarmi un dito; né è contrario alla ragione che io scelga la mia completa rovina per risparmiare il più piccolo dolore ad un indiano o a una persona che mi è del tutto sconosciuta.» (Hume, David, Trattato sulla natura umana, Laterza, Bari, 2010, p.437)

Secondo Hume la ragione da sola non è in grado determinare la volontà (contrariamente a quello che afferma Kant) e la ragione non si oppone all'elemento patologico, ossia alla passione. Siccome la ragione non produce atti, la dimostrazione infatti non giuda le azioni, ma al massimo ci dice qualcosa di utile sui giudizi di causa/effetto, la ragione non può nemmeno impedire l'azione. Hume pensa che l'agire umano dipenda piuttosto dalle passioni. La ragione, al contrario di quel che si pensa, è soggetta alle passioni. In effetti la ragione strumentale non comanda il desiderio, ma ne è comandata e allo stesso modo sarà influenzata dalle emozioni. Secondo Hume la ragione umana può dichiarare una passione irragionevole solo in due casi: quando è stata fatta una supposizione falsa, ossia quando la passione si basa su oggetti che non esistono; quando i mezzi sono insufficienti allo scopo, ossia quando sono insufficienti per risvegliare una passione e ci inganniamo sulle cause e sugli effetti che scegliamo. Il problema proposto che io ho citato di Hume riguarda la questione delle preferenze. Hume afferma che è la passione che guida l'azione e la passione è contraria alla ragione solo nei due casi che ho descritto. È per questo che Hume afferma che non è contrario alla ragione preferire la distruzione del mondo piuttosto che grattarsi un dito. Quel che ci insegna l'affermazione di Hume, sostiene Nozick, è che non basta dire "no, non è vero, è meglio grattarsi il dito", bisogna fornire delle motivazioni, avere dei criteri per le proprie preferenze. Nozick spiega che oggi il problema di Hume viene studiato attraverso la teoria dei giochi di von Neumann–Morgenstern e parte da questa teoria per proseguire le sue riflessioni. Ci sono determinate condizioni che una preferenza deve soddisfare affinché si possa considerare razionale. Queste condizioni possono essere proprio quelle descritte nella teoria dei giochi di von Neumann–Morgenstern. Qui, osserva Nozick, il soggetto deve preferire soddisfare certe condizioni piuttosto che non soddisfarle, ma questa costituisce una condizione in più. Nella lettura di Nozick Hume sta dicendo che ogni tipo di preferenza è ugualmente razionale. Nozick non è d'accordo con questa conclusione. Egli afferma che ogni preferenza prima di tutto ha una serie di presupposti: bisogna essere vivi; avere la capacità di conoscere e valutare le alternative; essere capaci di scegliere e di effettuare una scelta dato un certo numero di alternative. Giustamente Nozick afferma che preferire di essere morto può essere razionale solo se dietro sono poste delle ragioni. In assenza di queste, questa preferenza è chiaramente irrazionale. Un'altra condizione importante per Nozick è che il desiderio sia realizzabile. Solo un desiderio coerente e realizzabile è veramente un desiderio razionale. Quando un uomo desidera cose che non potrà mai ottenere, prima o poi smetterà di desiderarle e punterà su altro. Gli obbiettivi li deriviamo da una nostra matrice di preferenze e possiamo considerare un certo desiderio razionale, secondo Nozick, solamente se esiste un processo razionale attraverso il quale realizzare un dato desiderio. È la ragione strumentale a cercare di capire quale sia il migliore piano per realizzare il nostro desiderio.

