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martedì 21 giugno 2016

Rivoluzione ed immaginazione





















1 Introduzione: perché la filosofia non ha nulla a che vedere con il realismo

Se con realismo intendiamo il realismo ingenuo: la filosofia non ha nulla a che vedere con il realismo. Questa introduzione vorrebbe mostrare come la filosofia abbia sempre cercato delle strategie per superare la realtà come data e per potersi spingere oltre. L'immaginazione è un mezzo per superare lo stato di cose attuale, la rivoluzione si da quando l'immaginazione che guida le persone si manifesta empiricamente nella realtà come conversione del mentale in atto. La filosofia, in un certo senso, si traduce in un insieme di strategie per superare quella che io chiamo: la resistenza dell'oggetto. Nell'immagine più semplice dell'esperienza viene contrapposto un soggetto ad un oggetto, l'oggetto è contrapposto, nella misura in cui è posto contro, quindi è "Gegenstand". La filosofia però non consiste nell'arrendersi al fatto che l'oggetto si pone contro il soggetto, essa cerca piuttosto un modo per oltrepassare tutto questo. Mentre nelle scienze l'oggetto deve essere per forza di cosa assunto in quanto tale, limitandosi a descrivere l'oggetto e trovando le sue relazioni con gli altri oggetti, in filosofia l'esistenza dell'oggetto, se non viene dimostrata, rimane un pregiudizio del senso comune. In neurologia ci dicono che pensare che gli oggetti esistano là fuori potrebbe essere una credenza che dipende da come le facoltà cognitive dell'essere umano sono state costruite, tuttavia la neurologia deve partire da qualche oggetto: parte dai neuroni, parte dal cervello. Horkheimer, in particolare, ha mostrato come la distinzione tra la filosofia e le scienze naturali, si ponga nella differenza tra la scienza critica e una puramente descrittiva. L'economia borghese, diceva Napoleoni, tende semplicemente a descrivere i fenomeni economici del capitalismo, assumendo che questo sistema durerà per sempre. L'economia critica, tra cui spicca la teoria marxista, considera il capitalismo come un fenomeno storico, i suoi rapporti di produzione vanno sì spiegati, ma sempre con un intento critico: bisogna capire che le teorie dell'economia politica ipostatizzano un modello economico che è storico e un giorno dovrà essere superato. L'ecologia mette in discussione un certo tipo di economia, tuttavia, oggi si cerca sempre una soluzione che salvi il sistema, non che lo metta in discussione, come potrebbe farlo un'idea alternativa. Il sistema lotta per la sua sopravvivenza. L'immaginazione la pongo, in questo caso, come via per superare la resistenza delle cose. Essa è quel passaggio che ci permette di raffigurare uno stato di cose che non è quello attuale. In questo senso essa è liberatrice e rivela i suoi caratteri filosofici. Non si tratta, in questo caso, di costruire qualche ontologia del possibile per dire che ci sono altre realtà oltre questa, non ci interessa nemmeno saperlo ora se sia vero, ci interessa piuttosto che ci sia un motore negli eventi, motore delle rivoluzioni, apparentemente non di natura razionale. I rivoluzionari sono sognatori, quando le rivoluzioni falliscono, solo in quel momento appaiono come illusi. Ci sono una serie di sentimenti che accompagnano la rivoluzione, Kant parlava di entusiasmo rivoluzionario, ma queste cose non saranno oggetto di questo testo, piuttosto qui interessano i temi del sogno e dell'immaginazione. È oramai noto che il sogno non è una semplice sequenza di immagini, quanto piuttosto la condizione dell'immaginazione stessa, questo va ricercato in  Gaston Bachelard ed in Ludwing Binswanger. Inoltre è l'idea che spinge l'uomo oltre al puro desiderio che si da spesso come immaginazione a