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domenica 9 settembre 2018

Così parlò Zarathustra: Prologo (spiegazione/riassunto)









Zarathustra come il Sole deve tramontare


Zarathustra, rivolgendosi al Sole, dichiara di voler tornare tra gli uomini. Egli, secondo il ciclo del sole, afferma di voler tramontare come gli uomini che discendono. Zarathustra sta su una montagna, lontano dagli uomini, ma vuole tornare tra di loro, da loro che sono quelle persone ai quali il sole risplende.

Zarathustra a trent'anni lascia il paese per andare a vivere sul monte e lì rimane per dieci anni. Nietzsche parla di una trasformazione avvenuta in Zarathustra in quei dieci anni. È come se Zarathustra avesse trovato una verità e adesso vuole portarla agli uomini sotto forma di dono. Gli uomini sono quelle persone a cui il sole risplende ed è per essi che il sole è felice. Nietzsche costruisce un'analogia tra il sole e Zarathustra, allorché afferma che Zarathustra come il sole deve discendere e tramontare. Zarathustra dunque è il sole che discende tra gli uomini, quel sole che, con i suoi raggi, porta la sua dolcezza. Zarathustra si rivolge alle persone a cui il sole risplende, ossia all'uomo, per donare la sua saggezza. La sua saggezza è l'esito di una trasformazione avvenuta nel suo cuore.



Perché Zarathustra? Sulla scelta del personaggio esistono molte congetture. È molto strano, se ci si pensa, che Nietzsche abbia scelto proprio quella persona che credeva nel bene e nel male, il padre di una delle prime religioni non politeiste, ma dualiste, per farne il profeta del superuomo. Zarathustra rappresenta, in un certo senso, l'inizio della morale. Infatti la morale non esiste presso i pagani, i quali credono che le vicende umane sono nelle mani degli dei e questi ultimi ne disegnano i destini. Tuttavia lo Zarathustra di Nietzsche non è più quello Zarathustra dell'Avesta, esso è completamente trasformato. Egli sa che Dio è morto e con la sua morte non vi può essere più bene o male. Lo Zarathustra di Nietzsche non è più il vecchio profeta, egli si è fatto filosofo.

In Ecce homo Nietzsche racconta di ciò che lo ha spinto a scrivere lo Zarathustra. Nietzsche sostiene che il concetto essenziale della sua opera sia l'eterno ritorno. Sostiene di avere avuto questa intuizione nell'agosto del 1881 sul lago di Silvapiana. Nietzsche, inoltre, indica quali sono i luoghi nei quali ha avuto le sue ispirazioni per i suoi tre Zarathustra. Egli riferisce che il primo Zarathustra è stata un'intuizione raggiunta quando passeggiava verso Portofino lungo la baia di santa Margherita in sud Italia. Il secondo Zarathustra pare che sia frutto di un'intuizione che Nietzsche ha avuto un'estate, tornando negli stessi luoghi della sua prima intuizione, mentre il terzo andrebbe attribuito ad un suo soggiorno a Nizza in Francia. Egli si definisce come un uomo che ha avuto una grande ispirazione e ha scritto un'opera nella quale l'ebbrezza del dionisiaco è diventata azione suprema.

In Ecce homo Nietzsche non ci dice nulla sul personaggio dello Zarathustra, tranne che si tratta di un danzatore. Leggendo le lezioni di Jung, invece, possiamo apprendere qualcosa di più su questo personaggio. Per esempio Jung riferisce che Nietzsche avrebbe confidato alla sorella di aver sognato Zarathustra quando era un ragazzo. Altre fonti raccontano che Nietzsche sarebbe entrato in contatto con dei membri di una setta zoroastrista di Lipsia chiamata "Mazdaznan", il cui profeta è un certo El Ha-nisch. Jung non crede che questa versione sia vera, ma ci riferisce che, secondo lui, Nietzsche deve avere necessariamente letto l'Avesta. Questo lo sostiene dopo aver constatato che la simbologia dello zoroastrismo gioca un importante ruolo nel testo di Nietzsche. Inoltre il nome Zarathustra viene dal persiano e Ushtra è una parola che in persiano, guarda caso, significa "cammello". Il cammello, infatti, è un'immagine che ricorre nel testo di Nietzsche.

