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sabato 1 settembre 2018

Cartesio: res cogitans e res extensa (sesta meditazione)








Cartesio: lo spirito e la materia


Nella prima meditazione Cartesio aveva messo in discussione tutto. Mano a mano Cartesio è riuscito a trovare dei saldi fondamenti per quelle cose che prima considerava certe senza avere prove valide e ora può considerare evidenti. Ha dimostrato prima l'esistenza di se stesso (Cogito), poi l'esistenza di Dio ed infine la verità del sapere scientifico. Ora è il momento di dimostrare l'esistenza dei corpi esterni e di tutto ciò che popola questo vasto universo.

Prima di parlare di tutto questo vorrei affrontare un altro tema: il solipsismo. Cartesio dimostra che ci è più evidente l'esistenza di noi stessi che quella delle cose esterne. Il problema del solipsismo è ancora molto attuale nella filosofia, si pensi al caso del pipistrello di Nagel. Io non so che cosa voglia dire essere qualcun altro e non so nemmeno, chiaramente, cosa voglia dire essere un pipistrello o un altro animale. Per saperlo dovrei esserlo, ossia dovrei avere quell'esperienza cosciente. Degli altri, inoltre, io vedo quello che vedo perché io sono fatto in un certo modo, ma spesso non vedo l'altro per come è. Cartesio non è un solipsista, ma mostra l'esistenza di questo pericolo nella filosofia. Il solipsista è colui che crede nell'esistenza di lui stesso e nella non esistenza degli altri. In questa meditazione Cartesio intende dimostrare l'esistenza degli altri, ma ci arriva solo dopo aver dimostrato prima l'esistenza di se medesimo e poi di Dio stesso.





Cartesio giunge alla dimostrazione dell'esistenza dei corpi esterni partendo dalla distinzione tra l'immaginazione e la concezione nella mente umana. Io posso concepire un chiliogono, ossia una figura con mille lati, ma avrò grosse difficoltà ad immaginarlo. Non posso immaginare, se non confusamente, una figura con mille lati, ma quell'immagine confusa, osserva Cartesio, è evidente che non è un chiliogono. Un esagono, al contrario, lo posso concepire, ma anche immaginare. L'immaginazione è quella facoltà in noi che si riferisce ai corpi esterni. Essa può riprodurli, ossia permetterci di rappresentarci la realtà, oppure ci permette di creare creature fantastiche combinando le immagini dei corpi esterni. Tuttavia non ho bisogno dell'immaginazione per esistere, questo lo ha dimostrato Cartesio nella seconda meditazione. Ci basta comprendere che se concepiamo qualcosa, allora esistiamo. Il corpo nostro e quelli esterni, invece, richiedono qualcosa di più di noi per poter essere. Io so che sono, ma so anche che sono pensiero e non sono propriamente quell'insieme di immagini che corrispondono ai corpi esterni. Se le cose stanno così, allora da dove vengono quelle immagini? Incomincio a riconoscere che se sono una res cogitanas, esistono anche delle res extense che non sono io, ma sono quei corpi che diventano oggetto della mia immaginazione. Quando concepisco, il pensiero si rivolge a me, nel senso che rimane nei confini della mente, mentre con l'immaginazione il pensiero si rivolge ai corpi.

Ciononostante, questo non basta per dimostrare l'esistenza dei corpi esterni. Noi con questo sappiamo solo che è possibile che i corpi esterni esistano, per il semplice fatto che noi siamo distinti da essi. Ma potrebbe essere ancora che sia la nostra mente a produrre quelle immagini o che comunque quelle cose che vediamo noi non siano quel che ci sembrano, come i cappelli e i mantelli che vediamo dalla finestra, i quali attribuiamo a uomini, ma magari sono degli spettri. Cartesio dunque riprende in considerazione tutti i corpi esterni elencandoli: prima viene il nostro corpo con organi, membra e tutto quel complesso di sensazioni che abbiamo relative ad esso; poi vengono tutte le cose esterne di cui percepiamo colori, odori, sapori e suoni. Queste cose le ho sempre esperite come corpi che non dipendevano dalla volontà. Il mondo esterno è come è, anche se lo vorrei diverso. Tuttavia qualche volta, osservando la realtà, mi sono ingannato e ho visto bastoncini spezzati che non lo erano, macchine arancioni che erano in realtà rosse, colonne cilindriche che erano in realtà quadrangolari. Inoltre, sebbene mi sembri che i corpi esterni non dipendano dalla mia volontà, mi è già capitato di sognare quegli stessi corpi e di accorgermi che nessuno di essi era effettivamente là fuori. Questi erano i motivi per cui Cartesio aveva messo in dubbio l'esistenza dei corpi esterni.