oltrepassare il muro dell'oggetto. L'idealismo nella filosofia ha mostrato che la conoscenza è l'arte di trovare l'idea o l'intelletto al di là dell'oggetto, la comprensione è sempre una riconduzione al soggetto. In questo senso Fichte va opposto al realismo fatalista, ma Fichte è la filosofia e il realismo fatalista non ha nulla di filosofico. Si può essere d'accordo con Fichte purché non si creda al fatto che l'oggetto diventi davvero un nulla. È già difficile dire che le cose così come sono, sono reali, quando si è finito di dirlo sono già cambiate. Il divenire è il primo problema, ma la teoria critica o la filosofia non sta semplicemente dicendo che ci si deve attenere al semplice fatto che le cose mutano. L'immaginazione ha poco a che vedere con il divenire quando lo si intende come scorrere degli eventi. Intendo dire che come strategia di superamento dell'ente, non è il divenire qui quello che conta, dopo tutto nel divenire esiste sempre un divenire uguale delle cose e una persistenza dell'oggetto nei suoi ritorni. Piuttosto l'immaginazione pensa qualcosa di completamente nuovo rispetto al mero divenire naturale che ripete le stagioni, che ripete i processi. Alcuni filosofi hanno pensato il mondo come un'insieme di immagini, parlo di Spinoza e di Bergson. In questo caso anche il mondo è immaginazione, non nel senso di solo immaginato, pura parvenza, ma come insieme di superfici, di maschere, di immagini che si dividono all'infinito. Ora se il mondo esterno comprende solo immagini, non è in quel luogo che possiamo pensare di trovare la vita. La vita è processo, è attività, quindi non si riduce alle immagini, come le immagini esterne. L'immagine è cosa morta, in questo senso. Tuttavia, oltre al mondo esterno esiste tutto un mondo interno di sensazioni, percezioni, ricordi, pensieri, coscienza. L'immaginazione nel senso delle immagini interne, o come vedremo, della reverie, ha l'immagine come oggetto, ma tutto è animato dal desiderio o dalla volontà. La vita come possibilità o potenza supera la mera condizione morta dell'immagine esterna. Idealismo dell'immaginazione potrebbe essere quello che vede nell'immaginazione il motore delle azioni e che contempla nella trasformazione rivoluzionaria del mondo di nuovo il soggetto oltre agli oggetti-accidenti che si danno ogni volta. Spinoza quando scrive è molto efficace: se immaginiamo di non essere capaci di fare qualcosa, noi non siamo capaci di farla. Cosa c'è di più vero? l'immaginazione può aumentare la potenza, cioè la vita, la possibilità oppure se soppressa potrebbe annichilire la potenza, renderci incapaci di agire. Questo è il punto: se ci immaginiamo di non saper far qualcosa, anche se potremmo farla, non la faremo e non riusciremo a farla, ma molto spesso è solo un problema di immaginazione inibita. Spinoza spiega anche che l'uomo si sente felice quando incrementa la sua potenza, quando vede che ha più possibilità nella vita, quando la sua immaginazione si amplia, è infelice invece se questa potenza diminuisce. Quante cose potremmo fare nel mondo? la nostra immaginazione senza vicoli ci lascia pensarle, tuttavia l'economia e una serie di questioni politiche rendono difficile la cosa, la traduzione in prassi. David Graeber, anarchico, ha detto che è il potere a zittire le persone e ha precludere ogni possibilità di immaginare una realtà diversa da questa. In fondo non è anche l'immaginazione uno dei poteri esplosivi della filosofia?. Questo testo prima parlerà del tema dell'immaginazione tra Bachelard e la psicoanalisi, mostrando anche una qualche forma di metodo per l'immaginazione e in secondo luogo parlerà di uno di quei sognatori che la rivoluzione l'ha fatta davvero come Ernesto Che Guevara, basandosi sullo scritto di un marxista come Michael Löwy.


