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lunedì 14 settembre 2015

Dai libri di Byung-Chul Han: La società della trasparenza





"La società della trasparenza" è un saggio del filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han, tradotto in italiano da "figure nottetempo". Uno dei maggiori libri del filosofo Han, oramai divenuto famoso. Han riesce a tradurre in sole 80 pagine circa una verità abbatanza dffusa che nessuno aveva ancora trasformato in scritto  e a darci una buona lettura della società contemporanea. Molte cose che sono dette in questo libro sono assolutamente vere, potremmo osservarle anche solo cacciando la testa fuori dalla finestra e sforzandoci di guardare la realtà. La trasparenza è ovunque perché nulla è davvero segreto, tutto è sempre sotto controllo. Il significato della parola trasparenza, in questo caso, consiste nella realtà senza veli, senza il suo aspetto narrativo. Mi vengono in questo momento in mente alcune affermazioni di un certo Ai Wei Wei (artista cinese) sulla Cina. Ai Wei Wei sostiene che la Cina ha occhi ovunque e in qualsiasi momento conosce le sue mosse. Ai Wei Wei è stato arrestato improvvisamente dal governo cinese in segreto, deportato in un luogo di cui non è possibile conoscere la collocazione e solo recentemente è stato liberato. Il caso Snowden, le intercettazioni telefoniche alla Merkel e così via, sono sufficienti come prove che la nostra è una società trasparente. La cosa curiosa di questo libro è che porta quasi lo stesso titolo di un altro. L'altro si libro si intitola: "società trasparente", il libro è di Gianni Vattimo, Vattimo crede che in questa società esistano i mezzi per un'emancipazione, crede che la televisione deformando l'immagine della realtà restituisca una molteplicità di prospettive che cancella la visione piatta del modello del pensiero ad una dimensione. Han non direbbe una cosa del genere né della televisione e tanto meno di internet. Vattimo, in ogni caso, non è mai citato nell'opera da Chul-Han, non so nemmeno se Han sia a conoscenza di questo altro libro scritto tra l'altro nel 1989. Tuttavia ci interessa questo accostamento perché Vattimo era un esponente dell'ermeneutica e il libro di Byung-Chul Han ha un sapore molto ermeneutico.



Ciò che viene comunicato dal filosofo coreano-tedesco è una verità oramai molto diffusa, una considerazione che riassume riflessioni di pensieri da Walter Benjamin a Baudrillard. Byung Chul-Han parte dalla constatazione che noi siamo in una società dove tutto è  illuminato, niente si  può nascondere. L'illuminazione non è più solo la luce che cade sul corpo del soggetto nella prigione, nell'ospedale o sul banco di scuola, come nei testi di Foucualt, ma è una luce che illumina i contenuti interni. Questa illuminazione la chiamo " pornografia dell'anima". Così come nei Passagenwerk di Walter Benjamin si assisteva alla prostitutizzazione globale di ogni cosa: delle merci nelle vetrine, della donna, dei cospiratori la notte, del Flaneur, di ogni cosa in quanto direttamente esposta nella sua nudità, anche oggi questo fenomeno pornografico non poteva che diffondersi ancora di più, ma ora è peggio di prima. Han distingue l'Eros dalla pornografia, affermando che la seconda consiste nell'esposizione del corpo nudo: il disvelamento spogliarellista. L'Eros, al contrario, presuppone il segreto. Byung Chul-Han, ad esempio, considera erotico il polso del braccio tra il guanto e la manica. Nell'"epoca delle passioni tristi" di Benseyang e Schmitt si parla di una questione simile. I due autori, ad esempio, riflettono sul fatto che una nudista non ha nulla di erotico, mentre è erotica una ragazza in minigonna, proprio perché non offre direttamente le parti sessuali alla vista, ma le tiene velate, lasciando alludere a queste attraverso le gambe nude tra la gonna e gli stivali. Sempre in quel libro è riportata un'inchiesta sugli arabi, perché nei paesi arabi le donne sono coperte da capo a piedi.  Domanda: cosa guardano gli uomini arabi delle loro donne? la risposta: le caviglie. In pratica per Byung-Chul Han sono erotiche le caviglie di queste donne e non il seno nudo delle Femen. L'opera di Han è attraversata da un dualismo tra segreto e nudità. Egli sostiene che la verità non necessariamente coincide con la nudità. La società trasparente, secondo l'autore del saggio, non conosce in nessun negativo (segreto), essa si manifesta come pura positività. Per questo la società trasparente manca di tensione narrativa ed è una società porno. Han, servendosi della psicoanalisi, cerca di dimostrare che il segreto è parte di noi, così come la psicoanalisi in particolare Freud, ma anche Lacan, afferma che esiste una crepa tra l'Io e l'Es. L'inconscio è qualcosa che rimane inaccessibile se non attraverso una decifrazione. Esso non è, invece, una vasta terra da illuminare con la coscienza (la trasparenza).

