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sabato 15 marzo 2014

Dei mille e uno scopo (Spiegazione/Zarathustra)












Questo capitolo, spiega Lampert, rappresenta il passaggio, rispetto alle tre metamorfosi, dal leone al fanciullo. Questo passaggio è segnato da un superamento di una volontà distruttiva dei vecchi valori, verso la volontà di creazione di nuovi valori.

Lampert nota anche un'altra cosa: il titolo rimanda a molti altri titoli di racconti famosi tra cui Le mille e una notte. La differenza, sostiene Lampert, sta nel fatto che in questo discorso Zarathustra non parla di un popolo, ma delle trasformazioni di tutta l'umanità, ossia di mille popoli umani e una sola umanità.



« Viele Länder sah Zarathustra und viele Völker: so entdeckte er vieler Völker Gutes und Böses. Keine grössere Macht fand Zarathustra auf Erden, als gut und böse. Leben könnte kein Volk, das nicht erst schätzte; will es sich aber erhalten, so darf es nicht schätzen, wie der Nachbar schätzt.» (Nietzsche)

«Molti paesi ha visto Zarathustra e molti popoli: così ha scoperto il bene e il male di molti popoli. Al mondo, Zarathustra non ha trovato una potenza maggiore di bene e male. Nessun popolo potrebbe vivere senza prima valutare; ma, se vuole conservarsi, non può valutare così come valuta il suo vicino.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.59)

Sono molte le lingue del bene e del male. Non lo aveva già detto Zarathustra questo? Nel pallido delinquente Zarathustra allude al fatto che sono esistiti tempi in cui la lingua del bene e del male era un'altra. Nel nuovo idolo Zarathustra accusa lo Stato di creare confusione nelle lingue del bene e del male, ma in quel capitolo sta anche scritto questo:

«Io vi do questo segno: ogni popolo parla la sua lingua del bene e del male: che il vicino non intende.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.48)

Cosa sono queste lingue del bene e del male? Le tavole dei valori stabiliscono cosa è bene e cosa è male. È nel regno del dovere che troviamo gli uomini buoni e quelli cattivi. Tuttavia Zarathustra ci dice che i valori non sono sempre gli stessi, essi mutano di era in era e di popolo in popolo. Zarathustra sostiene di aver conosciuto molti popoli e che ognuno di essi possedeva i propri valori. L'attività del popolo ruota attorno alla creazione di valori e al conformare le proprie azioni su questi valori. La grandezza di un popolo si misura sui propri valori e sull'originalità di essi, in quanto devono essere diversi da quelli del vicino. Le tavole dei valori sono tavole dei superamenti, giacché questi valori superano altri valori che li precedevano. La creazione dei valori consiste nella distruzione di valori passati. La creazione di valori è volontà di potenza.

Lampert nota come Zarathustra in questi suoi viaggi assomigli molto alla figura di Odisseo. Tuttavia, a differenza di Odisseo, Zarathustra non compie questi lunghi viaggi per poi tornarsene a casa, al calduccio, alle vecchie comodità che conseguono dall'avere una fissa dimora. Zarathustra cerca qualcosa che superi il bene e il male, cerca di andare al di là del bene e del male, ma tra questi popoli trova solamente tante lingue del bene e del male.

Zarathustra un viaggiatore? e Nietzsche invece? Jung ci riferisce che Nietzsche non era andato tanto lontano. Egli afferma che Nietzsche era stato solamente in Italia, in Svizzera e in Germania. Sicuramente qui Jung dimentica la Francia. Infatti Nietzsche ha soggiornato anche a Nizza. Tuttavia è vero che non ha visto molte terre. Dunque le terre dei viaggi di Zarathustra Nietzsche le immagina soltanto o ne ha sentito parlare nei libri.

Cerchiamo di capire su cosa si fonda la teoria dei valori di Nietzsche. I valori non sono eterni, ma sono creati dall'uomo a partire dalla sua volontà di potenza. Non esistono il bene e il male in sé, ma il bene e il male sono determinati dai valori che noi stessi creiamo, a seconda di ciò che riteniamo valevole e ciò non riteniamo valevole. I valori non si armonizzano, ma sono in conflitto tra loro. In questo senso Nietzsche rifiuta la serenità socratica della Repubblica. Possiamo accettare la verità come valore, ma spesso dire la verità sempre si scontra contro altri valori, i quali sono reputati tali da altri. Se dico a qualcuno una verità che lo farà star male, allora comprendo che la verità come valore è in conflitto con il valore del fare sempre il bene al prossimo.