Nell'interpretare questo primo passaggio del prologo Jung nota alcuni particolari. Il riferimento ai trent'anni è necessariamente un riferimento all'età di Cristo. A quell'età Cristo aveva incominciato a insegnare. Zarathustra, si tenga conto, spesso si confronta con Cristo lungo tutta l'opera, ma si considera migliore di Cristo. Cristo ha incominciato a insegnare a trent'anni e non aveva ancora capito: se solo avesse vissuto più a lungo! Zarathustra incomincia dieci anni dopo i trenta. Inoltre Jung nota un'analogia tra Nietzsche stesso e Zarathustra. Nel primo passaggio, infatti, si menziona un lago e una montagna come luoghi che Zarathustra ha frequentato e nei quali ha subito la sua importante trasformazione. Lo stesso vale per Nietzsche quando sul lago di Silvapiana a 6000 piedi dal livello del mare ha avuto la sua grande intuizione sull'eterno ritorno. Jung identifica il lago con l'inconscio e il sole con la coscienza. Dunque lo Zarathustra che va dagli uomini è il sole che discende, ma è anche coscienza. Un altro interprete dello Zarathustra di Nietzsche, Lampert, sottolinea il modo in cui Zarathustra si rivolge al Sole. Lo Zarathustra di Nietzsche non vede nel sole un dio, come magari avrebbe fatto lo Zarathustra dell'Avesta, ma si appella a lui in qualità di stella o astro celeste. Questo sole viene rappresentato da uno degli animali di Zarathustra, ossia l'aquila. L'altro animale, il serpente, rappresenta l'elemento terrestre. L'aquila come lo spirito e il serpente come gli istinti, suggerisce Jung, ma, notate, questi termini non sono contrapposti, ma vanno assieme come i due animali con Zarathustra. Zarathustra nomina i suoi animali rivolgendosi proprio al sole nella primissima parte del prologo.




Il santo della foresta


Il primo uomo che incontra Zarathustra scendendo dal monte è un santo. Il santo lo riconosce e lo interroga. Gli chiede come mai sia sceso e Zarathustra gli riferisce che è venuto per gli uomini, che lui ama gli uomini. Il santo replica che non c'è nulla da amare degli uomini, che gli uomini sono imperfetti, mentre lui si è diretto nel bosco per amare e lodare Dio. Al che Zarathustra risponde che è venuto per fare un dono agli uomini. Il santo ribatte dicendo che non vi è nulla da donare agli uomini, al di fuori di elemosine. Gli uomini, egli afferma, diffidano di qualsiasi dono e quando sentono un uomo passeggiare per le strade la notte, pensano subito che sia un ladro. Il santo suggerisce a Zarathustra di non andare dagli uomini, ma dagli animali. Zarathustra chiede al santo che sta a fare nella foresta ed egli risponde che canta e loda Dio. Dopo di che Zarathustra e il santo si sono lasciati con un sorriso. Zarathustra deve constatare che il messaggio che intende portare agli uomini, quello del superuomo, non è ancora arrivato a quel santo. Egli non sa nemmeno che Dio è morto.

Zarathustra scende dal monte e incontra un santo. Chi è questo santo? Jung ci spiega che il santo è un anacoreta, egli rappresenta lo spirito del primo cristianesimo, un cristianesimo ancora influenzato dalla cultura pagana. Il santo è quel che rimane del cristianesimo. Mentre il santo si rifugia nel bosco, Zarathustra vuole andare dagli uomini. I due prendono direzioni diverse ed opposte. Il cristianesimo, incarnato da questo santo, è la religione che sta lasciando la terra e Zarathustra arriva proprio in questo momento di confusione per l'umanità. Egli giunge vedendo la morte di Dio come un evento già avvenuto, di cui forse gli uomini, come spiega Nietzsche in  Gaia scienza, non si sono ancora accorti, anche se sono loro gli assassini di Dio. Quell'uomo, tuttavia, dice Jung, è un anacoreta. Questo elemento è evidente per Jung soprattutto per l'allusione da parte del santo agli animali. Il santo, infatti, invita Zarathustra ad essere un orso tra gli orsi o un uccello tra gli uccelli. Era una pratica presso i pagani, riferisce Jung, quella di imitare i versi degli animali. Nei primi cristiani esistono tracce di simili pratiche pagane e il santo riferisce di cantare e lodare Dio nella foresta. Il santo non sa che Dio è morto e continua a lodarlo nella foresta, imitando lui stesso gli animali. Nel testo di Jung in questo passaggio è presente un'osservazione interessante: la morte di Dio è come la morte di Pan. Pan è il dio greco caprino, divenuto nel cristianesimo quasi una figura satanica. In realtà Pan vuol dire "tutto", da qui viene "panteismo", ossia "Dio è in ogni cosa". La morte di Pan è la morte del Tutto. Oltre a questo Jung suggerisce un'altra cosa: quando Nietzsche afferma "crederei solo in un dio che sapesse danzare", il riferimento va a Shiva. Shiva è il dio danzatore. La danza è il simbolo della creazione e della distruzione. Alcuni studiosi credono che Dioniso discende direttamente da Shiva. Questo spiega ancora meglio il collegamento.