2 La radio di mezzanotte: jazz onirico e rêverie di Bachelard

"La questione della radio riflette un problema cosmico: tutto il pianeta si è messo a parlare." (Bachelard, Gaston, Il diritto di sognare, Dedalo, Bari, 2008, p.178)

Midnight radio, ovvero la radio di mezzanotte, è il nome di un album di musica darkjazz del gruppo tedesco: Bohren und der Club of Gore. Il nome dell'album è piuttosto suggestivo perché mi rimanda per associazione mentale al capitolo: Radio e fantasia del libro: Il diritto di sognare di Gaston Bachelard. Oltretutto questa musica darkjazz o forse anche doomjazz ha sempre un sapore onirico: non ci sono parole, ci sono solo melodie che evolvono sogni. Here be Dragon dei The Kilimanjaro Darkjazz ensamble è un altro album che spira sogni, lascia comparire immagini sul fondo buio dell'inconscio. Questa musica è stata definita: "musica per un film che non è mai stato girato", il Macguffin, tanto per citare il titolo di una melodia dell'album Here be Dragon, senso puro senza significato di tutta la trama noir di questo jazz oladese-tedesco che si manifesta a prima vista come un'avanguardia mai vista prima di un genere su cui spira l'avvenire. La musica e l'arte sono semplicemente dei sogni o l'immaginazione che si imprime sulla materia, questo sembra il messaggio che ci lascia Bachelard su José Corti, sulle sue incisioni. L'autore non fa altro che parlare di utopie dipinte, della capacità dell'uomo di saper modellare la natura ancora in un modo non industriale, ma in piena armonia con la natura stessa. E così le costruzioni di ferro di Chillida si accordano con la natura, sembrano poste proprio lì dalla natura stessa, sono il modello opposto della città industriale che si ricopre di ferro, della Parigi di Benjamin. Il sogno come componente rivoluzionaria è una parte del mio tema, ma i sogni possono anche essere incubi e suggerire visioni distruttive, scenari desolanti e deserti del futuro. Così si potrebbe pensare che Bachelard alla ricerca della dolcezza da trasmettere in visioni, ricordi, attraverso un mezzo come la radio non prenderebbe in considerazione il mio accostamento al darkjazz. E tuttavia, come non appassionarsi alla volontà creatrice dei The Mount Fuji Doomjazz Corporation delle musiche dell'album: Antropomorphic?. Ogni singola musica è dedicata alle dimensioni e alle forme che costituiscono questo mondo: spazio, dimensione, forma, funzione; la musica stessa sembra creare lo spazio, creare le forme e la materia con il sax e la tromba. In questo caso è la musica che crea il mondo, come se il mondo non fosse altro che una combinazione di suoni. Dare materia ai nostri sogni, una delle magie della musica. Una serie di suggestioni di questo tipo mi hanno portato ad associare due cose molto lontane: Bachelard e il darkjazz. Si tratta sempre di associare cose lontane, la radio serve anche a questo. Il punto sostanziale è la comunicazione, il fatto di poter connettere ogni cosa ad ogni altra. Tutto il mondo è connesso in un suo universo o spazio proprio, quella che Bachelard chiama: logossfera. Lui parla di radio, poi sono arrivati i televisori, oggi i computer e internet, tutto il mondo è sempre più connesso, questo fa si che le cose più distanti siano vicine quasi come quelle che si toccano. Ma tutto questo mondo, questa realtà della comunicazione continua, comunicazione che non va banalizzata semplicemente alla parola, ma che in primo luogo è comunicazione di immagini, è semplicemente la realizzazione fisica di qualcosa di molto più profondo: l'inconscio collettivo. È noto che Bachelard fosse junghiano, la radio nella sua concezione infatti diventa un mezzo di comunicazione di archetipi. Ecco cosa si può fare oggi: comunicarsi archetipi a distanza. Non è semplicemente una questione di parola, oggi usiamo molte più faccine sorridenti per comunicare che parole, si tratta piuttosto di un flusso di immagini, foto, video, pubblicità, tutto comunica immaginazione. Il vero problema non è che l'uomo non riesce più ad immaginare, il problema è liberare la sua immaginazione dalle immagini oppressive dei media, del marketing e così via. La mia idea: rintracciare nello scritto di Bachelard un'ipotesi per un programma di sviluppo dell'immaginazione umana.

"La radio è davvero la realizzazione integrale e quotidiana della psiche umana." (Bachelard, Gaston, Il diritto di sognare, Dedalo, Bari, 2008, p.178)