c) Max Horkheimer: la ragione strumentale nel tramonto dell'occidente

Max Horkheimer, membro della scuola di Francorforte, ha scritto un famoso libro sul tema della ragione strumentale: Eclisse della ragione. Il primo capitolo si intitola simbolicamente Mezzi e fini e incomincia con la descrizione di ciò che Horkheimer chiama ragione soggettiva. Questo tipo di ragione possiede la facoltà della classificazione dell'inferenza e della deduzione. La ragione ridotta a maccanismo. Questa ragione, afferma Horkheimer, si interessa solamente della relazione mezzi/fini, ossia tenta di trovare i mezzi adeguati per determinati fini, ma non si chiede se i fini siano realmente razionali. Così, afferma Horkheimer, per la ragione soggettiva, quella che qui io chiamo ragione strumentale, non ci sono fini che siano di valore per se stessi, ma ci sono invece soltanto fini che sono valutati sulla base dei guadagni che ci possono portare. Dati certi fini, come ho detto per la ragione strumentale, la ragione soggettiva calcola le probabilità, ci spiega quali siano i mezzi migliori, senza, appunto, chiedersi se il fine sia razionale o meno. L'opposto della ragione soggettiva è la ragione oggettiva, ossia una ragione che si interroga su come determinare i fini da seguire e non semplicemente come raggiungerli. Questa ragione concerne l'universale e non il calcolo soggettivo e formale. La ragione oggettiva costituisce la scoperta dell'essere e dell'ordine universale. La ragione soggettiva, invece, rimane egoista, un semplice strumento per la concretizzazione del proprio personale benessere. La ragione formale è calcolante: non pensa che la libertà e la giustizia siano buone in sé e che l'oppressione sia completamente inutile e dannosa. Per la ragione soggettiva dire che la giustizia è un bene in sé, osserva Horkheimer, è come dire che il rosso è meglio del blu. Se la schiavitù è vantaggiosa, per la ragione strumentale non è un problema la schiavitù, anzi, è una risorsa. Dire che la dittatura è cattiva solo per quelli che non ne beneficiano è un enunciato che non crea nessun problema per la ragione soggettiva, ma se ci fossero dei valori, cosa che mancano, se la dittatura fosse considerata un male in sé, allora quell'enunciato creerebbe certo molti problemi. Nella ragione soggettiva non ci sono verità oggettive: tutto è relativo. Un calcolo dà un certo risultato in base ai numeri che sostituiamo alle variabili, ma tutto dipende da fattori variabili. La ragione soggettiva partecipa di un rovesciamento, un rovesciamento che Horkheimer ritrova in Peirce. Peirce sostiene che le nostre aspettative sono soddisfatte non perché le nostre idee sono vere, ma le nostre idee sono vere perché le nostre aspettative sono soddisfatte o le nostre azioni hanno portato risultati. La ragione soggettiva è una ragione scientifica, nel senso della classificazione, della verificazione e della sperimentazione da laboratorio. Questa immagine della razionalità ci è consegnata direttamente dal positivismo. La ragione strumentale è diventata presto il modello della società e del mercato. Comprendere quali sono i mezzi che ci permettono di ottenere il massimo guadagno e profitto è chiaramente uno dei problemi dell'uomo nell'economia capitalista, perciò la ragione strumentale è uno strumento che torna molto utile in un sistema di questo tipo. La ragione strumentale non è solo un mezzo, ma trasforma le altre cose in mezzi, considera cioè le altre cose come mezzi da usare per un fine. Per esempio considera la natura come mezzo per l'industria e l'industria come mezzo per la produzione, la produzione come mezzo per fabbricare merci e vederle per fare soldi. Non ci sono più cose che hanno un valore in sé e in quanto tali, ma solo cose che valgono perché ci servono ad un determinato scopo, sia esso razionale o meno. Ho detto che la ragione strumentale è empirica perché i suoi giudizi non possono che essere a posteriori, ma la ragione strumentale è anche pura, nella misura in cui è completamente fredda. La mancanza di empatia in chi fa uso della semplice ragione strumentale è uno dei tratti messi in evidenza dallo stesso Adorno nella sua analisi del nazismo. Non è detto che la ragione soggettiva non si possa conciliare con quella oggettiva, i problemi cominciano quando la prima vuole dominare la seconda o quando la prima incomincia a prendere una strada sua indipendentemente dalla seconda.




In conclusione la ragione strumentale rappresenta il livello più primitivo della razionalità. La ragione strumentale non è soggetto, anche se è soggettiva, nella misura in cui diventa strumento dell'ego per il suo personale soddisfacimento. È un modello di razionalità calcolante che si basa principalmente sulla probabilità. La ragione dei computer, se i computer hanno mai una ragione, non può che essere questa. La ragione strumentale segue la logica mezzi/fini, ma si interessa esclusivamente della razionalità dei mezzi e non di quella dei fini. Cerca il mezzo migliore per ottenere il risultato desiderato. La ragione strumentale dunque diventa serva del desiderio, il quale la usa semplicemente come strumento. La ragione strumentale investiga i mezzi, ma è essa stessa un mezzo per qualcosa e trasforma tutto in mezzo per qualcos'altro. Riguardando la realizzazione di fini pratici essa è empirica, dal momento che non si può determinare un risultato a priori, visto che tutto dipenderà da diversi fattori come la situazione, le nostre capacità e così via. Nello stesso tempo la ragione strumentale è pura, nel senso di fredda. 