Il santo crede ancora in Dio, non conosce il vero messaggio che Zarathustra viene a portare e non sa soprattutto che Dio è morto. Nietzsche ripete spesso questa affermazione: Dio è morto, ma cosa vuol dire? Dio non può morire, infatti esso è eterno. La verità è che Nietzsche sta dicendo che Dio non esiste affatto e che l'uomo lo ha creato a sua immagine. Dio è solo una creazione dell'uomo, un suo bisogno psicologico. Che Dio sia una creazione dell'uomo lo aveva già detto Feuerbach. Egli sapeva che è sufficiente prendere gli attributi dell'uomo ed estenderli all'infinito per avere un'idea di Dio. Dunque è sufficiente estendere all'infinito l'idea dell'intelletto, del cuore, della potenza e così via. Quel che interessa a Nietzsche non è tanto il fatto che Dio sia morto, ma le conseguenze della morte di Dio. Nietzsche non parla d'altro che delle conseguenze della morte di Dio: afferma che i valori sono caduti, che non possono esistere valori eterni; descrive una dimensione al di là del bene e del male; nega ogni forma di assolutezza; afferma l'infondatezza di ogni cosa e la chiama "eterno ritorno".

Leo Strauss, altro interprete dello Zarathustra, non sembra molto convinto dell'idea che "Dio è morto" sia solo una manifestazione di mero ateismo. Egli sostiene che affermare che "Dio è morto" è diverso da affermare che "Dio non esiste". Da questa osservazione egli deduce che la morte di Dio è un fatto storico. Su questo non ci sono dubbi, ma se Dio è esistito, è esistito solo come idea o fede, altrimenti se fosse stato reale, non avrebbe potuto morire. Inoltre Strauss sottolinea l'opposizione dell'amore per Dio all'amore per l'uomo. Il santo si colloca sul primo lato e Zarathustra sul secondo. Filosofi come Feuerbach avevano già usato precedentemente questa tattica, ossia si erano rivoltati all'amore verso Dio a favore dell'amore verso l'uomo.


Come sottolinea Lampert, in realtà, il vero messaggio di Zarathustra ha come oggetto il superuomo, non la morte di Dio. Per questo Zarathustra è stupito nel constatare che quel santo non sa, quel che oramai gli uomini dovrebbero sapere da molto tempo. Una volta che Dio è morto, che senso ha l'esistenza umana sulla terra? Spesso si parla di non senso, infatti l'eterno ritorno non ha un senso visto che rincorre se stesso. Non ha un senso nemmeno la volontà di potenza, la quale non vuole nulla al di fuori di se medesima. Tuttavia Nietzsche, a quanto pare, parla ancora di un senso della terra e lo ritrova nel superuomo. La meta dell'uomo è il superuomo, come si apprenderà dai successivi tre famosi discorsi alla folla di Zarathustra nel prologo. Il santo non conosce questo senso, egli ancora crede in Dio e la sua follia consiste in questo, ma non è meno folle, da questo punto di vista, di uno Zarathustra che ama l'umanità. Mentre il santo rifugge l'umanità cercando la solitudine nel bosco, Zarathustra dalla sua solitudine torna in mezzo agli uomini. Zarathustra torna tra gli uomini per fargli un dono e questo dono, si noti nello scritto, viene paragonato dal santo al fuoco. Zarathustra, dunque, è un nuovo Prometeo per l'uomo, questa volta però, non è la tecnologia il dono.


I tre discorsi di Zarathustra alla folla


Zarathustra raggiunge una città vicino alla foresta. Nella città trova una folla di uomini al mercato che sono in attesa dell'esibizione di un funambolo. In quel momento Zarathustra parla alla folla e rivela il messaggio che ha intenzione di lasciare agli uomini. Egli afferma che è venuto a parlare della venuta del superuomo, che l'uomo ormai è da superare, come l'uomo ha superato la scimmia, anche se molti degli uomini, per certi versi, sono ancora delle scimmie. Per diventare superuomo l'uomo deve abbandonare il suo vecchio modo di pensare. Non crederà più in regni dei cieli, non crederà più in Dio e non vedrà altro sacrilegio che quello esercitato alla e sulla terra. L'anima non vorrà più evadere dal corpo e renderlo schiavo. L'uomo imparerà a disprezzare una certa morale, una certa felicità e così via. Questo è il primo discorso di Zarathustra alla folla. Finito il discorso, una persona dalla folla, che non ha capito cosa volesse dire Zarathustra, chiede che il funambolo la smetta di parlare e si metta all'opera. In quel momento tutti scoppiano a ridere. Quell'uomo dà del funambolo a Zarathustra, ma l'altro funambolo recepisce il messaggio come fosse rivolto a lui e quindi comincia a mettersi all'opera per l'esibizione.