L'idea di Bachelard: istituire delle ore della radio per sviluppare temi riguardanti l'inconscio e la rêverie. La proposta ha come fine il perseguimento della salute psichica, il rilassamento e la liberazione dell'immaginazione come flusso creatore. Bachelard immagina che questa radio trasmetta della musica dolce, che suggerisca qualche archetipo e che porti a parlare di questo archetipo, a comunicarne nella sua solitudine, senza rimandare ai ricordi, ma scavando nell'inconscio, lasciando che il soggetto si abbandoni al suo flusso onirico. L'archetipo è l'immagine originaria, immagine comune di tutto l'uomo, la componente strutturale dell'inconscio collettivo, proprio quel linguaggio universale che all'umanità è sempre mancato e che spesso si è ricercato nella musica (vedi Schopenhauer). Successivamente Bachelard discute sull'orario di questi possibili programmi radiofonici: alle 20:30? o alle 23?. Ma perché non a mezzanotte? L'uomo negli ultimi secoli ha conquistato la notte. Quando Benjamin parla delle luci a gas, della Parigi notturna spettrale, sta in realtà già parlando dell'uomo che ha conquistato quel mondo che una volta apparteneva ai suoi vampiri e alle sue fantasie. Forse nel buio pesto della notte nei boschi l'uomo immaginava le sue creature che potevano affiorare da un momento all'altro; la paura, dopo tutto, non è che paura di aver paura. La notte prima aveva dato origine nella sua oscurità alle grandi fantasie dell'uomo. La luce elettrica, le prime lampade, tutto questo ha cercato di rischiarare questo ignoto e nello stesso tempo l'uomo è arrivato a conquistare il suo inconscio, la terra comune di tutti. Dobbiamo chiederci: è davvero sufficiente il progetto di Bachelard per la liberazione dell'immaginazione umana o forse è ancora troppo ingenuo?. Ciò che appare nel metodo di Bachelard è che la musica a guidare l'uomo nel suo lavoro immaginativo, oltre al ricorso al linguaggio degli archetipi. Bachelard ha in mente proprio il paziente dallo psicoanalista che racconta il suo vissuto sulla seggiola, allo stesso modo qui accade qualcosa di simile alla radio, ma la differenza sta nella profonda solitudine che concilia perfettamente con l'esercizio. Tutto l'esercizio dovrebbe prevedere quello che Freud vedeva come un'osservazione di un flusso disinteressato di immagini e di pensieri senza giudicarli. Quello che si può notare con l'esercizio è che esiste un momento in cui dopo aver osservato le immagini con un certo distacco, le immagini distruttive, le immagini pubblicitarie scompaiono del tutto per evolversi in altre immagini che sembrano venire da rami più profondi. L'uomo ha questo potenziale: l'immagine come linguaggio universale archetipico. Se l'immaginazione è uno dei motori principali della rivoluzione e la rivoluzione parte sempre dai singoli, allora tutto sembra presupporre un cambiamento degli individui prima del cambiamento del mondo che questi individui vorrebbero trasformare. A questo punto tutto il lavoro si rivolge all'interno.

3 Rivoluzione alla radio: Peppino Impastato

"La mafia uccide, il silenzio pure." (Peppino Impastato)

Il nostro mondo è della comunicazione ho detto, non solo della comunicazione di parole, ma anche di immagini, allora perché non mettere questi mezzi al servizio della rivoluzione?. Il cambiamento nel mondo si estende a macchia d'olio come le scoperte tecnologiche, qualcuno comincia ad avere consapevolezze nuove, qualcosa cambia attorno a lui e mano a mano tutto questo si estende. Là dove tutto è connesso la cosa può avvenire con una velocità molto più elevata, ma questa connessione di tutte le persone tramite la tecnologia dalla radio ad internet, come ho già detto, va intesa solo come corrispettivo fisico di una connessione intima interna di ognuno con tutti: l'inconscio collettivo. Allora perché non usare questi mezzi di comunicazione per fare la rivoluzione? qualcuno ci ha già pensato, l'Impastato aveva creato una radio a questo scopo: Radio Aut. Un piccolo paese dal nome Cinisi, apparentemente insignificante, della Sicilia, è invece un covo di mafiosi. Impastato stesso era nato in una di quelle famiglie, ma non avrebbe potuto viverci a lungo, la conoscenza di un militante del partito comunista gli allarga l'immaginazione. Le sue vedute diventano più ampie e debordano fuori dalla sua famiglia, vanno oltre lo stato di cose: la mafia nella sua città. A seguito delle sue attività politiche viene cacciato di casa, ma questo non gli ha permesso di smettere di sognare e di voler estendere questo sogno contagiando altri. Comincia con una serie di progetti: un giornalino dal nome: "idea socialista", successivamente crea il gruppo "musica e cultura" nel quale organizza cineforum e altro ancora. Alla fine, quando vede che le sue proteste in piazza vengono fermate, i suoi cartelloni vengono sistematicamente sequestrati dalla polizia, in quel momento ha l'idea: usare una radio per trasmettere la rivoluzione, condannare la mafia radiofonicamente. I suoi programmi erano satirica politica, aveva degli ideali come quelli che l'eroe don Chisciotte trasmette a tutti i rivoluzionari, per molti forse era solo un illuso che credeva di potersi mettere contro i poteri forti, quasi pensando ingenuamente che questo non gli si sarebbe ritorto contro, per altri sarà stato un piccolo eroe. Due punti qui sono di nostro interesse: la sua ingenuità da sognatore e la combinazione del messaggio rivoluzionario con uno strumento tecnologico come la radio. L'oggetto di questo modesto articolo è costituito da una breve riflessione  sui meccanismi dell'immaginazione, di come questi possano aprire le nostre vedute, aumentare la gioia della consapevolezza che esistono altre possibilità e che questo meccanismo diventi anche un po' il motore rivoluzionario.


