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giovedì 14 maggio 2015

Karl Marx: macchine, tecnica e robotica




Nel tredicesimo capitolo del Capitale Marx parla dell'introduzione delle macchine nell'industria e dei suoi effetti sul modo di produzione e mercato del lavoro. La macchina non ha realmente alleviato il lavoro all'operaio. Qui c'è da dire una cosa: Arendt in vita activa faceva notare che fintanto che l'operaio lavorava con la macchina questa poteva solo essere considerata come una protesi dell'operaio, ma certo non eliminava lo sforzo fisico dell'operaio. Le cose cambiano con l'automazione perché questa funziona senza nessun intervento esterno o comunque con interventi minimi. Il sistema più complesso della tecnica è quello circolare. In questo sistema la macchina riesce a dare la sua impressione di autodeterminazione. Deve essere oggetto di dibattito se questa significhi per la macchina una libertà o meno. Io qui non voglio parlare di etica, voglio parlare dell'evoluzione della macchina e dei suoi effetti. La macchina, come fa notare Marx, non è mai stata inserita nella produzione per alleviare il lavoro all'operaio, lo scopo era quello di aumentare l'intensità del lavoro e della sua produzione. Se la durata del lavoro aumenta, diminuisce l'intensità, mentre se aumenta l'intensità, diminuisce la durata. Non credo che il capitalista voglia produrre il più possibile, si deve soddisfare una domanda, ma se si supera una soglia, si rischia la sovrapproduzione. Bisogna (e in questo secolo lo si fa soprattutto con il marketing) calcolare più o meno quanto produrre in base a quanto ipoteticamente sarà comprato. È vero, al capitalista piacerebbe vendere il più possibile al prezzo più alto possibile, ma non può vendere a prezzi troppo alti perché la concorrenza si batte con prezzi più bassi e non può produrre troppo perché tutto quello che non viene comprato (rimanenze di magazzino) diventano poi dei problemi. Ci si potrebbe per esempio sbarazzare delle eccedenze vendendole a prezzi ancora più bassi, ovviamente qui si perde di nuovo sul prezzo. Produrre di più in meno tempo conviene al capitalista, così paga molto meno gli operai e vende a molto meno, con un conseguente aumento delle vendite per effetto di economia di scala. Il capitalista riesce benissimo in questa mossa: basta introdurre le macchine. Le macchine abbassano i prezzi per prodotto, esse ci riescono perché producono di più in meno tempo. Anche l'operaio con la macchina può produrre di più. La macchina ha dei costi, per esempio dei costi di manutenzione, ma sicuramente costa molto meno di un operaio e dura di più di un utensile. Più la macchina vale, più valore viene ceduto alla merce nel prezzo (capitale costante). L'operaio viene ridotto ad accessorio della macchina quando gli va bene e quando gli va male viene licenziato e sostituito dalla macchina. Marx criticando Mill dice che è vero che le macchine liberano dal lavoro, nel senso che mandano a casa gli operai sfruttati, ma poi questi come si mantengono? devono trovarsi un altro lavoro e se lo trovano tutto ricomincia da capo. Una macchina può produrre lavoro quanto ne risparmi, in questo caso rimane tutto uguale. Se però la macchina toglie più posti di lavoro di quanti ne richieda, allora aumenta la disoccupazione. Schumpeter avrebbe detto che tanto la tecnologia sposta i posti di lavoro; non si lavora più in un settore, ma la macchina deve essere costruita e poi ci vogliono degli specialisti per farla funzionare. Per esempio il computer così come ha tolto posti di lavoro ne ha dati altri che prima non si pensavano: programmatore, creatore di siti web, altri lavori su internet e così via. Anche Marcuse era convinto che fino a quando la macchina spostava solo il lavoro non era un problema, per esempio notava come una volta molti lavoravano nel settore manifatturiero, adesso ci sono eserciti di impiegati. Secondo Marx a seguito dell'introduzione delle macchine sarebbe aumentato il lavoro femminile e quello tra i bambini. Questo dipende dal fatto che non c'è più bisogno della grande forza muscolare maschile e le donne e il bambini costano molto meno. Sempre Marx dice che le macchine hanno abbattuto i costi di formazione, infatti esse non implicano un lavoro totale dell'oggetto ma solo parziale e questo dipende già dalla cooperazione tra gli operai. Arendt contestava a Marx la sua concezione della lavoro come vendita di forza lavoro, dicendo che non si vendeva la forza lavoro ma il know-how. Ai tempi di Marx si cercava di abbattere i costi di formazione, c'erano già le scuole, ma i bambini le frequentavano poco e l'ignoranza dilagava. Da questo punto di vista, ai tempi di Marx, il know-how non giocava un grande ruolo; ai nostri tempi, con lo sviluppo delle scuole e delle università, gioca un ruolo importantissimo. Il capitalista non spende molto per formare le persone se ci sono già delle scuole finanziate dallo Stato per questo; così come oggi con i molti disoccupati non sta a formare giovani, ma prende chi ha già esperienza. Le macchine possono spostare lavoro, ma il singolo lavoratore per cambiare lavoro per un cambiamento tecnologico può mancare il know-how necessario. Se un computer manda a casa delle persone, non è che queste si fanno programmatori, devono conoscere la programmazione. Il problema più grosso comincia con la robotica: il quel caso il lavoro non si sposta, i robot fanno tutto e costruiscono altri robot rimpiazzando tutti i lavoratori. È interessante la serie: Real Humans perché qui viene immaginata una Svezia del futuro con i robot. Per esempio fanno vedere una scena dove un lavoratore (Roger) che si occupava della gestione di un magazzino viene licenziato per aver colpito con una mazza da golf un robot che sostituiva un altro umano. Nella sua azienda quasi tutti quelli che lavorano sono robot tranne lui e un altro lavoratore magazziniere. Quando Roger cerca un altro lavoro va da un centro specializzato, arrivato sul posto trova un robot che gli dice che sostituisce l'umana, la quale momentaneamente sta male e gli dice anche che non ci sono posti di lavoro per lui al momento, ma se vuole può fare un corso di aggiornamento per essere riqualificato. È una scena terribile, il nostro futuro?. C'è n'è un'altra dove una ragazza si mette a piangere perché non si sente all'altezza dei robot, dice di essere troppo stupida e vorrebbe essere un robot per imparare tutto come loro molto in fretta usando semplicemente dei programmi. Foucault diceva che l'uomo è morto, ma non intendeva questo ovviamente; tuttavia ci si chiede che destino ha l'uomo se sarà superato dalla macchina. Lo stesso Marx parla di concorrenza tra macchina e operaio. L'operaio se tiene al posto dovrebbe dimostrare di essere più efficiente della macchina. Tuttavia Marx non era un luddista, non avrebbe mai detto: andiamo a rompere le macchine nelle fabbriche!; forse nel futuro non direbbe nemmeno: eliminiamo tutti i robot, sono nemici dell'uomo e tolgono posti di lavoro!. Marx ha sempre detto che l'arma contro il capitalismo sono i mezzi di produzione (macchine+materia prima), ci si deve solo appropriarsene. Il problema più grosso è che le macchine sono di pochi e sono usate contro i molti, il problema cioè andrebbe forse più spostato sulla questione della proprietà privata. Se tutti avessimo dei macchinari e producessimo per noi, forse non dovremmo nemmeno andare a lavorare. È la tecnologia che ha aumentato la produzione. Quindi non è un nemico, ma in un sistema capitalista il robot sarà usato dal capitalista per abbattere i costi e produrre di più.

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