Vediamo ora Zarathustra che ha raggiunto quegli uomini a cui intendeva donare la sua verità. Questi uomini sono gli uomini della folla. La folla si è radunata in quel luogo, non per sentire Zarathustra, il quale gli sembra un folle che grida. La folla si è radunata per vedere lo spettacolo del funambolo. Il funambolo deve camminare su una corda tesa tra due torri. Chi è questo funambolo? Jung spiega che in questo passaggio è presente un gioco complesso di identificazioni. Nietzsche si identifica con lo Zarathustra, ma anche con il funambolo. Lo stesso Zarathustra si identifica con il funambolo. Zarathustra è come il funambolo, ossia un uomo da circo, almeno per quel che devono averne pensato gli uomini della folla dopo aver sentito il suo primo discorso. In tedesco funambolo si dice "Seiltänzer", letteralmente: il ballerino sulla corda. "Der Tänzer" è il ballerino. Come si vede ritorna la figura della danza. Il tema centrale del discorso di Zarathustra è quello del superuomo. In queste parole sul superuomo troviamo la famosa affermazione: "rimani fedele alla terra". La terra per Nietzsche è tante cose, è molto più dell'elemento o del pianeta, è anche soprattutto il corpo e la materia. Solo attraverso il corpo, nota Jung, possiamo avere un'esistenza individuale. Con lo spirito l'uomo perde ogni individuazione. Nietzsche dunque afferma: rimani fedele alla tua individualità. Ovviamente la nostra esistenza, in quanto esseri col corpo è limitata nello spazio e nel tempo. Essa è dunque limitata nelle sue possibilità. Non accade lo stesso con lo spirito. Tuttavia Nietzsche sostiene che bisogna rimanere fedeli a quelle possibilità limitate, quelle possiblità che abbiamo in questa esistenza terrena. Il messaggio di Zarathustra è di amore verso la terra. Una terra che l'uomo, da quando ha seguito la religione, ha incominciato a negare e a odiare. L'uomo ha desiderato più volte di fuggire questo corpo, questa vita e questo mondo. Un uomo di questo tipo deve essere stanco di vivere e non ama la vita. Chi ama la vita rimane fedele alla terra, questo è il messaggio di Zarathustra.



Zarathustra riprende a parlare esponendo il suo messaggio. Egli afferma che l'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo. L'uomo non è qualcosa, la sua essenza è un divenire. Con questa spiegazione Zarathustra chiarisce quale uomo lui apprezza e l'uomo che lui apprezza è l'uomo che dispiega la strada per la venuta del superuomo. Si tratta di quell'uomo che avverte la necessità del superamento dell'uomo stesso e del voler andare oltre l'umano, perciò egli si comprende come un divenire, come qualcuno che non è fatto, ma deve farsi e sa che questo processo è continuo. Anche qui, nessuno ascolta nuovamente Zarathustra. Questo è il secondo discorso di Zarathustra. A questo punto Zarathustra ammette che questo discorso non è fatto per questi uomini, visto che non hanno che da riderne.

"L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo", questa è una famosa affermazione di Nietzsche. Zarathustra ha proprio un cavo teso davanti a lui, o meglio una corda. È la corda che dovrà essere attraversata dal funambolo. Questo funambolo cammina sulla corda tra due torri. Questa analogia non può essere un caso, anche se è in parte sfuggita a diversi interpreti. Il funambolo è come l'uomo sul cavo teso. In questo discorso Zarathustra riprende l'immagine del tramonto o del crepuscolo. In questo caso non parla di sé, ma parla dell'uomo, dell'uomo che deve tramontare per fare posto al superuomo.


Il discorso di Zarathustra verte tutto sulla figura del superuomo. In cosa consiste il superuomo? Spesso questa figura viene intesa come quel qualcosa che viene dopo l'uomo, come l'evoluzione ventura dell'uomo. Di fatto Nietzsche definisce il superuomo come una meta per l'uomo e come il senso della terra. Tuttavia, non credo che Nietzsche intendesse dire che il superuomo è uno stadio da raggiungere, raggiunto il quale l'uomo termina la sua evoluzione. Il superuomo è l'atteggiamento dell'essere umano che diventa padrone di sé, che crea sopra di sé i suoi valori e che persiste nell'evoluzione e nella trasformazione. In realtà non penso proprio che finiremo di evolverci. Piuttosto il superuomo è quell'uomo che vuole superare sempre se stesso. Nietzsche afferma dell'uomo che è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, ma questo vuol dire solo che l'uomo è divenire. L'uomo non è mai stato altro che questo superamento della scimmia verso un progetto più grande. Di che evoluzione si tratta? Oggi c'è chi pensa che Nietzsche avesse in mente una evoluzione di tipo spirituale, ma di questo non ci sono prove e l'unica cosa che si sa davvero è che Nietzsche era un materialista. Alcuni pensano, infatti, che Nietzsche avesse pensato l'evoluzione dell'uomo in termini darwiniani, ma questa evoluzione verso il superuomo riguarda cose come la volontà di potenza, la capacità di sopportare il dolore, la pienezza della vita. Tutti questi elementi sembrano aver ben poco di materiale e di biologico. Il superuomo, infatti, è quell'individuo che ha rotto con le promesse in cielo e ha legato il suo destino alla terra.

