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giovedì 9 luglio 2015

Jung e la schizofrenia



Leggere la psicogenesi delle malattie mentali è pur sempre un modo per studiare la schizofrenia da un punto di vista che non sia necessariamente quello dell'Edipo. Jung, poi, è stato allievo di Bleuler, ovvero colui che ha coniato la parola schizofrenia (infatti prima si diceva dementia precox). Jung lavorava nel Burghölzli, dove venivano ricoverati malati di mente, soprattutto dementi precoci; lo stesso Jung aveva consigliato il caso Schreber a Freud. Per una serie di motivi è forse uno degli psicologi più da prendere in considerazione per l'argomento, spesso invece si citano maggiormente Freud, Lacan e Melanie Klein, tuttavia almeno i primi due si sono occupati poco di schizofrenia e Freud, ad esempio, non considerava la schizofrenia come una malattia curabile.

Jung sostiene che principalmente che la schizofrenia sia un problema da connettersi ad un abbassamento del livello mentale, cioè un problema che riguarda prima di tutto l'attenzione e di conseguenza la coscienza. A differenza dello psiconevrotico dove si separano dei complessi inconsci dalla coscienza e il soggetto si trova a combattere con questi, nella psicosi l'io è completamente destituito ed ha rinunciato ad ogni lotta, l'inconscio e i suoi complessi liberi agiscono sul malato, non c'è il livello di coscienza normale, tanto meno il soggetto. La psicologia dei complessi inconsci riconosce questi come degli insiemi di rappresentazioni fantasmate, uno di questi complessi è il complesso dell'Io: la personalità. Ogni complesso ha un tono affettivo, più questo è forte, più si creano degli squilibri nel soggetto. Lo schizofrenico che ha completamente destituito il proprio spezzerà la sua personalità e quindi nasceranno delle personalità multiple, come se realmente ci fossero più persone nello stesso corpo, queste si distinguono attraverso delle voci che alle volte allo schizofrenico parranno realmente distribuite su tutto il corpo. Si potrebbe quasi dire che è come se l'inconscio avesse messo piede oltre il suo limite e che cerchi modo di venire a galla, quasi avesse preso possesso della persona. Delirio e allucinazione, secondo Jung, non sarebbero altro che il mondo onirico, pensiero onirici o immagini oniriche. Così pensieri del tipo: "io sono la Svizzera", "io sono il monopolio delle banconote", "io sono un doppio politecnico", non sono solo dei deliri di grandezza, ma sono veramente delle condensazioni oniriche. Sembra che il problema sia il fatto che da un lato questi pensieri seguano dei significati puramente onirici, dall'altro è difficile che il paziente possa realmente spiegare questi o fare delle associazioni che possano dare un senso a questi pensieri, almeno per avvicinarsi al significato, perché il paziente non riesce a ragionare in altro modo se non in quello. La sua incapacità di esprimersi se non per pensieri onirici rende l'analisi molto complicata, per questo, immagino che Freud o altri abbiano ritenuto questi pazienti perduti per sempre. L'allucinazione è anche quella un'immagine onirica, non è altro che un'immagine che viene dal nostro inconscio e che viene proiettata all'esterno con la quale ci identifichiamo. L'immagine ha tre caratteristiche: percezione sensoriale, componenti intellettuali, tono affettivo. È come se il desiderio stesse proiettando l'immagine ed è questo che accade, un desiderio non appagato trova questa via di uscita. Normalmente i desideri non soddisfatti si appagano nei sogni, quello che accade in questo caso è che il paziente costruisce un sogno attorno a sé, quel mondo che non ha mai avuto e che avrebbe desiderato. Forse è così che deve essere inteso quello che diceva Freud quando definiva le psicosi come forme di ribellione dell'Es sull'io, ribellione alla repressione sessuale. Non è che lo schizofrenico sia realmente demente, nel senso di stupido, di fatto, come per esempio nel caso Schreber, il malato conserva una certa intelligenza, Schreber riusciva a parlare di economia e diritto come qualsiasi altra persona, piuttosto si tratta di un problema connesso ai complessi. Lo schizofrenico appena sono toccati i complessi comincia a delirare, se si tocca un complesso si notano dalle reazioni spropositate derivate dal tono affettivo del complesso. A parte le reazioni esagerate, l'unica stupidità vera e propria consiste in quella emotiva, reagire ad una brutta notizia ridendo ed una bella in un bagno di lacrime, questa dissociazione è la stupidità emotiva.

In quasi tutti i casi di cui parla Jung il problema sembra essere di natura puramente amorosa: o il tale paziente si è innamorato di una ragazza alla quale non è stato capace di confessare il suo amore, o questo è stato rifiutato da parte della ragazza, o ancora un rapporto è stato interrotto, ma in tutti i casi il paziente e soprattutto il suo io non hanno retto il colpo. In pratica tu puoi innamorarti di una ragazza fortemente, dato che questa non ti ricambia, ritirarti negli studi e cercare di lasciar perdere la cosa (solo che inconsciamente la ami parecchio, tu stesso in parte ne sei consapevole, ma sei costretto a reprimere dei sentimenti che non sono ricambiati), il tuo io non regge il colpo, tu diventi schizofrenico e forse passi il resto della tua vita in manicomio (in casi gravi, dice Jung, l'80% non guarisce) mentre la ragazza vive una vita felice con un altro uomo. In effetti un meccanismo simile lo aveva spiegato Freud: Freud diceva che quando noi siamo innamorati poniamo al posto del nostro super-Io la donna amata a cui assegniamo le migliori qualità, mentre nel frattempo sminuiamo il nostro io; se l'amore è corrisposto la donna non sarà più il Super-Io, ma scenderà sullo stesso piano dell'Io, in caso contrario proprio perché l'io viene sminuito, potrebbe cadere destituito completamente, la donna come oggetto del desiderio vincere, diventare un complesso inconscio separato ed autonomo rispetto alla coscienza e condurci alla malattia. È interessante lo schizofrenico perché letteralmente il caso di un malato che vive nel suo mondo, che non sa più cosa sia reale e che cosa sia pura allucinazione. In pratica per interi anni uno schizofrenico può vivere nella realtà sogno che lui costruisce con il suo delirio e le sue allucinazioni, poi svegliarsi da quella posizione catatonica in cui è stato per anni come se fossero passati cinque minuti. Lo schizofrenico, in pratica, dice Jung, costruisce una realtà che non è altro che una desiderata, ciò che non ha avuto nella vita, un tentativo folle di ribellione alle condizioni infelici esterne dell'esistenza.

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