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sabato 20 giugno 2015

Death note: la società della ragione strumentale









Secondo me si potrebbe costruire filosofie sui manga, sul serio. Questo dipende dal fatto che diversi manga sembrano avere un grosso contenuto filosofico, ovviamente non parlo di Dragonball, di Naruto, di Onepeache, parlo di cose come Death note, Neon genesis evangelion, Code Geass e Stein Gate. Per chi non l'ha visto faccio giusto un piccolo riassunto della trama di modo anche di avere una guida per il mio discorso. Uno shinigami (spirito yokai della morte) di nome Ryuk perde più o meno volutamente un death note, un quaderno della morte, un quaderno dove si possono scrivere nomi di persone e queste effettivamente moriranno (per uccidere ci vuole un volto e un nome). Light Yagami studente brillante ed intelligente, annoiato dalla vita, trova questo quaderno un giorno e ne diventerà il suo possessore. Ovviamente Light Yagami farà incontro di Ryuk e cercherà di provare il death note per capire se funziona sul serio. Dopo aver scoperto la sua efficacia decide di un usarlo non per un motivo subdolo come fare soldi o avere successo, bensì per fare giustizia, per uccidere direttamente tutti i colpevoli, di modo che diminuendo i criminali diminuiscono anche i crimini, diciamo in un senso molto statistico. La decisione di Light Yagami, però, non può separarsi dall'idea di avere successo, in un certo senso, o meglio di diventare un Dio. Il suo grande potere lo fa un grande Dio della morte giustiziere dal nome "Kira". Il grande numero di morti insospettisce la polizia nel mondo, l'Interpol decide di intervenire ed ingaggia la sua mente migliore per capire cosa ci sia dietro le crescenti morti: il misterioso "Elle". Grazie ad una serie di stratagemmi acuti "Elle" riesce prima a capire che l'autore dei crimini si trova in Giappone, poi mano a mano costruisce il suo sospetto per Light Yagami, studente dell'università promettente nella carriera di poliziotto e figlio di un capo di polizia giapponese. È grazie all'accesso ai dati della polizia che Yagami scopre tutti i criminali da uccidere, nello stesso tempo anche per questo "Elle" conclude che non può che essere lui. Il fatto è che non ci sono mai delle prove evidenti, che non avrebbe motivo imprigionarlo solo per dei sospetti che si fanno sempre più forti. In questo c'è una specie di continuo gioco di intelligenza che non sembra avere termine, una partita a scacchi in cui ogni elemento è una pedina che serve per vincere, questo vale per Misa Amane (la seconda "Kira"), vale per molti altri personaggi e pensino per un altro shinigami. Quando Light Yagami riesce ad eliminare "Elle" sembra diventato realmente il Dio, i morti mano a mano aumentano e il crimine effettivamente cala. Ci sono opinioni differenti su quello che fa "Kira", alcuni sarebbero con lui perché credono che sia giustizia, altri sembrano cadere sempre più nel panico. Quello che Yagami non ha compreso è che difficilmente si può evitare di incontrare nuovi ostacoli e persone più abili di te. Near e Mello saranno altri suoi avversari, Near collabora direttamente con il governo americano e lui con degli agenti si dirigono direttamente in Giappone per spiarlo. Sarà Near a fare scacco matto, ovviamente è difficile spiegare in poche righe come ci sia riuscito, ma è per questo che conviene guardarsi l'anime.