Nonostante la derisione, Zarathustra continua a parlare, ma cambia completamente discorso: egli comincia a parlare dell'ultimo uomo. L'ultimo uomo è uno spregevole per Zarathustra, un uomo che non conosce la creazione, che non cerca al di là di sé, che non ha il superuomo come meta e non sa cosa sia l'amore. Quest'uomo è l'uomo della folla, l'uomo di massa uguale a tutti gli altri. Ma la massa è una somma di zeri. Chi non è come gli uomini della massa è preso dalla massa stessa come un folle. Questo è il terzo discorso di Zarathustra alla folla. Quando Zarathustra conclude il suo discorso, infatti, appare come un pazzo di fronte alla folla. La folla non accetta il discorso di Zarathustra e si identifica piuttosto con questo ultimo uomo. Con scherno la folla grida: dateci l'ultimo uomo e vi daremo il vostro superuomo!

"Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante", un'altra frase molto famosa di Nietzsche, la quale appartiene a questo discorso. L'ultimo uomo è quell'uomo che non ha un caos dentro di sé e dunque non può generare stelle danzanti. L'ultimo uomo non è capace della creazione di cui è capace il superuomo. L'ultimo uomo è l'uomo della massa.


I primi due discorsi hanno come oggetto il superuomo e la sua venuta, mentre il terzo concerne l'ultimo uomo. Zarathustra nel primo discorso chiede alla folla che cosa sta facendo in vista della venuta del superuomo, se sono pronti per questo mutamento. Le risate che ottiene di risposta delucidano abbastanza l'attuale stato dell'umanità rispetto a quel tema. Nel secondo discorso Zarathustra spiega l'evoluzione dell'uomo dalla bestia al superuomo. Come nota Lampert, in questo passaggio viene introdotto un concetto di tempo che è completamente lineare, tempo che sembra in contrasto con il concetto circolare della temporalità, il quale sarà presentato più avanti nel testo e che è conosciuto con il nome di "eterno ritorno". Gilles Deleuze ha risolto questo problema, ossia il conflitto tra il concetto di superuomo che sembra rappresentare un progresso per l'uomo stesso e il concetto di eterno ritorno, il quale non contempla progressi, affermando semplicemente che il superuomo è puro divenire, ossia un divenire-superuomo dell'uomo, ma questo divenire è rappresentato dall'eterno ritorno stesso. Questa posizione è più o meno condivisibile, io penso che Deleuze abbiamo tentato di far quadrare tutto laddove le cose non quadrano affatto.

Esistono due traduzioni del termine "Übermensch": superuomo e oltreuomo. Il termine "über" consente entrambe le traduzioni. Del resto "über" in tedesco ha principalmente due significati: qualcosa che sta sopra e non può essere toccato; qualcosa che è dall'altra parte rispetto a qualcos'altro. Nella prima accezione si può usare il termine "über" per dire che le stelle stanno sopra di noi (Die Sterne sind über uns). Nella seconda accezione questo termine è usato per dire, ad esempio, che un albero si trova al di là del fiume (Ein Baum befindet sich über dem Fluss). Leo Strauss preferisce la traduzione "superuomo" perché sostiene che Nietzsche, con il termine tedesco, intendeva un uomo superumano. L'amore per l'uomo di Zarathustra, sostiene Strauss, è in realtà un'amore per il superuomo: l'uomo venturo.

Veniamo all'ultimo di questi discorsi: il discorso sull'ultimo uomo. L'ultimo uomo è un uomo che viene dopo la morte di Dio, allo stesso modo del superuomo. Zarathustra, quando vede la folla farsi beffe di lui, incomincia a parlare dell'ultimo uomo. L'ultimo uomo è l'uomo più decadente. Rispetto al superuomo, il quale rappresenta un progresso, l'ultimo uomo è un regresso. Lampert descrive l'ultimo uomo come un uomo ben nutrito, ben accasato e ben medicato. L'ultimo uomo è l'uomo dell'era tecnologica, l'uomo che Nietzsche definirà come "buono e giusto", un uomo che si è conformato alle norme date in una società e che considera chiunque le metta in discussione un semplice distruttore o un criminale.