4 Appunti su Jung e la scuola di Francoforte

"Misi ogni cura nel cercare di intendere tutte le immagini, tutti i dettagli del mio inventario psichico, di classificarli scientificamente, per quanto possibile, e , soprattutto, di attuarli nella vita. Ciò è quanto di solito trascuriamo di fare. Lasciamo sorgere le immagini, e forse ce ne sorprendiamo, ma questo è tutto: non ci diamo la pena di capirle, ne traiamo solo delle conclusioni morali." (Jung, Gustav Carl, Ricordi, sogni e riflessioni, Rizzoli, Milano, 2014.)

Abbiamo il dovere di comprendere le nostre immagini, dopo tutto, secondo la psicoanalisi, ignorare il mondo interno è come ignorare se stessi, ma anche peggio: le immagini possono quasi possederci, perciò esse hanno potere su di noi. Possiamo anche dire che le immagini guidano l'azione, è difficile infatti pensare che tutto questo avvenga a partire dal semplice puro pensiero formale. Flussi di immagini distruttive arrivano dal terrorismo e dalla televisione, come due alleati contro il consumatore passivo di immagini sventurato che la osserva senza sapere di essere osservato. Dopo tutto non è lui che crea le immagini e non è lui nemmeno il soggetto, è l'oggetto della propaganda, l'uomo qualunque dello zio Sam. Ma la fantasia in quanto libera, o se liberata, in quanto creatrice, non si confonde il consumismo delle immagini capitaliste. Il capitalismo vende sogni, ma non abbiamo bisogno di comprare i suoi sogni, possiamo farli noi stessi e forse un giorno anche realizzarli.

"L'inconscio collettivo, essendo... un deposito storico che si esprime nella struttura del cervello e del simpatico, ha il significato.... di una specie di immagine del mondo senza tempo, eterna, in certo qual modo contrapposta alla momentanea immagine del mondo della nostra coscienza."  (Jung, Gustav Carl, Il problema dell'inconscio nella psicologia moderna, Torino, 1959, p.226)

Inconscio collettivo, la nostra terra comune, il nostro linguaggio comune, la dove la memoria diventa eternità e conosce il passato dell'intera umanità. Tutto quello che agiva agisce ancora ora perché le strutture sono sempre quelle. Quando guardiamo la realtà esterna ci troviamo di fronte ad una moltitudine di oggetti, di persone e così via. Se ci volgiamo all'interno in primo luogo troveremo tutto quello che riguarda la nostra intimità, ma osservando questo flusso di pensieri, parole, immagini, ci si accorge di una catena di vissuti non sembra avere l'io come fondamento, l'io o la sua appercezione, si accosta semplicemente agli altri vissuti come una parte del flusso. L'interiore non conosce spazio e si manifesta come unico per tutti o questa è l'apparenza che sembra dare.

"Il risveglio come processo graduale che si fa strada nella vita del singolo come in quella delle generazioni. Il sonno come loro stadio comune con l'esperienza del sogno. Il suo aspetto storico è un aspetto di sogno. Ogni epoca possiede questo lato incline ai sogni, il lato infantile." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.432)

Anche il capitalismo ha i suoi sogni. Si potrebbe dire che piuttosto che liberarci con i sogni, dovremmo liberarci dai sogni. I Passages di Benjamin parlano di questo, liberare l'uomo dal sogno capitalista, dalla sua narcosi, dalle false promesse del mondo delle merci, dall'eterno ritorno dell'uguale del capitalismo infernale. Allora il mondo dei Passages appare variopinto quando ci si entra dentro e all'uscita di questo mondo tutto diventa grigio. Ho già detto che non è che l'uomo non riesce ad immaginazione, che il sistema glielo impedisce, anzi il sistema riempie di immagini violente, vende sogni sotto forma di pubblicità, quindi il problema sarebbe tornare ad un'immaginazione pura. Jung stesso spiega quanto sia importante la psicoanalisi di fronte al fatto che un qualsiasi pazzo armato di un semplice valigetta, il giusto per contenere una bomba atomica, potrebbe far saltare tutto. L'uomo qualunque potrebbe distruggere il mondo, basta che sia sufficientemente pazzo da farlo. Cosa c'è dietro: immagini distruttive, tutto un mondo inferno dell'inconscio che viene a galla.