Immaginatevi i Passages di Benjamin, un libro che parla di un mondo consumista, della moda, una realtà dove tutto è apparenza, anche la felicità, ma in realtà tutti nuotano nella noia più assoluta ed ogni attività diventa pura fuga da questa noia. Death Note comincia con la noia, comincia da Ryuk che non ne può più del suo mondo degli spiriti tutto uguale e da Yagami uno studente brillante che prova noia per la sua esistenza e soprattutto per la società che lo circonda. Sono forse dei risvegliati? gli unici che si accorgono del grigiore della società dei consumi?. È importante capire che tutto è cominciato con la noia, perché quando Yagami poi parla di voler far giustizia, questo inizio fa da contrasto con questa svolta. In questo senso si può dire che l'idea di diventare il Dio del mondo, di fare giustizia per la terra, è la fuga brillante dalla noia per entrare in un gioco appassionante senza esclusione di colpi. La logica di Yagami è puramente statistica: se diminuisce il numero dei criminali, diminuiscono i crimini. Le persone sono prese solo nel senso numerico e quantitativo, perché quello che conta in una logica statistica è la diminuzione numerica dei crimini. Questa logica ovviamente considera i crimini solo dal punto di vista quantitativo senza le dovute differenze qualitative che dovrebbero avere ed estende la pena di morte quasi a qualsiasi cosa. Si possono confrontare i sei punti scritti da Löwenthal per indicare i caratteri principali dei campi di concentramento. Per esempio sul primo punto dice: «Una delle funzioni principali del terrore è di cancellare ogni legame razionale tra decisioni del governo e il destino individuale» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.235) Di fronte al potere tutti sono ugualmente carne da macello, non ci sono differenze di individui, così Light non si interessa né dei motivi dei crimini, né del crimine in sé, così che i criminali rientrano in una categoria omogenea. Sul secondo punto: «Con il collasso della razionalità legale e del suo chiaro significato per il destino individuale, quest'ultimo diviene opaco e perde la sua peculiare sensatezza.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.236) Una grossa perdita di senso e della continuità dell'esperienza, in ogni momento potresti essere tu a morire, tu stesso potresti essere la persona scelta da Kira; in questo modo si vive con la consapevolezza che la propria esistenza potrebbe finire tra due minuti o meno. Terzo punto: «In un sistema che riduce la vita a una catena di reazioni sconnesse a esperienze scioccanti, la comunicazione personale perde di significato.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.237) Se siamo cadaveri che camminano su questa terra, la nostra vita non può che ridursi ad un insieme di reazioni a pulsioni. Quarto punto: «Il vecchio sistema culturale che dall'astratta metafisica filosofica si estendeva alle istituzioni religiose e pedagogiche, produceva un'ideologia della condotta razionale che contemplava il rispetto dei diritti, delle esigenze e dei bisogni degli altri quale condizione necessaria per la propria sopravvivenza.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.238) Si deve lottare se si vuole vivere, lottare per nascondersi sotto falsi nomi, lottare per non essere mai scoperti, perché è come se un grande occhio che vede ogni cosa dall'alto scrutasse tutti per scoprire nomi e volti per scriverli sul death note. Quinto punto: «Tra le peggiori paure dei signori del terrore vi è quella che le loro vittime possano riacquistare la consapevolezza di appartenere a una società di esseri umani.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.239) Le persone sono solo più dei numeri, hanno dimenticato di essere degli esseri umani, dimenticato il valore dell'esistenza. Sesto punto: «Un sistema del terrore raggiunge il suo apice quando la vittima non è più consapevole del baratro che esiste tra sé e i suoi carnefici.