Finalmente il funambolo si mette all'opera e corre lungo la fune tesa tra le due torri fermandosi a metà. Dall'altra torre sbuca un pagliaccio e questo pagliaccio lo sfida dicendo di essere più bravo di lui. Quando il pagliaccio si avvicina a lui, fa un balzo in aria saltandolo. In quel momento il funambolo perde l'equilibrio e cade per terra. La folla corre via come l'acqua del mare, mentre Zarathustra si appresta a soccorrere il funambolo che sta per morire e al quale promette la sepoltura.



Si tratta di una scena famosa. È la scena in cui Zarathustra parla con il funambolo. Il funambolo sostiene che di li a poco il diavolo lo porterà all'inferno. Zarathustra risponde dicendo che non sarà così, perché non esiste il diavolo e la sua anima sarà morta prima del suo corpo. Questa frase, in realtà, rivela Jung, deve essere una premonizione di Nietzsche. Un messaggio dell'inconscio che rivela il futuro di Nietzsche stesso. Nietzsche diventerà pazzo, dunque la sua anima sarà morta ancora prima del suo corpo. Queste magnifiche parole, come si vede bene nel testo di Jung, rappresentano quasi una consolazione. I cristiani avrebbero detto al morente che sarebbe andato in paradiso, che quindi la sua anima è immortale e non ha nulla da temere. Zarathustra, il senza dio, riferisce al funambolo che la sua anima morirà prima del suo corpo, dunque non deve temere alcun dolore dalla morte e tanto meno l'inferno. Un altro elemento interessante di questo passaggio è chiaramente la figura del pagliaccio. Il pagliaccio salta sopra il funambolo e lo fa cadere. Chi è questo pagliaccio? È interessante vedere come il funambolo parta da una torre, cammina sulla corda e si muove verso il lato opposto, ma dal lato opposto arriva il pagliaccio. Nella metafora del cavo teso il pagliaccio sembra venire dal lato del superuomo. Il pagliaccio simbolicamente sorpassa l'uomo e lo fa cadere dalla corda. Jung presenta questo pagliaccio come un'ombra dai poteri divini, poteri di vita e di morte. Il funambolo segna la condizione umana, della quale Nietzsche scrive: "Sinistra è l'esistenza umana e ancor sempre priva di senso: un pagliaccio può esserle fatale".


I due animali: l'aquila e il serpente


Zarathustra fa un conto di ciò ha fatto durante la giornata e arriva alla conclusione di non aver combinato molto, visto che nessuno lo ha ascoltato e ora si trova solo con un cadavere. Zarathustra dunque intende che la sua strada non sarà facile e i suoi sentieri oscuri. Ora che il mercato è finito e la folla dispersa, la notte cala e Zarathustra incomincia il suo viaggio con il suo cadavere da seppellire.

Il pagliaccio avverte Zarathustra di non tornare mai più nella città. Questa volta, egli dice, sono stati leggeri con te: hanno solo riso, la prossima volta toccherà a te morire! Zarathustra non bada a questo, così come non bada a quei becchini che lo deridono lungo il suo cammino. Il discorso del pagliaccio conferma il fatto che la folla lo ha preso per un pazzo e l'incontro con i becchini conferma quel che aveva detto il santo, in quanto i becchini scambieranno Zarathustra per un ladro che cammina di notte. Ad un certo punto Zarathustra sente fame e vuole fermarsi a mangiare. Qui incontra un vecchio che gli offre da bere e da mangiare: un altro eremita. Successivamente Zarathustra prosegue il viaggio passando per il bosco, ma laddove non vede più alcuna strada, egli non va oltre e si addormenta.

Jung nota subito questo passaggio sulla fame. Zarathustra afferma di non aver sentito fame tutto il giorno, ma ora sente la necessità di mangiare. Questo riferimento alla fame e al cibo si collega con quel che i becchini hanno riferito a Zarathustra: egli vuole togliere il boccone al diavolo. Non appena Zarathustra sente la fame, ecco che trova questa dimora dell'eremita. L'eremita qui rimanda al santo della seconda sezione del prologo. Tuttavia, chiaramente, nella storia non sono la stessa persona. Anche questo eremita è un cristiano e anacoreta. L'eremita offre pane e vino, non solo a Zarathustra, ma anche al cadavere, nonostante gli venga fatto notare che è morto. Il pane e il vino, come afferma Jung, sono simboli della comunione, dunque dei simboli cristiani. Prima di addormentarsi Zarathustra riporrà il corpo del cadavere del funambolo nella cavità di un albero. Qui Jung vede l'albero come simbolo della morte e della rinascita. Chiaramente l'albero rimanda all'albero della vita o lo Yggdrasil della mitologia nordica. Il portare il cadavere da parte di Zarathustra viene paragonato da Jung anche all'immagine di Gesù che porta la croce.