Si può dire che siamo individui e siamo liberi perché abbiamo segreti. Anche Hegel, dopotutto, dice Byung Chul-Han, non ha mai abbandonato l'aspetto negativo. Quest'ultimo viene sempre conservato nella sua Aufhebung. L'assenza di negativo, secondo Han, produce infelicità e distruzione perché la bellezza presuppone il segreto, così come Benjamin sosteneva che le cose possono essere belle solo in un involucro. Ma anche perché l'amore scompare se non esiste un mettersi in gioco, un fall in love. La critica di Han all'amore contemporaneo è molto simile a quella di Badiou e Žižek. Badiou e Žižek attaccano ogni forma commerciale di amore. La logica dell'amore commerciale costituisce la logica dei siti di incontri come Meetic. Badiou cita spesso la frase: "si può essere innamorati, senza innamorarsi". Finché si crede che la fidanzata ideale è una donna con determinate caratteristiche, si considera l'oggetto dell'amore al pari di una merce. Se dovesse esistere un amore vero, questo non avrebbe una definizione, nella misura in cui dovrebbe essere del tutto casuale. Una società positiva non conosce il rifiuto, non conosce mai un No. Per questo, come si legge in una delle frasi più afficaci del libro è vero che: "Il giudizio comune della società positiva dice "mi piace". È indicativo che Facebook si sia rifiutato, conseguentemente, di introdurre un pulsante per il "dislike"." (Han, Byung-Chul, La società della trasparenza, Figure nottetempo, Roma, 2014, pp.20)



Tutto questo può essere accostato ai discorsi di Marcuse e Adorno sulla cultura di massa dove tutto è mischiato, il negativo è soppresso e il rifiuto rifiutato. Non c'è alternativa ad un "mi piace" su tutto e allo "stai sereno" di Renzi, che sono entrambi espressioni della società positivo-trasparente. Tuttavia, anche se Han parla di linguaggio operazionale, come Marcuse nell'Uomo a una dimensione parlava di linguaggio operativo, non fa mai riferimento alla scuola di Francoforte tranne che a Walter Benjamin, uno dei personaggi più borderline e outsider dell'Istitut für Sozialforschung. 


Benjamin è molto importante per il suo concetto di "valore di esposizione", un valore che, dice Han, supera per forza di cosa sia il concetto di "valore di scambio" che quello di "valore d'uso" di Karl Marx. Il valore di esposizione costituisce il valore pornografico che hanno le cose in quanto ogni cosa in un certo senso, in questa società, potenzialmente si trova "sotto i riflettori". Una luce pervade ogni cosa rendendo tutto accessibile e tutto visibile. Non solo! Han sostiene che siamo noi a contribuire a tutto ciò. Dopo tutto chi non vorrebbe, dico io, rinunciare a quei 15 minuti di fama a cui alludeva la frase di Warhol?

Cito due frasi effaci del testo:

"Nella società esposta, ogni soggetto è l'oggetto pubblicitario di se stesso." (Han, Byung-Chul, La società della trasparenza, Figure nottetempo, Roma, 2014, pp.25) 

"Le Cose non svaniscono nel buio, bensì nell'eccesso di illuminazione (...)" (Han, Byung-Chul, La società della trasparenza, Figure nottetempo, Roma, 2014, pp.26) 

Il piacere che deriva dal segreto non esiste nella società pornografica. Mentre il potere è possibile solo con la segretezza, nota giustamente Han, la trasparenza è l'opposto del potere. Ora in questa società dove tutto è visibile, in realtà qualcosa rimane comunque oscura: il potere. Accetto quello che dice Han sulla trasparenza, ma quando siamo di fronte ad una telecamera, una cosa non è trasparente: quello che sta dall'altra parte della telecamera che mi sta fissando. Ora Han non si è lasciato sfuggire questa punto, infatti cita Bentham e il suo Panopticon: l'edificio labirintico in cui tutti si perdono (labirinto della società) e dove qualcuno osserva ogni cosa senza essere visto (Il Dio della società trasparente). Tutte le teorie sul governo occulto si basano sul fatto che nella società della trasparenza compare una tenebra, ora noi di fatto non sappiamo chi controlla la società, i loro volti. Si dice siano le banche, ci sono sempre più uomini di finanza che hanno molto più potere degli Stati, che decidono prima di loro e che conoscono tutto prima di questi. Il rischio è che si crei una società del controllo. Per uscirne potremmo pensare una soluzione democratica sulla sorveglianza, come ha fatto David Brin, che consiste nel permettere a tutti di controllare tutto e non solo ad alcuni. Un modello del genere dal punto di vista Han mostra gli effetti comici della trasparenza, perché questo creerebbe una società degli spioni e porterebbe a questa conclusione: la libertà è controllo.


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