"Va da sé che gran parte di ciò che per l'individuo è esterno appartiene per la collettività alla propria  interiorità: le opere architettoniche, le mode, persino il tempo atmosferico, sono, all'interno della collettività, ciò che i processi organici, i sintomi della malattia o della salute, sono all'interno dell'individuo." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.434)

Il bello di Benjamin è che comincia a trattare questo tema dei sogni collettivi, ma lo tratta dicendo che lo stesso mondo esterno in qualche mondo appartiene a questi sogni collettivi, proprio quel mondo fatto di case, strade, lampade. Quando Benjamin parla della perdita dell'interiore, quando scopre che per l'uomo attuale l'interiore è la merce, la casa, quel mondo materiale là fuori attraversato dai flussi libidinali che del soggetto che sembra farlo parlare: comprami! sarò per sempre tua!, dice la merce o il denaro: prendimi tra le tue braccia!. Questo testo sull'immaginazione, nel suo programma vorrebbe portare l'individuo a riscoprire il suo vero interiore, ma questo avviene spesso tramite un superamento della realtà. Dentro di noi le forze per fuggire oltre il dato. Adorno vedeva nell'arte un promessa per un mondo felice, ma l'arte non è la copia della natura, inteso come stato di cose, ci dice sempre di quello che in questo mondo manca sempre, del mondo mancato.

"Il capitalismo fu un fenomeno naturale col quale un nuovo sonno affollato di sogni avvolse l'Europa, dando vita a una riattivazione delle forze mitiche." (Benjamin, Walter, I passages di Parigi, Einaudi, Torino, 2002, pp.436)


5 la filosofia di Che Guevara: quando l'immaginazione conquista il potere

"Siamo realisti, esigiamo l'impossibile." (Che Guevara)