Quando Zarathustra si sveglierà penserà all'idea di trovare dei nuovi compagni. Lasciare quel cadavere nell'albero e cercare uomini veri e vivi. Ma Zarathustra non vuole diventare un pastore e tanto meno un cane per il gregge, non vuole essere la guida, ma vuole insegnare agli uomini a seguire se stessi e apprezzare la solitudine. Secondo Jung questo è il vero messaggio di Gesù, messaggio che compare solo nei vangeli apocrifi ed è stato inteso diversamente dalla Chiesa. Zarathustra ha chiara l'idea che lui non viene ben visto dall'uomo perché è colui che intende spezzare le tavole dei valori. Un persona di questo tipo è vista dall'uomo come un distruttore e un essere malvagio, quando in realtà esso consiste in un creatore di nuovi valori. 

 

Nell'ultima parte del prologo, la decima sezione, Zarathustra sente un stridio e così appaiono davanti a lui i suoi due animali: l'aquila e il serpente. Questi saranno gli animali che accompagneranno Zarathustra nel suo cammino. Ora Zarathustra comprende quel che gli aveva detto il santo sugli animali. I due animali di Zarathustra sono l'aquila e il serpente. L'aquila è Ormuzd, ossia Ahura Mazda, mentre il serpente è Angra Maniuu o Arimane. L'immagine dei due animali descritta da Nietzsche è molto strana: il serpente sta sulla schiena dell'aquila. Qui, nota Jung, Nietzsche rompe con l'immagine tradizionale dell'aquila che tiene il serpente tra gli artigli. Quest'immagine rappresentava la vittoria dello spirito sulla materia. L'immagine di Nietzsche, invece, rappresenta l'armonia tra lo spirito e il corpo.

