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martedì 15 novembre 2011

la risata





Forse so perfettamente perché l’uomo ride : lui solo soffre così profondamente, tanto da essere stato costretto a inventare il riso. L’animale più infelice e melanconico è, com’è giusto, il più sereno” (Nietzsche)


Nietzsche con questa frase afferma uno dei volti della risata, quella specie di: " rido per non piangere", nel senso della rista come una specie di scherzo, ma appunto la maschera ridente che nasconde la vera malinconia e l'abisso del dolore umano. L'animale vive di presente e non conosce il passato, tanto meno il futuro, non ha memoria, quindi gode solo dell'attimo, potrete vedere il vostro gatto giocare tanto tempo con lo stesso gomitolo, ma questo non soffre, perché non ha una consapevolezza del vissuto, visto che la sofferenza è sempre legata alla dimensione del tempo, quindi questa è legata al passato o al futuro, ma non al presente, perché la sofferenza può essere solo di un passato triste che ci tormenta, di qualcosa che se ne è andato e perso, quindi di nuovo del passato oppure per un futuro più tenebroso. C'è una seconda accezione di risata che adotta Nietzsche, ovvero la risata come distacco, quando vogliamo non prendere sul serio la realtà e quante volte in effetti ci converrebbe, le risate potrebbero aiutarci a superare ogni ostacolo. Quindi da quello che si comprende in questo caso Nietzsche si occupa del nostro bisogno di ridere cercando se mai appunto quali siano le cause, le ragioni nascoste. Nel primo caso appunto la risata diventa un tratto distintivo dall'animale, come anche nel secondo, solo che nel primo è la maschera sul dolore, nel secondo la risata diventa un modo per passare dall'attore allo spettatore, il mondo è quel grande spettacolo, è una commedia, ma appunto ridiamoci su. Il dolore è qualcosa che va al di là della maschera e la maschera copre questo dolore, lo troviamo come qualcosa che è connesso direttamente con l'esistenza, perché l'esistenza incosciente è dolore, perché l'esistenza non ha finalità e spesso non si sa nemmeno perché si soffre, al di là dell'angoscia esistenziale, infatti spesso il dolore viene dall'ignoto e si perpetua con la nostra ignoranza; nell'altro caso ci ricostituiamo come posizione vedendo quasi le cose come dall'esterno, non ci interessano i ruoli, perché dietro i ruoli c'è un solo spettatore. Il perché si ride, però non è solo il perché nel senso del nostro bisogno, ma anche del ciò che ci fa ridere. Schopenhauer aveva già detto che la risata era una questione di gioco con i concetti dove questi potevano essere scambiati e una cosa prima intesa in un modo e poi in un altro. Per esempio posso dire " un uomo entra in un caffé, splash!", la stessa parola finisce per avere due accezioni, non parliamo poi di tutti i doppi sensi e quant'altro. Quindi la risata nasce dal confondere significati, nel senso dell'associare cose diverse, perché magari hanno la stessa parola o perché richiamano l'altra e però tenere sempre presente i significati originari.