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.241) Nell'anime si possono notare alcuni sostenitori di Kira che minacciano di attaccare il palazzo dove si trova la squadra di Near, evidentemente hanno preso gli ideali del carnefice; quello che però si nota è che siano bastati un po' di soldi fatti volare per terra per farli distogliere dal vero obbiettivo e farli lottare per questi. Potrebbe sembrare una società disciplinare nel senso di Foucault, ma in realtà è una società dove la pena di morte è diventata il mezzo più immediato per eliminare il crimine. Il lavoro di Light nasconde l'idea di una morale più sottile che è quella di una morale utilitarista in tutti i sensi, questa morale utilitarista dice che in fondo è giusto sacrificare tot criminali se il guadagno è un mondo senza il crimine. Ryuk stesso gli aveva fatto notare che non aveva senso fare del male per eliminare il male, altrimenti per coerenza si deve uccidere anche se stessi. A questo Light aveva risposto che non era male perché il fine era buono, il fine giustifica i mezzi?. Quando Light elimina una persona piuttosto che un'altra sulla base di cosa lo fa? semplicemente qualcuno è già stato classificato criminale e lui lo ammazza? di fatto se si basa sugli elenchi della polizia, non può che pensare in un modo simile, ma cosa succede se per errore finisce in carcere una persona che non ha commesso un reato di cui è accusata? ammazza anche quella? e come fa sapere della sua innocenza?. La logica dell'utilitarismo insegnerebbe che questa eventualità costituirebbe un'eccezione molto insignificante se si pensa in rapporto alle vite che si potrebbero salvare uccidendo i criminali con il quaderno. Guardando dall'altro lato si può dire che non ci sia concezione del male prestabilita, ma almeno ve ne deve essere una del bene, per esempio deve pensare che uccidere i criminali per diminuire il crimine sia giusto. In effetti questo lo pensa ed è anche per questo che Light rientra nell'elenco dei giustizieri solitari che praticano una giustizia privata la quale presuppone sempre un'idea personale su cosa sia giusto o cosa sia sbagliato. C'è quindi un problema di morale di fondo, Light segue una morale utilitarista. Il padre di Light Yagami: Soichiro Yagami, invece, è semplicemente un kantiano, l'unica persona onesta in tutto l'anime, uno che fa il dover per il dovere, che è convinto che uccidere sia sbagliato non importa per quale causa, esegue gli ordini fino all'ultimo, paradossalmente va incontro alla morte seguendo le istruzioni dettategli da suo figlio e per lui cerca di uccidere Mello (qui c'è un conflitto kantiano: eseguire gli ordini del tuo capo, cioè fare il tuo dovere professionale, quindi uccidere oppure non uccidere disobbedendo agli ordini impartiti, seguendo la legge morale?). "Elle" su questo modello può sembrare anche lui leggermente un utilitarista, soprattutto nelle sue indagini, quando non si fa scrupoli di torturare Misa Amane per estorcere informazioni (il ragionamento è questo: se il fine è catturare il criminale peggiore della storia, allora ogni mezzo è concesso). Per questo motivo è davvero difficile dire dove stia il bene in questo anime, perché dopo tutto questo anime non parla altro che di una società della ragione strumentale, ragione che considera tutto come mezzo per arrivare ai suoi fini, ogni cosa è oggetto da sfruttare. Ragione strumentale è un altro concetto la scuola di Francoforte, in particolare Horkheimer scrive molto su questo tema: «In realtà fu necessario che la ragione si separasse dal suo legame con gli oggetti e si rendesse indipendente, al fine di liberarsi dalla cieca coazione naturale e dominare la natura in quella misura che oggi ci spaventa. Ma la ragione non ha preso coscienza del fatto che questo distacco è stato necessario e al contempo apparente. Ha gettato via la mitologia e la superstizione insieme a tutto ciò che non può essere ridotto entro i confini dello spirito soggettivo. Non in questo gesto, ma nel fatto di essersi posta sul trono del sé, consiste la sventura che portò all'autodistruzione della ragione. Con la superbia che è propria di ogni accecamento, la ragione soggettiva non ha infatti ammesso di dovere la sua esistenza autonoma non a se stessa, ma in somma misura alla divisione del lavoro, al processo del confronto tra l'uomo e la natura. Ma quanto più puntigliosamente seguita a negarlo, tanto più è costretta a spacciarsi, di fronte a sé e agli altri, per un'essenza assoluta - fino a quando, in omaggio al suo principio della verifica del dubbio, sarà costretta a scacciare se stessa nel regno degli spettri alla stregua di una qualitas occulta.» (Donaggio, Enrico (a cura di), La scuola di Francoforte, Einaudi, Torino, 2005, pp.207) Horkheimer distingue una ragione soggettiva da una oggettiva, quella oggettiva non si pensava in contrapposizione alla natura, ma pensava che la natura stessa fosse ragione, non nel senso hegeliano, ma in un senso etico/stoico, cioè che vivere secondo ragione vuole dire vivere secondo natura. Mentre proprio: "il reale è razionale" parla di una realtà soggettivata e sempre più matematizzata, la