Così parlò Zarathustra

mercoledì 29 aprile 2015

Deleuze: il Nietzsche quadrato




Deleuze è un nietzscheano di sinistra, ma uno molto particolare. Si potrebbe dire che sia riuscito a far quadrare tutta la teoria di Nietzsche. Vorrei far notare il paradosso della parola "quadrare"; nel vocabolario deleuziano troviamo sempre la parola "quadrettare", che viene da "quadrilage" di foucaultiana memoria. Per far "quadrare" Nietzsche Deleuze trasforma i concetti del filosofo in un'equazione: eterno ritorno = superuomo = volontà di potenza = morte di Dio (il lati del quadrato sono tutti uguali). Forse non è mai l'Identico che passa in questa equazione, ma sono sempre rapporti singolari, tuttavia la "quadratura" funziona perfettamente. Deleuze, infatti, risolve i paradossi di Nietzsche e le sue incoerenze, per esempio le contraddizioni tra i termini: la volontà di potenza sembrava in contraddizione con l'eterno ritorno perché questa si riferiva a potenze che sembravano crescenti; il super-uomo sembrava in contraddizione con l'eterno ritorno, in quanto la sua venuta doveva essere un evento straordinario e nuovo, tanto quanto la resurrezione di Gesù, che, stando ad Agostino, una volta sola può accadere e non si può ripetere; la morte di Dio sembrava in contraddizione con l'eterno ritorno perché l'eterno ritorno è stato letto nel senso dell'Identico, il ritorno della forma e dell'essenza, un eterno ritorno troppo religioso. Molto meno contraddittori sono i concetti di volontà di potenza, di morte di Dio e di superuomo quando questi sono connessi tra di loro, perché questi si implicano a vicenda. Se si diventa creatori di valori, di verità, allora lo si può essere diventando prima dei superuomo, morto Dio, cadute le tavole dei valori. Non ci sono Leggi che non siano quelle dell'uomo. L'equazione di Deleuze funziona in questo senso: la volontà di potenza consiste nel volere gli eventi all'ennesima potenza, ma questa potenza non è altro che una quantità intensiva, dunque non un numero intero, ma frazionario; il superuomo non è mai una trasformazione, ma semplicemente il processo della morte dell'uomo e dell'affermazione della vita, processo che accade secondo le leggi dell'eterno ritorno; l'eterno ritorno è la morte di Dio, nel senso che è il mondo dell'Anticristo o anche la "grande pornografia", un mondo di differenze in sé, eventi, simulacri e quantità intensive che ogni volta ritornano, dove la ripetizione è sempre per sé e si dice sempre del differente. In questo modo c'è un'uguaglianza di tutti i termini, uno si riferisce all'altro, ovviamente sempre in un'equazione che non parla mai dell'Identico. Questa operazione che compone Deleuze è straordinaria, nel senso che riesce a far combaciare tutto; il problema, ecco il secondo termine del paradosso, è che qualcosa non "quadra". Quello che non "quadra" è la "quadratura" stessa, in quanto Nietzsche non ha mai pensato di fare un sistema, non penso nemmeno che credesse di poter combinare tutti gli elementi della sua teoria. Si dovrebbe passare da un elemento all'altro come nel passo del ballerino: ovvero tramite un salto. Nietzsche era una persona che aveva molte intuizioni, ma le intuizioni non sempre "quadrano", solo la riflessione successiva le fa "quadrare". Posso avere due intuizioni diverse contraddittorie, se poi mi interessa eliminare la contraddizione devo sviluppare le intuizioni, per esempio capire cosa manca e che cosa contraddice. Ovviamente farò uso di altre intuizioni perché così funziona il pensiero. Nietzsche aveva molte intuizioni, ma non credo fosse riuscito a farle "quadrare"; Deleuze da coerenza al sistema di Nietzsche, ma a questo punto non è più il vero Nietzsche, ma un Nietzsche "quadrato". A mio avviso si dovrebbe prendere le teorie di Nietzsche come sistemi aperti; in questo senso la "quadratura" è una chiusura del sistema. I concetti di Nietzsche convergono su dei punti e divergono su altri costruendo dei paradossi e delle contraddizioni. Sarebbe strano se Nietzsche avesse sostenuto un eterno ritorno dell'Identico, perché sarebbe troppo platonico; ma su questo si deve lasciare un alone di mistero, del resto Deleuze dice che Nietzsche avrebbe voluto scrivere una continuazione del libro di Zaratustra, parlando della sua morte, ma di questo si sa poco. Per quanto riguarda la volontà di potenza si può dire che, nelle concezione di Deleuze, molti concetti sono suoi e un po' bergsoniani, come quello di quantità intensiva. Deleuze nega che le potenze aumentino perché sono tutte già fissate nell'eterno ritorno, oltretutto non si tratta di una progressione numerica del tipo: "n+1", ma di numeri numeranti, frazionari e irrazionali. Il caso invece più diverso e difficile da sostenere è quello dell'oltre-uomo; qui Deleuze è influenzato da un certo Bichat che sostiene che la vita è una resistenza alla morte. Insomma Deleuze concepisce il superuomo sulla base del vitalismo. Questa sua concezione non convince, perché il super-uomo è sempre inteso da Nietzsche come qualcosa che deve arrivare, un progresso; per esempio parla della corda tesa dalla bestia al super-uomo, dove l'uomo è questa corda e il superuomo un obbiettivo da raggiungere; oppure si dice che l'ultimo uomo deve costruire un ponte per l'oltre-uomo; quando Zarathustra conosce gli ospiti della caverna non scorge in loro nessun super-uomo, perché devono ancora diventarlo e imparare come si fa. Allora il problema è che non "quadra"; l'oltre-uomo è una trasformazione, mentre l'eterno ritorno non concepisce progresso. L'oltre-uomo è colui che ama l'eterno ritorno, ma con questo pone le basi per superarlo. C'è una genialità in Nietzsche: sta nel fatto che scopre che la felicità è una scelta. Amare la vita non è costrizione e non possiamo costringerci, ma possiamo solo volerlo. Amare la vita significa provare gioia, ma se per amare la vita si deve volerlo, allo stesso modo si vuole essere felici. La felicità è una scelta, vuol dire che non dipende dal mondo esterno. Se io voglio davvero essere felice, chiedetevelo: cosa dovrebbe impedirmelo? il fatto che non ho un lavoro? il fatto che sono solo? il fatto che mi va tutto storto? se noi riusciamo ad accettare la nostra vita e volerla, queste cose non ci diranno più nulla; se vogliamo davvero essere felici, lo saremo. In effetti, è proprio nello Zarathustra che si legge che noi abbiamo inventato la felicità, ma si deve intendere che dipende da noi, che noi la scegliamo e non centra con il mondo esterno. Così potremmo distinguere la gioia dalla semplice felicità, che è esterna. Amare l'eterno ritorno, per l'oltre-uomo, non può essere altro che una scelta di felicità. Se nasce la felicità in noi quando tutto ci sembrava così tristemente uguale, vuol dire che qualcosa cambia già. Non è solo la questione che l'oltre-uomo non combacia con l'eterno ritorno, ma anche che l'amore della vita non coincide con esso; se riusciamo ad amare la vita abbiamo già prodotto un progresso. Quello che manca in Nietzsche è il fatto di non essersi reso conto che con l'amore per la vita ha trovato un concetto che va oltre l'eterno ritorno; solo quando accettiamo le cose che si ripetono, possiamo cambiarle. La felicità come scelta è una sfida, perché ogni evento esterno potrà dirci di essere infelice: hai perso il lavoro, sii triste!; non hai un vita, devi piangere!. La scelta della felicità diventa un atto coraggioso, sorridere sempre anche quando va tutto male. Questo elemento squarcia il quadrato e apre nuovi sentieri per pensare a partire da Nietzsche.

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