Io so, tuttavia, che sono e sono una cosa pensante. Da questo posso derivare che gli enti esterni non sono della mia stessa natura, ma sono distinti per natura da me, in quanto sono estesi. Esistono in filosofia almeno tre tipi di distinzione: la distinzione di ragione, ossia quando quando due cose sono distinte solo nella nostra mente (per esempio quando faccio astrazione di qualcosa da qualcos'altro); la distinzione di modo, ossia quando una cosa si distingue da un'altra semplicemente perché è uno dei suoi tanti modi (ad esempio il passeggiare rispetto al nostro corpo); distinzione reale (tra due res), ossia quando due enti sono distinti perché hanno sostanze di diverse. Tra la res cogitans e la res extensa vige una differenza reale, ossia tra due sostanze di natura diversa. La res extensa è appunto estesa ed in quanto è estesa è materiale. Cartesio è anche un famoso matematico, padre della geometria analitica, oltre che un filosofo. Quando Cartesio parla di estensione ha in mente il classico spazio euclideo con le sue proprietà metriche come la lunghezza. Cartesio ha inventato un metodo, il piano cartesiano, attraverso il quale disegnare qualsiasi figura, riportando i punti della figura a degli assi che segnano le distante di ogni coordinata nel piano. In questo senso lo spazio non è nell'ente, ma l'ente è nello spazio. Lo spazio, tuttavia, non è il vuoto. Se fosse il vuoto, allora lo spazio non sarebbe affatto, perché il vuoto non è. Cartesio, invece, pensa lo spazio come estensione: lunghezza, altezza, profondità. Queste dimensioni dello spazio e l'estensione stessa appartengono agli oggetti materiali. Esse ne costituiscono l'essenza. La res cogitans, la mente o lo spirito, non è una cosa materiale. Non può esserlo perché possiamo pensarci senza il corpo, ossia possiamo concepire noi stessi senza immaginare un corpo, ma non possiamo pensare al nostro corpo senza pensare che noi siamo. La mente, dunque, non è materiale e perciò non è estesa. La mente non ha spazio. Cartesio non lo dice apertamente, ma che l'anima non sia estesa era un pensiero condiviso dai medievali. In verità egli afferma che lo spirito non ha parti. Non può averle, appunto perché non è spaziale. Ora possiamo comprendere in cosa consiste il dualismo: esso è fondato sulla distinzione esteso/non esteso. Il primo termine della coppia dualista sta per il corpo, mentre il secondo per la mente. Non può essere, al contrario di quello che pensava Platone, che il mio corpo sia un semplice indumento dell'anima. Se così fosse, ne seguirebbe che non potrei provare sensazioni, dal momento che quando mi si strappa una camicia non provo certamente dolore. L'anima e il corpo devono essere congiunti in qualche modo, ma allo stesso tempo essere due sostanze completamente diverse.

Cartesio ha già dimostrato che Dio esiste e Dio non è un genio maligno. Ha detto inoltre che Dio è causa della nostra esistenza, ma dovremmo dire ora anche dei corpi esterni, in quanto Dio ha creato questo universo. Dio ha fatto il mio corpo e questi corpi esterni. Anche se spesso i sensi mi ingannano, perché vedo il sole grosso come un piede e in realtà non è così, non posso prendermela con Dio, infatti egli mi ha dato una facoltà per correggermi: l'intelletto. Posso concepire dei corpi esterni molte proprietà in modo chiaro e distinto, proprietà che studia la matematica, come la figura, le dimensioni, il numero, ecc. Tuttavia esistono molte cose che dipendono dai miei sensi e non sono proprietà reali degli oggetti. Tra queste si possono annoverare i colori, gli odori e i suoni.

Rimane ancora un problema: ci sono uomini idropici, i quali provano la sensazione della sete, anche quando non hanno affatto bisogno di bere e il bere gli è nocivo. A questo punto Cartesio deve spiegare anche questo caso, ossia capire come mai Dio ci ha dato un corpo a queste persone, ma si tratta di un corpo tale per cui queste persone sono ingannate sulla sensazione della sete. A questo punto Cartesio considera il funzionamento del corpo. Egli afferma che il corpo non sarebbe capace di movimento alcuno se non vi fosse uno spirito che gli è congiunto. Lo spirito comunica con il corpo tramite il cervello, più specificamente tramite la ghiandola pineale. Il corpo è una macchina fatta di parti e queste parti sono disposte in modo tale che nessuna parte può essere mossa da una parte lontana, senza poter essere mossa allo stesso modo da parti intermedie. Il cervello comunica con tutto il corpo attraverso i nervi. I nervi dunque informano il cervello delle sensazioni nel corpo, ma prima di passare al cervello dovranno attraversare altre zone come il dorso o il collo. Il dolore che sentiamo nel piede, osserva Cartesio, è una sensazione che dipende sicuramente dal fatto che il piede è ferito, ma soprattutto dal fatto che un certo nervo ha mandato un dato segnale al cervello. Il dolore non è nel piede, chiaramente, ma nel cervello. Tuttavia noi sentiamo il dolore nel piede e Dio ha voluto che il nostro corpo fosse fatto in questo modo. È utile alla nostra stessa conservazione il fatto che sentiamo dolore nel piede, infatti questo ci avverte che il piede è ferito. Un meccanismo simile a quello del piede ferito sta dietro alla sete, anche in questo caso il bisogno di bere provoca l'eccitazione del nervo, mandando un segnale al cervello. Tuttavia può capitare che il nervo riceva lo stesso stimolo, basta che qualcosa riesca a riprodurre la stessa eccitazione, ed ecco che il corpo è immediatamente ingannato, ossia crede che abbiamo male al piede o abbiamo sete, anche quando non è vero. Questo meccanismo  nervi-cervello, salvo casi di malattia, come nell'idropico, è un meccanismo benefico che Dio ha voluto nell'uomo per la sua autoconservazione.

Con questo ultimo passaggio Cartesio dimostra che, sebbene il nostro corpo e i nostri sensi delle volte ci ingannino, non c'è motivo alcuno per credere che in generale non via siano corpi esterni e il mondo materiale sia illusioni. Noi vediamo in modo chiaro e distinto che esistono oggetti fuori di noi, che non dipendono dalla nostra volontà, dei quali possiamo concepire in modo chiaro molte proprietà. Rimane, ovviamente, il fatto che il nostro corpo, non essendo perfetto, è comunque soggetto all'errore, ma noi abbiamo un intelletto e una facoltà di conoscere proprio per correggere gli errori del nostro corpo.