Jung spiega che Nietzsche considera i valori come i fondamenti ultimi di una società. Questi sono contenuti della psiche umana dotati di una certa presa e forza che agisce sulla mente stessa. Forse qui potrebbe tornare d'aiuto l'idea di Hume secondo la quale le credenze non sono diverse solo per contenuto, ma anche per intensità. I valori guidano un popolo e possono portarlo al successo. Ma Nietzsche, facendo dipendere i valori da un'attività creativa della volontà di potenza, spiega Jung, di fatto asserisce che l'intera morale dipende dagli istinti di creazione. In fondo Nietzsche crede che nell'uomo non vi sia altro che un conflitto di istinti e che la morale che noi conosciamo, in realtà, nasce da impulsi distruttivi che non hanno più un obbiettivo interno, ma si rivolgono all'interno contro se stessi.

Strauss nota come nella sociologia l'idea della creazione dei valori e della relatività di essi sia stata acquisita, costituendo ora un dato di fatto. Tuttavia, molti di quelli che i sociologi considerano valori per Nietzsche non lo sono affatto. Strauss cita questo esempio: le necessità del corpo (mangiare, bere, dormire).

Le tavole dei valori sono le tavole dei superamenti. La pluralità degli scopi porta anch'essa il nome di tavole dei superamenti. Ogni popolo ha le proprie tavole e in questo il popolo assume su di sé il ruolo del cammello: la prima metamorfosi. Zarathustra cita quattro esempi di valori assunti da popoli passati:

1) I greci:

«"Sarai sempre il primo ed emergerai sugli altri: la tua anima gelosa non amerà altri che il tuo amico" - ciò faceva tremar l'anima a un Greco: e così egli seguiva il sentiero della sua grandezza.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.60)

Secondo Lampert, l'affermazione qui riportata rimanda ad uno dei consigli di Peleo a suo figlio Achille.


2) I persiani/ i polacchi:

«"Dire la verità e saper adoperare l'arco e le frecce" - questo era caro e insieme pesava al popolo da cui proviene il mio nome - quel nome che mi è caro e insieme mi pesa.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.60-61)

Zarathustra non dice che è il suo popolo, ma dice che è il popolo da cui viene il suo nome. Chiaramente si riferisce ai persiani. Come nota Lampert, l'affermazione di Zarathustra rimanda a quanto aveva scritto Erodoto sui persiani. Tuttavia Jung non è d'accordo con ciò, in quanto pensa che il riferimento non sia al nome di Zarathustra, ma a quello di Nietzsche. Nietzsche si considerava, non tanto un tedesco, ma un polacco. La nonna materna di Nietzsche sosteneva che la famiglia provenisse dalla Polonia e che il cognome originale fosse Nietzki. Affinché quel che afferma Jung sia vero, bisogna che "dire la verità e praticare il tiro con l'arco" siano stati dei valori del popolo polacco. Ma lo sono stati davvero? Dalle mie modeste ricerche non mi risulta che vi siano dei collegamenti tra la Polonia e il tiro con l'arco che precedano il 1900. Tuttavia il primo dei valori balza subito all'occhio: "Dire sempre la verità". Non era quello che sosteneva Kant? Kant è il filosofo di Königsberg e Königsberg era situata in Prussia ai tempi di Kant, ma la città, prima di essere stata conquistata dai prussiani era polacca. Questo però non penso ci porti molto lontano. Si tratterebbe di capire quanto il popolo polacco sia in relazione con quel principio kantiano. Ma anche se lo fosse, resterebbe molto problematico il riferimento al tiro con l'arco. Un elemento che, al contrario, è assolutamente evidente presso il popolo persiano.

3) Gli Ebrei:

«"Onorare il padre e la madre ed essere docili verso di loro fin nel profondo dell'anima": questa tavola del superamento ha affisso su di sé un altro popolo, e così è diventato possente ed eterno.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.61)

Qui chiaramente il testo di riferimento, anche se non scritto, è la Bibbia e il popolo è quello ebraico. Quello citato è uno dei comandamenti del popolo ebraico. Comandamenti che andranno a costituire i capisaldi della teocrazia ebraica.