Un pugno di 12 guerrilleros e un'idea precisa: portare la rivoluzione in Sud America, cominciando dalla Bolivia. Come non pensare Che Guevara come un grande sognatore, in senso positivo?. Löwy insiste spesso nel dire che non si tratta di un romantico nostalgico, che non adotta una prospettiva puramente soggettivista scollata dalla realtà dove il soggetto magicamente fa la rivoluzione semplicemente dalla sua grande volontà di cambiamento. Löwy spiega che Che Guervara certamente dava importanza all'uomo come agente nella rivoluzione e non pensava che questa fosse semplicemente il risultato di un'azione meccanica nella storia, credeva piuttosto che se c'erano le condizioni e delle persone pronte quello che normalmente è detto impossibile poteva accadere, può avvenire in quel caso la rivoluzione. Come medico che ha girato il sud America su una motocicletta aveva visto le condizioni di miseria nelle quali giaceva il suo popolo e le varie dittature sparse in quelle terre. Questa è sicuramente una delle prime impressioni che avranno determinato le sue scelte future; un altro elemento decisivo, spiega Löwy, è dato dalle sue letture di Karl Marx nel 1954, legge Marx prima degli altri rivoluzionari di Cuba. Nelle sue letture non si sofferma solo sul punto di vista economico, la critica al capitalismo, la legge del valore, ma anche su quello filosofico, quindi legge i Manoscritti di Karl Marx. Questo scritto deve aver inspirato in lui l'umanesimo, il quale è certamente uno dei caratteri più sotterranei del marxismo. Uno dei punti che distinguono Che Guevara da altri rivoluzionari è la sua attenzione per il valore della vita umana e per l'uomo. L'uomo in quanto soggetto della rivoluzione, l'uomo come autodeterminantesi, autonomo, capace di educare se stesso (qui potrebbero riecheggiare alcuni discorsi di Fichte contenuti nei Discorsi alla nazione tedesca, spesso intenso come libro di destra, ma che non è così se lo legge attentamente). Dopo tutto cosa  c'è di più anti-capitalista di considerare la stessa vita umana con un valore intrinsecamente infinito non scambiabile per denaro? Quando il lavoratore vende la sua forza-lavoro, cioè la sua attività, il suo tempo, parte della sua vita, questo viene tradotto in termini monetari in salario, ma è questo che vale la vita dell'uomo?. Vita e umanità sono i due valori del Che e questo lo dimostra anche nel suo piano di azione: nell'uccisione selettiva, la liberazione sistematica dei prigionieri di guerra. Il Che è evidentemente convinto che la lotta armata sia l'unica via possibile per la rivoluzione. Che, però, ha il suo metodo: Guerrilla Warfare, il suo scritto del 1963. Metodo: cospirazione militare, colpo di stato, sollevazione popolare. Lui con le sue grandi vedute, immagini chiare di un mondo venturo, 12 guellieros in Bolivia, pensava di andare là, avere l'appoggio del partito comunista, dei sindacati, di riuscire a sollevare i cittadini delle campagne contro il regime. Questo non è successo, nessuno lo ha seguito, è rimasto con i suoi 12 guerrilleros, ma dopo che hanno scoperto la base dove stavano accampati con le loro armi, sono stati costretti a muoversi sempre finché sono stati catturati e Che Guevara morirà nel 1967. Il terrore di un regime sa sempre come controllare le immagini dei suoi sudditi, un'immagine o un'idea però non finiscono con la persona che le piantate nel mondo, se non vengono soffocate direttamente potrebbero contagiare molti. Il metodo del Che in Sud America: cominciare dalle montagne con i propri guerrilieri per spostarsi verso le campagne, la dove gli abitanti non hanno più nulla da perdere si solleveranno con i guerrillieri, quello che conta è armare questi uomini, trovare nuovi guerrieri aumentando l'armata contro l'oppressore. Solo come ultimo obbiettivo viene la città, a partire dai suoi bordi, le sue periferie. I guerrillieri scelti devono essere, secondo il Che, quelli che più amano la loro terra e sono disposti a difenderla.  Löwy paragona Che Guevara a Clausewitz. Guevara in particolare è il teorico per eccellenza della rivoluzione permanente, convinto che una rivoluzione che non si espande, è una rivoluzione che regredisce. Dobbiamo pensare, dice il Che, non solo alla nostra situazione, ma a quella di tutti gli altri paesi che lottano per la rivoluzione nel mondo, in particolare, dice  Löwy, Guevera aveva gli occhi puntati sul Vietnam. Quando parliamo del Che dobbiamo tenere presente quel sognatore che immaginava un mondo senza denaro e una America libera. Con il 7° congresso della Cuba rivoluzionaria, questo esempio di società e di economia è ancora per molti un punto di riferimento come vera alternativa al capitalismo. Mentre il fondo monetario internazionale, proprio quell'istituzione che ha moltiplicato la povertà nei paesi del terzo mondo con la logica del debito e ora lo fa con noi in Europa con la sua politica dell'austerity, spiega a Cuba che se si vuole scendere a patti deve cambiare l'economia, Cuba rimane sempre fedele al suo modello comunista e all'economia pianificata.  Löwy sottolinea che il modello del Che non è una copia e nemmeno un'imitazione di altri modelli come quello sovietico, esso rappresenta un'alternativa anche a questi modelli, cioè rappresenta la democrazia rivoluzionaria, forse un modello di comunismo che non ripiega ancora nel capitalismo di Stato. In effetti, anche senza avere grosse conoscenze sull'economia di Cuba e sul sud America, basta pensare a dei paesi che hanno messo al centro delle loro politiche il benessere di tutti, l'interesse di tutti, non è questo il modello alternativo contro l'interesse egoistico del capitalismo?. Avere sempre delle alternative presenti lascia aperta l'immaginazione, ovviamente tutto quello che scrivo non avrebbe nessun senso se per il Che noi avessimo in mente proprio quell'immagine che compare su tutte le magliette, quell'immagine fattasi merce, prodotto di chissà quale azienda capitalista che fa leva su un mito per denaro.


