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domenica 11 gennaio 2015

Passages, J: Baudelaire. (Walter Benjamin) pI

 




Spleen : Je suis comme le roi d'un pays pluvieux
Je suis comme le roi d'un pays pluvieux,
Riche, mais impuissant, jeune et pourtant très vieux,
Qui, de ses précepteurs méprisant les courbettes,
S'ennuie avec ses chiens comme avec d'autres bêtes.
Rien ne peut l'égayer, ni gibier, ni faucon,
Ni son peuple mourant en face du balcon.
Du bouffon favori la grotesque ballade
Ne distrait plus le front de ce cruel malade ;
Son lit fleurdelisé se transforme en tombeau,
Et les dames d'atour, pour qui tout prince est beau,
Ne savent plus trouver d'impudique toilette
Pour tirer un souris de ce jeune squelette.
 Le savant qui lui fait de l'or n'a jamais pu
 De son être extirper l'élément corrompu,
  Et dans ces bains de sang qui des Romains nous viennent,
   Et dont sur leurs vieux jours les puissants se souviennent,
   Il n'a su réchauffer ce cadavre hébété
  Où coule au lieu de sang l'eau verte du Léthé.

Baudelaire, vuole essere poeta senza essere Lamartine o Hugo, vuole essere semplicemente se stesso, vuole essere originale. Baudelaire è scelto come perfetto candidato da Benjamin perché è il  poeta che fa diventare Parigi oggetto della sua opera, come si legge in questa poesia, si considera lui stesso il re della città. Città di pioggia, grigia, tertra, le idustrie che vomitano verso il cielo, una città di ferro e di arte diabolica come l'art nouveau. Lo scopo, per Benjamin, era anche mostrare un'arte fotografica della città, la nascità del paesaggio urbano. Baudelaire conosceva Charles Méryon, un artista molto affine a lui, diciamo che il secondo è un incisore e così come il primo con la poesia raffigurava la città, il seconda la incideva su carta. Due artisti, molto affini anche per la follia, tranne che Baudelaire si stupisce di non essere mai diventato pazzo, l'altro invece ci è riuscito in pieno. 





La follia, in un certo modo è l'unico sistema per essere normali in un mondo nichilista come il nostro, chi non diventa pazzo è ancora più perduto. L'arte o è merce o non è utile in questa società, il capitalista adocchia l'artista come leva per fare soldi, l'unico modo per sfuggire a questo, forse è il vero senso della poesia e dell'arte, è quello di non servire nessuna utilità, ecco l'art pour l'art. L'arte così si emancipa dall'utilità, ma fa lo stesso dalla morale. Baudelaire può essere considerato su questa strada, ha violato ogni cardine sociale, ha espresso tutto il nichilismo che poteva nascere da questa società, lo ha reso un'opera d'arte. Lo spleen, il tedio della vita che diventa oggetto dell'opera, è il movimento di questo mondo, dove non ci sono più vette per l'uomo, non c'è più nulla da scoprire, il vuoto è una consolazione, la poesia un narcotico che invade il cervello; piacere nichilista che fa dello spleen un soggetto da poesia, andando sempre contro tendenza, sempre contro quella società di persone "normali", le quali vogliono fuggire la noia e lo fanno con il gioco, con l'hashish, la moda e le chiacchiere nei caffé. Baudelaire è un incompreso, è così che normalmente si diventa pazzi agli occhi degli altri, descrive se stesso come un Albatros goffo tra le persone, un uomo che cammina in mondo di nani satanici che ridono di lui, ridono senza capire. L'altra sua faccia è quella del grande sognatore, dell'ideale, del poeta che sa portare l'uomo con la sua grande immaginazione in luoghi ben lontani da una realtà crudele marteriale che ci parla solo di rassegnazione. L'immagine che ha meglio rappresentato Baudelaire è quella che cita Benjamin di Dante, così si dice infatti, che Baudelaire sia un Dante che deve compiere un quarto viaggio, al di là del terzo. Forse che Baudelaire è di nuovo sceso all'inferno? la questione di Satana si risolve in Baudelaire nel fatto che in realtà è Satana stesso il vero Dio, è quello che cercavamo, è il protettore degli oppressi. Baudelaire, si fa notare nell'opera di Benjamin, si veste come fosse un prete, un prete che ha il nuovo dio demonio, che scrive inni e preghiere al suo dio, le sue poesie, un misticismo nichilista. "Fiori del male" è il titolo della sua opera, ma Banjamin, fa notare che i fiori del male sono gli stessi dell'art nouveau. L'enigma di Baudelaire: che la brellezza stia anche nel male, che dal male possa nascere bellezza. Wagner e Poe sono ispirazione per lui. La cosa che mi ha colpito di più devo dire che è questa frase: 

"Vois ton oeuvre et bois ton oeuvre?" (Baudelaire)


Non è forse troppo simile al titolo di quell'album di Marilyn Manson: "eat me, drink me"?, è da qui che tutto è cominciato? la passione per il tetro, il cadavere, il demoniaco? musica, poesia, filosofia nichilista, il nostro mondo non ha più reagole, non ci sono limiti, tutto è concesso, ma non è forse questo che caratterizza di più la società dei consumi, la sfenatezza? il cavallo senza briglie?. Non era la merce il cadavere? la pubblicità il serpente tentatore? e la fabbrica il simbolo dell'oscurità di questo mondo tecnologico?.


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