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sabato 7 giugno 2014

Un commento a "L'unico argomento possibile a una dimostrazione dell'esistenza di Dio" ( Kant )



 Questo qui presente è uno dei testi pre-critici di Kant, scritto con l'obbiettivo da un lato di mostrare che le prove tradizionali dell'esistenza di Dio sono false, dall'altro che esiste in effetti un argomento, l'unico che si possa dare, quindi l'unico possibile, il quale può comprovare l'esistenza di Dio. Però appunto qui Kant sembra intendere che l'argomento non sia proprio sullo stesso piano della dimostrazione o della prova. Intendo discorrere di questo testo, anche perché non sempre è affrontato e non sempre se ne trovano dei commenti adeguati. Il commento tuttavia sarà steso in una volta sola, nel senso che non ci saranno delle divisioni, anche se il testo è diviso certamente in tre parti, ma io discorrerò del testo parlandone solo in generale, quindi facendo un commento più approfondito di un mero appunto, ma qualcosa di più leggero di una serie. Per questo si tratta di trovare un unità di discorso al di là delle parte, per farlo scorrere una volta per tutte in un solo modo. La prima parte discorre sul concetto di esistenza, sul concetto di possibile, di necessario e impossibile; la seconda parte invece è tutta una riflessione lunga sulla prova teleologica sopratutto, ovvero quella prova che tenta di dimostrare l'esistenza di Dio a partire dall'ordine del mondo; la terza parte riassume ciò che è stato detto e trae le fila. Per essere quello che è questo testo avrà molti riferimenti alla terza parte, pochi sulla secondo, la quale in effetti la parte più lunga, la dove Kant si dilunga su discorsi come le leggi dell'aria, certe proprietà del cerchio, la formazione degli anelli di Saturno, tutto sempre lo scopo ovviamente di parlare di questo così detto ordine che dovrebbe avere il mondo e della sua perfezione. Cominciando dalla prima parte, penso che si debba rendere conto di quella che si potrebbe dire un'analisi dei concetti, partendo prima di tutto dal concetto stesso di esistenza. L'esistenza sembra essere un concetto banale, potrebbe semplicemente significare che una cosa è, ma questo forse potrebbe andare bene per l'uso comune, non certo per esempio quando si parla di esistenza necessaria, perché in quel caso allora conviene fare una delucidazione del concetto di esistenza. È anche importante fare un parallelismo rispetto a quello che scriverà molto più avanti Kant nella Critica della ragion pura, dove in effetti per quanto riguarda l'esistenza farà un ragionamento piuttosto analogo. Qui infatti dice che l'esistenza non è una proprietà, ovvero qualcosa la cui negazione, comporterebbe per qualsiasi ente la mancanza di qualcosa, quindi una proprietà in meno. L'esistenza infatti secondo Kant non sarebbe altro che una posizione, perché è quella condizione per cui la cosa possa darsi, il così detto quid, è anche poi la base per l'esistenza stessa delle proprietà. Un ente X ha la proprietà Y, solo se X esiste. Così Dio è onnipotente solo se Dio esiste, ma dire Dio esiste, non è che sia qualcosa che esprima una necessità, rinvierebbe infatti ad una esistenza già presupposta. Questo per non dir poco, confuta la prova ontologica, in particolare quella cartesiana, che volutamente cita Kant, la quale diceva che vi è un essere che possiede ogni perfezione, posto che l'esistenza è una perfezione, se infatti mancasse l'essere dato sarebbe imperfetto, allora Dio deve possedere l'esistenza, quindi esiste. È evidente che l'argomento si regge sul solo fatto che l'esistenza è considerata come una proprietà. In seguito vanno determinati i concetti di possibile, necessario e impossibile. Cominciamo pure dall'ultimo, ovvero dall'impossibilità, questa è per così dire, la contraddizione, quell'A che è anche non A, per esempio il ferro ligneo, l'acciaio stagneo, il triangolo rettangolare. Il possibile invece è invece ciò che è fondato sul principio di non contraddizione, quindi ciò che non si contraddice in sé, il cui opposto è anche possibile ( da qui viene anche la concezione del contingente). Il possibile però per essere fondato, deve presupporre un reale che ne fonda la possibilità. Qui si passa al concetto di necessario da cui dovrà dipendere il possibile; il necessario è ciò il cui opposto è contraddittorio, da qui viene appunto che il possibile in quanto dipendente non può che dipendere in sintesi ultima dal necessario, quando appunto per possibile non si intenda solamente un pensabile ma se mai un qualcosa fondato da un reale, il quale stesso se è possibile deve avere altro fondamento fino al darsi di questo necessario. Il necessario deve essere detto uno, dice Kant, perché se fossero anche solo due, rimanderebbero ad un altro fondamento; deve essere semplice, nel senso di non fatto da parti, perché queste o sarebbero necessarie e si riproporrebbe il problema di prima, oppure sarebbero possibili, ma non avrebbe senso dire necessario qualcosa di composto da possibili; il necessario non ha come determinazioni i possibili, anche perché se no, avrebbe determinazioni contraddittorie. La seconda parte come si diceva si occupa molto di questa cosa dell'ordine del mondo, però il punto qui secondo me è evidenziare certe critiche fatta da Kant e quelle che ho rilevato, sono in particolare tre:

1 se ammettiamo le leggi della fisica, come appunto quelle leggi del mondo naturale, per le quali diciamo che il mondo stesso è ordinato, come necessarie, forniamo un argomento bello e buono per il nemico, per l'ateo, che da questa necessità ne deduce la non necessità di un Dio.

2 l'argomento non sembra essere sufficientemente filosofico, perché parte da ogni cosa e ognuna la considera perfetta in sé per derivarne l'esistenza di Dio.

3 Al più questo argomento dimostrerebbe che esiste un demiurgo che ha ordinato il mondo, ma non che vi sia un Dio creatore.

Per quanto riguarda la prova cosmologica nella terza parte Kant dice che questa riesce bene a mostrare come dal contingente debba conseguirne il necessario, ma non spiega bene come possa questo necessario essere tale, ovvero non dimostra che il suo opposto sia contraddittorio ( è da notare che in effetti l'unico modo in cui potrebbe farlo è fare appello alla prova ontologica dell'esistenza di Dio, ma questa si è già detta falsa e quindi qui già si riproduce quella che poi sarà la prospettiva che si apre nella Critica della ragion pura ). Allora a questo punto non resta che chiedersi quale sia questo argomento che sia a favore dell'esistenza di Dio e in che cosa è meglio di tutto quello che è stato criticato prima. Dice ad un certo punto Kant:

" Per quanto riguarda la seconda prova di questa specie, nella quale si conclude da concetti empirici di cose esistenti alla esistenza di Dio e contemporaneamente alle sue proprietà, la cosa procede tutt'altrimenti. Questa prova è non soltanto possibile, ma in ogni modo degna di essere portata a conveniente perfezione con la riunione degli sforzi. Le cose del mondo che si manifestano ai nostri sensi, come mostrano chiari segni della loro contingenza, così anche con la grandezza, l'ordine e le disposizioni finali che noi scorgiamo dappertutto, ci dan prove di un autore razionale di grande sapienza, potenza e bontà." ( Kant, Immanuel, L'unico argomento possibile a dimostrazione dell'esistenza di Dio, Laterza, pp. 205 )

Da questa affermazione si dovrebbe conseguire un pieno accordo con quello che dice Nicola Abbagnano, in quale appunto afferma:

" Da questa considerazione Kant ricava la sua dimostrazione dell'esistenza di Dio, che è una riedizione del vecchio argomento a contingentia mundi." ( Abbagnano, Nicola, Storia della filosofia. La filosofia moderna dei secoli XVII e XVIII, Bur, Torino, 1995, Vol. IV, pp. 316. )

L'argomento è quello che si è detto prima in fondo, ovvero quando si diceva che ogni possibile per il suo darsi presuppone un reale, quindi un qualcosa di esistente che ne fondi la possibilità, se questo fosse un altro possibile, allora ciò produrrebbe un rinvio ad un altro reale, ci deve essere dunque un necessario. Su questo è costruito il suo argomento, però dice in conclusione:

" Qui cercare la prova, e, se credete di non trovarla, ritiratevi da questo impraticabile sentiero sulla grande via maestra della umana ragione. È in tutto e per tutto necessario che ci si persuada della esistenza di Dio, ma non è proprio così necessario che la si dimostri" ( Kant, Immanuel, L'unico argomento possibile a dimostrazione dell'esistenza di Dio, Laterza, pp. 209 )