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domenica 7 dicembre 2014

Rivendicare l'Utopia








Quello che si è detto fino ad ora potrebbe facilmente essere frainteso, nel senso che l'antagonismo alla storia potrebbe essere preso come mero atto di assassinio senza violenza, che per quanto sia già paradossale questa affermazione, non è vero perché un gesto di questo tipo potrebbe ancora apparire storico e del resto farebbe pensare che io stesso non trovi niente di positivo nella storia, quindi si devono fare delle precisazioni. In primo luogo la storia qui non è il tempo, per esempio la produzione culturale non è storica ma è del tempo, cosa è davvero della storia? il problema sta nel negativo, la storia come faceva ben vedere Hegel produce sempre un negativo come controposizione e questo negativo possono essere le guerre, le crisi economiche e altro, quello che noi diciamo contro Hegel è che tutto questo non produce nessun progresso. La storia non si realizza con la sua fine, non c'è progresso storico, ma se mai realizzeremo qualcosa, ovvero l'utopia solo fuori dalla storia. Non è vero che la storia non abbia un'utilità, nel senso è proprio il passato storico la cosa che ci interessa di più, da questo far emergere la storia degli sconfitti e degli sfruttati, quelli che hanno lottato nel desiderio dell'utopia, perché questo desiderio ha animato tutte le rivoluzioni della storia. Quindi al contrario il passato ci interessa ma non la storia dei vincitori che usano le guerre per i loro profitti, la storia degli umili che hanno subito e lottato per uscire da questo cerchio di sfruttamento. Si tratta di accostare il passato al presente, questo passato deve essere rivendicato dal presente, deve riaccendere la vecchia brama di utopia e aprirne di nuovo una possibilità per essa.  L'azione apocalittica è quella che segnerebbe l'avvento dell'utopia. Noi guardiamo al passato, dobbiamo farlo, studiare la storia, studiarla nei suoi dettagli, vendicare quei nomi scomparsi, le loro voci, questo è utile e necessario. I grandi condottieri vincitori, i tiranni hanno fatto la parte della storia violenta, hanno conservato un grande bottino, ce lo hanno vomitato in faccia in tutti i modi, ce lo hanno inculcato nella nostra educazione, mentre noi imparavamo la loro storia. Il punto sta nel lavorare per far riemergere volti dal passato perso e rivendicare il loro sogno di utopia. La possibilità utopica si apre solo nel presente quando questo ferma la storia, la deve bloccare e mettere in discussione il proseguimento di essa. L'unico progresso che si può avere sta nelle frenate alla storia, noi in senso anti-storico abbiamo preso una coscienza, questa coscienza che cresce fonda l'atto finale apocalittico di superamento della caduta. Si riveda la storia al contrario non da chi l'ha fatta, ma da chi l'ha subita, si scriva di questi volti scomparsi, si cerchi questi senza nome, si parli di loro, gli ultimi sono la nostra possibilità di redenzione. L'uomo più povero della nostra epoca è più salvifico del politico che governa la nostra nazione. La riscrizione delle cose, aumenta la nostra consapevolezza, fa crescere in noi la possibilità di rivendicazione dell'utopia, come mondo fuori dalla storia. La situazione dei due tempi si può superare quando i due collidono e creano un terzo tempo che ci fa progredire, riapre la possibilità dell'eternità come situazione perenne di utopia. La storia è dominio, il sempre ci saremo dei governanti che torna in continuazione, quello che si deve fare e risvegliare il mondo dei fantasmi della storia da sotto, ciò che è rimasto sepolto. Ci sono molte persone che hanno pagato nella storia perché erano pedine di piani folli, il cui unico guadagno era chi comandava che saggiamente non stava mai nel campo di battaglia a morire come altri. Non sempre si tratta di riscoprire i monumenti, molto spesso questi, quello che noi andiamo così a visitare sono simboli del potere, potere che ha costruito quegli edifici a spese dei più, se mai dovessimo volgere lo sguardo a quei monumenti e per rivendicare lo spirito oggettivato degli oppressi e il loro sudore che ha marchiato quei momenti, visto che non sono stati i potenti a costruirli; passeremo tra le mura di un castello, scruteremo il Colosseo cercando di respirare l'aria affannosa del loro lavoro, ci sentiremo come fossimo in quel momento, come se volessimo risvegliare le urla di oppressi del passato. Quindi quello che si propone qui è qualcosa di diverso, si pensa che la storia in realtà sia ripetizione, sempre uno stato di fatto, ogni progresso, se lo si vuole definire così, in realtà è sempre contro questo, un movimento contro la storia, anche perché è ispirato a qualcosa di anti-storico che è l'utopia, la quale rappresenta un mondo senza storia e nel tempo. Sarebbe una società perfetta, ma appunto senza guerre, né crisi economiche, non la dominazione mondiale, di pochi, quello se mai è inabissarsi della storia in sé, il falso eterno che è ripetizione, ma sempre uguale. Sabotiamo la storia! ha ancora un senso, non è infatti il nostro progetto quello della storia, ma sembra quasi calato dall'alto e fatto da altre mani. La non-violenza positiva, in realtà doveva essere un'azione che non produce più storia, perché la storia fino ad esso si è alimentata con la violenza.


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