4) I germani/ i romani:

«"Esercitare la fedeltà, e in nome della fedeltà impegnare l'onore e il sangue anche per cause malvagie e pericolose": questa dottrina si è imposto un altro popolo, e così, domando se stesso, divenne gravido e greve di grandi speranze.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.61)

Lampert scrive che molti studiosi dello Zarathustra pensano che qui Nietzsche si riferisca ai germani o ai prussiani, ma Lampert crede che non sia corretto e che molto probabilmente il riferimento è ai romani. Secondo Lampert questo è evidente perché i primi tre popoli sono precristiani e deve esserlo anche il quarto. Inoltre è probabile, sostiene Lampert, che qui Nietzsche avesse in mente Enea, eroe che ha fatto della fedeltà agli antenati un suo valore, reale fondatore mitico della società romana, le cui vicende sono narrate da Virgilio. Dunque in ordine per Lampert i riferimenti di Nietzsche sarebbero: Omero, Erodoto, la Bibbia e Virgilio. Tuttavia Strauss, ad esempio, sembra ritenere al contrario che il riferimento di Nietzsche sia proprio ai germani. Oltretutto, se la Prussia non esisteva prima di Cristo, il popolo pagano dei germani certamente esisteva prima della venuta di Cristo. I primi insediamenti dei germani risalgono infatti al 750 aC. . Jung, invece, pensa che Nietzsche si riferisca ai tedeschi suoi contemporanei. "Onore e sangue", Jung riferisce, è lo slogan dei tedeschi e successivamente lo sarà dei nazisti.

Due volontà sono identificate da Zarathustra in un popolo: la volontà del gregge e quella dell'io. Il gregge è più antico dell'io nell'uomo e l'io vuole l'utile suo nell'utile dei molti.

Strauss ci spiega che il popolo precede l'individuo in quanto l'individuo è una creazione dei moderni. In età moderna nasce l'idea dell'individuo come entità egoistica con finalità utilitaristiche. Dunque l'individuo è una creazione recente, ma nel passato, comunque esistevano dei grandi individui, i quali avevano fondato popoli. Un esempio classico è Mosè. Mosè, dal punto di vista di questo rinnovato Zarathustra, è un creatore di valori, ma è inconsapevole della sua creazione, in quanto crede che di aver ricevuto le leggi da Dio.

Uno studente in polemica con Leo Strauss fa notare un'apparente contraddizione in Nietzsche. Nel capitolo sul nuovo idolo leggiamo:

«È una menzogna! Creatori furono coloro che crearono i popoli e sopra di essi affissero una fede e un amore: così facendo servirono la vita.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.48)

Questo passaggio fa riferimento ad individui creatori che danno origine a popoli. Il che fa pensare l'individuo come antecedente al popolo. Ma nel capitolo attuale si legge:

«Dapprima furono creatori i popoli, e solo in seguito gli individui; in verità l'individuo stesso è la creazione più recente.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.61)

Ossia qui Nietzsche sta dicendo che i popoli prima furono creatori e che l'individuo ha origini recenti, ossia che non precede il popolo. Strauss qui ribadisce il fatto che bisogna pensare degli individui superiori come creatori dei popoli, i quali non si relazionano ad individui, ma solo alla comunità come tale. L'individuo nella società nasce successivamente. Ma lo studente non molla e continua a incalzare: sig. Strauss, non avevi prima fatto quel paragone tra individui/popolo e ego/sé? In effetti Strauss, commentando il capitolo sul nuovo idolo, aveva detto qualcosa in proposito. Ora ci dice che questi individui superiori non sono consapevoli di quello che fanno quando lo fanno, a differenza di Zarathustra che conosce la sua volontà di potenza e sa di creare quando crea.

Così come vi sono molte lingue del bene e del male, allo stesso modo vi sono stati molti scopi. Ogni popolo aveva il suo scopo. Non esiste ancora uno scopo solo per l'umanità. La ricerca di questo scopo viene identificata da Zarathustra nel tentativo di domare un mostro, mostro che rappresenta la potenza del bene e del male. Questo mostro non lo abbiamo già visto? Non è forse il drago delle tre metamorfosi? Questo mostro, tuttavia, si riferisce alle potenze del bene e del male, perciò Jung, ad esempio, pensa di più a cose come il Leviatano e Behemoth. Ma senza uno scopo solo non ha senso nemmeno parlare di umanità, sostiene Zarathustra. Di che scopo sta parlando? Sarà certamente il superuomo, egli è infatti il senso della terra. Questo è quello che ha proferito Zarathustra nel Prologo.

Lampert spiega che il popolo verrà superato dall'individuo e chi guiderà l'umanità verso l'evoluzione sarà il superuomo, poiché il superuomo sarà il creatore dell'umanità come popolo. Strauss, inoltre, ci dice che il compito dell'uomo è diventare consapevole della transitorietà dei valori, di essere lui stesso il creatore dei valori e quindi rimpiazzare il popolo con l'idea di una società universale rappresentata dall'umanità intera.