realtà delle scienze, il dominio della ragione sulla natura. Una ragione di questo tipo è ciò che vi è di essenziale in un anime come questo. Non c'è emotività, se non apparente; in realtà ci sono due grandi menti che giocano una partita a scacchi e cercano di capire come schiacciare l'altro. Non dimenticate mai che l'obbiettivo sia di "Elle" che di Near è quello di vincere e non quello di fare giustizia, si tratta solo di risolvere il puzzle, una questione di orgoglio personale. Dopo tutto la vittoria è un fatto proprio, o più che altro si deve parlare dell'idea non subire una sconfitta e un disonore. "Elle" dice: la battaglia l'ho persa, la guerra non è finita, se in una partita a scacchi ci mangiano la torre non ci sganasciamo dal dolore, anche se sappiamo di aver perso un pezzo, ma forse questa è solo una parte di una trama sottilissima in cui quel pezzo era da sacrificare per arrivare alla vittoria. Diversi agenti dell'FBI muoiono uccisi da Kira, queste sono delle pedine sacrificate. "Elle" e Light hanno la stessa mentalità ma sono due persone molto diverse, cosa cambia? l'attenzione e la coscienza, lo stato d'animo. Light è una persona rigida, è come se avesse sempre due Sé, uno apparente ed esterno, un altro completamente interiore; questa logica funziona in modo tale che Light diventa quello finto e Kira quello vero. Kira è la verità che cela il volto di Light, diciamo che Light con la massima attenzione riesce ad immedesimarsi in altre parti, simulare emozioni finte, far credere di amare Misa e così via. Light dal punto di vista psicoanalitico sembra una figura impossibile, nel senso che normalmente ogni esagerazione della coscienza, dell'Io, in un individuo è controbilanciata dal contrario nel suo inconscio, tuttavia Light non sembra presentare dei difetti di questo tipo, degli errori inconsapevoli che controbilancerebbero la ricerca di perfezione della coscienza; sicuramente se ha perso qualcosa gli è sfuggito, ma non sembra che questo davvero corrisponda ad un controbilanciamento dell'inconscio. "Elle", invece, ha un'attenzione più molle, sembra non essere quell'attenzione da soldato di Light, ma quella del lottatore di karate che ha conquistato la consapevolezza e sa che per essere più attenti si deve essere più rilassati; tuttavia in contrasto con questo "Elle" sembra continuamente depresso, forse per un passato e un'infanzia infelice, per un presente non bello e compensa tutto questo stato emotivo bilanciandolo con torte alla panna, gelato e altri dolci. "Elle" riconosce in Light il suo primo amico, questo la dice lunga sulla sua vita sociale, anche se forse non sembra così solitario e schivo e dopotutto ha delle capacità di coinvolgere gente, solo che va sempre sul crudo e non usa mai mezzi termini, per questo non piace a molti che lasciano il gruppo degli investigatori. La questione delle emozioni è essenziale, perché Near e "Elle" non hanno grosse emozioni, sembra che siano più dominate da razionalità, mentre nel caso di Mellow e Light le emozioni vengono nascoste in un secondo Sé, diciamo sono più nascoste. Questo anime nasconde inoltre delle riflessioni su quella che Adorno chiama "personalità totalitaria", l'azione di Light il primo che la possiede getta luce sulla sua diffusione nel mondo e trova concretezza nei suoi sostenitori. Non rimane che considerare il gruppo più immerso nella logica capitalista della morte, lo Yotsuba Group, in particolare Kyosuke Higuchi che non si fa problemi ad uccidere persone ricchissime per far tornare vantaggi economici al gruppo. Questo rappresenta una gruppo che usa il death note come nel caso di Light, seguendo il suo delirio di grandezza di diventare o di essere il grande giustiziere, ma direttamente per fare soldi. Qui l'ideologia della società capitalista diventa un motivo per la creazione di una macchina di morte. Kyosuke Higuchi è un avido egoista, il suo obbiettivo? soldi, fama e belle donne. Reiji Namikawa sostiene il terzo Kira, è un campione di Shogi, una specie di scacchi giapponese/orientale, potremmo definirlo interamente calato nella ragione strumentale. Suguru Shimura è definito come un paranoide. Takeshi Ooi è colui che organizza gli incontri, la grande mente.

Per concludere direi che si possono fare molti altri studi su questo anime, ad esempio degli studi di psicologia, questi potrebbero persino far luce su alcune logiche della nostra società attuale, del resto questo anime non nasce dal nulla, ma riflette un mondo in cui viviamo.



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